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	<title>campioni &#8211; Bergamo e Sport</title>
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		<title>La favola Ilicic sposta più in là la telenovela Gomez. Ma senza campioni non si vince, la tattica non basta</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Dec 2020 12:30:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Atalanta]]></category>
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					<description><![CDATA[di Simone Fornoni&#160; Un 4-1 soprattutto grazie a un fenomeno ritrovato. La favola che scaccia la telenovela come si fa [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img style="margin-bottom:15px;width:100%;display:block;" src="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2020/05/Ilicic-Gomez-Muriel-a-Zingonia.jpg"><p><strong>di</strong><em><strong> Simone Fornoni&nbsp;</strong></em></p>
<p>Un 4-1 soprattutto grazie a un <strong>fenomeno</strong> ritrovato. La <strong>favola</strong> che scaccia la <strong>telenovela</strong> come si fa con gli insetti fastidiosi. Anche se il ronzio rimane. Gian Piero <strong>Gasperini</strong>, a fine partita, a Sky è stato netto: <em>&#8220;Se si arrabbia l&#8217;allenatore è un conto, se lo fa il presidente diventa più difficile. Non chiedetemi più del Papu <strong>Gomez</strong>: ci penserà la società ad aggiustare la situazione&#8221;</em>. I due <strong>assist</strong> per la rimonta contro la <strong>Roma</strong>, leggi fiondata a fil di traversa di Duvan <strong>Zapata</strong> e zuccata di Robin <strong>Gosens</strong>, e l&#8217;assolo finale di Josip <strong>Ilicic</strong>, a tiro del tris servito dal furbissimo Luis <strong>Muriel</strong>, hanno spostato soltanto un po&#8217; più in là la spinosissima questione legata al <strong>capitano</strong> argentino della squadra, detronizzato dall&#8217;esclusione congiunta di tecnico e proprietà dalla prova del nove in campionato dopo mille stenti e una discontinuità mai vista in quattro anni e mezzo. Ma <strong>l&#8217;Atalanta</strong> non può prescindere dai giocatori di <strong>qualità</strong> per salire di livello, rampando fuori dalla crisette temporanee, soprattutto quella del gol risolta solo parzialmente ieri nella <strong>ripresa</strong>. Nell&#8217;intervallo, infatti, il mister si è reso conto che la <strong>tattica</strong> su un campo di calcio basta soltanto alle pericolose illusioni, che poi sbattono fatalmente su aggiustamenti di <strong>mira</strong> in numero eccessivo per una compagine di alto rango quale ormai vanno considerati i nerazzurri, capaci di agguantare gli <strong>ottavi</strong> di finale di <strong>Champions</strong> League per la seconda volta su due partecipazioni.</p>
<p>Ruslan <strong>Malinovskyi</strong> è un ingegnere del pallone dagli estemporanei estri da architetto, ma se si incaponisce a provarci di suo, fatta salva la punizione perfetta la settimana precedente con la <strong>Fiorentina</strong>,&nbsp;dimostra al mondo intero che un <strong>attaccante</strong> è tutt&#8217;altra cosa. Quanti tiri ha sbagliato, l&#8217;ultimo tagliando dal dischetto di esterno collo sinistro quando sarebbe stato comodissimo usare l&#8217;altro, su quel cross del Toro di Cali spondato da Hans Hateboer, roba che il <strong>Papu</strong> al posto suo sarebbe già stato crocifisso in sala mensa a Zingonia, e quanti gli sono stati ricacciati in gola dall&#8217;ex Roger Ibanez? I colpi di genio per ribaltare lo score aperto dal solito Edin <strong>Dzeko</strong>, sei in undici scontri diretti per soli due punti conquistati, la metà proprio a Bergamo, non potevano e non possono far parte dell&#8217;armamentario del <strong>giocatore ordinario</strong>. Il soldatino diligente, tecnica dal normale al discreto e nulla più, che fa dell&#8217;obbedienza all&#8217;uomo in panchina una ragione di vita, per intenderci. Ci vogliono i <strong>campioni</strong>, in grado di capire come e quando imprimere alla sfida la <strong>svolta</strong> decisiva senza ragionarci troppo. Perché a forza di pensarci su, poi, magari vai sotto perché Rafael <strong>Toloi</strong> e Cristian <strong>Romero</strong> si fanno battere sul tempo dal doppiopassista Mkhitaryan e dalla girata sul mancino dell&#8217;ariete bosniaco, l&#8217;ex Leo Spinazzola a momenti non ti fa il secondo e solo il culo ti salva, alleandosi nel caso con la base del palo esterno.</p>
<p>Invece, no. Era sufficiente inserire non una punta virando a un 3-4-3 non soltanto di facciata, bensì uno dai colpi di <strong>classe</strong> rimasti spesso e a lungo in canna. Per mesi interminabili, visto che i santini del buon San Giuseppe sono abituati a farsi sospirare, mentre la regolarità del numero 10 non è mai mancata nemmeno nel post lockdown atto primo, quando l&#8217;eroe dell&#8217;ultima domenica si era fermato in campionato al 7-2 di Lecce il primo <strong>marzo</strong> e in Europa all&#8217;incredibile poker valenciano il 10 successivo. Quindi la crisi, nel post Juve-Atalanta 2-2 della fine dei sogni scudetto, 11 luglio, senza aver mai ripreso a estrarre conigli dal cilindro del suo calcio tutto <strong>fantasia</strong> e intuizioni, e l&#8217;attesa per tutto settembre, esentato perfino dal raduno. Gomez, autore tra gli innumerevoli passaggi vincenti di quello per l&#8217;apripista proprio dell&#8217;altro fuoriclasse ad <strong>Anfield</strong> Road il 25 novembre, paga l&#8217;insubordinazione col <strong>Midtjylland</strong>. <strong>Ilicic</strong>, rinvenuto dall&#8217;ennesimo problema, una forma influenzale con mal di gola, ha ridato smalto a un attacco che nella sua bocca da fuoco, il colosso lo colombiano, era inceppato dall&#8217;1-3 interno con la Samp e dalla doppietta con l&#8217;Ajax in casa, 24 e 27 <strong>ottobre</strong>.</p>
<p>I <strong>tifosi</strong> nerazzurri ormai, anche a forza di dargli addosso nemmeno fosse un criminale o avesse sputato sulla maglia, perché prendere a calci l&#8217;uomo a terra è un malvezzo diffuso, senza parlare dell&#8217;irriconoscenza, si sono rassegnati a dover fare a meno di quello che fino a tre settimane fa era considerato unanimemente il <strong>simbolo</strong> dell&#8217;espressionesportiva più esaltante, emozionante e coinvolgente della <strong>Bergamasca</strong>. Terra e popolo che vivono sul lavoro e sul sudore. I <strong>sogni</strong>, però, cogli onesti professionisti della pedata non si possono fare. Forse, fatto fuori il destro, di <strong>campionissimo</strong> rimarrà il sinistro e sarà comunque sufficiente ad alimentare <strong>ambizioni</strong> rinnovate quanto sacrosante. O forse no. Ci vuole poco a tornare coi piedi per terra o al mediocre anonimato del pre <strong>GasPapu</strong>. Leggi il connubio che si è spezzato. Il 20 dicembre, al 9&#8242;, se fosse entrato il bis nemico si sarebbe probabilmente arenato un <strong>ciclo</strong>, la corsa alla qualificazione europea che conta sbarrata fino a nuovo ordine. Pensate a cosa sarebbe successo se la faringite avesse continuato a perseguitare Josip, uno che ha più vite dei gatti, essendo fondamentalmente rinato a metà del mese scorso col rigore al 94&#8242; col Kosovo per la promozione della sua <strong>Slovenia</strong> alla Lega B della Nations League. Senza gente che ci sappia fare col pallone tra i piedi, gli obiettivi tornerebbero ad avere le sponde del Brembo e del Serio come ostacoli. Se non quelle del Morla. Che facciamo, troviamo subito un erede del Diez in uscita o aspettiamo che cada la manna dal cielo?</p>
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