“Il nuovo ruolo? Dare una mano, anche al campo d’allenamento. Alla domenica, però, col pallone tra i piedi toccherà ad altri”. La decisione di appendere le scarpe al chiodo, per Davide Nozza, non è stata facile, tanto che un ripensamento sorridendo a denti stretti non sembrerebbe una chimera: “I doloretti nel dopogara mi suggeriscono il contrario, nonostante la bravura del tecnico Massimo Pala nella preparazione atletica. Ho sempre pensato che fosse meglio dire basta dopo aver fatto le mie sporche figure, piuttosto che rischiare di fare figuracce. A trentasei primavere mica mi sento vecchio, nonostante i trenta pieni di calcio giocato. Magari, se a metà stagione ci fosse ancora bisogno di me…”. Sorriso di autocompiacimento. Perché il ritiro, agli occhi di chi ha tagliato il traguardo con l’anagrafe lo scorso 27 aprile, appare come una logica conseguenza del ritorno all’ovile.

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