Un paio d’alibi stavolta ci sono. Il rigore non dato che era da dare e la mancanza d’iniziativa, di voglia d’essere imprevedibili. Maurizio Sarri per la terza volta filata raccoglie zero in campionato, dove 6 punti in 5 giornate cominciano a suonare cacofonici: “Se un fallo non viene sanzionato c’è da preoccuparsi. La soglia dei contatti si può alzare o abbassare, ma Kalulu su Rowe era qualcosa di abbastanza palese. Al Var si rivede, un’occhiata gliela dà o gliela si fa dare. Se si torna alle decisioni solo dell’arbitro, io sono contento”. Fuori, uno, per il tecnico dell’Atalanta battuta per un gol per tempo dalla Juventus, anche se non proprio senza colpo ferire. Fuori due: “Abbiamo giocato alla pari per un’ora, il sessanta per cento delle palle gol della Juventus è stato sul due a zero. La partita ci vede in crescita come proposizione di gioco, ma al contrario nell’uno contro uno, nel coraggio, nell’entusiasmo”.

L’uomo sulla tolda di comando, dunque, non dorme sonno così tranquilli: “Cresciamo dal punto di vista tecnico-tattico e fisico, ma l’aspetto preoccupante è quello della personalità e dell’iniziativa che mancano. Stiamo comunque giocando su livelli diversi rispetto alle prestazioni procedenti – l’analisi sarriana -. Il processo di apprendimento non deve spegnere il bambino che è in ciascun giocatore, la mente libera e il senso del divertimento sono componenti fondamentali che in questo momento ci fanno difetto. Rowe, appena ha provato l’uno contro uno, quasi segnava e sarebbe stato il pareggio all’inizio del secondo tempo. La trattenuta su di lui? A questo punto meglio abolire il Var, se non lo chiami per una trattenuta così plateale è il momento di farne a mano per riaffidarsi alle sensazioni dell’arbitro come prima”.

Involuzione, però, è una parola che nel vocabolario dell’allenatore di Figline Valdarno non ha diritto di cittadinanza. “Siamo indietro rispetto a quanto successo in estate. I giocatori al rientro tardi dai Mondiali, il calciomercato fatto in pieno agosto e quasi all’ultimo. Io mi accontenterei di un processo di crescita lento, ma la mancanza di iniziativa mi preoccupa un po’ – rimarca -. Negli ultimi venti metri chiediamo ai centrocampisti di rientrare, perché ci sono tre difensori che coprono la porta. Ma Conceicao non l’ha rincorso nessuno. Lì c’è stato più di un errore. Le prime tre partite le abbiamo fatte chiusi in area vincendo le prime due. Le ultime due, invece, con possesso palla o nostro o pari, ma comunque in supremazia territoriale nella metà campo avversaria. Non vedo velocità di costruzione, quindi gli avversari ci raddoppiano costantemente”. La tirata d’orecchi ai suoi ex tifosi di una sola stagione, l’ultima di uno scudetto bianconero, non manca: “I cori durante il minuto di silenzio sono brutti, figli di una generazione che non sa di quale livello umano e sportivo fosse Sandro Mazzola”.

Il portavoce della squadra, stavolta, lo fa il capitano. Per certi versi sovrapponibile a Sarri nel giudizio, ossia nelle recriminazioni, da declinare comunque al singolare: “Con la tecnologia a disposizione non si può sbagliare, Kalulu tiene la maglia a Rowe per due metri. Se l’azione è veloce e l’arbitro non vede, è il Var che deve fare qualcosa di meglio”, la premessa di Ederson nella sala conferenze dell’Allianz Stadium. Ma sulla mancanza di personalità, nessun accordo preventivo sul cosa pensare e cosa dichiarare: “Di giocatori di personalità ne abbiamo tanti così, quindi io non la vedo così. Se si cambiano sistema e allenatore, qualcosa non si riesce a fare. Ci sono giocatori forti che hanno fatto cose importanti, ma dobbiamo ancora sbloccarci – assicura il ’99 con la fascia al braccio -. Cerchiamo di fare quello che il mister ci chiede adeguandoci al nuovo sistema. Ci sarà da lavorare in vista del rientro dalla sosta. Difficile pensare in modo positivo alla terza sconfitta di fila, serve uno sblocco a livello mentale e offensivo dove dobbiamo migliorare, io per primo. De Ketelaere e Rowe con Samardzic dietro hanno qualità che vanno sfruttate”. Non che sulla sfida ci sia poi chissà cos’altro da dire: “Il calcio è strano, perché abbiamo preso entrambi i gol nel nostro momento più favorevole. Dobbiamo pensare al nostro gioco, il due zero ha reso impossibile rimontare – la chiosa del brasiliano -. Il rigore non dato nel primo tempo avrebbe potuto cambiare la partita, ma non abbiamo alibi. Serve unità d’intenti, insieme alla pazienza. Stiamo facendo meglio rispetto all’inizio e faremo di più. Siamo un gruppo unito ed è arrivato il momento di reagire facendo delle belle cose”.

LE PAGELLE
Carnesecchi 6,5: salva il salvabile. Bellanova 6,5: l’unico difensore da zona pura pretesa dall’uomo al comando. Kristensen 5,5: sfiorerà pure il pari ma dietro pare qualcosa tra il legno e il marmo. Scalvini 5: poteva fare meglio, nel secondo caso proprio evitarlo, su entrambi i gol. Bernasconi 5,5: stringe sul centravanti in occasione dello svantaggio. Si dirà che almeno lui qualcuno ha preso, ma allora i centrali a che servono? Samardzic 6: intermittente come le lucine del Presepe o dell’Albero di Natale, sacrificato sull’altare di un cambio tattico sbagliato (18′ st Raspadori 5: sul gol pareva Rivera contro Gerd Muller, ma il Gianni Nazionale all’Azteca 56 anni fa poi andò a rimediare). Kessie 6: sotto ritmo lo sono tutti, il problema è cosa fare con la palla (27′ st Gaetano 6: non è il regista il problema, l’hanno capito anche i muri). Ederson 6; big player o no, lui va bene solo nelle corse all’indietro perché davanti nessuno da davvero cosa fare. De Ketelaere 6: nel primo tempo tiene la linea a tre della Juve impegnata, nel secondo non sparisce ma è meno efficace contro un quartetto accorto e blindato. Krstovic 5,5: centravanti da mera battaglia ed esclusiva profondità, o trova modo di girarsi guadagnando metri o non serve (27′ st Scamacca 5,5: subentra tardi e pure sfiduciato, ma a quel punto la partita stava declinando). Rowe 6: mancò la fortuna, non il valore. E il rigore dovevano pur darglielo, pur se è ancora, per dirla alla Gasperini (Sarri non oserebbe), un giocatore individuale (39′ st Elmas sv: solo per rimettere in piedi il 4-3-3 piazzandosi mezzala). All. Sarri 5,5: ripesca il 4-2-4 come col Cagliari in corso d’opera, salvo correggersi nell’ultimo terzo di gara. Quando l’iniziativa latita, cominciano le parziali revisioni al proprio credo. Forse i suoi non lo seguono o non ne hanno proprio, a livello tecnico, tattico e caratteriale, per adeguarsi a qualcosa che non è un’invenzione di Sarri, anche Zeman ha giocato sempre così. SF