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	<title>Giacinto Facchetti &#8211; Bergamo e Sport</title>
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		<title>Treviglio celebra Giacinto Facchetti e i 30 anni del Palazzetto dello Sport</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Oct 2026 17:24:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Un doppio anniversario per la città di Treviglio Il 2026 segna un doppio anniversario per Treviglio: i trent’anni dall’apertura del [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img style="margin-bottom:15px;width:100%;display:block;" src="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2026/10/PalaFacchetti-Day-18-ott-2026.jpg"><div>
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<h3>Un doppio anniversario per la città di Treviglio</h3>
<p>Il <strong>2026</strong> segna un doppio anniversario per <strong>Treviglio</strong>: i trent’anni dall’apertura del <strong>Palazzetto dello Sport</strong> di via del Bosco e il ventesimo anniversario della scomparsa di <strong>Giacinto Facchetti</strong>, storico campione dell’<strong>Inter</strong> e della <strong>Nazionale italiana</strong>, nato proprio nella città bergamasca. Inaugurato nel <strong>1996</strong> e intitolato al calciatore nel <strong>2007</strong>, l’impianto sarà al centro di un’iniziativa che intende rafforzare il legame tra la comunità, la pallacanestro e uno dei suoi cittadini più illustri.</p>
<p>L’<strong>Amministrazione Comunale di Treviglio</strong>, insieme alla famiglia Facchetti e alla <strong>Treviglio Brianza Basket</strong>, ha promosso la realizzazione di due opere artistiche in stile <strong>urban pop</strong>, a grandezza naturale, che troveranno spazio nel cortile interno della struttura sportiva. La presentazione pubblica è prevista per <strong>domenica 18 ottobre</strong>, a partire dalle <strong>15:45</strong>, nel piazzale del <strong>PalaFacchetti-Bcc Carate e Treviglio Arena</strong>, alla presenza di <strong>Gianfelice Facchetti</strong> e di alcuni familiari.</p>
<h3>Il progetto artistico dedicato a Giacinto Facchetti</h3>
<p>A realizzare le due opere sarà <strong>Lucas Streetart</strong>, artista che ha recentemente firmato installazioni celebrative dedicate a <strong>Franco Baresi</strong>, <strong>Ayrton Senna</strong> e <strong>Valentino Mazzola</strong>. Il progetto racconterà la figura di <strong>Giacinto Facchetti</strong> attraverso due rappresentazioni distinte, pensate per valorizzarne sia il percorso nel calcio di club sia il contributo alla storia della Nazionale.</p>
<p>La tecnica scelta è quella del <em>paste-up</em>, un procedimento che parte dalla ricerca e dalla selezione di immagini iconiche. Le fotografie vengono successivamente elaborate mediante la scomposizione e il tracciamento vettoriale dei volumi, delle ombreggiature e dei tratti somatici. Il risultato viene reinterpretato secondo il linguaggio <strong>urban pop</strong> e stampato ad alta definizione su carta <strong>FSC</strong> traspirante, impiegando inchiostri ecologici a base d’acqua.</p>
<p>Anche l’installazione è stata progettata nel rispetto dell’ambiente. La posa delle opere avverrà infatti a impatto ambientale zero, senza l’utilizzo di solventi chimici e ricorrendo esclusivamente a cellulosa e colle naturali.</p>
<h3>Il capitano nerazzurro e l’azzurro della Nazionale</h3>
<p>Le due rappresentazioni offriranno una lettura complementare della carriera del campione. Nella prima, <strong>Giacinto Facchetti</strong> indosserà la maglia nerazzurra dell’<strong>Inter</strong>, simbolo di fedeltà sportiva, eleganza dentro e fuori dal campo e integrità morale, qualità riconosciutegli dalle tifoserie di tutto il mondo. Nella seconda, sarà raffigurato con la maglia azzurra della <strong>Nazionale</strong>, per ricordare il capitano della squadra italiana campione d’Europa nel <strong>1968</strong> e finalista ai Mondiali di <strong>Messico 1970</strong>.</p>
<p>L’artista ha espresso la propria soddisfazione per l’incarico, sottolineando il valore personale e professionale dell’iniziativa.</p>
<p><em>«Ringrazio l’Amministrazione Comunale e Gianfelice Facchetti per questa opportunità che mi inorgoglisce»</em>, spiega <strong>Lucas Streetart</strong>. <em>«Ho scelto di raccontare la storia di Giacinto Facchetti in due atti. In uno il capitano indosserà la maglia nerazzurra, testimonianza di fedeltà sportiva, eleganza dentro e fuori dal campo e di integrità morale riconosciuta da tutte le tifoserie mondiali. Nell’altro Giacinto sarà raffigurato con la maglia azzurra, per celebrare il capitano della Nazionale campione d’Europa nel 1968 e finalista a Messico 1970, rappresentando l’orgoglio di un campione nato e cresciuto nel territorio trevigliese, a cui è sempre rimasto legato»</em>.</p>
<h3>Il Comune: un omaggio allo sport e all’identità trevigliese</h3>
<p>Il <strong>Sindaco Juri Imeri</strong> ha evidenziato il significato dell’iniziativa per la comunità e per le migliaia di persone che frequentano ogni anno il palazzetto, luogo di incontro, aggregazione, sport e divertimento.</p>
<p><em>«Il PalaFacchetti è un luogo di incontro, aggregazione, sport e divertimento frequentato da migliaia di persone ogni anno»</em>, commenta il sindaco <strong>Juri Imeri</strong>. <em>«In occasione del trentesimo anniversario dalla prima gara di basket, nell’anno del ventesimo anniversario della scomparsa, abbiamo voluto rafforzare il legame tra una icona dello sport e del fairplay come Giacinto Facchetti e la sua città di nascita: grazie alla collaborazione del figlio Gianfelice Facchetti, abbiamo infatti pensato di realizzare due opere d’arte che possano rappresentare l’orgoglio trevigliese, consolidare il legame identitario della cittadinanza con il grande campione, promuovere un modello positivo per i giovani e rendere ancora più solido il legame tra il palazzetto dello sport e il campione a cui è intitolato»</em>.</p>
<p>L’obiettivo è quindi duplice: rendere omaggio a una figura simbolo dello sport italiano e consolidare il rapporto tra il <strong>PalaFacchetti</strong> e il campione a cui è dedicato, offrendo soprattutto alle nuove generazioni un riferimento positivo fondato sui valori del rispetto e del <strong>fair play</strong>.</p>
<h3>Gianfelice Facchetti: un ricordo da coltivare nel tempo</h3>
<p>La famiglia del campione parteciperà alla presentazione delle opere attraverso la presenza di <strong>Gianfelice Facchetti</strong>, figlio di Giacinto, che ha accolto con favore il progetto promosso dall’Amministrazione comunale.</p>
<p><em>«Siamo molto contenti nel vedere rinfrescare la memoria sulla facciata del PalaFacchetti con due opere che raffigurano Giacinto in azione»</em>, commenta <strong>Gianfelice Facchetti</strong>. <em>«Treviglio dimostra come il ricordo vada coltivato nel tempo e lo fa con un gesto semplice ma altrettanto d’impatto. Grazie all’Amministrazione e al Sindaco Juri Imeri per questo ennesimo attestato di affetto per la memoria del Gigante di Treviglio»</em>.</p>
<p>Le due opere diventeranno così un segno visibile della memoria collettiva, contribuendo a mantenere vivo il legame tra <strong>Facchetti</strong>, la sua città natale e la struttura sportiva che porta il suo nome.</p>
<h3>1996-2026: trent’anni di basket al PalaFacchetti</h3>
<p>Le celebrazioni saranno anche l’occasione per ripercorrere la storia della pallacanestro cittadina. La cerimonia artistica precederà infatti la partita di campionato di <strong>Serie B Nazionale</strong> tra <strong>TAV Treviglio Brianza Basket</strong> e <strong>Capo d’Orlando</strong>, in programma alle <strong>17:00</strong>.</p>
<p>In occasione dell’incontro, la società biancoverde organizzerà un raduno <em>amarcord</em> per ricordare la prima gara ufficiale disputata nell’impianto, esattamente trent’anni prima. Era il <strong>6 ottobre 1996</strong> quando la sfida tra <strong>Mauri Treviglio</strong> e <strong>Vigevano</strong>, davanti a <strong>1.700 spettatori</strong>, si concluse con la vittoria della formazione trevigliese, conquistata grazie all’indimenticata tripla di <strong>Piperno</strong>.</p>
<p>Quella squadra rappresenta una pagina importante nella memoria sportiva locale. Ne facevano parte <strong>Ariel Aimaretti</strong>, <strong>Renato Biffi</strong>, <strong>Ilic Brioschi</strong>, <strong>Loris Burdin</strong>, <strong>Massimo Codevilla</strong>, <strong>Paolo Paci</strong>, <strong>Riccardo Invernizzi</strong> e <strong>Luca Gamba</strong>, guidati in panchina dall’allenatore <strong>Massimo Meneguzzo</strong>.</p>
<h3>Treviglio Brianza Basket: il palazzetto come casa della pallacanestro</h3>
<p>Il presidente della <strong>Treviglio Brianza Basket</strong>, <strong>Paolo Luinetti</strong>, ha ricordato quanto la costruzione del palazzetto abbia inciso sul percorso della pallacanestro cittadina, consentendo alla società di tornare a Treviglio e di consolidare il proprio rapporto con il territorio.</p>
<p><em>«La storia della pallacanestro trevigliese»</em>, afferma <strong>Paolo Luinetti</strong>, <em>«è legata a filo doppio con il PalaFacchetti. Quando è stato realizzato trent’anni fa ci ha permesso di tornare a Treviglio e farlo diventare la nostra casa, dove ci alleniamo, dove giochiamo, dove accogliamo i nostri tifosi e la nostra grande famiglia. Quando siamo ripartiti con la nuova realtà societaria, averlo come base di partenza è stato altrettanto fondamentale. Condividere il ricordo di Giacinto Facchetti, sportivo trevigliese più illustre, ad ogni nostra partita è uno stimolo ulteriore per ogni giocatore, tecnico e dirigente della nostra società»</em>.</p>
<p>Il <strong>PalaFacchetti</strong> è dunque molto più di un impianto destinato alle competizioni: è il luogo in cui si incontrano atleti, tecnici, dirigenti, sostenitori e famiglie, oltre a rappresentare un punto di riferimento per la continuità della tradizione cestistica cittadina.</p>
<h3>Una struttura in evoluzione tra investimenti e nuovi servizi</h3>
<p>Nel suo intervento conclusivo, il sindaco <strong>Juri Imeri</strong> ha ripercorso anche le tappe che hanno segnato la nascita del palazzetto e gli interventi previsti per migliorarne ulteriormente la funzionalità.</p>
<p><em>«Il Palazzetto dello sport fu ufficialmente aperto al pubblico a maggio del 1996 con l’incontro tra l&#8217;Arcivescovo Cardinal Martini e i giovani, e poco dopo ci fu quella straordinaria partita che ha consolidato il legame tra la città e il basket. Trent’anni dopo, il Palazzetto è una struttura moderna, funzionale, efficiente e apprezzata grazie ai costanti investimenti che stiamo realizzando e a quelli pianificati: prossimamente, infatti, sostituiremo tutte le porte di emergenza e installeremo un impianto fotovoltaico. In questi anni sono passate decine di migliaia di persone per concerti, convegni, eventi, allenamenti, partite e manifestazioni. Da domenica tutti i ragazzi, le ragazze e i cittadini che frequenteranno il nostro palazzetto avranno un motivo in più per ricordare il legame profondo tra la città e il grande Giacinto Facchetti, ambasciatore dello sport italiano, grande esempio di fairplay e icona trevigliese nel mondo»</em>, conclude <strong>Juri Imeri</strong>.</p>
<p>La ricorrenza del trentennale si inserisce quindi in un percorso di valorizzazione di una struttura che, nel corso degli anni, ha ospitato decine di migliaia di persone per concerti, convegni, eventi, allenamenti, partite e manifestazioni. Agli interventi già programmati si aggiungeranno la sostituzione di tutte le porte di emergenza e l’installazione di un impianto fotovoltaico, con l’obiettivo di mantenere il palazzetto moderno, efficiente e funzionale.</p>
<h3>Domenica 18 ottobre, appuntamento al PalaFacchetti</h3>
<p>La giornata di <strong>domenica 18 ottobre 2026</strong> unirà arte, memoria e sport in un unico appuntamento. Dalle <strong>15:45</strong>, nel piazzale del <strong>PalaFacchetti-Bcc Carate e Treviglio Arena</strong>, saranno presentate le due opere dedicate a <strong>Giacinto Facchetti</strong>, alla presenza di <strong>Gianfelice Facchetti</strong> e di alcuni familiari. Alle <strong>17:00</strong> seguirà la partita di <strong>Serie B Nazionale</strong> tra <strong>TAV Treviglio Brianza Basket</strong> e <strong>Capo d’Orlando</strong>, accompagnata dal raduno <em>amarcord</em> per ricordare la prima gara ufficiale del 1996.</p>
<p>L’iniziativa celebrerà contemporaneamente i trent’anni del palazzetto e il valore umano e sportivo di un campione che continua a rappresentare <strong>Treviglio</strong> nel mondo. Le nuove installazioni rafforzeranno così il legame tra la città, la sua storia cestistica e la memoria di <strong>Giacinto Facchetti</strong>, esempio di lealtà, eleganza e rispetto dentro e fuori dal campo. <em><strong>Effe</strong></em></p>
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		<title>Adelio Moro, dal campo al Premio Scouting Mondonico: una vita alla scoperta dei talenti del calcio</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Oct 2026 16:12:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il Premio Scouting Emiliano Mondonico celebra la carriera di Adelio Moro San Pellegrino Terme&#160;– Prima calciatore ad alti livelli, poi [&#8230;]]]></description>
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<h3>Il Premio Scouting Emiliano Mondonico celebra la carriera di Adelio Moro</h3>
<p><strong>San Pellegrino Terme</strong>&nbsp;– Prima calciatore ad alti livelli, poi allenatore e infine osservatore, con un’esperienza di oltre vent’anni dedicata alla ricerca di nuovi talenti per l’<strong>Inter</strong>. <strong>Adelio Moro</strong>, classe 1951, centrocampista dotato di ottima tecnica, ha condiviso il campo con grandi campioni e, successivamente, ha saputo individuare giovani destinati a diventare protagonisti del calcio internazionale.</p>
<p>Lunedì 5 ottobre, al <strong>Bigio</strong> di <strong>San Pellegrino Terme</strong>, ha ricevuto dal <strong>Comitato Coppa Angelo Quarenghi</strong> il <em>“Premio Scouting Emiliano Mondonico”</em>, riconoscimento assegnato in precedenza a <strong>Marino Magrin</strong>, <strong>Giancarlo Finardi</strong> e <strong>Mauro Bianchessi</strong>.</p>
<p>Il presidente del Comitato, il <strong>dottor Giampietro Salvi</strong>, ha sottolineato il valore del lavoro svolto da Moro, premiandolo con queste parole: <em>“Un premio meritatissimo. La grandezza di Adelio è stata quella di capire prima di altri quei ragazzi che hanno classe, talento e la struttura mentale per crescere e reggere poi la pressione di un top club”</em>.</p>
<h3>Gli inizi all’oratorio e il provino che cambiò il suo futuro</h3>
<p>Il riconoscimento rappresenta una tappa significativa di un percorso iniziato oltre sessant’anni fa, quando il calcio era soprattutto una passione da coltivare nei campi degli oratori e nelle squadre del territorio.</p>
<p><em>“Ho iniziato all’oratorio come tutti i bambini, era il punto di riferimento per chi aveva la passione per questo sport. Poi verso i 10 anni ho cominciato a entrare in squadra, che si chiamava Fiorita, poi nella Romanese che era la squadra del paese. I dirigenti della Romanese conoscevano delle persone a Torino e mi portarono a fare un provino per la Juventus”</em>, ricorda <strong>Moro</strong>.</p>
<p>Il provino con la <strong>Juventus</strong> ebbe un esito positivo, ma a osservare il giovane calciatore c’era anche un rappresentante dell’<strong>Atalanta</strong>. Le sue origini bergamasche contribuirono a indirizzare diversamente la carriera.</p>
<p><em>“Mi scelsero, ma in quel provino c’era un osservatore dell’Atalanta, che ha visto che ero di Romano di Lombardia e da lì, quando sono tornato a casa, mi sono trovato un dirigente dell’Atalanta in casa. Convinsero me e la mia famiglia a giocare per loro”</em>.</p>
<h3>La crescita nell’Atalanta e la promozione con la Cremonese</h3>
<p>L’approdo alle giovanili dell’<strong>Atalanta</strong> segnò una fase importante della formazione sportiva di Moro. Inseritosi progressivamente nel gruppo, il centrocampista ebbe modo di crescere in un ambiente attento alle qualità dei giovani e di raggiungere la formazione <strong>Juniores</strong>, con cui conquistò il <strong>Torneo di Viareggio</strong>.</p>
<p><em>“Alle giovanili dell’Atalanta è stata una bellissima esperienza. Eravamo un gruppetto di giovani, hanno visto che avevamo delle qualità e allora ci hanno seguito con grande attenzione. Mi sono inserito piano piano nel gruppo, arrivando a giocare con l’allora Juniores e vincemmo il Viareggio”</em>.</p>
<p>In quella stagione, mentre l’<strong>Atalanta</strong> militava in <strong>Serie B</strong>, Moro venne ceduto in prestito alla <strong>Cremonese</strong>, impegnata in <strong>Serie C</strong>. L’esperienza si rivelò positiva e preparò il terreno per un ulteriore salto di qualità.</p>
<p><em>“Quell’anno l’Atalanta era in serie B e sono stato mandato in prestito alla Cremonese, in C. Andò bene e la stagione successiva, con i Bortolotti al comando, è stata fatta una squadra con tanto spazio per i giovani, che vinse la Serie B. In Serie A mi sono confermato, poi sono andato all’Inter nel 1972”</em>.</p>
<h3>San Pellegrino Terme, un luogo speciale nella memoria del centrocampista</h3>
<p>Il legame con <strong>San Pellegrino Terme</strong> va oltre il premio ricevuto. Nel corso della carriera da calciatore, Moro ha infatti trascorso quattro ritiri nella località bergamasca, sviluppando un rapporto affettivo con il paese e con le persone che contribuirono alla sua crescita.</p>
<p><em>“San Pellegrino Terme è un paese che ho nel cuore avendoci fatto quattro ritiri, praticamente sono diventato un sanpellegrinese d’adozione”</em>.</p>
<p>Tra i ricordi più significativi figurano le passeggiate lungo il <strong>Brembo</strong>, il campo sportivo gremito di tifosi e il fascino del <strong>Grand Hotel</strong>.</p>
<p><em>“Ne ho di bellissimi, si stava 20 giorni e si passeggiava sul Brembo, il campo sempre pieno di gente, il Grand Hotel… la sera non potevamo nemmeno uscire, c’erano un sacco di tifosi”</em>.</p>
<h3>Angelo Quarenghi e Alfredo Calligaris, due figure fondamentali</h3>
<p>A legare ulteriormente Moro alla località bergamasca è stata la conoscenza di due importanti professionisti dello sport: il medico sanpellegrinese <strong>Angelo Quarenghi</strong> e il preparatore atletico <strong>Alfredo Calligaris</strong>.</p>
<p>Entrambi ebbero un ruolo significativo nel suo sviluppo fisico, sostenendolo in una fase in cui la corporatura piuttosto gracile rappresentava un aspetto da migliorare.</p>
<p><em>“Ho poi avuto la fortuna di conoscere il medico sanpellegrinese Angelo Quarenghi e il preparatore atletico Alfredo Calligaris, mi hanno aiutato moltissimo sotto l’aspetto fisico, entrambi hanno fatto in modo di portare avanti la mia crescita perché ero piuttosto gracile. Sono molto affezionato a entrambi”</em>, racconta.</p>
<h3>Dalla panchina alla ricerca di nuovi talenti</h3>
<p>Dopo quindici anni da calciatore, Moro intraprese una nuova fase professionale, dedicandosi per dieci anni all’attività di allenatore. Lavorò come secondo di <strong>Mircea Lucescu</strong> al <strong>Brescia</strong> e alla <strong>Reggiana</strong>, fino alla partenza del tecnico, che avrebbe voluto portarlo con sé all’estero.</p>
<p>Stanco e già impegnato nella vita familiare, Moro preferì non accettare la proposta. Desiderava allenare in autonomia, ma dopo un anno senza ricevere offerte arrivò una telefonata destinata a cambiare ancora una volta il suo percorso.</p>
<p><em>“Non era nelle mie idee essere uno scout. Dopo 15 anni da giocatore ne ho fatti 10 da allenatore, ero il secondo di Lucescu al Brescia e alla Reggiana, poi lui è andato via. Mi voleva portare all’estero, ma io ero stanco, e non me la sono sentita, avevo già famiglia. Volevo allenare per conto mio, ma ho fatto un anno fermo perché nessuno mi ha chiamato. Poi ho ricevuto una telefonata da Giacinto Facchetti”</em>.</p>
<p>Il rapporto con <strong>Giacinto Facchetti</strong>, nato negli anni trascorsi all’<strong>Inter</strong>, fu decisivo. I due erano amici e, durante il periodo da calciatori, avevano condiviso molto tempo insieme. Moro ricorda anche le difficoltà incontrate per affermarsi ai massimi livelli, raggiunti relativamente tardi, intorno ai 25 anni.</p>
<p><em>“Eravamo amici dai tempi dell’Inter, quando giocavamo eravamo sempre insieme. Sono diventato un giocatore abbastanza tardi, verso i 25 anni, i campioni con cui ho giocato all’Inter mi hanno insegnato tanto ed era difficile rubargli il posto”</em>.</p>
<h3>La svolta con il Mondiale Under 17 in Nuova Zelanda</h3>
<p>Fu ancora <strong>Facchetti</strong> a offrirgli una nuova opportunità, proponendogli di avvicinarsi al mondo dello scouting. In quel periodo, diversi ex calciatori dell’<strong>Inter</strong> venivano indirizzati verso l’attività di osservazione dei giovani.</p>
<p><em>“Tutti gli ex interisti venivano mandati a fare gli osservatori. Mi chiese se volessi provare al mondiale Under 17 in Nuova Zelanda e accettai. Ho seguito le nazionali più importanti del mondo e c’erano giocatori che poi sarebbero diventati importantissimi. L’esperienza mi è piaciuta e ho continuato”</em>.</p>
<p>L’esperienza internazionale rappresentò l’inizio di una carriera nella quale la capacità di riconoscere in anticipo il potenziale dei calciatori sarebbe diventata la competenza principale.</p>
<h3>Adriano, l’Imperatore individuato prima dell&#8217;esplosione</h3>
<p>Tra le intuizioni più celebri di <strong>Adelio Moro</strong> figura la segnalazione di <strong>Adriano</strong>, destinato a diventare uno dei giocatori più conosciuti della storia recente dell’<strong>Inter</strong>.</p>
<p>La vicenda risale all’ottobre del 1999, quando Moro, dopo il <strong>Mondiale Under 17</strong>, inviò le proprie relazioni alla società nerazzurra. <strong>Facchetti</strong> gli chiese se avesse individuato qualche talento brasiliano particolarmente interessante. In quel momento, il club doveva affrontare la situazione di <strong>Vampeta</strong>, che non desiderava rimanere in Italia e voleva tornare al <strong>Flamengo</strong>. La società brasiliana era disposta a uno scambio con un giovane calciatore.</p>
<p>Moro indicò proprio <strong>Adriano</strong>, convinto che fosse già pronto per confrontarsi con la prima squadra.</p>
<p><em>“Con Adriano è stata una combinazione. Era il 1999, a ottobre, io dopo il mondiale Under 17 mandai le mie relazioni all’Inter e Facchetti mi chiese se avessi visto qualcuno di forte dal Brasile. La società aveva un problema con un giocatore, Vampeta, che non voleva stare in Italia, voleva tornare al Flamengo e la squadra brasiliana l’avrebbe scambiato per uno dei loro giovani e io segnalai di prendere Adriano. Mi era piaciuto perché lo vedevo già pronto per la prima squadra”</em>.</p>
<p>Il trasferimento all’<strong>Inter</strong> aprì la strada alla consacrazione del giovane brasiliano. Una prestazione particolarmente convincente contro il <strong>Real Madrid</strong>, in un’amichevole, contribuì a far emergere il talento che il pubblico avrebbe poi imparato a conoscere come <em>“l’Imperatore”</em>.</p>
<p><em>“Lo portarono all’Inter e da lì, dopo una prestazione ottima contro il Real Madrid in amichevole, diventò l’Adriano che conosciamo tutti”</em>.</p>
<h3>Dal 1999 al 2021, oltre vent&#8217;anni di scouting nerazzurro</h3>
<p>La scoperta di Adriano rappresentò uno degli episodi più significativi della terza fase professionale di Moro, successiva alle esperienze da calciatore e allenatore.</p>
<p>Dal 1999 al 2021, l&#8217;ex centrocampista lavorò come osservatore per l’<strong>Inter</strong>, mantenendo un ottimo rapporto con <strong>Piero Ausilio</strong> e seguendo da vicino l’evoluzione del mercato calcistico internazionale.</p>
<p><em>“Da lì in avanti ho lavorato con Ausilio, con cui ho avuto un ottimo rapporto, dal ’99 al 2021 ho fatto l’osservatore”</em>.</p>
<p>In oltre due decenni, il lavoro di scouting è cambiato profondamente, soprattutto grazie alla diffusione della televisione e alla possibilità di analizzare partite disputate in ogni parte del mondo.</p>
<p><em>“Con l’avvento della televisione, il mestiere è cambiato tantissimo: le squadre hanno adottato metodi per seguire partite da tutto il mondo, quindi durante il giorno lavoravi guardando 4 o 5 partite di fila, si individuava il giocatore e poi, in caso di profili interessanti, si mandava lo scout a seguirli dal vivo per compilare una relazione. Io ho analizzato giocatori come Perisic, Kovacic, Brozovic. Seguivo molto la Croazia”</em>, spiega Moro.</p>
<p>Tra i calciatori esaminati figurano dunque <strong>Ivan Perišić</strong>, <strong>Mateo Kovačić</strong> e <strong>Marcelo Brozović</strong>, protagonisti di percorsi importanti nel calcio internazionale e osservati nell’ambito dell’attività di ricerca condotta per il club milanese.</p>
<h3>Il calcio di oggi tra scuole calcio, passione e spazio ai giovani</h3>
<p>Guardando all’attualità, Moro individua una differenza sostanziale rispetto agli anni in cui aveva iniziato a giocare: il progressivo ridimensionamento del ruolo degli <strong>oratori</strong> come luoghi di aggregazione e avviamento allo sport, sostituiti in larga parte dalle <strong>scuole calcio</strong>.</p>
<p>Secondo l’ex osservatore, la passione resta un elemento imprescindibile per chi sogna di raggiungere il professionismo, anche in un sistema nel quale emergere è estremamente difficile.</p>
<p><em>“Adesso il problema è che non ci sono più gli oratori, ormai le scuole calcio hanno preso il sopravvento: se un ragazzo oggi vuole giocare, deve avere passione, senza di quella non riescono a realizzare i loro sogni. Non è facile arrivare a certi livelli, ne arriva uno su chissà quanti”</em>.</p>
<p>Moro osserva, tuttavia, anche alcuni segnali positivi nell&#8217;evoluzione del movimento calcistico, sottolineando una maggiore disponibilità delle squadre a concedere opportunità ai giovani. Un orientamento che, a suo giudizio, trova un esempio anche nella <strong>Nazionale</strong>.</p>
<p><em>“Oggi seguo ancora i campionati e vedo che le squadre sono più propense a far giocare i giovani, ne abbiamo l’esempio ora con la Nazionale”</em>.</p>
<h3>Un riconoscimento che premia esperienza, competenza e intuizione</h3>
<p>Il <strong>Premio Scouting Emiliano Mondonico</strong> rende omaggio a una carriera sviluppata attraverso ruoli differenti, ma accomunata da una costante: la capacità di comprendere il valore dei calciatori e accompagnarne il percorso di crescita.</p>
<p>Dai primi passi a <strong>Romano di Lombardia</strong> alle giovanili dell’<strong>Atalanta</strong>, dall’esperienza in <strong>Serie A</strong> con l’<strong>Inter</strong> fino alla scoperta di talenti come <strong>Adriano</strong>, la storia di <strong>Adelio Moro</strong> racconta un calcio vissuto da prospettive diverse. Un percorso che si intreccia con la memoria sportiva di <strong>San Pellegrino Terme</strong> e con una professione che, pur trasformandosi nel tempo, continua a richiedere competenza, attenzione e capacità di guardare oltre le prestazioni del presente.</p>
<p><strong>Foto:</strong> Irene Buccio</p>
<p><strong>Keywords:</strong> .</p>
<p><strong>Meta descrizione:</strong> Adelio Moro riceve a San Pellegrino Terme il Premio Scouting Emiliano Mondonico e racconta la carriera tra Atalanta, Inter, la scoperta di Adriano e l’evoluzione dello scouting.</p>
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