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	<title>50 gol &#8211; Bergamo e Sport</title>
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		<title>200 volte col numero 10. Il Papu è l&#8217;Atalanta</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Oct 2019 11:14:37 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Le celebrazioni, invero parche e sobrie, a mo&#8217; di comunicato sul sito ufficiale, sono di rito, anche se dopo una partita dominata e buttata via in pochi istanti come quella con la Lazio le rende vagamente insipide. La la <strong>duecentesima volta</strong> con la maglia <strong>numero 10</strong> dell&#8217;<strong>Atalanta</strong> di Alejandro <strong>Gomez</strong> è qualcosa di talmente unico e speciale che vale la pena spenderci su qualche riga in più.&nbsp;</p>
<p>Statisticamente il Papu è andato a segno una partita su quattro, essendo a quota <strong>50</strong> nell&#8217;appuntamento col fondo del sacco, solitamente la cifra della carriera e della vita per chi sul passaporto professionale ha scritto attaccante. Ma il bonaerense naturalizzato italiano per matrimonio con la sua architetta Linda Raff, papà di Bautista, Costantina e Milo, a Bergamo è più di un <strong>capitano</strong> o una bandiera, o ancora un <strong>goleador</strong> di scorta, visto che il titolo di cannoniere interno con 16 palloni insaccati nel 2016-2017 pare irripetibile.&nbsp;</p>
<p><strong>Gomez</strong>, il fantasista-leader partito all&#8217;ala, ruolo che ricopriva fin da ventunenne immigrato nel Catania, arrivato in nerazzurro da esterno alto agli ordini di Stefano <strong>Colantuono</strong>, ha accompagnato per mano la fuoriuscita della Dea dalla dimensione abituale di ninfetta da salvezza nella scalata all&#8217;Olimpo del calcio. Finora quello nazionale, anche se a conti fatti con lui e Gian Piero Gasperini si è tornati in Europa dopo più di un quarto di secolo e l&#8217;attualità parla della primissima esperienza in Champions League.&nbsp;</p>
<p>Col Papu, mano nella mano, da quel <strong>21 settembre 2014,</strong> battesimo del fuoco atalantino in casa contro la Fiorentina, un ko siglato dal futuro compagno Jasmin Kurtic, sono cresciuti tutti. Paedon, siamo cresciuti tutti. Dalla città a una provincia finalmente sprovincializzata e aperta a sfide internazionali. Dalla società alla squadra, con un organico da far paura, alimentato dall&#8217;appetito di ambizioni e atmosfere mai respirate in precedenza. È cresciuto lui in primis, il Papu. Sballottato sotto Edy <strong>Reja</strong> dall&#8217;artiglieria leggera del tridente, con German Denis boa e Maxi Moralez dall&#8217;altra parte, a un ruolo ancora indefinito sulla trequarti, quasi sempre schiacciato a sinistra per fare spazio agli innesti di gennaio (2016, non una vita fa) Alino Diamanti e Marco Borriello, quando si difendeva a quattro.</p>
<p>Seconda punta col Gasp, tre anni fa, salvo arretrare fra le linee nell&#8217;autunno scorso, complice una rivoluzione tattica decisa in nome degli equilibri, contro il Chievo, una cinquina sporca. Avercene. Aggiungiamoci anche 51 fra assist e rigori procurati, e avremo il campione ideale, da sangue agli occhi e da sangue versato per la causa fino all&#8217;ultima goccia. Sabato 19 ottobre, con la Lazio, ce l&#8217;ha avuto freddo abbastanza per punire Strakosha solo una volta su due, ma fin lì c&#8217;è arrivato sopportando i crampi. L&#8217;unico, inimitabile Papu Gomez.&nbsp;</p>
<p><em><strong>Simone Fornoni</strong></em></p>
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