“E chi non ha mai visto nascere una Dea, non lo sa che cos’è la felicità”. Più delle mie parole, le sue, quelle di uno dei tanti capolavori scritti in questi anni. Ero uno dei sessantamila arrivato mercoledì sera alla Visarno Arena di Firenze per assistere all’ultimo concerto di quest’estate di Cesare Cremonini. L’impressione di tutti noi è stata appunto di trovarci di fronte alla nuova stella di Broadway, il Cé, ormai un’artista di caratura mondiale, al suo apice di fronte a una luna gialla e a metà, a tratti irresistibile. Premetto, fin dai suoi esordi l’ex ragazzo terribile dei Lunapop è stato uno dei musicisti più interessanti della scena italiana. Originale, preparatissimo, sensibile, anche un sacco ironico. Ora però, a 46 anni, ha fatto il secondo step, diventando l’assoluto punto di riferimento della nostra generazione, il solo capace di raccontare con una dolcezza unica la nostra difficoltà a vivere in prestito, tra momenti di allegria irripetibili e la malinconia di certe luci della sera. Crescendo cambiamo tutti, Cesare un po’ di più. Intanto le sue frasi, quel “non si dimentica” che abbiamo dentro, tra l’universo e il cuore, poi la sua immensa poesia, che guarda al mondo, il posto che gli piace, mentre cammina da solo lungo i portici della sua Bologna, la cartina di tornasole di un uomo curioso e internazionale, che va in Alaska o attraversa in macchina gli Stati Uniti, restando però meravigliosamente ancorato alle sue radici. San Luca è una favola, mette i brividi, ogni verso per noi che andavamo con le nostre nonne a pregare che la Madonna facesse il miracolo accordando finalmente la nostra anima inquieta al sentiero stretto e ripido della pace interiore. Dal pubblico si vede soprattutto questo, un ragazzo dall’enorme talento che ha attraversato in lungo e in largo, nel sole e nel vento, nel sorriso e nel pianto, le proprie fragilità per diventare un uomo che il bagaglio delle insicurezze ce l’ha sempre appresso, ma che grazie alla musica lo sente più leggero. Per me è stata la scrittura, per altri il calcio, per altri ancora lo studio, chi sta vivendo in questi anni difficili, spesso privi di speranza, ha fatto delle sue passioni una sorta di terapia d’urto per non affogare nel famoso bicchiere d’acqua. Cesare, paroliere gigante, ma anche polistrumentista con pochi eguali, al piano, alla chitarra, alla fisarmonica fino ai fiati, ci insegna anche questo.
Sexy da morire senza volerlo e, forse, senza manco saperlo, giocandoci, intrattenitore che fa dell’empatia con i suoi fans uno dei punti cardine di uno spettacolo interminabile, quasi tre ore di concerto, ma velocissimo, che passa in un secondo, privo di pause, sicuramente studiato e ristudiato, all’unisono e alla perfezione, col fascino però di qualcosa che pare improvvisato. C’è poi che Cesare è esaltante perché è nudo, intimo e dolcissimo, vero, quasi un orfano mentre si racconta usando a piene mani l’autoironia che fa da sottofondo a molte sue canzoni. Generoso con i suoi musicisti, va detto una banda di fenomeni, amici suoi, da abbracciare a ogni esecuzione, mentre cita Lucio Dalla, infilando Astor Piazzolla oppure semplicemente in una ballata tradizionale della Maremma, nell’attimo in cui la sua voce non ha più paura di toccare le profondità dei suoi versi, il culmine in Poetica. Riportando ogni minuto ogni cosa a casa, in cielo, quindi in alto a sinistra, o appena sotto, tra i campi infiniti dell’Emilia dove tutto è logico o così ci appare.
Una stella, signore e signori, un viaggio, da fare, che sia un’andata o un ritorno, che sia una vita o solo un giorno. E in ultimo, non certo per importanza, la vestaglia rossa brillante con cui si presenta per l’ultima canzone, Un giorno migliore, singolo del 1999, l’inizio del suo magnifico percorso. A me che su quell’abito ci ho scritto un libro, Il vestaglietta e il figlio del figlio del figlio dei fiori, volume che recentemente è stato oggetto persino di un approfondimento su Io donna, piace sognare di aver trasmesso a Cesare quella passione, magari per caso, guardando la copertina del mio romanzo nella libreria che c’è proprio sotto la torre degli Asinelli.
Matteo Bonfanti
(L’intero approfondimento sul concerto di Firenze sul Bergamo & Sport domani in edicola)
(L’intero approfondimento sul concerto di Firenze sul Bergamo & Sport domani in edicola)


domenica 21 Giugno 2026

