Al secondo giorno di ritiro, per l’Atalanta, c’è la vigilia della terza giornata di Conference League col Kairat Almaty: “Difficile per le nostre difficoltà, ma anche perché nell’ultimo anno gli avversari hanno giocato una sola a Milano e a Londra, perdendo solo 2-1 con l’Inter e 3-2 con l’Arsenal”. Maurizio Sarri nega che a ruota del ko all’inglese dall’Ajax, a cavallo dei soli 2 punti nelle ultime 3 giornate di serie A con tris dal Parma nella coda al veleno, esistano prove d’appello in discesa: “Ma se parliamo di calcio, io del primo tempo di lunedì sono contento. Del fatto che ci siamo spenti e della mancata reazione, ovviamente no. Non sono aspetti che si possono allenare sul campo”, la premessa del tecnico nerazzurro.

A quasi 68 anni da compiere il 10 gennaio prossimo, l’uomo di Figline Valdarno la prende con filosofia, senza l’aria di chi ha un girarrosto al posto della panchina: “Non è una situazione nuova. Ne sono uscito con la coerenza, a volte non ne sono uscito come tutti. Fa parte del nostro lavoro, ci ho fatto i conti da tanti anni. Con l’esperienza certe cose si accettano e si affrontano meglio. Il ritiro è per compattarci e avere rapporti più stretti dell’abituale, anche senza parlare di calcio, per creare un rapporto interpersonale più forte tra membri della squadra, dello staff e della società. A me cambia poco, solo che non ceno a casa, perché arrivo la mattina e vado via la sera alle otto”.

Sarri ci tiene al diaframma tra la dimensione personale e quella professionale. “Cerco di tenere molto separato l’uomo dall’allenatore, così come ci sono certe cose che è bene vengano tenute tra noi. Le cose che non vengono, in realtà, cominciano a venire, nel primo tempo col Parma, ad esempio. Tranne la capacità di trasformare in gol le occasioni. La squadra ha fatto quello che aveva provato in allenamento. Ma va riflettuto sul perché un singolo evento negativo ci abbia portato a spegnerci. Con quel canovaccio c’erano i presupposti , c’è tanta responsabilità nostra nelle situazioni determinanti in cui sembriamo essere poco cattivi nelle due aree. 12 palle gol a 3 sono numeri, sono dati di fatto. In certi momenti sembriamo essere poco cattivi nelle due aree. Non è la tattica ad aver creato problemi: gli aspetti che incidono e non sono tattici ci hanno creato problematiche. Bisogna lavorare su quello, per quel che si può”.

In infermeria dovrebbero restarne otto: “Scamacca sta provando a rientrare, vediamo se riusciamo a tirarlo dentro. Vediamo chi domattina non dà segnali ancora non ottimali, poi decidiamo se inserire qualche giovane o meno. Accumulandosi le partite, alla quarta settimana con tre da affrontare, per di più in sei giorni stavolta, gli indici di recupero sono un po’ più lenti. La sfida è difficile per le nostre difficoltà, ma nell’ultimo anno e negli ultimi sei mesi gli avversari hanno perso 2-1 a Milano con l’Inter e 3-2 a Londra con l’Arsenal”. Sì, ma il ritiro, in concreto? “Abbiamo fatto incontro collettivi col direttore sportivo e incontri individuali. Sono cose nostre. Cerchiamo di avere un’idea chiara sugli stati d’affaticamento dei nostri giocatori, su come superare i problemi e il momento. Ma certi aspetti del ritiro è giusto che rimangano tra di noi”.

C’è qualche preoccupazione in più che pare emergere dalle parole del comandante in capo: “Quali sono i leader? E’ difficile da dire, secondo me qualcuno ha caratteristiche, anche a livello di personalità, per cui potrebbe incidere di più sul gruppo anche fuori dal campo, diciamo che sono giocatori non abituati a farlo. Dovranno fare un percorso step by step, cerchiamo di farli crescere. Ne vedo due o tre. Vediamo se arriveranno a quel punto velocemente… Per Idele e altri giovani, per converso, non è il momento più favorevole per proporlo dal primo minuto. Io della squadra sono contento, nel primo tempo col Parma ho visto quello che volevo vedere esclusa la leggerezza difensiva. La lucidità e le reazioni non mi rendono contento. Abbiamo smesso di crederci una volta preso il primo gol e il secondo ne è stata la logica conseguenza. Non è qualcosa su cui ci si allena sul campo”.

Eljif Elmas, a fianco di Sarri, spezza una lancia a suo favore: “Sono venuto perché volevo lavorare col mister, che è un grande allenatore a cui dobbiamo dare una mano noi. Non dobbiamo dire che è colpa sua, ma capire che è un momento difficile soprattutto per lui: venire a fare bene subito non è facile dopo dieci anni con un sistema di gioco completamente diverso, stiamo facendo poco bene e dobbiamo dargli di più stando più uniti e consapevoli tra noi anche di quello che meritano i tifosi”. E ancora, sulla decisione annunciata dopo il Monday Night da tregenda dal ds Cristiano Giuntoli: “Il ritiro ci farà bene. A Napoli, dopo lo scudetto, nella stagione di Garcia mi capitò la stessa cosa. Dispiace anche a noi, abbiamo capito cosa vogliono i tifosi, proveremo a fare qualcosa in più. Capiamo quello che vogliono da noi e siamo pronti a dimostrarglielo. La partita di giovedì sera è importante tatticamente e mentalmente, il Kairat è difficile da affrontare perché gli abbiamo visto fare tante cose buone”.

Il jolly macedone si schermisce, ma si spende pure in promesse: “Dicono che posso giocare in tutti i ruoli, da parte mia ho assicurato a tutti che la mia mentalità sarà sempre dare il massimo. Non è facile uscire da questa situazione. Sono sicuro che le cose andranno meglio. I leader ci sono. Kolasinac, Pasalic, Hien ed Ederson, ma anche Sportiello. Io sono qui da poco e non posso mettermi a fare il leader, ci sono più veterani che stanno qui da più tempo”. Niente più scuse, insomma: “Sappiamo da quale momento arriviamo a questa partita, ma dobbiamo solo pensare che è difficile ed è la prima da vincere. Ci sarà ancora ritiro, andremo a Monza sapendo che siamo indietro coi punti – la chiosa -. Fa male rientrare nel secondo tempo e prendere subito questi gol. Poi rialzarsi non è facile, dobbiamo essere più maturi in questi momenti e capire che non dobbiamo prenderne subito. Ne stiamo prendendo davvero tanti”. SF