Si potrebbero dire tante cose in queste ore. Alcune forse sarebbero necessarie, altre comprensibili, altre ancora dettate soltanto dal dispiacere. Ci sono momenti, però, in cui il silenzio non è assenza di parole, ma la scelta consapevole di non lasciare che siano le emozioni a parlare al posto nostro.
Quando accadono determinate cose, siamo spesso portati a giudicare ciò che vediamo dall’esterno, a formulare conclusioni senza conoscere fino in fondo ciò che si cela dentro le situazioni. Eppure, la realtà è quasi sempre più complessa di come appare. Il calcio, come la vita, è fatto di equilibri delicati, di difficoltà, di ostacoli e di responsabilità che non sempre possono essere comprese da chi osserva soltanto il risultato finale. A maggior ragione quando si affronta un campionato da neopromossi, con tutto ciò che questo comporta.
Oggi sono sereno. Non perché non ci sia dispiacere, né perché tutto sia stato semplice, ma perché conosco il lavoro svolto, le responsabilità assunte, le difficoltà affrontate e la passione che ho cercato di mettere in ogni scelta. E quando si è in pace con la propria coscienza, non si ha bisogno di trasformare ogni circostanza in una spiegazione pubblica, né ogni delusione in un’accusa.
Non intendo entrare nel merito delle notizie circolate nelle ultime ore in merito a un mio possibile sostituto, notizie che mi erano peraltro giunte indirettamente già nella mattinata di ieri. Mi dispiace che questa situazione abbia rischiato di coinvolgere l’immagine di un collega e quella di una società. Ci sono professionalità e persone che meritano rispetto, anche quando le circostanze diventano difficili.
Chi mi conosce sa che cosa significhi per me assumermi un incarico: non occupare semplicemente un ruolo, ma provare a lasciare qualcosa. È il modo in cui vivo il calcio, così come il mio lavoro e ogni responsabilità che scelgo di accogliere. Ho sempre creduto che, prima di costruire una squadra, sia necessario imparare a riconoscere le persone; prima di scegliere un giocatore, comprendere l’uomo; prima di perseguire un obiettivo, dare un senso al percorso che dovrebbe condurci a raggiungerlo.
Per questo, la mia idea di calcio non si è mai esaurita nella domenica o nei novanta minuti. Ho creduto nelle relazioni, nella fiducia, nella possibilità di crescere insieme anche attraverso gli errori. Ho provato a fare tutto questo con i miei limiti, naturalmente, ma senza mai risparmiarmi.
La possibilità di proseguire il mio percorso all’interno della società ricoprendo un ruolo diverso non è stata, per me, una strada da intraprendere. Non per mancanza di riconoscenza, né per il desiderio di rivendicare qualcosa, ma perché credo che ogni incarico porti con sé una responsabilità precisa e che la coerenza consista anche nel saper riconoscere quando non ci siano più le condizioni per interpretarla secondo la propria visione. A volte, volersi bene significa anche saper distinguere tra il desiderio di restare e la necessità di essere fedeli a ciò in cui si crede.
Ho la fortuna di svolgere uno dei mestieri più belli e, al tempo stesso, più difficili: l’insegnante. Ogni giorno incontro ragazze e ragazzi ai quali cerco di consegnare qualcosa del mio sapere, della mia esperienza e, soprattutto, del mio modo di guardare il mondo. Ma so bene che ciò che ricevo da loro è infinitamente più grande di ciò che riesco a dare. È forse questa la lezione più importante che porto anche nel calcio: nessun percorso si misura soltanto con ciò che si ottiene, ma con ciò che si riesce a lasciare nelle persone che si incontrano.
Ci tengo inoltre a precisare che quanto accaduto non ha nulla a che vedere con questioni personali di tempo o con la difficoltà di conciliare i miei impegni. Chi mi ha conosciuto in questi mesi sa quanto spazio, quante energie e quanta parte di me abbia cercato di dedicare a questa esperienza.
Ringrazio la proprietà, quella precedente e quella attuale, per la fiducia accordatami e per avermi dato l’opportunità di vivere un’esperienza che, al di là di come si concluda, porterò con me.
Ringrazio il Presidente Daniele Formenti, che per me è stato molto più di un Presidente. Ci sono rapporti che non si lasciano racchiudere in formule di circostanza e che meritano una gratitudine capace di andare oltre le parole.
Ringrazio Pablo Passoni. Sarebbe limitante, e forse persino irrispettoso nei confronti di ciò che abbiamo condiviso, tentare di descrivere in poche righe il nostro rapporto. Mi limito, allora, alla parola più semplice e più difficile da pronunciare quando conta davvero: grazie.
Ringrazio tutti gli staff tecnici, i collaboratori, i bambini e le famiglie che ho incontrato lungo questo cammino. Ringrazio i tifosi, che hanno sostenuto la squadra nei momenti belli e in quelli più complicati, dimostrando quanto una maglia possa essere molto più di un semplice simbolo.
E poi ringrazio i ragazzi. È forse questo il rammarico più grande. Non poter proseguire insieme un viaggio nel quale, almeno per quanto mi riguarda, sentivo che il meglio dovesse ancora venire. Avrei voluto condividere con loro altre domeniche, altre difficoltà, altre soddisfazioni. Avrei voluto vederli crescere ancora, non soltanto come calciatori, ma come uomini.
A loro auguro di non smettere mai di lavorare, di imparare a rialzarsi, di avere il coraggio di assumersi le proprie responsabilità e l’umiltà di riconoscere i propri errori. Con la testa, il sacrificio e la capacità di restare uniti potranno raggiungere qualsiasi obiettivo. Prima nella vita, poi nel calcio. Perché le vittorie più importanti, quelle che ci definiscono davvero, non sempre finiscono in classifica.
Un grazie sincero va anche a chi, davanti ai miei limiti, ha scelto di non fermarsi alla critica o all’offesa, ma ha provato a trasformarli in un’occasione per assumersi ulteriori responsabilità e costruire insieme qualcosa di migliore. E grazie a chi, fin dal primo giorno, mi ha fatto sentire a casa. Sono gesti che non fanno rumore, ma che restano.
Non voglio che queste parole diventino terreno per interpretazioni, polemiche o giudizi affrettati. Non ho bisogno di convincere nessuno della bontà delle mie intenzioni, né di rispondere a ogni possibile ricostruzione. Il tempo, quando gli si concede il giusto spazio, sa spesso restituire alle cose la loro misura.
Io scelgo la gratitudine, il rispetto e la serenità. Scelgo di custodire le persone, le esperienze e le cose belle, senza fingere che le difficoltà non siano esistite. Scelgo di non confondere la fine di un percorso con la fine di ciò che quel percorso mi ha insegnato.
Grazie, Ponteranica.
Per quello che mi hai dato, per quello che mi hai insegnato e per le persone che mi hai permesso di incontrare.
Con la stessa passione di sempre. Con qualche consapevolezza in più. E con la serenità di chi sa che, anche quando una strada si interrompe prima del previsto, non tutto ciò che si è percorso va perduto.
Alessandro Salomoni

Nella foto: da sinistra il ds Salomoni e il dg Passoni