Copio e incollo, in corsivo virgolettato, da Wikipedia; i miei commenti in normale:

“La pratica della rieducazione e del controllo sistematico del comportamento segnano tutta la storia della Cina comunista” (e di tutti i regimi totalitari, NDA), “che in modi diversi e più o meno violenti la applicò nelle riunioni di lotta nei villaggi, nelle fabbriche e nelle scuole. Robert J. Lifton, professore di psichiatria alla Yale University, considera la riforma del pensiero “una speciale forma di psicoterapia di gruppo” e spiega che non è considerata un metodo violento dai cinesi.”

A quanto pare nemmeno in Italia è considerato tale dal nostro governo che lo pratica, dalla maggior parte dei pazienti che lo subiscono e dalla maggior arte dei medici che lo applicano!

“Ciò che a noi sembra un complesso di manovre coercitive è per i comunisti un’esperienza che eleva moralmente, mette in armonia e risana. […] Siamo così di fronte ad una manifestazione di totalitarismo, ad una politica arbitraria in uno Stato monolitico; ma, al tempo stesso, di fronte al prodotto di un potente movimento ideologico, di una mistica pseudoreligiosa che crea sia le esigenze che il fervore atto a realizzarle.” (Robert J. Lifton, “Brainwashing in perspective, in New Republic” 13 maggio 1957)

Proprio quel che sta succedendo in Italia, unica differenza che i resistenti subiscono ogni genere di ricatti ed azioni coercitive, ma non ancora i campi di rieducazione!

“Aspetti significativi sono la rottura dei vincoli col passato (così importanti nella cultura tradizionale cinese), in particolare la denuncia del proprio padre, e l’eccitazione di sensi di colpa e di vergogna in rapporto alla comunità.”

Ancora non arriviamo a denunciare il padre, ma a negargli di vedere i nipoti sì, quanto ai sensi di colpa e di vergogna verso la comunità assolutamente si: chi non si vaccina è un reietto, un sorcio da stanare, un untore e molti, caduti preda del senso di colpa e della vergogna, si vaccinano.

“I soggetti recalcitranti sono sottoposti a maggiori pressioni, aventi anche lo scopo di far perdere la faccia, espressione molto comune in Cina, che indica il riconoscimento sociale, il prestigio e la stima dell’individuo laddove i rapporti interpersonali sono, diversamente che nella cultura occidentale, sempre basati sul compromesso e sul messaggio indiretto.”

Pressioni è dire poco: sono oramai vere e proprie minacce, costrizioni, obblighi e divieti, che si spingono fino a negare il lavoro e la pensione! (» “Stop Reddito di cittadinanza e pensione ai no vax”/ Codacons: “Col Green Pass…”)
Una persona cui si neghi la possibilità di mantenere famiglia, di sfamarla e pagare la scuola dei figli è ancora una persona? E’ il ricatto più odioso che si possa fare e lo fa proprio chi dovrebbe garantire i diritti delle persone, dei cittadini.

“Oltre che nel criticare i comportamenti e i pensieri dissidenti, il gruppo esercita forti pressioni nel rieducare il soggetto, in particolare nell’indottrinamento politico e filosofico volto ad imporre l’ideologia marxista come unico punto di riferimento.”

Ed eccoci alla rieducazione: le pressioni per rieducare sono innegabili, i rieducatori sono tutta la società, sia i dirigenti e sia il popolo, questo ancora più feroce ed efficace, si danno felicemente alla rieducazione dei soggetti dissidenti. Non abbiamo ancora i campi di rieducazione ma sono entrato in possesso di un documento che testimonia come, in realtà, la direzione, e la volontà, sia quella. Il documento proviene dalla Azienda Ospedaliera Universitaria San Luigi Gonzaga di Orbassano, protocollato il 16 set 2021 col numero 12893, dice testualmente: In considerazione del DL 1/4/21 circa l’obbligatorietà vaccinale per gli esercenti le professioni sanitarie e gli operatori di interesse sanitario, si rende noto a tutti i dipendenti dell’AOU San Luigi Gonzaga che non hanno ancora aderito alla campagna vaccinalecpvid-19 che è possibile richiedere un appuntamento con uno psicologo clinico per discutere eventuali dubbi o preoccupazioni circa la somministrazione del vaccino. Seguono dettagli per l’appuntamento e firma. Verrebbe spontaneo chiedersi di che utilità possa essere parlare con uno psicologo per valutare i rischi di un vaccino, a meno che l’incontro non debba servire a manipolare il soggetto piuttosto che a chiarirgli dubbi e risolvere preoccupazioni con adeguate dimostrazioni scientifiche. Non siamo ancora ai campi di rieducazione, è vero, però, personalmente, ritengo che la cosa sia preoccupante e allo stesso tempo perversa ma anche altamente illustrativo di una forma mentis, di una volontà, di una strategia e di uno scopo ben precisi e che nulla hanno a che vedere con la questione sanitaria.

“Il primo febbraio 1942, nella famosa base rossa di Yenan, fu ufficialmente inaugurato il “zheng-feng”, traducibile come “movimento per il raddrizzamento delle tendenze” o “campagna di rettificazione”, che durò per due anni. Furono organizzati gruppi di studio, abilmente pilotati da energici attivisti, che avevano il compito di istruire e criticare il pensiero dei soggetti da rieducare. La pressione era continua e le informazioni provenienti dall’esterno completamente controllate e filtrate. Gli individui erano costretti all’autocritica e alla stesura di confessioni, che venivano poi discusse e criticate dal gruppo. Spesso il procedimento si ripeteva più volte, finché la confessione e il pensiero del soggetto da rieducare non fossero consoni all’ideologia del partito. Nel giugno 1944 fu concesso l’ingresso a Yenan ai giornalisti, che trovarono una strana atmosfera di tesa concentrazione, volti serissimi e gravi ed una misteriosa uniformità: «Se poni la stessa domanda a trenta persone, siano esse intellettuali o operai, le loro risposte sono pressoché identiche […] Sembra anche che sull’amore esprimano un punto di vista deciso nelle riunioni. […] esse negano all’unanimità che il partito eserciti un controllo diretto sui loro pensieri.»
Il metodo elaborato a Yenan è suddivisibile in fasi precise:
• la persona da rieducare deve descrivere sé stessa e la propria vita, permettendo così al gruppo di criticarla;
• l’individuo viene isolato all’interno del gruppo, per scuoterne la fiducia in sé stesso attraverso rimproveri e critiche;
• di fronte ad un vasto pubblico, che rappresenta la comunità, la persona viene accusata e umiliata, con un atteggiamento tipicamente cinese di derisione. Il cinese, soprattutto nelle campagne, dipende psicologicamente dalla stima del gruppo e vive l’umiliazione pubblica in modo particolarmente spiacevole;
• l’individuo, non potendo sfuggire alla denigrazione del proprio io, è spinto a scrivere una confessione e ad esprimere il desiderio di cambiare. Alle pressioni psicologiche sono talvolta associate pressioni fisiche, come il mantenimento prolungato di posizioni scomode o dolorose, sotto la minaccia di gravi punizioni (le mani legate con manette di carta che non devono essere rotte, bicchieri pieni d’acqua tenuti in bilico senza versare una goccia);
• finalmente, quando la confessione viene accettata, il gruppo saluta la “rinascita” dell’individuo che, con grande senso di euforia, è pronto ad accettare il fatto di essere guidato dal partito.
Il sinologo John King Fairbank (Storia della Cina contemporanea, 1988) sembra tracciare un confine fra il concetto esotico di “lavaggio del cervello” e quello più razionale di “stato di polizia”, sottolineando che gli effetti ultimi contano più del metodo: «Se questa esperienza psicologica cambiasse realmente la personalità di chi vi era sottoposto non si può dire con certezza; molto più sicuro è il fatto che si trattava di un’esperienza spiacevolissima da evitare nel futuro.»
Gli adulti, specie le persone meno ignoranti, sembravano condurre due vite distinte: una pubblica, in cui manifestavano solidarietà al regime e conformismo ideologico, evitando problemi e punizioni, ed una privata in cui conservavano la propria consapevolezza. Se tale atteggiamento, caratteristico di molte dittature, è particolarmente evidente in Cina, lo si deve ancora una volta alla sua cultura tradizionale, ovvero alla “faccia” che la persona espone pubblicamente.”
Fatto salvo il fatto che si parli di cinesi e della Cina, non vi pare che tutto il resto collimi orribilmente con quello che, più surrettiziamente e meno sfacciatamente antidemocratico, sta succedendo in Italia?