Non ci crederete ma sono giorni che voglio scrivere qualcosa per Natale e non ci riesco. Non è che mi si sia inceppata la penna, è che volevo scrivere qualcosa di positivo, in sintonia con lo spirito natalizio, la gioia e la voglia di serenità, di pace e di amore. Non sono riuscito a trovare un argomento degno, ma nemmeno sufficiente. Buone notizie non ce ne sono, speranze sì, ma se si cerca di parlare seriamente di speranza vedi che la sua concretezza si allontana e sfuma. Per ogni possibile argomento i però sono troppi, rischiando si ottenere l’effetto contrario. Allora cerchiamo di trovare il buono nella situazione presente, un aspetto su cui magari non riflettiamo perché poco visibile, poco avvertibile, o se avvertibile poco realizzabile. Una cosa c’è. Il Natale in famiglia, il Natale povero, il Natale fatto più di sostanza che di apparenza, di affetti più che di formalismi. Per me è stato un Natale felice, con gli affetti più cari, non disturbato dalla necessità di far combinare esigenze di partenze, di spostamenti di vacanze. Niente. Come ai vecchi tempi, Natale in casa, recuperando qualcosa che da un po’ non si faceva: parlare. Raccontare e raccontarsi, ricordare, ripercorrere le storie di famiglia, richiamare episodi, ritrovare il contatto coi defunti e le loro storie. E allegria vera, momenti conviviali permeati d’affetto e di un poco anche di passionalità, piccoli scontri ma subito stemperati con battute e allegria, insomma, famiglia. Unione. Contatto vero e prolungato. Relazione e comunicazione. Soprattutto questo: relazione e comunicazione. L’improvvida negazione agli spostamenti ha ottenuto un vantaggio non calcolato e Natale non è stato affatto male. Forse non per tutti, ma è comunque sempre non per tutti, ma per la media delle persone e delle famiglie, certamente è stato un plusvalore. Qualcosa che è andato oltre le immagini classiche natalizie, i regali, l’albero, il presepe, la messa e il pranzo di Natale, e persino la notte di Natale, un poco magica, di attesa, comunque ancora, e di serenità. La mattina di Natale soprattutto è stata diversa: l’amore e la serenità hanno superato l’ansia e l’eccitazione. E abbiamo amato, goduto, sorriso, giocato, provato allegria e piacere. Io spero con tutto il cuore che questa esperienza non sia stata solo personale ma abbia coinvolto il maggior numero di persone, perché sono valori ritrovati, consapevolezze acquisite e se torneremo alla vita del terzo millennio, tra un poco, e ai suoi problemi, forse avremo un briciolo di speranza in più, non nei confronti di una lontana ed improbabile aspettativa, quanto piuttosto nei confronti di una ritrovata relazione affettiva. Coloro i quali fisicamente non erano con noi, erano nei nostri discorsi, nei nostri ricordi, nei nostri pensieri e nel nostro cuore. Questo maledetto virus, suo malgrado, ci ha restituito un poco di umanità. Buone feste a tutti!