SILVIA ROMANO – la sua prima intervista, Silvia Romano la rilascia a Davide Piccardo. Non fatevi ingannare dal nome italianissimo, Davide è un musulmano italiano, figlio di un italiano convertito all’Islam e diventato un acceso attivista. Davide ha seguito le orme del padre e forse lo ha pure superato, stando ad una notizia che viene dalla svizzera (https://www.liberoquotidiano.it/news/esteri/13297992/davide-piccardo-leader-islamico-indagato-svizzera-legami-qatar.html).

Sarà un caso che una convertita all’Islam si faccia intervistare da un convertito all’Islam? Direi di no, e non ci sarebbe nulla di strano in verità, se non fosse per quell’articolo in cui si dice che sia sotto indagine in Svizzera e se non fosse che la convertita lo sia per effetto di essere stata in mano ai terroristi per un tempo sufficiente a far pensare di tutto. La vicenda di Silvia Romano pone molti interrogativi, il più importante dei quali, secondo me, dovrebbe essere considerato l’atteggiamento del governo di fronte a ricatti terroristici, e, tanto per essere chiari, non capisco perché il governo possa pagare un riscatto per un rapimento quando lo stesso governo impedisce ai familiari di un rapito di tentare di salvarlo pagando il riscatto, cosa che, peraltro, trovo drammaticamente giusta. Sugli altri interrogativi preferisco sorvolare, poiché non farei altro che fare supposizioni fondate sul nulla che avrebbero più il sapore delle malignità che quello della verità.

Interessante invece è l’episodio della conversione, presentato come una scelta libera e sentita. E’ assai difficile credere che durante la prigionia vissuta in mano a terroristi islamici una qualche scelta possa essere libera ma quello che è davvero difficile pensare è che un’ingenua volontaria italiana possa essere in grado di resistere alle tecniche di manipolazione che i suoi carcerieri certamente possiedono per esserne stati vittime a loro volta. Io sono stato un ufficiale dell’Esercito Italiano ed ho subito l’addestramento cui vengono sottoposti gli ufficiali di complemento. Sto parlando del nostro esercito e del corpo degli Alpini, non dei Marines americani o dei Corpi Speciali di un qualunque esercito moderno, e tuttavia un ufficiale deve garantire un’obbedienza assoluta ed immediata. Gli ufficiali e i sottufficiali di basso rango non devono pensare, non possono pensare. Se lo facessero, renderebbero lenta ed incerta la trasmissione degli ordini e a volte persino nulla quando invece deve essere immediata e precisa ma soprattutto senza alcuna incertezza e piena di determinazione, convinzione personale e impegno verso la loro immediata esecuzione. Per ottenere dunque l’obbedienza cieca che si chiede ad un soldato e ad un ufficiale o sottufficiale intermedi, e tanto più alto è il grado tanto più cieca deve essere, si ricorre, durante l’addestramento, a tecniche di spersonalizzazione e condizionamento. 

Un qualunque addestratore di cani fa esattamente la stessa cosa. Non c’è nulla di difficile e nulla che non possa essere appreso senza neppure studiarci molto. Coloro che diventano terroristi devono essere addestrati all’obbedienza cieca fino all’estremo gesto, e un tale addestramento li rende inevitabilmente e automaticamente a loro volta addestratori, magari non molto raffinati ma certamente molto efficaci, non devono fare altro che fare agli altri quel che è stato fatto loro, e che ricordano benissimo, e non è escluso che ci godano pure e in un qualche modo ne traggano vendicative soddisfazioni. Che oggi Silvia Romano creda di essersi convertita spontaneamente è persino pure possibile, ma che sia quello che realmente è successo non è assolutamente né credibile né possibile. Se ce l’hanno rimandata una ragione c’è, che va ben oltre i quattro milioni di euro e le armi che gli avremo permesso di comperare per usarle contro di noi e i nostri connazionali. Anche.

Silvano Tramonte