Il commento in tv di Raffaele Palladino alla terza sconfitta sulle sei in campionato della sua gestione senza pareggi post Ivan Juric? “Stavolta sarebbe stato meritato. Siamo stati sterili nel primo tempo, purtroppo abbiamo concesso il gol decisivo con un errore tecnico. Ma non condanno né quello di Berat Djimsiti, che non ha precedenti nelle più di trecento partite con questa maglia, né quello sottoporta di Lazar Samardzic nel finale”. L’analisi dell’allenatore dell’Atalanta, sorpreso dall’Inter capolista in una partita dagli zero tiri in porta contro quattro, si fa più severa in sala conferenze della New Balance Arena nei confronti del collettivo: “Negli ultimi metri abbiamo cercato poco la palla sul piede e l’uno contro uno. Akanji, Bisseck e Bastoni sono fisici, difensori di livello internazionale. Ci abbiamo provato con mentalità fino alla fine: volevamo una vittoria da dedicare a Mario Pasalic che viene da un momento delicato”.
“Ho abbracciato Jimmy a fine partita, non me la sento di condannare un errore individuale. Ci abbiamo provato fino all’ultimo contro una squadra forte. Ora archiviamola e riscattiamoci con la Roma“, l’appello palladiniano. “Volevamo evitare di andare a prendere alta l’Inter per non esporci alla sua verticalità in cui Lautaro e Thuram sono maestri e ci siamo riusciti, ma la gara doveva essere con intensità diversa anche nelle scalate – l’analisi del mister -. Siamo stati un po’ passivi e non siamo stati bravi nella gestione una volta recuperata palla. Nella ripresa i valori si erano riequilibrati proprio quando è arrivato il gol ospite. Ho chiuso con 4 punte nel 4-2-3-1, anche le mezze occasioni andrebbero sfruttate contro un avversario di questo calibro. Ma come non condanno Berat, non lo faccio nemmeno con l’errore di Samardzic”.
“Ho trovato le risposte che volevo, potevamo pareggiarla anche se l’Inter ha avuto prima l’occasione del vantaggio con Henrique in contropiede. Il risultato sposta i giudizi. Usciamo con rammarico e dobbiamo capire che contro queste squadre i dettagli fanno la differenza. Bisogna fare la partita perfetta. Gli episodi hanno spostato il risultato finale: o si vince o si impara la lezione”, filosofeggia il tecnico di Mugnano di Napoli. Infine, sui singoli: “Musah è duttile, si applica, è intelligente e sa fare anche il quinto come oggi. Ha chiuso da terzino basso spingendo: una buona interpretazione della partita da quando è subentrato a Zalewski. Zappacosta aveva un po’ di fastidio e al 35′ gli s’è indurito il flessore: visto che ho fuori anche Bellanova tra i laterali, ho preferito scongiurare un infortunio in vista dei prossimi impegni. Djimsiti ha fatto una grande partita, mentre Scalvini era in ballottaggio per fare il titolare e poi non è entrato perché lo svolgimento della partita non ha permesso di vederlo giocare”.
Voce dallo spogliatoio: Ederson – “Avremmo meritato il pareggio e difatti l’abbiamo sfiorato”. L’ipse dixit a bocce ferme è di José Ederson dos Santos Lourenco da Silva, pilastro della mediana di una Dea che non ha certo perso lì la supersfida con la prima della classe: “L’Inter è una squadra molto fisica e ha un centrocampo tra i migliori al mondo. Però stiamo migliorando e anche stasera l’abbiamo confermato come collettivo – osserva il brasiliano -. Nel secondo tempo la strategia è cambiata e abbiamo creato di più, peccato per le occasioni non sfruttate. Abbiamo concesso agli avversari quella decisiva, ma come mentalità siamo sulla strada giusta”. Sulla circostanza degli zero tiri in porta e dei pochi totali, Ederson è netto: “Non era facile farlo da fuori con Scamacca sempre chiuso e raddoppiato. Abbiamo avuto la chance con Samardzic e purtroppo non è andata dentro. La continuità di risultati è difficile da trovare, ma con Palladino la mentalità è quella giusta – chiude -. Vediamo il calcio nella stessa maniera. Secondo me stiamo giocando bene e stiamo migliorando. Le voci di mercato che mi vedrebbero all’Inter? Fanno piacere, ma penso solo all’Atalanta”. Effe


lunedì 29 Dicembre 2025
