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	<title>anniversario &#8211; Bergamo e Sport</title>
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		<title>35 anni senza Cesare Bortolotti, il Presidente dalla serie C alla semifinale di coppe</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Jun 2025 08:31:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[35 anni di assenza, ma affetto e riconoscenza vivranno in eterno. Nelle primissime ore del mattino dell&#8217;8 giugno 1990, scivolando [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img style="margin-bottom:15px;width:100%;display:block;" src="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2022/11/Achille-e-Cesare-Bortolotti-e1749371512760.jpg"><p>35 anni di assenza, ma affetto e riconoscenza vivranno in eterno. Nelle primissime ore del mattino dell&#8217;8 giugno <strong>1990</strong>, scivolando sull&#8217;asfalto bagnato nei pressi della sua villa di Predore, lasciava questa terra <strong>Cesare Bortolotti</strong>, presidente dell&#8217;<strong>Atalanta</strong> da nemmeno un decennio. Non aveva compiuto quarant&#8217;anni: era nato a Bergamo il 27 settembre 1950.</p>
<p>Ereditate dal padre <strong>Achille</strong>, imprenditore del ramo del petrolio e dei carburanti, le redini del club in serie B nell&#8217;estate del 1980, quando il centro sportivo di Zingonia cominciò ad assumere le proporzioni attuali, Cesare, appassionato quanto il patriarca, si trovò subito a fronteggiare la retrocessione in serie C1, ma seppe poi risalire al piano di sopra fino all&#8217;apoteosi della <strong>semifinale di Coppa delle Coppe col Malines nel 1988</strong> con la squadra di <strong>Emiliano Mondonico</strong> ancora alle prese con la promozione in A.</p>
<p>Oggi gli sono dedicati il centro sportivo-sede, dove trova posto il suo busto bronzeo, insieme ad Achille, così come il <strong>trofeo estivo</strong> a decorrere dal 1990 singolarmente e dal 1992, alla morte del papà, in abbinata. Come allenatori ebbe Bruno Bolchi, Giulio Corsini, Ottavio <strong>Bianchi</strong> per rivedere la B, Nedo <strong>Sonetti</strong> per porre fine a inferno e purgatorio conquistando la finale di Coppa Italia col Napoli scudettato che significò il ritorno in Europa 24 anni dopo la prima volta, figlia della Coppa Italia del &#8217;63, quindi il <strong>Mondo</strong> che avrebbe conquistato poi la prima qualificazione alla Coppa Uefa con fuoriuscita al primo turno contro lo Spartak Mosca.</p>
<blockquote><p>Ricorre oggi il 35° anniversario della scomparsa di Cesare Bortolotti, Presidente dell&#8217;Atalanta dal 1980 al 1990, tragicamente scomparso in un incidente stradale nella notte tra il 7 e l&#8217;8 giugno 1990 a soli 39 anni.</p>
<p>Nel 1980 ereditò la carica dal padre Achille e a 30 anni Cesare Bortolotti divenne Presidente dell&#8217;Atalanta, all&#8217;epoca il più giovane presidente di società calcistiche professionistiche. Sua l&#8217;Atalanta che conquistò la storica semifinale di Coppa delle Coppe nella stagione 1987/88.</p>
<p>Tutta l&#8217;Atalanta lo ricorda con grande affetto.</p></blockquote>
<p><em><strong>S.F.</strong></em></p>
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		<title>Marino Magrin, Enzo Conti e Beppe Guerini allo stadio a 40 anni dall&#8217;inno: che onore per il Club Valgandino!</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Apr 2024 14:08:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&#8220;Forza Atalanta, dai, spingi più forte che puoi&#8221;. Per adesso sta spingendo verso le semifinali di Europa League, ma quella [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img style="margin-bottom:15px;width:100%;display:block;" src="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2024/04/Magrin.jpeg"><p><em>&#8220;Forza Atalanta, dai, spingi più forte che puoi&#8221;</em>. Per adesso sta spingendo verso le semifinali di Europa League, ma quella che si celebra stasera allo stadio di Bergamo è tutt&#8217;altra storia. A quarant&#8217;anni dalla prima volta all&#8217;altoparlante di un inno rimasto nella memoria collettiva, quindi anche dei tifosi nati &#8220;dopo&#8221;, <strong>Marino Magrin, Enzo Conti e Beppe Guerini</strong>, voce e compositori, rispondono presente in un amarcord che niente e nessuno può togliere loro. Il&nbsp;“Forza Atalanta” cantato da colui che a pelo d&#8217;erba tirava la bomba e dal coro dell’<strong>Atalanta Club Valgandino</strong> risuona nell&#8217;aria, nelle orecchie e nel cuore prima del Monday Night con l&#8217;Hellas Verona.</p>
<p>Un omaggio dalla Società al Club di stanza per le iniziative sociali al ristorante &#8220;Da Leone&#8221; a Vertova, dove lo scorso 19 marzo è stato consegnato il <strong>premio Bravo Papà</strong> al sei volte genitore <strong>Antonio Percassi</strong>, il presidentissimo. La storia del brano è la sublimazione della passione romantica e sfrenata figlia degli Anni Ottanta. Lanciato nella primavera del 1984, cinque anni dopo la nascita, auspice Elio Corbani, del Club in valle, oggi duecento soci, è un qualcosa nato da un&#8217;amicizia profonda: <em>“Nei ritiri estivi a Ziano e Roncegno e in Bergamasca</em> &#8211; ricorda <strong>Conti</strong>, attuale presidente del club valgandinese&nbsp; &#8211; <em>costruimmo una bellissima amicizia con molti giocatori, favorita dal fatto che l’allora patron <strong>Miro Radici</strong> fosse come lo è oggi nostro presidente onorario. Magrin, che arrivava con la sua Fiat 850 coupé bianca, fu presto uno di noi e con lui Foscarini, Benevelli, Mutti, Perico, Rossi e molti altri. Nacquero partite di solidarietà e cene indimenticabili alla trattoria Cite delle sorelle Nodari a Cirano di Gandino, complice il parroco don Damiano Ghilardini, che doveva raccogliere fondi per la nuova chiesa, ricostruita dopo il crollo del campanile nel 1968”</em>.</p>
<p>Il gazzanighese d&#8217;origine Conti, chitarrista provetto come del resto il grande Marino, condivideva al tempo l’attività orchestrale con <strong>Beppe Guerini</strong> di Semonte, “Enzo &amp; Beppe”. L&#8217;inno nacque di fatto nel 1983 al Bar Sandra di Semonte, gestito dal fratello di Beppe, Dino): <em>“Marino lanciò l’idea di incidere un inno atalantino</em> &#8211; ricorda <strong>Guerini</strong> &#8211; <em>sull’onda dei successi che avrebbero riportato la squadra in serie A, con Magrin (13 gol) vice-capocannoniere dietro a Pacione”</em>. L&#8217;autore del testo è proprio Magrin, il compositore di fatto, insieme a Enzo e Beppe, il maestro <strong>Alessandro Poli</strong> di Fiorano che ha lasciato questa terra dieci anni or sono. Gli Amici del Club Valgandino fecero il resto, accompagnando in coro le rime baciate delle strofe anche nello studio d’incisione “Luciano Zanetti” di Lecco.</p>
<p><em>“Non fu semplice smussare la cadenza veneta di Marino</em> &#8211; spiega Conti &#8211; <em>così come quella bergamasca dei coristi. Furono serate indimenticabili, il ricordo va a chi è andato avanti come Franco Ongaro &#8216;Pelè&#8217;, Renzino Rottigni, Piero Gelpi, Benito Guerini ed Egidio Gherardi”</em>. Il debutto dell’inno nel santuario cittadino del pallone risale al <strong>primo aprile 1984</strong>, in occasione di un’Atalanta-Como 1-1. Magrin segnò, come spesso gli capitava, su calcio di punizione e le due squadre a fine stagione salirono insieme in serie A. Sulle pagine de L’Eco fu Pier Carlo Capozzi a parlarne. <em>“Prima della partita, per ben due volte</em> &#8211; scrisse il giornalista bergamasco &#8211; <em>l’altoparlante manda in onda “Forza Atalanta”, un inno dedicato ai neroazzurri e cantato da Marino Magrin. Il motivetto fa presa soprattutto quando arriva il momento dell’alé-oh-oh, che coinvolge tutto lo stadio Curva Nord in testa, con relativo momento di commozione”</em>. Nel 2007, in occasione del Centenario dell’Atalanta B.C., il video venne arrangiato in chiave “pop” da Valerio Baggio ed Herbert Bussini, e proposto in un video ancora visibile su You Tube, unitamente a quello storico del 1984. Nel 2016, per il mezzo secolo del Club Amici, l&#8217;esecuzione di Magrin e del coro dell’Atalanta Club Valgandino sul Sentierone. Una storia irripetibile, com&#8217;è irripetibile l&#8217;inno.&nbsp;</p>
<p><iframe title="TELEOROBICA - &quot;TVO Sport&quot;-Videoclip &quot;Forza Atalanta&quot; (1984)" width="500" height="375" src="https://www.youtube.com/embed/ZDAp79gxtOc?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></p>
<p><a class="cbox cbox" href="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2024/04/Magrin-bravo-papa-Percassi.jpeg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-148535" src="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2024/04/Magrin-bravo-papa-Percassi.jpeg" alt="" width="970" height="728" srcset="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2024/04/Magrin-bravo-papa-Percassi.jpeg 970w, https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2024/04/Magrin-bravo-papa-Percassi-300x225.jpeg 300w, https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2024/04/Magrin-bravo-papa-Percassi-768x576.jpeg 768w, https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2024/04/Magrin-bravo-papa-Percassi-200x150.jpeg 200w, https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2024/04/Magrin-bravo-papa-Percassi-500x375.jpeg 500w" sizes="(max-width: 970px) 100vw, 970px" /></a> <a class="cbox cbox" href="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2024/04/Magrin-sentierone-2016-50°-club-amici.jpeg"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-148536" src="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2024/04/Magrin-sentierone-2016-50°-club-amici.jpeg" alt="" width="960" height="540" srcset="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2024/04/Magrin-sentierone-2016-50°-club-amici.jpeg 960w, https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2024/04/Magrin-sentierone-2016-50°-club-amici-300x169.jpeg 300w, https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2024/04/Magrin-sentierone-2016-50°-club-amici-768x432.jpeg 768w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></a> <a class="cbox cbox" href="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2024/04/Magrin-spartito-originale.jpeg"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-148537" src="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2024/04/Magrin-spartito-originale.jpeg" alt="" width="485" height="728" srcset="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2024/04/Magrin-spartito-originale.jpeg 485w, https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2024/04/Magrin-spartito-originale-200x300.jpeg 200w" sizes="auto, (max-width: 485px) 100vw, 485px" /></a></p>
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		<title>Due anni senza Mino Favini. Ma il suo esempio è immortale</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Apr 2021 11:39:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Due anni fa, questo stesso giorno, il 23 aprile, ci lasciava Mino Favini. Fermo per l&#8217;anagrafe e anche nei suoi [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img style="margin-bottom:15px;width:100%;display:block;" src="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2013/06/favini.jpg"><p><strong>Due</strong> anni fa, questo stesso giorno, il <strong>23 aprile</strong>, ci lasciava <strong>Mino Favini</strong>. Fermo per l&#8217;anagrafe e anche nei suoi principi immarcescibili: crescere l&#8217;uomo prima ancora del <strong>calciatore</strong>. Guru del vivaio di Zingonia per quasi un quarto di secolo, dalla prima presidenza di Antonio <strong>Percassi</strong> alla seconda, quella della mietitura succulenta dopo decenni di semina, il <strong>Mago di Meda</strong> in realtà non ci ha mai abbandonato, illuminandoci del suo esempio umano e professionale. Tant&#8217;è vero che nella sede dell&#8217;<strong>Atalanta</strong>, società con cui il responsabile del settore giovanile dal 1991 al 2015 ha sempre tenuto un rapporto che rasentava la reciproca donazione di organi, c&#8217;è <strong>l&#8217;Accademia</strong> che porta il suo nome.</p>
<p>Oggi è tempo di ricordi, ben oltre la nota di commemorazione sul sito ufficiale. &#8220;Indimenticabile Mino Favini&#8221;, s&#8217;intitola. <em>&#8220;Mino Favini, un maestro indimenticato e indimenticabile. I suoi insegnamenti, la sua gentilezza ed il suo sorriso ci accompagnano sempre, oggi, nel secondo anniversario della sua scomparsa, in modo ancora più struggente. Il Presidente Antonio Percassi e tutta la famiglia atalantina ricordano il grande Mino con immutato affetto ed immensa gratitudine&#8221;</em>. Al &#8216;Mago di Meda&#8217;, dov&#8217;era nato il 2 febbraio 1936, è intitolata l&#8217;Accademia Favini, il plesso in sede a Zingonia al servizio del vivaio, dal 27 aprile di due anni fa, inaugurata ufficialmente il 14 novembre successivo. </p>
<p>In precedenza calciatore nerazzurro nel biennio 1960-1962 dopo esserlo stato con Meda, Como e Brescia prima di chiudere nella Reggiana, lavorò anche per il settore giovanile lariano. Tra i talenti scoperti, Fontolan, Vierchowod, Borgonovo e Simone a Como, Tacchinardi, Morfeo, i gemelli Zenoni, Zauri, Pelizzoli, Donati, Pazzini, Montolivo, Bonaventura, Caldara, Conti e Gagliardini tra i bergamaschi. E chissà, oggi, quanto sarebbe stato felice di assistere alle infornate senza posa di plusvalenze su due gambe. Che lui, come faceva con <strong>Pinardi</strong>, per lui Alex e basta, di gran lunga il suo prediletto, chiamava solo per nome. E considerava bravi ragazzi, i suoi ragazzi. Che fossero campioni o no, poco importava.</p>
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		<title>Questo stesso giorno 9 anni fa: &#8220;Piermario Morosini sempre con noi&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Apr 2021 09:58:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Una cardiomiopatia aritmogena, mai riscontrata ai controlli medici, ce lo rapì 9 anni fa sul campo, a Pescara, da giocatore [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img style="margin-bottom:15px;width:100%;display:block;" src="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2021/04/Morosini-Atalanta.jpg"><p>Una cardiomiopatia aritmogena, mai riscontrata ai controlli medici, ce lo rapì 9 anni fa sul <strong>campo</strong>, a <strong>Pescara</strong>, da giocatore del <strong>Livorno</strong> entrato dalla finestra di gennaio. Era dell&#8217;<strong>Udinese</strong>, in prestito, come per la maggior parte di una carriera spesa (Bologna, Vicenza, Reggina e Padova) a faticare nel vivo del gioco. <strong>Piermario Morosini</strong>, orfano di padre e madre persi in giovanissima età, dedicatario della <strong>Curva Sud</strong> dello stadio di Bergamo per deliberazione del Consiglio comunale a due giorni dalla tragica scomparsa, è stato commemorato oggi dai profili ufficiali dell&#8217;<strong>Atalanta</strong>. Società che fu la sua culla dai 9 ai 19 anni, con <strong>scudetto Allievi Nazionali nel 2002</strong> sotto <strong>Alessio Pala</strong> e le finali Primavera perse nel 2005 contro la Roma, senza esordire in prima squadra. Dal 2009, cartellino per intero alle Zebrette.</p>
<p><em>&#8220;Piermario Morosini sempre con noi&#8221;</em>, titola la nota sul sito del club. <em>&#8220;Il tempo passa, ma il suo ricordo resterà sempre nei nostri cuori, più vivo che mai. Il 14 aprile 2012, a Pescara, veniva a mancare Piermario Morosini</em> &#8211; si legge -. <em>Sono passati nove anni, ma sembra ieri… Il Presidente Antonio Percassi e tutta la famiglia Atalanta lo ricordano con immutato affetto. Piermario sempre con noi&#8221;</em>. Morosini, bergamasco di città del quartiere Monterosso, nato il 5 luglio 1986, aveva dovuto sopportare colpi durissimi nella vita personale: lasciò la fidanzata Anna Vavassori, di Borgo Santa Caterina, e la sorella disabile Maria Carla, dopo aver perso i genitori Camilla (2001) e Aldo (2003) oltre al fratello anch’esso disabile. Tifoso della <strong>Sampdoria</strong>, cresciuto nella Polisportiva Monterosso, ebbe una carriera breve senza troppi squilli a dispetto di una presenza in <strong>Coppa Uefa in Levski Sofia-Udinese</strong> (<a href="https://it.uefa.com/uefaeuropaleague/match/83823--levski-vs-udinese/">QUI</a> il tabellino e il resoconto del match) in cui (allenatore Loris Dominissini, sostituto di Serse Cosmi che l&#8217;aveva fatto esordire in A) segnò <strong>Fernando Tissone</strong>. 153 partite e 1 gol da professionista, ma anche la trafila azzurrina dall’Under 17 fino al bronzo agli Europei svedesi del 2009 in Under 21.</p>
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		<title>10 marzo, anniversario di Ilicic-Valencia 4 a 3. Torneranno quei tempi senza il maledetto virus?</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Mar 2021 09:00:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Capita ben poche volte un anniversario che unisca la gloria del trionfo all&#8217;abbattimento, fisico e psicologico, del dramma umano. Il [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img style="margin-bottom:15px;width:100%;display:block;" src="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2020/12/atalanta-a-valencia.jpg"><p>Capita ben poche volte un <strong>anniversario</strong> che unisca la gloria del trionfo all&#8217;abbattimento, fisico e psicologico, del dramma umano. Il <strong>10 marzo 2020</strong> l&#8217;<strong>Atalanta</strong> scriveva, nella quaterna (a tre; vedi <a href="https://www.youtube.com/watch?v=jUpelumxpPA">QUI</a> gli highlights) al <strong>Valencia</strong> al &#8220;Mestalla&#8221; di uno <strong>Josip Ilicic</strong> mai più rivisto a quei livelli, la pagina più entusiasmante della sua storia calcistica ultracentenaria. A <strong>Bergamo</strong> e in tutta Italia il dramma era già in atto. Il <strong>lockdown</strong>, quello vero, coi droni e i pattugliamenti conditi da autocertificazioni da deforestare l&#8217;Amazzonia in tre settimane, risale infatti al giorno prima, un lunedì, uno dei più infausti nei secoli dei secoli. Il <strong>Covid-19</strong>, qui e altrove, è stata e continua a essere una sciagura, una carneficina che ha ridotto al minimo i nostri diritti costituzionali paralizzando dalla paura la gran parte della popolazione, tra famiglie che hanno dovuto salutare la loro generazione migliore e attività economiche punite a prescindere senza un perché, in nome della distruzione di ogni forma di <strong>socialità</strong> spacciata per prevenzione sanitaria. Ai <strong>tifosi</strong> tocca sognare a distanza da tempo immemore, senza contatti con lo stadio e la squadra (salvo visitina di straforo a Zingonia prima del ritorno di Coppa Italia col Napoli e intorno allo stadio prima dell&#8217;andata con le <em>Merengues</em>), anche stavolta approdata agli ottavi di finale di <strong>Champions League</strong>. Il <strong>16</strong>, un altro martedì, poco più d&#8217;un anno più tardi, lo scoglio su cui non incagliarsi si chiama <strong>Real Madrid</strong>.</p>
<p>Inutile sottolinearlo: la <strong>missione</strong> rasenta l&#8217;impossibile. Ko di misura a campi invertiti dopo la strenua resistenza in 10 contro 11, ritorno senza il cornuto e mazziato Remo Freuler a casa del club più titolato d&#8217;Europa. Ma provarci è un <strong>dovere</strong> anche morale dei nerazzurri nei confronti della loro <strong>gente</strong>, anche quella che appartiene calcisticamente ad altre parrocchie. Per continuare a sostenere nel mondo <strong>l&#8217;immagine</strong>, rappresentandone la volontà di <strong>riscatto</strong>, di una terra martoriata, che ha pagato un prezzo troppo caro a una <strong>pandemia</strong> nei confronti della quale non è mai stata dotata degli strumenti per difendersi.&nbsp; Vedi ritardi nell&#8217;approvvigionamento e nella somministrazione dei <strong>vaccini</strong> per non dire di peggio, ovvero dei <strong>protocolli</strong> sbagliati durante la prima ondata che hanno mietuto decine di migliaia di vittime, fatte frettolosamente incenerire con tanto di cortei macabri a favore di mezzo televisivo giusto per evitare di risalire alla causa della morte, intralciando la guerra alla malattia.</p>
<p>Qui non si tratta solo di <strong>sport</strong>, ma di <strong>esistenza quotidiana</strong> a cui togliere la patina di grigio privo di orizzonte depositata ormai a tonnellate da quel <strong>23 febbraio</strong> dell&#8217;anno scorso in cui ebbe inizio il tragico conteggio dei contagiati, con la prima vittima il giorno seguente. <strong>Zizou</strong> e compagnia, al Gewiss Stadium, si sarebbero presentati giusto 12 mesi dopo, per uno di quei bizzarri scherzi del destino. Mettersi ad aggiornare la conta dei positivi e affidarsi alle app da countdown della puntura risolutiva, che quando capita capiterà, è del tutto superfluo. <strong>Gian Piero Gasperini</strong> e i suoi ragazzi, magari restituendo al meglio di sé il <strong>fuoriclasse</strong> che dipinge magie sullo spartito verde, a <strong>Valdebebas</strong> martedì 16 marzo devono tentare il tutto per tutto. A casa dell&#8217;avversario, perché da una rivoluzione terrestre a questa parte il nemico è soltanto uno e col <strong>calcio</strong> non c&#8217;entra una cippa, serve ribaltare le sorti avverse. Per bissare la conquista dei <strong>quarti</strong>, continuare a riempire il libro dei record e soprattutto metterne in cantiere un altro: quello della rinascita a nuova vita di un popolo stremato senza alcuna colpa, sulle ali dei successi della sua espressione più alta dell&#8217;ultimo quinquennio. Una multinazionale dall&#8217;animo bergamasco, ma con fiammate potenti da vulcano in eruzione sopra la cenere e la brace. Forza mister, forza ragazzi. Siete voi il primo dei nostri vaccini.<br />
<em><strong>Simone Fornoni</strong></em></p>
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