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	<title>cambi &#8211; Bergamo e Sport</title>
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		<title>Pensierino della sera: perseverare col Papu è diabolico, Gasperini è umano. E non ha riserve all&#8217;altezza. Forse</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Feb 2021 19:28:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Simone Fornoni Mai avrei immaginato, in vita mia, di sentire il dovere di fare il controcanto a Matteo Bonfanti. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img style="margin-bottom:15px;width:100%;display:block;" src="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2021/02/Palomino-col-sinistro.jpg"><p><em>di<strong> Simone Fornoni<br />
</strong></em>Mai avrei immaginato, in vita mia, di sentire il dovere di fare il controcanto a <strong>Matteo Bonfanti</strong>. Uno dei miei direttori, certamente il più creativo e meno gravato di condizionamenti e retropensieri, di pennivendolo plurimandatario senza centro di gravità permanente, detto da uno juventino inveterato che segue con empatica neutralità <strong>l&#8217;Atalanta</strong> da ormai tredici stagioni e lavora per chiunque non sappia opporgli una valida resistenza. Così impara a fumarmi addosso in redazione mezzo pacchetto di paglie, roba che manco l&#8217;appretto o l&#8217;esposizione al balcone di notte per togliere l&#8217;impestatura dai vestiti. Perseverare, a titolo giustificatorio di ogni mezzo passo falso, con <strong>l&#8217;assenza</strong> del quid in più che riusciva a dare il defenestrato illustre, il <strong>Papu</strong> Gomez, una ferita aperta che prima o poi dovrà essere suturata come si conviene a ogni consorzio di esseri umani e professionisti intelligenti, è tanto scontato quanto diabolico. I tifosi, che al giorno d&#8217;oggi sono attenti al dettaglio, pescano su Transfermarkt le cifrette utili a smentire la tesi: con l&#8217;argentino s&#8217;era sotto media, solo 15 punti in 10 match in campionato, mentre senza la quota è 22 in 11, e 10 in 6 nel girone di Champions League visto che nella rincorsa post intervallo al <strong>Midtjylland</strong> s&#8217;era già virati alla <strong>Pessina</strong>-mania in nome dell&#8217;equilibrio. E il numero 10, dopo aver begato col mister, era tornato nei ranghi.</p>
<p><strong>IL TORINO SENZA PAPU.</strong> Sì, adesso non c&#8217;è più ed è ora di guardare oltre. Cercando comunque una spiegazione razionale ogni volta che si spegne la luce e zac, cala il buio come il sipario su una <strong>superiorità tecnica</strong> e di gioco innegabile nei confronti di qualunque avversario. La pratica <strong>Torino</strong> pareva liquidata in 21 giri di lancetta scarsi, invece niente, nemmeno stavolta la squadra ha compiuto il passettino verso una grandezza che le appartiene di fatto e di diritto, per le glorie recenti della nuova era e anche per i numeri a pelo d&#8217;erba. Chi due sabati prima aveva tritato la capolista <strong>Milan</strong> nel tempio di San Siro non può poi fare 1 punto in 2 allacciate di scarpe, perdendo malaccio con la <strong>Lazio</strong> nella sfida-bis che pure contava meno del quarto di Coppa Italia e facendosi imporre il pareggino stitico dall&#8217;ennesima pericolante (Spezia, Bologna, Genoa, Udinese e Torino: sarebbero 10 in più). Errori individuali? Può darsi, ma coi capitolini domenica scorsa la sfida non era nemmeno cominciata. Mancava il Papu stavolta? Idem con patate: all&#8217;andata, allo start del campionato, il 26 settembre, il convitato di pietra di ogni commento più o meno superfluo che si rispetti aveva dato la carica, pareggiando il vantaggio del Gallo Belotti con l&#8217;assolo nell&#8217;angolino da fuori e servendo il doppio assist a Luis Muriel e Hans Hateboer per metterla sulla buona strada. Però, se lui non va usato come alibi o come freccia da scagliare contro società, compagni e allenatore, tocca passare al setaccio chi è rimasto e forse <strong>non è all&#8217;altezza</strong>.&nbsp;</p>
<p><strong>IL GASP E LE RISERVE: ALL&#8217;ALTEZZA O NO?</strong> José <strong>Palomino</strong> è stato ingenuo a cinturarsi a vicenda con l&#8217;asso di Gorlago, furbo come una faina nell&#8217;iniziare il fuoco di fila delle trattenute vicendevoli. Lui è una seconda linea, nonostante l&#8217;amplissima rotazione del Gasp nei vari tronconi di tour de force stagionali ne faccia un titolare aggiunto. E come nel trofeo della coccarda con l&#8217;Aquila, vedi rosso ingenuo per aver braccato fallosamente Lazzari, costringendo i suoi ad asserragliarsi stile Fort Alamo per difendere il 3-2 con le unghie e coi denti, non ne ha fatta mezza giusta. Oppure soltanto una <strong>sbagliata</strong>, ma decisiva, lì potenzialmente e qui certamente, per riaprire un match morto e sepolto. Matteo <strong>Ruggeri</strong>, il backup a mancina, ha sbagliato il disimpegno sull&#8217;azione del rigore, con conseguente palla dentro di Mandragora. Non è colpa di nessuno se a destra ha dovuto andare per la prima metà Robin <strong>Gosens</strong>, uno da pentole e coperchi, perché la catena di destra <strong>Hateboer-Maehle</strong> è tutta incerottata. E se uno come Berat Djimsiti, titolare nominale ma subentrato nell&#8217;occasione, si perde lo svettante <strong>Bonazzoli</strong> sulla penultima palla inattiva utile al nemico. Dunque?</p>
<p><strong>GASPERINI HUMANUM EST.</strong> Si deve parlare di legittima scelta dell&#8217;uomo sulla tolda di comando, quando si rinuncia alla difesa a quattro o non s&#8217;adatta subito un difensore alla bisogna, anche se Rafa <strong>Toloi</strong> non se l&#8217;è proprio cavata benissimo su Ansaldi. Se poi il rientrante Bosko Sutalo è tra i convocati ma in distinta non ci finisce, vedi sopra. E se Ruslan <strong>Malinovskyi</strong> finora ha azzeccato solo la punizione nel 3-0 casalingo alla Fiorentina a Santa Lucia, mentre anche nella febbre da remuntada altrui del sabato pomeriggio ha perso una marea di palloni mancando l&#8217;aggancio sul raddoppio del crucco, e Aleksey <strong>Miranchuk</strong> si decide a fare il duro entrando deciso in area salvo fermarsi al palo, si torna a bomba: out gli intoccabili, magari per un naturale e sacrosanto avvicendamento, quegli altri che si alzano dalla panchina sono sempre e comunque in grado di scrollarsi muffa e ruggine di dosso per garantire almeno la metà del rendimento di chi sostituiscono? Forse non sta succedendo. Forse. E il <strong>Papu</strong>, nella rivoluzione dello spogliatoio all&#8217;insegna del collettivo, è stato l&#8217;agnello sacrificale. Le decisioni le prende il Profeta di Grugliasco, che ha le sue priorità e soprattutto può fare con quel che ha. Ed è umano, non ha conigli da estrarre dal cilindro né la bacchetta del mago perenne a dispetto dei santi. Anzi, degli erroracci a pelo d&#8217;erba. Lo scrivo da vedova del Papu, parafrasando <strong>Giacomo Mayer</strong>, maestro di tutti noi. Nella speranza che la Dea sposi finalmente riserve degne della sua grandeur.&nbsp;</p>
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		<title>Buon Natale all&#8217;Atalanta, dal presidente al magazziniere: la cosa più bella che potesse capitare a Bergamo. La grandezza è anche quando il Gasp sbaglia i cambi</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Dec 2020 12:00:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Simone Fornoni Bologna è una regola, cantava Luca Carboni. Quella dei cinque cambi, che ha rivoluzionato e fatto un [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img style="margin-bottom:15px;width:100%;display:block;" src="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2019/10/Gasperini-applaude-1024x739.jpg"><p><strong>di <em>Simone Fornoni</em></strong></p>
<p><strong>Bologna</strong> è una regola, cantava Luca Carboni. Quella dei <strong>cinque cambi</strong>, che ha rivoluzionato e fatto un po&#8217; rifiatare il calcio nel calendario compresso dal fottutissimo Covid-19, anche. L&#8217;<strong>Atalanta</strong> si morde le mani dal dispetto, perché sotto l&#8217;albero, oltre al divorzio doloroso col <strong>Papu Gomez</strong>, non avrebbe certo voluto infiocchettare anche la doppia sostituzione della sua luce, <strong>Josip Ilicic</strong>, e del suo doppio bomber in un giro di lancetta, <strong>Luis Muriel</strong>. I fatti raccontano che finché è rimasto a pelo d&#8217;erba almeno il secondo il punteggio avrebbe potuto reggersi eccome. Mettiamoci il punto: dell&#8217;analisi tecnica s&#8217;è occupato il nostro <strong>Giacomo Mayer</strong>, a ciascuno il suo. Premessa necessaria. Farsi acciuffare sul <strong>2-2</strong> avanti di due gol, dopo aver dominato l&#8217;intero primo tempo, al cospetto di una squadra tecnicamente inferiore non è una tragedia. Con le parole non si scherza. Il <strong>2020</strong> che va a morire ci ha aperto gli occhi sulle priorità della nostra esistenza, continuamente minacciata da nemici invisibili quanto implacabili. Ma alla resa dei conti, stavolta, Gian Piero <strong>Gasperini</strong>, dominus incontrastato della situazione dopo che uno dei due galli è stato allontanato dal pollaio &#8211; è una metafora, una figura retorica, non un&#8217;offesa né una provocazione: avvertenza per chi prende tutto alla lettera e poi viene a presentare le rimostranze a chi scrive -, non ha proprio indovinato quelle due sostituzioni, togliendo dalla mischia i risolutori della prima metà.&nbsp;</p>
<p>Sottolinearlo non è un delitto, né sminuisce il genio e i meriti dell&#8217;interessato, impressi a caratteri maiuscoli e indelebili nella storia del club. Lo sloveno e il colombiano, bomber di scorta che da panchinaro pronto a calarsi l&#8217;elmetto comunque ne ha messi soltanto <strong>due</strong> (Amsterdam e alla Roma) su <strong>nove</strong> (anche Torino, Cagliari, Midtjylland, Crotone-bis) in stagione, sono stati la mente e il braccio armato di una squadra dagli equilibri perfetti. Spezzati dai due interventi della panchina, perché Aleksey <strong>Miranchuk</strong> e Duvan <strong>Zapata</strong> sono entrati in partita per onor di firma. Il primo, abituato a un minutaggio risicatissimo e appena uscito dal tunnel sanitario, non poteva certo tenere l&#8217;interruttore acceso come l&#8217;illustre sostituito. Il secondo era visibilmente stanco, stremato dal lavoro sull&#8217;intero fronte cui l&#8217;aveva costretto nelle scorse settimane la revisione tattica all&#8217;insegna della maggior copertura e densità a centrocampo che lo vedeva spesso e volentieri come unica punta in campo. Ha sbagliato il Gasp: non lo si scrive per partito preso, lo si scrive perché è lui il primo a ripetere sempre che nel pallone, troppo rotondo per non tradire al primo erroricchio, conta il risultato.&nbsp; Scriverlo non è un delitto di lesa maestà, fatto salvo il diritto di critica, costituzionalmente e deontologicamente accertabili attraverso la lettura dei testi sacri, in primis la Costituzione della Repubblica Italiana. E due mosse sbagliate restano due mosse sbagliate. Anche se non irrimediabili: ottavi di <strong>Champions</strong> col Real Madrid a parte, c&#8217;è davanti tutto un campionato, c&#8217;è tempo a profusione per cominciare a fare sul serio prendendo l&#8217;abituale rincorsa. Se è in discesa, a noi bergamaschi non piace, siamo masochisti e ci piace sudarcela fino all&#8217;ultima stilla.</p>
<p>Nessuno, al dunque, ha però il diritto di sentirsi scornato, frustrato, arrabbiato e deluso per un punto che potevano esserne tre. Dopo tutto si tratta di un gioco, anche se dal professionismo televisivizzato e portato alle estreme conseguenze, compresa un&#8217;inevitabile perdita di contatto con la realtà quotidiana, star e starlette su una nuvola antennuta e il popolo a benedire plaudente prostrandosi davanti, anzi sotto, a livello asfalto. A <strong>Bergamo</strong> non è successo. Bergamo è fortunata. A Bergamo i giocatori non la fanno da divi, li trovi per strada o al ristorante, quando il firmalibretti di Palazzo Chigi non li chiude o non ci chiude tutti in casa. Bergamo ha <strong>l&#8217;Atalanta</strong>, ha <strong>Antonio e Luca Percassi</strong>, ha <strong>Gian Piero Gasperini</strong>, ha la truppa agli ordini del generalissimo. Gente che ne sa, anche se è tanto umile da non ammorbare noialtri spiegandocela. Gente che qualunque cosa si lasci uscire di bocca ci dice soltanto: <em>&#8220;Sedetevi lì e godetevi lo spettacolo, al resto pensiamo noi&#8221;</em>. Gente convinta che undici nerazzurri pronti a rincorrere il pallone e a spingerlo oltre la meta valga la catarsi collettiva, la purificazione dai mali e dalle passioni negative, e soprattutto la <strong>terapia</strong> per scacciare le paure, l&#8217;ansia di vivere in mezzo ai problemi e ai pericoli. Perché <strong>sognare</strong> non costa nulla, in attesa che torni a costare il prezzo del biglietto a stadi finalmente aperti di nuovo al pubblico. E perché l&#8217;Atalanta e il Gasp sono gli architetti dei sogni, anche quando sbagliano e ciccano due cambi o un tempo intero. Un grazie grande quanto il mondo, dal Presidente all&#8217;ultimo dei magazzinieri, alla cosa più bella che potesse capitarci. Anche al firmatario del presente articolo, peraltro juventino quindi ancor più scornato dall&#8217;ultima giornata dell&#8217;anno, uno a rischio di rimanere a spasso, cacciato da casa sua, senza legami né stabilità, senza speranze né illusioni, senza luce e senza orizzonti, tranne uno: quella squadra che posa i tacchetti in campo e lo porta in un&#8217;altra dimensione. <strong>Buon Natale</strong>.</p>
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		<title>Coronavirus, serie A e coppe come C e dilettanti: sì ai 5 cambi</title>
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		<pubDate>Fri, 08 May 2020 13:36:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sì alle cinque sostituzioni per squadra per portare al termine la stagione evitando rischi per la salute e infortuni vari [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img style="margin-bottom:15px;width:100%;display:block;" src="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2014/12/Panchina-Calcio.jpg"><p>Sì alle <strong>cinque sostituzioni</strong> per squadra per portare al termine la stagione evitando rischi per la salute e infortuni vari al rientro dal lockdown per il <strong>Coronavirus</strong>. <strong>L&#8217;IFAB</strong> (International Football Association Board) ha dato l&#8217;assenso alla richiesta della <strong>Fifa</strong> di aumentare di due unità le <strong>sostituzioni</strong> anche per il calcio professionistico ai massimi livelli. Competizioni internazionali a parte, in Italia la <strong>serie A</strong> e la serie B potranno dunque adeguarsi all&#8217;attuale regolamento in materia valido per <strong>serie C</strong> e categorie dilettantistiche.&nbsp;</p>
<p>Una novità di mezzora fa, anche se era nell&#8217;aria da parecchie settimane. Attenzione, però: come per la serie C, le <strong>interruzioni</strong> per effettuare gli avvicendamenti tra campo e panchina saranno sempre e comunque <strong>tre</strong>, non una di più. Due dei cambi, per raggiungere il massimo consentito, dovranno quindi essere obbligatoriamente doppi. Le sostituzioni sono effettuabili anche a metà tempo e i giocatori ancora in panchina prima del limite di cinque impiegabili saranno disponibili anche nei tempi supplementari. </p>
<p>Laddove le regole di competizione consentano una sostituzione aggiuntiva nei tempi supplementari, le squadre avranno ciascuna un’opportunità di sostituzione aggiuntiva; in tal caso, si potrà agire in tal senso prima dell’inizio dei tempi supplementari e nell’intervallo tra i medesimi. L&#8217;IFAB ha insomma ratificato la proposta dell&#8217;organismo calcistico mondiale per far fronte al dispendio fisico del calendario giocoforza a maglie fitte e a ritmi serrati imposto dai tempi stretti per portare a conclusione campionati e coppe. </p>
<p><em>“L’<strong>International Football Association Board (IFAB)</strong> ha accettato di apportare una <strong>modifica temporanea alle leggi del gioco</strong> sulla base di una proposta ricevuta dalla FIFA che cerca di proteggere il benessere dei giocatore. Per le competizioni che sono iniziate o che intendono iniziare, ma che dovrebbero essere completate entro il 31 dicembre 2020, l’IFAB ha approvato la proposta della FIFA di introdurre una modifica temporanea alla <strong>Legge 3 – I giocatori</strong>, che consentirà un massimo di cinque sostituti da realizzare per squadra. Tuttavia, per evitare interruzioni del gioco, ogni squadra avrà solo tre opportunità per effettuare sostituzioni; le sostituzioni possono anche essere effettuate a metà tempo”</em>, si legge nel comunicato ufficiale dell&#8217;organo che presiede alle regole del gioco del pallone. </p>
<p><em>“L’emendamento temporaneo entra in vigore con effetto immediato ed è stato effettuato in quanto le partite possono essere giocate in un periodo ristretto in diverse condizioni meteorologiche, entrambe le quali potrebbero avere un impatto sul benessere dei giocatori. La decisione sull’opportunità di applicare questa modifica temporanea rimarrà a discrezione di ogni singolo organizzatore della competizione, mentre l’IFAB e la FIFA determineranno in una fase successiva se tale modifica temporanea debba essere estesa ulteriormente (ad esempio per le competizioni che devono essere completate in 2021). L’emendamento alla Legge 3 riguarda sia le Regole del gioco del 2019/20 che 2020/21, con quest’ultima entrata in vigore dal 1 ° giugno 2020”. </em></p>
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