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	<title>Casa del Giovane &#8211; Bergamo e Sport</title>
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		<title>Magrin tra &#8220;I ragazzi del dottor Brolis&#8221;: &#8220;Mi chiamava mezz&#8217;ala di pollo, poi giocai con Scirea&#8230;&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 19 May 2026 10:49:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Storia di uno juventino mancato che poi lo divenne davvero in età più matura: &#8220;Il dottor Brolis mi conobbe al [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img style="margin-bottom:15px;width:100%;display:block;" src="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2026/05/WhatsApp-Image-2026-05-18-at-21.10.16.jpeg"><p>Storia di uno juventino mancato che poi lo divenne davvero in età più matura: <em>&#8220;Il dottor Brolis mi conobbe al Montebelluna, quando facevo ancora il falegname. Mi chiamò &#8216;mezz&#8217;ala di pollo&#8217;, del resto anche al Bassano Virtus dicevano che mi sarei dovuto fare il fisico a suon di bistecche. Dovevo andare alla Juve: niente da fare, ma ritrovai lui all&#8217;<strong>Atalanta</strong>. Poi ci andai davvero, ma a ventott&#8217;anni, dove giocai con un suo ragazzo, <strong>Gaetano Scirea</strong>. Il più grande&#8221;</em>. Ricordi vividi e commozione, alla Casa del Giovane, quando <strong>Marino Magrin</strong>, quello che tirava la bomba, uno dei protagonisti più amati della Dea della risalita dalla serie C con <strong>Ottavio Bianchi</strong> e <strong>Nedo Sonetti</strong>.</p>
<p>Aneddoti per tutti e da tutti, nella tappa di presentazione de <em>&#8220;I ragazzi del dottor Brolis. Storie di un calcio che non finirà&#8221;</em>, autori <strong>Marco Carobbio</strong> e la figlia del dottore, la storica <strong>Maria Teresa Brolis</strong>, per Equa Edizioni. In primis dalla vedova del grande Gai, indimenticabile non solo in bianconero ma soprattutto al Mundial spagnolo dell&#8217;ottantadue dopo la gavetta atalantina in grande stile arrivando quattordicenne dalla Serenissima San Pio X di Cinisello Balsamo, spinto dal suo scopritore <strong>Gianni Crimella</strong>. <em>&#8220;La cifra del ricordo di Gaetano, che sarà per sempre il mio fratellino, è che chiunque l&#8217;abbia conosciuto e gli sia stato compagno di squadra, le lacrime non riesce mai a trattenerle. A Bergamo volli fortemente portarcelo io. Al Memorial Scirea che organizzo ancora, a cui purtroppo da qualche anno non può partecipare il fratello Paolo, anche <strong>Giancarlo Finardi</strong> piange. <strong>Giuseppe Brolis</strong> era un maestro, uno che pescava talenti in giro e fu il primo a reclutare futuri campioni fuori dalla provincia di Bergamo. Prima l&#8217;Atalanta non lo faceva&#8221;</em>, le parole del totem del calcio cinesellese.</p>
<p><em>&#8220;Gaetano diceva che tornare a Bergamo era come tornare a casa. Faceva avanti e indietro con l&#8217;autostradale da Milano andandoci in bicicletta da Cinisello Balsamo. Gliene rubarono qualcuna e suo padre voleva che gliela risarcisse la società&#8221;</em>, sorride <strong>Mariella Cavanna Scirea</strong>, guest star del Monday Night nell&#8217;ala dell&#8217;Opera Patronato San Vincenzo che ospita da sempre la foresteria dei baby nerazzurri non bergamaschi. <em>&#8220;A Bergamo lo portò il dottor Brolis, a cui diceva sempre di dovere tutto. E dell&#8217;Atalanta mi chiedeva sempre quando andavo a prenderlo in macchina allo stadio dopo la partita della Juventus: &#8216;Ma cos&#8217;ha fatto? Ha vinto?&#8217;. Gli era rimasta nel cuore. Era riservato di carattere, a parte che a casa me ne combinava di tutti di colori, ma era un trascinatore. Nei momenti bui convocava la squadra al Gatto Nero scrivendolo sulla lavagna dello spogliatoio: ci andavano tutti e <strong>Magrin</strong> suonava la chitarra&#8221;</em>.</p>
<p>Nessuna sorpresa, considerata l&#8217;anima musicale molto popolare con fondo soul dimostrata incidendo l&#8217;inno del ritorno nel massimo campionato, nel 1984, &#8220;Forza Atalanta dai, spingi più forte che puoi&#8221; insieme all&#8217;Atalanta Club Valgandino. Lo cantano ancora tutti, anche chi all&#8217;epoca non era nato. Perché la passione viene prima di tutto. <em><em>&#8220;Vengo da un paesino e amo questa sfera di cuoio. Giocavo all&#8217;oratorio</em> (Casoni di Mussolente, Vicenza, anche se nato a Borso del Grappa, Treviso, NdR) e facevo tecnica sul muro. A dieci anni cominciai a giocare con quelli più grandi, c&#8217;era la voglia di essere all&#8217;altezza. A sedici passai al Bassano Virtus insieme al mediano che era più alto di 15 centimetri. Ci andavo col Garelli da tifoso del Milan e di Rivera&#8221;</em>, sottolinea <strong>Magrin</strong>. Breve pausa ed ecco riaffacciarsi il Peppino da Verdello, dirigente della Dalmine che fiutava talenti come un segugio a una partita di caccia: <em>&#8220;A 16 e mezzo dagli Allievi fui convocato in prima squadra in D, tre gol. Mi dicevano che avevo bisogno di bistecche per farmi il fisico. Poi due anni a Montebelluna e, quando facevo ancora il falegname, il dottor Giuseppe Brolis venne a vedermi chiamandomi &#8216;mezz&#8217;ala di pollo&#8217;. Avevo il numero 8, me lo portavo anche a letto. Lui era osservatore della Juve, che prese Tolfo e Marchetti. Io non ho mai mollato nemmeno quando Gobbo, altro compagno, andò al Como e a me toccò restare. A settembre 1979 mi prese il Mantova in C, &#8216;il Riverino virgiliano&#8217;, l&#8217;Atalanta mi volle e poi retrocesse in C anche lei&#8221;</em>.</p>
<p>Brolis atto II, l&#8217;osservatore juventino che non l&#8217;aveva preso si rivede in sede. <em>&#8220;L&#8217;allenatore Mihalic mi consigliò di andarci, perché a Bergamo c&#8217;era tutt&#8217;altra società. Nei mister ho sempre cercato la figura paterna che non avevo. <strong>Ottavio Bianchi</strong> mi diede il numero dieci. Il massaggiatore <strong>Renzo Cividini</strong> mi disse che era di Adelio Moro, ma soprattutto che a parte la tecnica qui contava sudare la maglia e l&#8217;agonismo. Segnai subito, di sinistro, da mezzala. Ecco cosa è per me l&#8217;Atalanta: dare l&#8217;anima. Alla Juve conobbi Scirea. Quando si entra a Zingonia bisogna sorridere, perché il calcio è divertimento</em> &#8211; continua Marino, rivolto ai ragazzi delle giovanili in sala -. <em>Ricordo il primo ritiro a Ziano di Fiemme. Ritrovo il dottor Brolis a Zingonia che mi disse che facevo pochi gol, mentre <strong>Franco Previtali</strong> mi disse che mi avevano preso per vincere il campionato. In A il mio preferito era Marco Tardelli. Regalai la sua 8 della Juve al fornaio del paese. Alla Juve Scirea mi vide subito come amico. Era un amico e un grande signore&#8221;</em>.</p>
<p>Un ragazzo &#8220;vero&#8221;, ovvero visto e reclutato all&#8217;istante, è invece <strong>Hubert Pircher</strong> da Nalles, classe 1959, fisico ancora imponente, altoatesino come Jannik Sinner. <em>&#8220;<strong>Brolis</strong> mi venne a scegliere perché in vacanza dalle mie parti. Nel &#8217;73, sceso a Bergamo per un torneo con l&#8217;Atalanta nella Virtus Don Bosco, squadra di Bolzano, ero già praticamente preso</em> &#8211; ricorda il centravanti di sfondamento -. <em>Giovedì, nella partitella, era Pircher contro Percassi, Antonio, il futuro presidente. Siamo venuti anche alle mani. Era bello tosto. Con <strong>Fanna</strong> e <strong>Filisetti</strong> fummo vicecampioni Allievi, poi <strong>Heriberto Herrera</strong> mi volle in prima squadra ancor prima dei sedici anni. Niente deroga, alla prima amichevole a 16 anni e una settimana feci tripletta in amichevole a Trezzo. Poi prima squadra. La mia storia cominciò lì. E da qui non me ne sono più andato&#8221;</em>.</p>
<p><strong>Gianpaolo Bellini</strong>, attuale vice responsabile tecnico dell&#8217;attività agonistica, ne ha da raccontare, come bandiera. <em>&#8220;A dieci anni andai da Sarnico all&#8217;Atalanta grazie al maestro <strong>Raffaello Bonifaccio</strong>. Papà era contrario: era preoccupato per la scuola, per la lontananza dalla famiglia. Poi si è fatto convincere. <strong>Mino Favini</strong> lo trovai come responsabile del settore giovanile. Ho fatto la carriera che ho fatto nella solo squadra della mia vita. Quindi ho collaborato in panchina con Massimo Brambilla, per due anni ho allenato l&#8217;Under 17 e ora ho un ruolo più dirigenziale seguendo i più grandicelli del vivaio. Alla Casa del Giovane l&#8217;Atalanta è casa come a Zingonia, specie per chi ha la famiglia lontano da Bergamo: trasmettere ai ragazzi l&#8217;idea di famiglia è fondamentale. Se penso all&#8217;Atalanta, penso a questo. Di Samaden ricordo che al suo arrivo disse che invidiava l&#8217;Atalanta anche quando era all&#8217;Inter: si stupiva di un settore giovanile così forte pur senza i mezzi economici di una big. Fu lui a dire &#8216;sarà l&#8217;aria di Zingonia&#8217;: ha ragione, sono le nostre radici e la nostra forza&#8221;</em>.</p>
<p><em>&#8220;Ricordo gli anni con Gaetano Scirea, Chigioni e gli altri, fin dal trofeo Carlin&#8217;s Boys, la finale scudetto primavera 1973 con Percassi. Quando un giovane del vivaio esordiva in prima squadra, era una festa per tutti gli altri</em> &#8211; rimarca <strong>Giancarlo Finardi</strong>, coordinatore tecnico e di fatto vice responsabile del vivaio -. <em>L&#8217;aria di Zingonia era che tutti ti salutavano anche allora, anche se non ti avevano mai visto prima. L&#8217;educazione. Me l&#8217;ha detto Oreste Perri, un big del canottaggio, recentemente in visita alla nostra sede&#8221;</em>. <em>&#8220;Zingonia e la Casa del Giovane sono &#8216;l&#8217;aria di Zingonia&#8217;, l&#8217;ambiente in cui i ragazzi dell&#8217;Atalanta sono messi in condizione di crescere bene</em> &#8211; il pensiero di <strong>Roberto Samaden</strong>, direttore del settore giovanile -. <em>Da noi si formano i ragazzi dal punto di vista educativo e sportivo. Trovano tutto quello di cui hanno bisogno. Vivere lontano da casa, del resto, non è facile&#8221;</em>.</p>
<p>Via, allora, alle testimonianze degli ospiti della foresteria. Il quasi diciassettenne <strong>Pietro Stocco</strong> da Treviso: <em>&#8220;Mi sveglio alle sette, faccio colazione, ho scuola qui in centro, poi pullman e Zingonia, si torna alle sette di sera, si studia, si cena e si va a dormire entro le undici. La mia famiglia è contenta che io mi trovi bene. Si può ben dire che ne ho trovata un&#8217;altra: vivo insieme ai miei compagni di squadra&#8221;</em>. C&#8217;è un&#8217;altra mezz&#8217;ala veneta, come Marino che tirava la bomba, <strong>Francesco Gasparello</strong>, fresco vincitore della Coppa Italia con la Primavera: <em>&#8220;Da tre anni sono a Bergamo, mai pentito della scelta. Io sono di Padova, avevo anche le milanesi e la Juve come opzioni. Mi sono subito sentito a casa, volevo venirci e Samaden è stato determinante nel convincermi&#8221;</em>. Spoiler: il Premio Brembo quale miglior giocatore-studente della sua categoria (Under 20, ma Gasparello è un 2009) è di Mattia Pedretti, ricciolino come lui e pure pari ruolo ma più strutturato. C&#8217;è anche l&#8217;omonimo illustre, ma biondissimo: <em>&#8220;Sì, sono uno specialista anch&#8217;io delle punizioni</em> &#8211; afferma <strong>Alex Magrin</strong>, 15 anni e una storia da Odissea -. <em>L&#8217;anno scorso la mia famiglia s&#8217;è trasferita in Spagna, ma io sono tornato. E mi trovo a casa&#8221;</em>. <em>&#8220;Lui non c&#8217;era al ritorno con la Fiorentina, per questo siamo usciti dalla fase finale Under 16&#8221;</em>, sottolinea Finardi, scherzando ma non troppo.</p>
<p>Infine, gli interventi istituzionali di contorno, tutti coordinati da Xavier Jacobelli. <strong>Lucia Castelli</strong>, responsabile dell&#8217;area educativa dell&#8217;Atalanta, ha un mito da sfatare: <em>&#8220;Samaden in prima persona ha chiesto che a ritirare le pagelle fossero gli allenatori, per riconoscere loro compiutamente il ruolo di primi educatori. Noi non mandiamo via chi va male a scuola, lo aiutiamo&#8221;</em>. Dulcis in fundo, l&#8217;appello-visione dell&#8217;autrice. La figlia del dottor Peppino Brolis da Verdello, il signore alto e distinto, con giacca, cravatta, impermeabile e cappello, che scovava talenti a cui dava del lei anche se ragazzini: <em>&#8220;Questa serata, come le altre, è dedicata a voi ragazzi, perché interpretate i sogni e i desideri di tutti. Ovvero di restituire il calcio alla bellezza della gioventù e della passione, senza fare dei soldi un traguardo e un obiettivo&#8221;</em>.<br />
<em><strong>Simone Fornoni</strong></em></p>
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		<title>Delegazione di Bergamo tra premi e progetti: “Novità su femminile, dirette tv e calcio a 5”</title>
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		<pubDate>Sat, 11 Jun 2022 09:30:44 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[“Lo scudetto di Seconda e Terza Categoria sarà replicato, ma l&#8217;intenzione è di trasmettere in diretta tv e streaming almeno [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img style="margin-bottom:15px;width:100%;display:block;" src="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2022/06/IMG-20220610-WA0031.jpeg"><p><em>“Lo <strong>scudetto</strong> di Seconda e Terza Categoria sarà replicato, ma l&#8217;intenzione è di trasmettere in <strong>diretta</strong> tv e streaming almeno due partite di cartello al mese. La <strong>Rappresentativa Femminile Under 15</strong> è già una realtà e ad agosto affronterà il Trofeo Quarenghi, mentre per il <strong>calcio a 5</strong> abbiamo in cantiere un campionato parallelo per le squadre a 11 con possibilità di doppio tesseramento”</em>. La ventata del nuovo e della progettualità della <strong>Delegazione di Bergamo</strong> (che comprende anche Marco Domenghini, Enrico Bonacina, Alessandro Gibellini, Antonio Maggioni, Mauro Pagani, Alberto Vanoncini, Pierluigi Zambelli e il segretario Sergio Calvi) presso il Comitato Regionale Lombardo by <strong>Nicola Radici</strong>, il primo ad avere la parola dallo speaker-moderatore Fabrizio <strong>Pirola</strong>: <em>“Abbiamo preso le redini del calcio provinciale nel gennaio della difficile ripartenza post Covid-19, ma le iniziative fervono per alzare l&#8217;asticella qualitativa del movimento di casa nostra</em> – afferma il capo delegazione, ex direttore sportivo dell&#8217;Atalanta dopo gli esordi a Leffe, la genesi dell&#8217;AlbinoLeffe e la presidenza di Pro Sesto e Prato prima di emigrare in Spagna come consulente di mercato e nella Linense -. <em>Tra le iniziative in essere, anche una giornata dedicata agli arbitri per la spiegazione e gli aggiornamenti sulle regole, il corso per dirigenti sportivi da tenersi a Bergamo a ottobre per incrementare la qualità della gestione dei singoli club, una pausa invernale magari più lunga per sfruttare al massimo la stagione primaverile e, infine, il mio sogno: un campo a 11 alla Cittadella dello Sport di via Gleno. Il nostro, comunque, è un movimento dai <strong>grandi numeri</strong>. Ed è un tutt&#8217;uno tra dilettanti e professionisti: il territorio esprime almeno una squadra in serie C da quarant&#8217;anni, dalla Virescit in avanti, figlia comunque delle categorie minori”</em>.</p>
<p>Alla riunione annuale alla <strong>Casa del Giovane</strong>, non a caso, c&#8217;è chi fa dell&#8217;aritmetica pura per sciorinare consuntivi importanti, dopo la proiezione delle finali per il titolo tra Levate e Oratorio <strong>Palosco</strong> a Leffe (1-2, 7 maggio) e a Zogno tra Brembillese e <strong>Fara</strong> Olivana con Sola (1-3, il 21, sempre un sabato), a cura di Alma Communications, andate in diretta streaming nonché su Teleshopping canali 225, 249, 270 del digitale terrestre e sui canali 899 – 920 – 890 del satellitare. Ad esempio, il presidente dell&#8217;<strong>Aiac</strong> locale Massimo <strong>Ruggeri</strong>: <em>“Abbiamo circa <strong>1.100 allenatori</strong> abilitati, più 140 che stanno prossimi all&#8217;abilitazione e sempre più <strong>calciatori in attività</strong> che si stanno formando o si stanno disimpegnando come tecnici delle <strong>giovanili</strong>. Un mestiere che implica responsabilità sociale verso i ragazzi e le loro famiglie che ci affidano i loro figli”</em>. Una <strong>crescita</strong> costante testimoniata dal vicepresidente del <strong>Comitato Regionale Lombardo</strong> Marco <strong>Grassini</strong>: <em>“Nell&#8217;ultimo triennio si sono tenuti <strong>50 corsi</strong>, di cui 28 Uefa C, 20 Uefa D, 1 per allenatori dilettanti e 1 per il calcio a 5. A livello regionale, su 6.200 domande, le abilitazioni sono a quota 2.880. I <strong>bilanci</strong> del 2020-2021 hanno subìto un forte disavanzo, causato dal calo sensibile delle quote per l&#8217;iscrizione, coperto dal Fondo di Riserva. Il 2021-2022 ha segnato la ripresa e con essa l&#8217;equilibrio”</em>. Come sottolinea Mauro <strong>Spoldi</strong>, coordinatore lombardo del settore giovanile e scolastico, è proprio la sinergia in nome del <strong>doppio impegno</strong> a corroborare il movimento: <em>“La <strong>Figc</strong> è la mamma, i figli sono dirigenti, tecnici e giocatori. Queste ultime due voci a livello di vivai coincidono sempre di più: chi gioca in prima squadra spesso fa pratica in panchina tra i giovani di casa”</em>.</p>
<p>Stesso discorsi per gli <strong>arbitri</strong>, altra voce sul filo sottile delle cifre: <em>“L&#8217;apprendimento e l&#8217;approfondimento della tattica sul campo favoriscono la carriera arbitrale dei giocatori. Attualmente ce ne sono una ventina che dirigono le partite dei ragazzi: come obiettivo ci poniamo quota 100</em> – afferma Paolo <strong>Fiorini</strong>, il presidente dei fischietti bergamaschi -. <em>Su 480 associati, purtroppo, la sospensione pandemica ha causato l&#8217;abbandono di ben 80. Eppure abbiamo fatto fronte nell&#8217;annata appena conclusa a <strong>5.500 designazioni</strong>, riuscendo perfino ad aiutare le sezioni confinanti”</em>. La tenuta del pallone di casa nostra è stato l&#8217;oggetto del discorso del consigliere regionale Gianlauro <strong>Bellani</strong>: <em>“La caparbietà dei dirigenti e del volontariato sociale che regge le società bergamasche è il segreto del successo. Bergamo sa vivere anche solo di sudore e di lacrime: nonostante la pandemia, nel 2021-2022, <strong>sole 10 gare sospese su 4.200</strong> dopo un biennio di campionati iniziati e stoppati quasi subito. Senza gli sforzi e il rispetto dei protocolli antipandemici delle singole realtà, non esisterebbero neppure la Delegazione e il Comitato: uniti siamo più forti”</em>.</p>
<p>Infine, la <strong>Lombardia</strong> della governance del calcio intervenuta all&#8217;auditorium di via Gavazzeni. <em>“<strong>Sportelli</strong> per la comunicazione più immediata e semplice tra realtà provinciali e <strong>CRL</strong>, nuovo sito con area fiscale-legale, un <strong>sistema</strong> organizzativo delle Delegazioni a supporto dei club, la <strong>formazione</strong> in collaborazione col Coni su piattaforma dedicata, la promozione del progetto <strong>“CRL Media”</strong> con web tv, podcast e free press, la visibilità di province e Regione, il potenziamento dell&#8217;attività sociale: in questi punti è racchiusa la mission”</em>, assicura il consigliere CRL Ivo <strong>Licciardi</strong>. Quanto al capo di tutti i capi, Carlo <strong>Tavecchio</strong>, presentato da Bellani come “l&#8217;ex presidente federale prestato alla Lombardia”, ecco la chiosa tra rivendicazioni istituzionali e linee guida: <em>“A tutt&#8217;oggi non c&#8217;è spazio in alcun decreto per l&#8217;applicazione del 110 per cento alla ristrutturazione degli spogliatoi, il famoso superbonus che scade a fine mese ed è di fatto già esaurito, mentre il Pirellone ha fatto cadere dalla tavola del ricco epulone le briciole, 66 mila euro quale contributo Covid</em> – accusa il vertice del Comitato Regionale -. <em>Se la politica non si dà una mossa e non ci ascolta, ci attendono anni di carestia, di piaghe d&#8217;Egitto. La riforma Spadafora è slittata a chissà quando, tra il contratto per i lavoratori dello sport e l’abolizione del vincolo sportivo per gli atleti dilettanti. A tracciare la linea è l&#8217;eredità di Giuseppe Baretti, di cui commemoriamo la grande figura, sintesi di competenza, impegno e disponibilità. Noi ci assumiamo l&#8217;onere di implementare l&#8217;attività sui territori. E Bergamo è una pedina fondamentale dello scacchiere lombardo”</em>.</p>
<p><strong>I PREMI DELLA DELEGAZIONE DI BERGAMO (vincitrici dei gironi e Coppa Disciplina)</strong> – consegnati dal direttore operativo dell&#8217;Atalanta Roberto Spagnolo (“Se non ci fossero i dilettanti non ci saremmo nemmeno noi”) e dal referente Unione Nazionale Volontari dello Sport Floriano <strong>Ruggeri</strong><br />
Promozione: Pradalunghese (girone C) e (C.D.) Almè.<br />
Prima Categoria: Falco (E), Torre de&#8217; Roveri (F) e Pagazzanese (L).<br />
Seconda Categoria: Brembillese (A), Pianico (B), Fara Olivana con Sola (C) e Boltiere (D).<br />
Calcio a 5 serie D girone C: Argonese San Paolo d&#8217;Argon.<br />
Terza Categoria: Aurora Terno (A), Ranica (B), Oratorio Palosco (C), Arzago (D) e Levate (E); (C.D.) Valserina.<br />
Juniores Regionale A: Scanzorosciate (C) e Trevigliese (D).<br />
Juniores Regionale B: Mapello (D) e Gorle (E).<br />
Juniores Provicinali Under 19: Brembate Sopra (A e campione), La Torre (B), Nuova Valcavallina (C), Oratorio Cologno (D), Aurora Seriate (E), e (C.D.) Pradalunghese.<br />
Allievi Provinciali Under 18: Lallio (C), Brembate Sopra (D) e (C.D.) Ponte Calcio.<br />
Allievi Regionali Under 17 Elite: Virtus CiseranoBergamo (C).<br />
Allievi Regionali Under 17: Caravaggio (C).<br />
Allievi Regionali Under 17 femminile: Atalanta (B).<br />
Allievi Provinciali Under 17: Lemine Almenno (A e C.D.), Rovetta (B), Valcalepio Junior (C), Colognese (D e campione).<br />
Allievi Regionali Under 16: Virtus CiseranoBergamo (C) e Brusaporto (D).<br />
Allievi Provinciali Under 16: San Pellegrino (A), Fiorente Colognola (B e campione), Forza e Costanza (C), Trevigliese (D) e (C.D.) Lallio.<br />
Giovanissime Regionali Under 15 femminile: Atalanta (B).<br />
Giovanissimi Regionali Under 15 Elite: Virtus CiseranoBergamo (C).<br />
Giovanissimi Regionali Under 15: Cisanese (C) e Caravaggio (D).<br />
Giovanissimi Provinciali Under 15: San Pellegrino (A), Juvenes Gianni Radici (B e campione), Endine Gaiano e Nova Montello (C), Ghisalbese (D), Mapello (E) e (C.D.) Ranica.<br />
Giovanissimi Professionisti Under 14: Atalanta (B).<br />
Esordienti Professionisti Under 13: AlbinoLeffe (A).<br />
Giovanissimi Regionali Under 14: Caravaggio (C) e Ponte San Pietro (C e C.D.).<br />
Giovanissimi Provinciali Under 14 Primaverile: Tritium (A e campione), Real Calepina e Brusaporto (B), Rovetta (C), San Pellegrino (D) e (C.D.) Atalanta.</p>
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