Pazienza e capacità di aspettare senza farsi tradire i nervi dall’inizio balbettante. Maurizio Sarri, all’antivigilia dello scontro da ex in casa della Juventus, dove vinse lo scudetto del covid nel 2021 nell’annata spezzata a metà dalla prima ondata pandemica, ribadisce il già sentito. La sua Atalanta non è ancora pronta e a Sky Insider il tecnico di Figline lo ammette: “L’esperienza più simile è stata a Empoli: dopo nove giornate eravamo ultimi in classifica e abbiamo poi fatto la finale playoff. A Napoli dopo quattro partite avevamo due o tre punti. L’unica esperienza in cui la fase iniziale è stata positiva nei risultati è stata al Chelsea. Più il modo di giocare precedente era completamente diverso dal mio, più la difficoltà aumenta all’inizio. È un anno di costruzione: sia il direttore sportivo che la società non fissano obiettivi materiali di breve periodo, ma parlano di costruzione per avere obiettivi solidi nel medio periodo.

Il 4-3-3, croce e delizia dopo un decennio a difendere a uomo col 3-4-2-1: “Il modulo è un’ipotesi come un’altra. Quello che conta è il modo di difendere e l’idea per attaccare, il modo in cui la squadra si muove e ragiona collettivamente. Il modulo può avere la sua importanza, ma non è quella decisiva nel determinare il livello di una squadra”, osserva Sarri.

Il calciomercato lascia nel tecnico nerazzurro un giudizio interlocutorio: “Sono arrivati giocatori importanti e di qualità, ma devo trovare un allenatore contento al cento per cento delle operazioni estive. Qualcuno è arrivato all’inizio della preparazione estiva, qualcuno all’ultimo giorno di mercato, qualcuno poco prima della fine ma con problemi fisici che ne hanno limitato il lavoro iniziale. L’aspetto che li accomuna è la disponibilità al lavoro, e questo è l’elemento più importante per costruire qualcosa insieme: la valutazione va fatta complessivamente, non sui singoli, c’è chi deve ancora svilupparsi”.

Infine, tra Europa e sfida da volto noto: “È chiaro che le competizioni europee qualcosa in campionato lo fanno pagare, in termini di energie e di turnover necessario, ma questo fa parte del gioco e non è una novità per nessuno – la chiosa -. L’importante è che noi diamo alla Conference League l’importanza che merita, perché si tratta di una competizione europea di livello e vogliamo affrontarla con la giusta serietà e ambizione. Sono l’ultimo allenatore ad aver portato lo scudetto alla Juventus, ma ne conservo non il grande ricordo di una stagione strana con gli stadi praticamente vuoti da marzo in poi. In ogni caso nessun rimpianto”. SF