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	<title>I ragazzi del dottor Brolis &#8211; Bergamo e Sport</title>
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		<title>Magrin tra &#8220;I ragazzi del dottor Brolis&#8221;: &#8220;Mi chiamava mezz&#8217;ala di pollo, poi giocai con Scirea&#8230;&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 19 May 2026 10:49:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Storia di uno juventino mancato che poi lo divenne davvero in età più matura: &#8220;Il dottor Brolis mi conobbe al [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img style="margin-bottom:15px;width:100%;display:block;" src="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2026/05/WhatsApp-Image-2026-05-18-at-21.10.16.jpeg"><p>Storia di uno juventino mancato che poi lo divenne davvero in età più matura: <em>&#8220;Il dottor Brolis mi conobbe al Montebelluna, quando facevo ancora il falegname. Mi chiamò &#8216;mezz&#8217;ala di pollo&#8217;, del resto anche al Bassano Virtus dicevano che mi sarei dovuto fare il fisico a suon di bistecche. Dovevo andare alla Juve: niente da fare, ma ritrovai lui all&#8217;<strong>Atalanta</strong>. Poi ci andai davvero, ma a ventott&#8217;anni, dove giocai con un suo ragazzo, <strong>Gaetano Scirea</strong>. Il più grande&#8221;</em>. Ricordi vividi e commozione, alla Casa del Giovane, quando <strong>Marino Magrin</strong>, quello che tirava la bomba, uno dei protagonisti più amati della Dea della risalita dalla serie C con <strong>Ottavio Bianchi</strong> e <strong>Nedo Sonetti</strong>.</p>
<p>Aneddoti per tutti e da tutti, nella tappa di presentazione de <em>&#8220;I ragazzi del dottor Brolis. Storie di un calcio che non finirà&#8221;</em>, autori <strong>Marco Carobbio</strong> e la figlia del dottore, la storica <strong>Maria Teresa Brolis</strong>, per Equa Edizioni. In primis dalla vedova del grande Gai, indimenticabile non solo in bianconero ma soprattutto al Mundial spagnolo dell&#8217;ottantadue dopo la gavetta atalantina in grande stile arrivando quattordicenne dalla Serenissima San Pio X di Cinisello Balsamo, spinto dal suo scopritore <strong>Gianni Crimella</strong>. <em>&#8220;La cifra del ricordo di Gaetano, che sarà per sempre il mio fratellino, è che chiunque l&#8217;abbia conosciuto e gli sia stato compagno di squadra, le lacrime non riesce mai a trattenerle. A Bergamo volli fortemente portarcelo io. Al Memorial Scirea che organizzo ancora, a cui purtroppo da qualche anno non può partecipare il fratello Paolo, anche <strong>Giancarlo Finardi</strong> piange. <strong>Giuseppe Brolis</strong> era un maestro, uno che pescava talenti in giro e fu il primo a reclutare futuri campioni fuori dalla provincia di Bergamo. Prima l&#8217;Atalanta non lo faceva&#8221;</em>, le parole del totem del calcio cinesellese.</p>
<p><em>&#8220;Gaetano diceva che tornare a Bergamo era come tornare a casa. Faceva avanti e indietro con l&#8217;autostradale da Milano andandoci in bicicletta da Cinisello Balsamo. Gliene rubarono qualcuna e suo padre voleva che gliela risarcisse la società&#8221;</em>, sorride <strong>Mariella Cavanna Scirea</strong>, guest star del Monday Night nell&#8217;ala dell&#8217;Opera Patronato San Vincenzo che ospita da sempre la foresteria dei baby nerazzurri non bergamaschi. <em>&#8220;A Bergamo lo portò il dottor Brolis, a cui diceva sempre di dovere tutto. E dell&#8217;Atalanta mi chiedeva sempre quando andavo a prenderlo in macchina allo stadio dopo la partita della Juventus: &#8216;Ma cos&#8217;ha fatto? Ha vinto?&#8217;. Gli era rimasta nel cuore. Era riservato di carattere, a parte che a casa me ne combinava di tutti di colori, ma era un trascinatore. Nei momenti bui convocava la squadra al Gatto Nero scrivendolo sulla lavagna dello spogliatoio: ci andavano tutti e <strong>Magrin</strong> suonava la chitarra&#8221;</em>.</p>
<p>Nessuna sorpresa, considerata l&#8217;anima musicale molto popolare con fondo soul dimostrata incidendo l&#8217;inno del ritorno nel massimo campionato, nel 1984, &#8220;Forza Atalanta dai, spingi più forte che puoi&#8221; insieme all&#8217;Atalanta Club Valgandino. Lo cantano ancora tutti, anche chi all&#8217;epoca non era nato. Perché la passione viene prima di tutto. <em><em>&#8220;Vengo da un paesino e amo questa sfera di cuoio. Giocavo all&#8217;oratorio</em> (Casoni di Mussolente, Vicenza, anche se nato a Borso del Grappa, Treviso, NdR) e facevo tecnica sul muro. A dieci anni cominciai a giocare con quelli più grandi, c&#8217;era la voglia di essere all&#8217;altezza. A sedici passai al Bassano Virtus insieme al mediano che era più alto di 15 centimetri. Ci andavo col Garelli da tifoso del Milan e di Rivera&#8221;</em>, sottolinea <strong>Magrin</strong>. Breve pausa ed ecco riaffacciarsi il Peppino da Verdello, dirigente della Dalmine che fiutava talenti come un segugio a una partita di caccia: <em>&#8220;A 16 e mezzo dagli Allievi fui convocato in prima squadra in D, tre gol. Mi dicevano che avevo bisogno di bistecche per farmi il fisico. Poi due anni a Montebelluna e, quando facevo ancora il falegname, il dottor Giuseppe Brolis venne a vedermi chiamandomi &#8216;mezz&#8217;ala di pollo&#8217;. Avevo il numero 8, me lo portavo anche a letto. Lui era osservatore della Juve, che prese Tolfo e Marchetti. Io non ho mai mollato nemmeno quando Gobbo, altro compagno, andò al Como e a me toccò restare. A settembre 1979 mi prese il Mantova in C, &#8216;il Riverino virgiliano&#8217;, l&#8217;Atalanta mi volle e poi retrocesse in C anche lei&#8221;</em>.</p>
<p>Brolis atto II, l&#8217;osservatore juventino che non l&#8217;aveva preso si rivede in sede. <em>&#8220;L&#8217;allenatore Mihalic mi consigliò di andarci, perché a Bergamo c&#8217;era tutt&#8217;altra società. Nei mister ho sempre cercato la figura paterna che non avevo. <strong>Ottavio Bianchi</strong> mi diede il numero dieci. Il massaggiatore <strong>Renzo Cividini</strong> mi disse che era di Adelio Moro, ma soprattutto che a parte la tecnica qui contava sudare la maglia e l&#8217;agonismo. Segnai subito, di sinistro, da mezzala. Ecco cosa è per me l&#8217;Atalanta: dare l&#8217;anima. Alla Juve conobbi Scirea. Quando si entra a Zingonia bisogna sorridere, perché il calcio è divertimento</em> &#8211; continua Marino, rivolto ai ragazzi delle giovanili in sala -. <em>Ricordo il primo ritiro a Ziano di Fiemme. Ritrovo il dottor Brolis a Zingonia che mi disse che facevo pochi gol, mentre <strong>Franco Previtali</strong> mi disse che mi avevano preso per vincere il campionato. In A il mio preferito era Marco Tardelli. Regalai la sua 8 della Juve al fornaio del paese. Alla Juve Scirea mi vide subito come amico. Era un amico e un grande signore&#8221;</em>.</p>
<p>Un ragazzo &#8220;vero&#8221;, ovvero visto e reclutato all&#8217;istante, è invece <strong>Hubert Pircher</strong> da Nalles, classe 1959, fisico ancora imponente, altoatesino come Jannik Sinner. <em>&#8220;<strong>Brolis</strong> mi venne a scegliere perché in vacanza dalle mie parti. Nel &#8217;73, sceso a Bergamo per un torneo con l&#8217;Atalanta nella Virtus Don Bosco, squadra di Bolzano, ero già praticamente preso</em> &#8211; ricorda il centravanti di sfondamento -. <em>Giovedì, nella partitella, era Pircher contro Percassi, Antonio, il futuro presidente. Siamo venuti anche alle mani. Era bello tosto. Con <strong>Fanna</strong> e <strong>Filisetti</strong> fummo vicecampioni Allievi, poi <strong>Heriberto Herrera</strong> mi volle in prima squadra ancor prima dei sedici anni. Niente deroga, alla prima amichevole a 16 anni e una settimana feci tripletta in amichevole a Trezzo. Poi prima squadra. La mia storia cominciò lì. E da qui non me ne sono più andato&#8221;</em>.</p>
<p><strong>Gianpaolo Bellini</strong>, attuale vice responsabile tecnico dell&#8217;attività agonistica, ne ha da raccontare, come bandiera. <em>&#8220;A dieci anni andai da Sarnico all&#8217;Atalanta grazie al maestro <strong>Raffaello Bonifaccio</strong>. Papà era contrario: era preoccupato per la scuola, per la lontananza dalla famiglia. Poi si è fatto convincere. <strong>Mino Favini</strong> lo trovai come responsabile del settore giovanile. Ho fatto la carriera che ho fatto nella solo squadra della mia vita. Quindi ho collaborato in panchina con Massimo Brambilla, per due anni ho allenato l&#8217;Under 17 e ora ho un ruolo più dirigenziale seguendo i più grandicelli del vivaio. Alla Casa del Giovane l&#8217;Atalanta è casa come a Zingonia, specie per chi ha la famiglia lontano da Bergamo: trasmettere ai ragazzi l&#8217;idea di famiglia è fondamentale. Se penso all&#8217;Atalanta, penso a questo. Di Samaden ricordo che al suo arrivo disse che invidiava l&#8217;Atalanta anche quando era all&#8217;Inter: si stupiva di un settore giovanile così forte pur senza i mezzi economici di una big. Fu lui a dire &#8216;sarà l&#8217;aria di Zingonia&#8217;: ha ragione, sono le nostre radici e la nostra forza&#8221;</em>.</p>
<p><em>&#8220;Ricordo gli anni con Gaetano Scirea, Chigioni e gli altri, fin dal trofeo Carlin&#8217;s Boys, la finale scudetto primavera 1973 con Percassi. Quando un giovane del vivaio esordiva in prima squadra, era una festa per tutti gli altri</em> &#8211; rimarca <strong>Giancarlo Finardi</strong>, coordinatore tecnico e di fatto vice responsabile del vivaio -. <em>L&#8217;aria di Zingonia era che tutti ti salutavano anche allora, anche se non ti avevano mai visto prima. L&#8217;educazione. Me l&#8217;ha detto Oreste Perri, un big del canottaggio, recentemente in visita alla nostra sede&#8221;</em>. <em>&#8220;Zingonia e la Casa del Giovane sono &#8216;l&#8217;aria di Zingonia&#8217;, l&#8217;ambiente in cui i ragazzi dell&#8217;Atalanta sono messi in condizione di crescere bene</em> &#8211; il pensiero di <strong>Roberto Samaden</strong>, direttore del settore giovanile -. <em>Da noi si formano i ragazzi dal punto di vista educativo e sportivo. Trovano tutto quello di cui hanno bisogno. Vivere lontano da casa, del resto, non è facile&#8221;</em>.</p>
<p>Via, allora, alle testimonianze degli ospiti della foresteria. Il quasi diciassettenne <strong>Pietro Stocco</strong> da Treviso: <em>&#8220;Mi sveglio alle sette, faccio colazione, ho scuola qui in centro, poi pullman e Zingonia, si torna alle sette di sera, si studia, si cena e si va a dormire entro le undici. La mia famiglia è contenta che io mi trovi bene. Si può ben dire che ne ho trovata un&#8217;altra: vivo insieme ai miei compagni di squadra&#8221;</em>. C&#8217;è un&#8217;altra mezz&#8217;ala veneta, come Marino che tirava la bomba, <strong>Francesco Gasparello</strong>, fresco vincitore della Coppa Italia con la Primavera: <em>&#8220;Da tre anni sono a Bergamo, mai pentito della scelta. Io sono di Padova, avevo anche le milanesi e la Juve come opzioni. Mi sono subito sentito a casa, volevo venirci e Samaden è stato determinante nel convincermi&#8221;</em>. Spoiler: il Premio Brembo quale miglior giocatore-studente della sua categoria (Under 20, ma Gasparello è un 2009) è di Mattia Pedretti, ricciolino come lui e pure pari ruolo ma più strutturato. C&#8217;è anche l&#8217;omonimo illustre, ma biondissimo: <em>&#8220;Sì, sono uno specialista anch&#8217;io delle punizioni</em> &#8211; afferma <strong>Alex Magrin</strong>, 15 anni e una storia da Odissea -. <em>L&#8217;anno scorso la mia famiglia s&#8217;è trasferita in Spagna, ma io sono tornato. E mi trovo a casa&#8221;</em>. <em>&#8220;Lui non c&#8217;era al ritorno con la Fiorentina, per questo siamo usciti dalla fase finale Under 16&#8221;</em>, sottolinea Finardi, scherzando ma non troppo.</p>
<p>Infine, gli interventi istituzionali di contorno, tutti coordinati da Xavier Jacobelli. <strong>Lucia Castelli</strong>, responsabile dell&#8217;area educativa dell&#8217;Atalanta, ha un mito da sfatare: <em>&#8220;Samaden in prima persona ha chiesto che a ritirare le pagelle fossero gli allenatori, per riconoscere loro compiutamente il ruolo di primi educatori. Noi non mandiamo via chi va male a scuola, lo aiutiamo&#8221;</em>. Dulcis in fundo, l&#8217;appello-visione dell&#8217;autrice. La figlia del dottor Peppino Brolis da Verdello, il signore alto e distinto, con giacca, cravatta, impermeabile e cappello, che scovava talenti a cui dava del lei anche se ragazzini: <em>&#8220;Questa serata, come le altre, è dedicata a voi ragazzi, perché interpretate i sogni e i desideri di tutti. Ovvero di restituire il calcio alla bellezza della gioventù e della passione, senza fare dei soldi un traguardo e un obiettivo&#8221;</em>.<br />
<em><strong>Simone Fornoni</strong></em></p>
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		<title>&#8220;I ragazzi del dottor Brolis&#8221; si raccontano: &#8220;Un papà calcistico che ha lasciato l&#8217;impronta non solo all&#8217;Atalanta&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Dec 2025 14:13:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[C&#8217;è la grande storia da raccontare di un pezzo grosso dell&#8217;attuale Tenaris che mandò il futuro Domingo a fare a [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img style="margin-bottom:15px;width:100%;display:block;" src="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2025/12/WhatsApp-Image-2025-12-01-at-12.48.27.jpeg"><p>C&#8217;è la grande storia da raccontare di un pezzo grosso dell&#8217;attuale Tenaris che mandò il futuro Domingo a fare a metà, diciassettenne, col lavoro da apprendista alla Magrini. Poi avrebbe fatto le fortune dei nerazzurri metropolitani, l&#8217;Inter, ma è tutt&#8217;altra parentesi. E c&#8217;è una linea non proprio sottile che lega il vivaio dell&#8217;<strong>Atalanta</strong>, come la <strong>Cremonese</strong> pressoché gemellata degli anni settanta che avrebbe prodotto un fenomeno del pari del mundialista <strong>Antonio Cabrini</strong>, con un personaggio e soprattutto una persona di spessore come <strong>Giuseppe Brolis</strong>, gloria della Verdello sportiva, il fondatore vero del settore giovanile nerazzurro &#8220;quando si giocava al campo militare di via Baioni&#8221; dopo i primi anni rudimentali con Papà Ciatto nel secondo dopoguerra e Franchino Galimberti centravanti della De Martino, padre del famoso Claudio &#8220;Bocia&#8221;. <em>&#8220;Per spiegarvelo, vi leggo questo ritaglio di un&#8217;intervista di anni fa al presidente Antonio Percassi. </em>&#8216;Sono diventato quello che sono anche grazie a questa scuola di vita. Il dottor Brolis ci schierò a centrocampo al Campo Utili facendoci un discorso che non dimenticherò mai e che a ripensarci mi viene la pelle d&#8217;oca&#8217;<em>&#8220;</em>.</p>
<p>La premessa del responsabile della cantera più celebrata forse d&#8217;Europa, <strong>Roberto Samaden</strong>, è la cornice, all&#8217;intersezione tra ragione, sentimenti e ricordi, della presentazione de <em>&#8220;I ragazzi del dottor Brolis&#8221;</em>, <strong>Equa Edizioni</strong> di Cesare Ferrari, all&#8217;<strong>Accademia Mino Favini</strong>, un santuario dedicato al Mago di Meda, il penultimo a inserirsi nel filone del calcio come educazione alla vita. <em>&#8220;Il nostro compito è essere un riferimento per i ragazzi e le famiglie, che sanno che questo è un posto dove ci si prende cura di loro, nelle scia di questi grandi personaggi che magari incutevano soggezione ma insegnavano a vivere davvero</em> &#8211; spiega Samaden -. <strong>Giancarlo Finardi</strong> (assente per il lutto per la sorella Giusy, ex sindaco di Castel Rozzone, NdR) <em>è stato il promotore di questo evento, l&#8217;anima di questa presentazione. Nel dna dell&#8217;Atalanta ci sono progetti educativi come questo: non ho avuto la fortuna di conoscere <strong>Giuseppe Brolis</strong>, ma il suo filo conduttore è passato di mano a <strong>Mino Favini</strong> che invece ho avuto l&#8217;onore di avere come amico e collega. Via i telefonini: all&#8217;inizio della prossima stagione creeremo una biblioteca sportiva coi ragazzi del convitto&#8221;</em>.</p>
<p><strong>Finardi</strong>, mezzala o sottopunta mancina dalla sassata tremenda anche da fermo, con 54 palloni nel sacco è tuttora il recordman della profilicità in grigiorosso. Tempi in cui il presidentissimo <strong>Domenico Luzzara</strong> aveva il Dottore, dirigente della Dalmine, come trait-d&#8217;union con Bergamo. Di lì, nell&#8217;interscambio necessario, quasi una regola, passò anche <strong>Cesare Prandelli</strong>, futuro ct del Club Italia e finito alla Juve, ma con viaggio di andata e ritorno, proprio come il Bell&#8217;Antonio iridato a Spagna &#8217;82. Il volume è&nbsp;a cura della figlia <strong>Maria Teresa</strong> e di Marco Carobbio, <em>&#8220;uno storico che ha raccolto 58 interviste dei ragazzi, perché i protagonisti sono loro. Non è una biografica del dottor Brolis&#8221;</em>, specifica la co-autrice, studiosa e storica del Medioevo, presente con la sorella Livia, zia Marta che è la sorella di Peppino e il figlio Francesco Aceti. <em>&#8220;Abbiamo voluto mettere in risalto, al netto della copertina dedicata al più grande di tutti, Gaetano Scirea, i ragazzi che hanno avuto carriere meno roboanti, perché incarnano al meglio con le loro storie di vita vissuta lo spirito di mio padre. Le prime scoperte sono state <strong>Pierluigi Pizzaballa</strong> e <strong>Angelo Domenghini</strong>, le ultime <strong>Beppe Signori</strong> e <strong>Pippo Inzaghi. </strong>Stiamo parlando di quarant&#8217;anni di storia del calcio nazionale, non solo bergamasco&#8221;.</em></p>
<p>Presenti, tra gli altri, anche la bandiera atalantina Gianpaolo Bellini, gli ex portieri Maurizio Scarpellini e Franco Rottoli, ex marcatori arcigni come Pietro Noris e Daniele Filisetti, Domenico Moro. Tutti ragazzi del Dottore, tutti cresciuti o diventati grandi secondo il suo esempio. Come sottolinea il direttore dell&#8217;oncoematologia del Papa Giovanni, <strong>Alessandro Rambaldi</strong>, autore della prefazione: <em>&#8220;Un libro fatto con le parole dei giocatori famosi o meno, ma che hanno interpretato al meglio la palestra di vita del dottor Brolis. Coi giocatori scoperti ci si potrebbe fare una Nazionale</em> (&#8216;Undici azzurri in totale&#8217;, precisa orgogliosa Maria Teresa). <em>Bisognerebbe tornare a quel modello per rinvigorire quella di adesso&#8221;</em>.</p>
<p>Brolis, verdellse illustre. Come <strong>Nado Bonaldi</strong>, decano dell&#8217;Associazione Italiana Allenatori di Calcio di Bergamo: <em>&#8220;Era doveroso lasciare quessta testimonianza di Peppino, che era avanti coi tempi già decenni fa. La sua pagella nei miei confronti era che sarei stato meglio nel mestiere di allenatore, </em>&#8216;perché come giocatùr t&#8217;a sét mìa tat bù&#8217;<em>. Ho collaborato con lui per nove anni. Il mio vero genitore calcistico: i primi e più fedeli osservatori furrono Nazareno Fioretti e il ragionier Marchesi, io all&#8217;inizio guidavo la macchina. Capii da loro cosa significasse avere l&#8217;occhione. Alla base del lavoro di scouting c&#8217;era la crescita del giovane calciatore, compreso l&#8217;aspetto educativo. Il lascito di Brolis è questo&#8221;</em>. Ancora, sulla gamma cromatica dal nerazzurro al grigiorosso:<em> &#8220;C&#8217;era una strettissima collaborazione con la Cremonese, ma il lato lungo del triangolo era la Juventus. Il dottor Brolis creava un percorso di carriera sui singoli profili: tanti giocatori hanno toccato tutte le stazioni, vedi Antonio Cabrini. Da una parte all&#8217;altra, tra B e C, sono andati Finardi e <strong>Cristino Chigioni</strong>, i Cesare Prandelli e i Luciano Bodini&#8221;</em>.</p>
<p>La conferma arriva da &#8216;Chigio&#8217;, attaccante osiense del &#8217;53. <em>&#8220;Brolis si spostò alla Cremonese senza lasciare l&#8217;Atalanta, dove approdai nel <strong>1967</strong>. Il novanta per cento eravamo bergamaschi, c&#8217;era qualche bresciano, cremasco e milanese, al massimo di Trezzo. Ricordo <strong>Ferradini</strong> che andò al Napoli per cento milioni, fu il primo a venire da fuori. Ci facevamo decine di tornei a inviti, a casa durante una stagione stavamo a casa forse due giorni di fila al massimo. Inter, Milan, in misura minore Torino e noi eravamo presenze fisse. La Juve, per dire, non c&#8217;era mai, per dirvi dell&#8217;importanza del settore giovanile anche allora&#8221;</em>.</p>
<p>E c&#8217;è anche l&#8217;ala tornante, &#8220;avanzata a seconda punta con l&#8217;età&#8221;, Mario Mutti, del &#8217;51. <em>&#8220;Uscii dalla generazione degli Allievi del &#8217;68 vincendo il <strong>Viareggio</strong> nel &#8217;69 in Primavera con <strong>Silvano Moro</strong> in panchina. Giuseppe Brolis era un papà di personalità notevole. Calava il silenzio negli spogliatoi quando entrava lui: non ci esaltava per le vittorie né si sarebbe mai permesso di farci le ramanzine per una sconfitta. Casomai il bastone lo usava Fioretti&#8230; All&#8217;allenamento all&#8217;indomani della vittoria del Viareggio, al Campo Utili, ci ringraziò dandoci del lei a tutti, mi chiamava &#8216;signor Mutti&#8217;. Noi eravamo abituati a trattamenti più colloquiali negli oratori. Lui controllava le scarpe e la borsa, come trattavamo la maglia. Ricordo Lion<strong>ello Maianti</strong>, un difensore che non andava per il sottile, purtroppo scomparso due anni fa, che la lanciò: Brolis lo rimproverò raccomandandogli di trattarla bene. Il dottore ci ha lasciato in eredità l&#8217;amicizia cementata tra noi che dura tuttora: ho riformato il <strong>gruppo del Torneo di Viareggio</strong> all&#8217;insegna dell&#8217;affetto e del rispetto&#8221;</em>.</p>
<p>Dell&#8217;aneddotica si occupa <strong>Gianfranco Platto</strong>. <em>&#8220;Vengo da un paesino di temila abitanti, Castelcovati, <strong>Donina, Adelio Moro</strong> e io siamo stati i primi tre ad andare a Cremona dall&#8217;Atalanta. A 13 anni Brolis con un provino mi portò a Bergamo. Mi misero in collegio per farmi studiare, c&#8217;era <strong>Gian Pietro Marchetti</strong> che mi tranquillizzò. Scappai con una scusa e Brolis parlò con mia madre. Pur di non stare in collegio mi facevo il viaggio tra bicicletta e corriera. Mai avuta soggezione di lui, mi ha aiutato e capito. Sei anni di Atalanta e poi un grave infortunio al &#8216;Viareggio&#8217;, ricordo Kincses, Ilario Castagner e Silvano Moro come tecnici e li ringrazio per aver ripreso a giocare. A Cremona il Dottore, che mi portò in Nazionale C, portò anche l&#8217;allenatore, da Moro stesso a T<strong>itta Rota</strong>. C&#8217;erano Grassi, Maianti, Morosini ed <strong>Eugenio Perico</strong>. Moro mi promise di farmi esordire in serie A col Milan ma mi ruppi al Viareggio. Ora, una rivelazione. Maianti e io per una serata con due ragazze e un rientro tardi fummo multati di due mesi di stipendio, 400 mila lire. Ma nel derby col Piacenza la pena ci fu condonata multa perché vincemmo. Solo che ci era già stata restituita&#8230;&#8221;</em>.</p>
<p>Claudio <strong>Foscarini</strong>, uno che a momenti portava in A il Cittadella ed è più noto come cervello della grande<strong> Virescit</strong>, porta il suo bel carico di memorie. <em>&#8220;C&#8217;era il rapporto diretto tra <strong>Montebelluna</strong> e Atalanta. <strong>Marino Magrin</strong>, Domenico Moro e io veniamo da lì. La disciplina e il comportamento era un tratto in comune tra le due società. Io a questi valori mi sono sempre ispirato anche come allenatore della prime squadre: anche i direttori degli alberghi delle trasferte mi hanno sempre fatto i complimento per l&#8217;educazione dei miei giocatori. La disciplina in campo è figlia di quella interiore&#8221;</em>.</p>
<p>Dall&#8217;appuntamento a Zingonia al giro della provincia e forse d&#8217;Italia, il passo non dovrebbe essere così lungo. Maria Teresa Brolis spiega l&#8217;intento da cui &#8220;I ragazzi del dottor Brolis&#8221; prende le mosse. <em>&#8220;Ho lo smartphone che contiene tutte le registrazioni delle interviste del libro, voglio farne un progetto a livello nazionale. Vogliamo portarlo nelle aule delle scienze motorie. Lorenzo Gatti è il referente per l&#8217;Università Cattolica. Lo sport può essere lo strumento per rendere meno nozionistica la formazione scolastica. Al <strong>Castello di Brignano</strong> , una settimana dopo Brescia, ci sarà il primo incontro in Bergamasca, il 19 dicembre con <strong>Pizzaballa</strong> e <strong>Adelio Moro</strong>. C&#8217;è un aneddoto per Adelio: Fioretti, Marchesi e mio padre andarono a casa sua a Romano a convincerlo a non andare alla Juve e fargli preferire l&#8217;Atalanta. I forever young presenti sono i veri protagonisti di quest&#8217;opera. Mio padre scoprì anche Diego Armando Maradona diciassettenne, ma la Juventus non lo poté prendere&#8221;</em>.<br />
<em><strong>Simone Fornoni</strong></em></p>
<p><a class="cbox cbox" href="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2025/12/WhatsApp-Image-2025-12-01-at-11.59.18.jpeg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-173092" src="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2025/12/WhatsApp-Image-2025-12-01-at-11.59.18.jpeg" alt="" width="970" height="546" srcset="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2025/12/WhatsApp-Image-2025-12-01-at-11.59.18.jpeg 970w, https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2025/12/WhatsApp-Image-2025-12-01-at-11.59.18-300x169.jpeg 300w, https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2025/12/WhatsApp-Image-2025-12-01-at-11.59.18-768x432.jpeg 768w" sizes="(max-width: 970px) 100vw, 970px" /></a> <a class="cbox cbox" href="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2025/12/WhatsApp-Image-2025-12-01-at-12.01.30.jpeg"><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-173093" src="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2025/12/WhatsApp-Image-2025-12-01-at-12.01.30.jpeg" alt="" width="970" height="546" srcset="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2025/12/WhatsApp-Image-2025-12-01-at-12.01.30.jpeg 970w, https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2025/12/WhatsApp-Image-2025-12-01-at-12.01.30-300x169.jpeg 300w, https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2025/12/WhatsApp-Image-2025-12-01-at-12.01.30-768x432.jpeg 768w" sizes="(max-width: 970px) 100vw, 970px" /></a> <a class="cbox cbox" href="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2025/12/WhatsApp-Image-2025-12-01-at-12.01.47.jpeg"><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-173094" src="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2025/12/WhatsApp-Image-2025-12-01-at-12.01.47.jpeg" alt="" width="970" height="546" srcset="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2025/12/WhatsApp-Image-2025-12-01-at-12.01.47.jpeg 970w, https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2025/12/WhatsApp-Image-2025-12-01-at-12.01.47-300x169.jpeg 300w, https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2025/12/WhatsApp-Image-2025-12-01-at-12.01.47-768x432.jpeg 768w" sizes="(max-width: 970px) 100vw, 970px" /></a> <a class="cbox cbox" href="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2025/12/WhatsApp-Image-2025-12-01-at-12.26.10.jpeg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-173095" src="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2025/12/WhatsApp-Image-2025-12-01-at-12.26.10.jpeg" alt="" width="970" height="546" srcset="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2025/12/WhatsApp-Image-2025-12-01-at-12.26.10.jpeg 970w, https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2025/12/WhatsApp-Image-2025-12-01-at-12.26.10-300x169.jpeg 300w, https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2025/12/WhatsApp-Image-2025-12-01-at-12.26.10-768x432.jpeg 768w" sizes="auto, (max-width: 970px) 100vw, 970px" /></a><br />
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