Mapello

– Lunedì 28 settembre a Mapello, presenti una quarantina di persone,  si è tenuta la prima serata di formazione per raggiungere l’obiettivo societario del riconoscimento del MapelloBonate come scuola calcio qualificata.
“Un progetto di lunga durata per qualificare ancor di più il già ottimo vivaio” ha detto Massimo Cuppini aprendo la serata. A seguire le parole del Presidente Onorario del MapelloBonate Arturo Chiappa:  “I tempi cambiano e bisogna dare il meglio ai nostri figli e ai figli della nostra comunità. Un ringraziamento anche all’Amministrazione Comunale”, a sua volta  rappresentata dall’Assessore allo sport che ha dichiarato: “L’Amministrazione ha un occhio di riguardo per lo sport in tutte le specialità con cui è presente nella nostra comunità”. E Paolo Villa in qualità di Direttore generale del settore giovanile ha invitato tutti i collaboratori della società a “Sposare in toto il progetto per crescere, il MapelloBonate ha circa 350 ragazzi da curare al meglio”.
E’ seguito l’intervento del Prof. Giuseppe Righini, docente universitario che ha parlato con passione e praticità. Ha analizzato alcuni aspetti dei principi educativi, didattici ed etici di un settore giovanile di una società di calcio.
La parola GIOCO innanzitutto contenuta già nel nome  Federazione Italiana Gioco Calcio. Il bambino vuole giocare. Più avanti ci sarà la fase pre-agonistica ed agonistica. Ma in partenza nessun bambino va escluso dalla possibilità di giocare.
GIOCO CON: la partita non è un gioco contro. E’ un confronto con altri bambini, si gioca con altri bambini, non contro altri bambini. La partita è un confronto.
SCUOLA CALCIO: chi fa attività di base deve pensare a un lavoro di 5 o 6 anni, come la “scuola elementare” per formare il bambino. Dunque l’istruttore è un insegnante, un magister. Il ragazzo ha bisogno di un modello. E’ come una spugna che assorbe tutto, il bene e il male.
LE DIMENSIONI: il bambino cresce con visioni piccole, un monitor, una tv, un cellulare su cui opera con le dita. Il campo di calcio abitua alla prospettiva, a guardare lontano, a vedere lo spazio e dov’è il compagno o l’avversario. Sul campo l’istruttore insegna persino la geometria. Quando dice ai bambini “mettiamoci in cerchio”  traduce sul campo una figura geometrica.
TIRA O CALCIA? Nel linguaggio tirare è portare qualcosa verso di sé. Per chiarezza di linguaggio non avrebbe senso dire “tira in porta” ma “calcia in porta”.
Gli incontri formativi, aperti a tutti gli interessati,  impegnati nella società ma anche genitori, proseguiranno con una serata al mese. Si possono trovate informazioni sul sito della società: www.mapellobonatecalcio.com
CM
(Nella foto, a sinistra il prof. Righini, al centro Cuppini a destra il Presidente Onorario Chiappa)