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	<title>Emiliano Mondonico &#8211; Bergamo e Sport</title>
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		<title>La vigilia dell&#8217;Atalanta più importante: il ricordo del Mondo e i 34 di De Roon</title>
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		<pubDate>Sat, 29 Mar 2025 12:53:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Per l&#8217;Atalanta, meno sei dall&#8217;Inter e tre dal Napoli con la prima di nove finali da giocare per non lasciarsi [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img style="margin-bottom:15px;width:100%;display:block;" src="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2018/03/mondonico.jpg"><p>Per <strong>l&#8217;Atalanta</strong>, meno sei dall&#8217;Inter e tre dal Napoli con la prima di nove finali da giocare per non lasciarsi scappare l&#8217;impossibile sognato da Gian Piero <strong>Gasperini</strong>, è la <strong>vigilia</strong> più importante. Lo sarebbe anche stata per <strong>Emiliano Mondonico</strong>, visto che andava dicendo di tifare per la <strong>Fiorentina</strong>. Ma il Baffo di Rivolta d&#8217;Adda, salito a raccogliere il premio dei giusti questo stesso giorno sette anni fa, è legato indissolubilmente al nerazzurro di Bergamo ben di più di quanto non dicano le sue <strong>299 panchine</strong> nerazzurre.</p>
<p>Questione di feeling sul piano umano e dei valori, questione di <strong>profumo d&#8217;Europa</strong> fatto riannusare alla regina delle provinciali adesso assurta a big dal brand internazionale anche grazie al secondo posto nella Coppa Italia contro il Napoli scudettato. La cavalcata fino alle <strong>semifinali col Malines</strong> in Coppa delle Coppe è una pietra miliare della storia del costume di casa nostra, travalicando i confini dello sport e de calcio. Tra 1987 e 1990, nel primo &#8220;mandato&#8221; mondonichiano, anche due qualificazioni alla Coppa Uefa consecutive, primo turno consumato con l&#8217;uscita con lo Spartak Mosca nel 1989 e poi avventura fino ai quarti con l&#8217;Inter lasciata al duo di staffettisti a lui succeduti, Piero <strong>Frosio</strong> e Bruno <strong>Giorgi</strong>. Dal 1994 al 1998, infine, la seconda volta con le glorie toriniste in mezzo a sedia alzata in finale con l&#8217;Ajax nel &#8217;92, l&#8217;altra risalita dalla B fino alla nuova retrocessione valorizzando sia Bobo Vieri che Pippo <strong>Inzaghi</strong>, senza contare l&#8217;angelo rivoluto dal Cielo Federico Pisani.</p>
<p>Se l&#8217;impatto e il ricordo del Mondo ne trascende il record positivo di 104 vittorie a 97 con 98 pari, oggi, sabato 29 marzo, cade anche il <strong>compleanno</strong> numero 34 di <strong>Marten de Roon</strong>, vice capitano perché in cima alle gerarchie c&#8217;è ancora il panchinaro Rafael Toloi ma leader effettivo in campo e pure dello spogliatoio. Lui un record lo detiene già, le <strong>298 presenze in serie A</strong> da atalantino, 17 in più del recordman assoluto Gianpaolo <strong>Bellini</strong> che è nato 2 giorni e 11 anni prima dell&#8217;olandese e costituisce la pietra di paragone di longevità per chiunque con le sue <strong>435</strong> allacciate di scarpe senza aver mai indossato alcun altra maglia. Fra&#8217; Martino, diga e metronomo di centrocampo, fin qui ne ha in saccoccia ben 387 in tutte le competizioni, impreziosite da 21 gol e 27 assist. Il secondo giocatore più presente nella storia della Dea che può legittimamente aspirare a scavalcare la Bandiera per eccellenza.&nbsp;</p>
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		<title>Il sogno chiamato Malines compie 35 anni. Gas e Mondo, grazie per sempre</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Apr 2023 09:46:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Quel rigore di Oliviero Garlini per dare Gas alla semifinale di ritorno, il palo di Daniele Fortunato, la remuntada fiamminga [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img style="margin-bottom:15px;width:100%;display:block;" src="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2018/10/Mondonico.jpg"><p>Quel rigore di Oliviero <strong>Garlini</strong> per dare Gas alla semifinale di ritorno, il palo di Daniele <strong>Fortunato</strong>, la remuntada fiamminga Rutjes-Emmers (il primo, in realtà, olandese) del Mechelen chiamato <strong>Malines</strong> alla francese. Un sogno sfumato che mai nella vita di qualunque tifoso dell&#8217;<strong>Atalanta</strong> potrebbe diventare un incubo, perché quella serata al vecchio &#8220;Comunale&#8221; Il <strong>20 aprile 1988</strong> la massima espressione della Bergamo sportiva scrisse la pagina più bella di un libro infinito. La squadra di serie B alla ricerca del ritorno al piano di sopra che sfiorò da vicino la <strong>Coppa delle Coppe</strong>. Figlia della finale di Coppa Italia col <strong>Napoli</strong> scudettato di Bianchi e Maradona guadagnata dalla banda già retrocessa di Nedo <strong>Sonetti</strong>, ma sublimata dalla cavalcata di Emiliano <strong>Mondonico</strong>, compianto e rimpianto artefice del nuovo corso della presidenza di Cesare <strong>Bortolotti</strong>. Quando l&#8217;Europa era una gioia e soprattutto l&#8217;eccezione, e non data per scontata come adesso. Un ricordo da 41 mila bergamaschi allo stadio più tutto il resto incollato alla tv.</p>
<p><iframe title="Semifinale di Coppa delle Coppe 1988: Atalanta vs Malines" width="500" height="375" src="https://www.youtube.com/embed/3BUG4xLJtOI?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></p>
<p><iframe src="https://www.facebook.com/plugins/post.php?href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2Fdaniele.belotti.79%2Fposts%2Fpfbid037Aabmf1kZdSRBzrgRQm7nToS4gYW9BSaMKiimsb4q3HJzSCXPq11zTAQe3HaGKvBl&#038;show_text=true&#038;width=500" width="500" height="703" style="border:none;overflow:hidden" scrolling="no" frameborder="0" allowfullscreen="true" allow="autoplay; clipboard-write; encrypted-media; picture-in-picture; web-share"></iframe></p>
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		<title>5 anni senza Emiliano Mondonico</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Mar 2023 11:32:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[L&#8217;Atalanta ha ricordato Emiliano Mondonico, attaccante per sole 2 partite nel 1971-1972 e allenatore per sette stagioni, arresosi alla malattia [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img style="margin-bottom:15px;width:100%;display:block;" src="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2018/03/mondonico.jpg"><p><strong>L&#8217;Atalanta</strong> ha ricordato Emiliano <strong>Mondonico</strong>, attaccante per sole 2 partite nel 1971-1972 e allenatore per sette stagioni, arresosi alla malattia il 29 marzo 2018. <em>&#8220;Oggi, mercoledì 29 marzo, ricorre il quinto anniversario della scomparsa di Emiliano Mondonico. Ha vestito la maglia nerazzurra prima da giocatore, poi da allenatore. Da tecnico atalantino, dal 1987 al 1990 e dal 1994 al 1998, ha scritto alcune delle pagine più belle della storia della nostra Società</em> &#8211; si legge nella nota sui profili ufficiali del club -. <em>Passano gli anni, ma il ricordo di Emiliano è sempre e più che mai vivo restando immutato nel cuore di tutta l’Atalanta. Sarai per sempre il nostro MONDO”</em>. Protagonista di una promozione immediata dalla serie B, della cavalcata in Coppa delle Coppe fino alle semifinali col Malines (&#8217;88), e di due qualificazioni alla Coppa Uefa consecutive (1989 e 1990), il tecnico di Rivolta d&#8217;Adda è il secondo recordman di panchine nerazzurre a quota 299, dietro le 319 dell&#8217;attuale allenatore Gian Piero <strong>Gasperini</strong> e davanti alle 281 di Stefano Colantuono. Per l&#8217;<strong>AlbinoLeffe</strong>, invece, quattro permanenze cadette (nel 2006 ai playout con l&#8217;Avellino, nel 2011 col Piacenza) in 142 partite distribuite su due minicicli da tre stagioni e mezzo.</p>
<p><iframe src="https://www.facebook.com/plugins/post.php?href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2FUCAlbinoLeffe1998%2Fposts%2Fpfbid0RpJ7mhuqacwtQ9KxVLdCagzipSQY6GT2QyCccq7CuP1TtfvBHQ64g9SP4ZqnKzQpl&#038;show_text=true&#038;width=500" width="500" height="654" style="border:none;overflow:hidden" scrolling="no" frameborder="0" allowfullscreen="true" allow="autoplay; clipboard-write; encrypted-media; picture-in-picture; web-share"></iframe></p>
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		<title>Due anni senza il Mondo. Quanto ci servirebbe in un momento buio come questo&#8230;</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Mar 2020 14:21:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&#8220;Nel calcio tutti parlano di moduli e numeri, ma la realtà è che in fase di non possesso qualunque squadra [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img style="margin-bottom:15px;width:100%;display:block;" src="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2018/03/mondonico.jpg"><p><em>&#8220;Nel calcio tutti parlano di moduli e numeri, ma la realtà è che in fase di non possesso qualunque squadra tiene nove giocatori dietro la linea della palla&#8221;.</em> Una delle famose frasi, pardon aforismi, ma con la forza di una parabola, di <strong>Emiliano Mondonico</strong>, che non è facile cancellare dalla mente e dal cuore. Come lui, del resto. Come il personaggio che s&#8217;era creato da solo, in tantissimi anni di carriera, reso ancora più solito, monumentale e indimenticabile dal suo spessore di persona. Due anni dalla sua scomparsa, gli ultimi sette trascorsi a fare avanti e indietro da medici e ospedali, e il <strong>Mondo</strong> ci manca un Mondo. Perché con la sua semplicità e il suo approccio disincantato a un universo dorato ma solo nella patina, ahinoi tendente all&#8217;immagine e all&#8217;effimero, con l&#8217;anima di plastica al pari dei tacchetti delle scarpe da gioco, il Baffo di Rivolta d&#8217;Adda ha insegnato a tutti cos&#8217;è il professionismo senza prendersi troppo sul serio. Anzi, praticamente mai.</p>
<p>Sarebbe servita maledettamente a tutti noi, in questi tempi bui della pandemia da Coronavirus che ha paralizzato praticamente ogni attività umana, cancellando pure la comoda via di fuga dello <strong>sport</strong>, la sua capacità innata di ricondurre le cose nella loro dimensione, al loro posto. Sarebbe stato, con la sua filosofia semplice e crudamente disincantata, attaccata alla realtà e non proiettata sulle chimere del presente e del futuro, un comandante in capo ideale per spronarci a resistere e a combattere per tirarcene fuori. Anche senza Instagram e campagne a base di hashtag, lui che aveva nella comunicativa diretta, vis-à-vis, il punto di forza.</p>
<p><em>&#8220;Prenda sul serio il suo lavoro e mai se stesso&#8221;</em>, aveva detto al futuro generale Eisenhower uno dei maestri del suo corso ufficiali. Emiliano era proprio così. Non se la tirava ed era qualcuno soprattutto fuori dal campo, dove non disdegnava pranzi, cene e rendez-vous alla buona, con gentile offertorio di <strong>salame</strong> di sua produzione, al di là dell&#8217;impegno sociale a favore degli alcolisti in trattamento, dell&#8217;oratorio Sant&#8217;Alberto di Lodi dove la sua figura di allenatore quasi quasi si sposò con quella di apostolo, de &#8220;La passione di Yara&#8221; che lo legò alla Bergamasca fino alla fine dei suoi giorni e di innumerevoli altre iniziative di cui era testimonial.</p>
<p>Il <strong>palmarès</strong>, per uno abbonato alla periferia dell&#8217;impero, da ex grande promessa non mantenuta in quota Torino e Atalanta, un&#8217;ala che aveva La Farfalla Gigi <strong>Meroni</strong> come idolo e i Rolling Stones e i Nomadi come riferimenti musicali per scampare ai ritiri, a conti fatti è impressionante. <strong>Semifinali</strong> di Coppa delle Coppe contro il <strong>Malines</strong> nella sua prima stagione nerazzurra con la squadra in serie B, qualificandosi poi alla Coppa Uefa per le due annate successive. Già alla guida di Cremonese e Como con promozioni e salvezza annesse, prima del ritorno a Bergamo allenò i Granata cui aggiunse in bacheca la Coppa Italia nel 1993.&nbsp;Avrebbe poi salvato tre volte <strong>l&#8217;AlbinoLeffe</strong>, due ai playout, e nel mentre riaccompagnato per mano al piano di sopra la Fiorentina del sofferto post Cecchi Gori. Nemmeno <strong>299 panchine atalantine</strong>, record societario, sono uno scherzo. Figurarsi la finale della Coccarda persa a pro dei viola nel 1996, prima di chiudere con la Dea retrocedendo due annate più tardi.</p>
<p>Non allenava più dal marzo 2012, ultima stazione <strong>Novara</strong>, in serie A. Era uno degli opinionisti e dei commentatori più quotati, grazie al suo eloquio saggio e brillante, per non parlare della competenza. Uno degli ultimi Moloch del pallone all&#8217;italiana, stile pane e salame, ma non per questo meno sagace. Accanto a Oliviero Bomber Vero <strong>Garlini</strong> e al cervello Eligio <strong>Nicolini</strong>, nella sua mitica Atalanta di coppe, mentre si risaliva la categoria, quante volte un marcatore arcigno e spiegato come Costanz(i)o <strong>Barcella</strong> saliva a sostegno dell&#8217;attacco come un Rafa <strong>Toloi</strong> ante litteram?</p>
<p>Due anni senza Mondo e senza le sue <strong>parole</strong> ricche di sale, pepe ma anche miele. Avrebbe saputo regalarci quelle più adatte anche in queste tristi circostanze. Sorriso e stretta di mano immediati e garantiti. I fuori microfono erano ancor più indimenticabili, ma non è che si sia mai morso la lingua. E che scorpacciata pantagruelica alla Cascina Brusada, nella sua Rivolta d&#8217;Adda, per la penultima delle sue salvezze! Emiliano Mondonico amava il calcio e la vita. Per questo è giusto ricordarlo, al di là delle imprese sportive e della famosa sedia brandita ad Amsterdam che è stampata nella memoria collettiva come la sua presenza carissima. La presenza di uno che poteva tirarsela e non si sarebbe mai sognato di farlo. Solo un piccolo vezzo, la data di nascita (9.3.47) come numero del telefonino al netto del prefisso e degli zero davanti.&nbsp;<br />
<em><strong>Simone Fornoni</strong></em></p>
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