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		<title>Verso il futuro: l&#8217;Atalanta senza leader ne trova uno ogni volta. O anche di più</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Feb 2021 09:30:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Simone Fornoni Il segreto del successo attuale, per non dire di quello futuro nella girandola degli assetti costantemente in [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img style="margin-bottom:15px;width:100%;display:block;" src="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2021/01/Romero-primo-piano.jpg"><p><strong>di <em>Simone Fornoni</em></strong></p>
<p>Il segreto del successo attuale, per non dire di quello futuro nella girandola degli assetti costantemente in discussione e in ridefinizione, dopo aver patito qualche <strong>alto e basso</strong> figlio dell&#8217;eccesso d&#8217;impegno in un calendario compresso, forse è di non dover pendere dalle labbra e dai piedi di anima viva. I campioni delle domeniche preferiscono parlare coi fatti, pensando positivo e non rimuginando a mezzo social network. Troppo facile e troppo comodo fare i nomi del duo colombiano, Luis <strong>Muriel</strong> e Duvan <strong>Zapata</strong>, ovvero assist e gol per il connazionale, gol e assist per Robin <strong>Gosens</strong>. Nel 4-2 al <strong>Napoli</strong>, amnesie difensive a parte, <strong>l&#8217;Atalanta</strong> ha dimostrato una volta di più che il segno meno della partenza al calciomercato di gennaio del reprobo <strong>Papu</strong> Gomez può essere colmato senza bisogno di esprimere un <strong>leader</strong> per forza. Nel coro di individualità e nel gioco delle coppie, anzi, se ne trova uno diverso o anche di più a ogni allacciata di scarpe. Per suturare la ferita lasciata dal Grande Assente, tipo verbosissimo per carattere fino allo scontro frontale con chi è più grosso di lui in tutti i sensi, c&#8217;è voluto un po&#8217;, a pelo d&#8217;erba e anche nell&#8217;ambiente, ma adesso l&#8217;orizzonte appare più limpido. Regalando protagonisti non sempre attesi né accreditati di chissà quali doti miracolistiche a bocce ferme.</p>
<p><strong>L&#8217;ATALANTA DEI TANTI LEADER.</strong> Matteo <strong>Pessina</strong>, per dire, non sarà mai un primo tra i pari, eppure la doppia semifinale coi Ciucci l&#8217;ha risolta lui imbracciando la doppietta dopo aver asfissiato di pressing il portatore di palla Bakayoko. Chiamiamolo portatore d&#8217;acqua, seppur di lusso, certo una sorpresa, vista la natura di prestito di ritorno nella scorsa estate. Al netto del dibattito accademico su cosa sia realmente la <strong>leadership</strong> e come si eserciti, intanto, i nerazzurri rimodellati da Gian Piero <strong>Gasperini</strong> secondo nuovi <strong>equilibri</strong> tra campo e spogliatoio stanno risalendo prepotentemente la china in campionato, dopo aver strabiliato sugli altri due fronti, quello del trofeo domestico, la <strong>Coppa Italia</strong>, e la <strong>Champions League</strong> con la seconda, storica qualificazione agli ottavi di finale. Lasciando da parte il <strong>Real Madrid</strong> per un attimo, visto che tanto fra due serate si saprà come andrà a finire e quale sarà il punto di partenza per scrivere un capitolo inedito del libro dei sogni, scoprendo magari protagonisti nuovi, va sottolineato che esistono <strong>tre capitani</strong> a pari merito per stessa ammissione del comandante in capo. Una leadership emozionale, fondata sull&#8217;autorevolezza e l&#8217;attaccamento alla casacca, non sull&#8217;autorità. Quella, ormai è assodato, ce l&#8217;ha soltanto l&#8217;uomo di Grugliasco. E guai a chi la mette in discussione.&nbsp;</p>
<p><strong>CAPITANI CORAGGIOSI.</strong> Le gerarchie, sulla base delle presenze, dicono Rafael <strong>Toloi</strong>, nazionalizzato e reso azzurrabile dalla Fifa dietro richiesta della Figc, Remo Freuler e Marten de Roon. L&#8217;italobrasiliano, alla vigilia del big match per il sorpasso in classifica alla quarta di ritorno, è stato pubblicamente elogiato dal mister per il suo essere da <strong>esempio</strong> per i compagni pur senza bisogno di alzare la voce. Che poi si sia scordato di tamponare Piotr Zielinski sulla volée buona a riaprire il discorso per un amen è un altro paio di maniche. Ma mica c&#8217;è solo lui. I due mediani, invece, sembrano personificare l&#8217;ideale del sacrificio perenne a favore di tutti gli altri, da dighe mobili pronte a esondare nella metà avversaria.</p>
<p><strong>ROMERO, LEADER AGGRESSIVO.</strong> Dal <strong>leader silenzioso</strong> che sale sempre a sostegno della manovra, spesso fungendone da primo regista avanzando dal vertice di competenza, a quello decisamente più <strong>aggressivo</strong>. Il caso di Cristian <strong>Romero</strong>, terzo sigillo d&#8217;annata dopo Midtjylland (al ritorno) e Milan (a San Siro), francobollatore implacabile del terminale nemico, da Lukaku a Osimhen passando per Ibra, e perfino vice Toloi a Cagliari facendo dimenticare il sodale squalificato, è eclatante. Sprigiona da tutti i pori una garra tale che la Juve si starà già pentendo del suo parcheggio a Bergamo con diritto di riscatto. Un &#8217;98 che gioca con la scioltezza e la decisione di un veterano, cementando i mattoncini del ribaltamento di fronte fino a usare la testa in modo perfetto, conclusioni comprese.&nbsp;</p>
<p><strong>MURIEL E ZAPATA, LEADER OFFENSIVI.</strong> Quanto ai due <em>cafeteros</em>, Josip <strong>Ilicic</strong> lèvati, ultimamente non è apparso così necessario. <em>&#8220;Serve che abbia condizione e gamba per poter offrire quello che sa alla squadra&#8221;</em>, ha sibilato il <strong>Gasp</strong> ieri sera a chi gli chiedeva se con la panchina contro i Gattuso-boys avesse voluto risparmiare il suo fuoriclasse. Non decisivo, almeno non in questo momento, in discesa decisa dopo le faville per mozzare la coda al Diavolo. L&#8217;ex bomber di scorta in realtà da subentrato ne ha piazzati solo un poker in campionato e uno in Champions, ad Amsterdam. Scendendo in campo trenta volte su trentatré, contro le trentadue (panca fissa coi sardi nell&#8217;ottavo della coccarda) del compatriota in prima linea insieme a lui. Muriel-Zapata, o meglio Zapata-Muriel, visti i vertici puntati ultimamente, sono complementari. Hanno appena scritto nero su bianco la <strong>trentina</strong> insieme, diciassette Luigino (quattordici in A) e tredici (nona sinfonia) il Toro di Cali. Al dunque, uno che si erga al di sopra degli altri con la stessa maglia serve alla causa oppure no? Negativo, se tutti a loro modo riescono a essere <strong>leader</strong>. Un coro di solisti, appunto, un ossimoro soltanto in apparenza, perché rimboccarsi le maniche quando si rischia di non sfondare è abnegazione, mica prosopopea fine a se stessa. L&#8217;importante è non <strong>destabilizzare</strong> il gruppo. E la gran massa dei tifosi è assolutamente convinta che il 10 scartato abbia pagato l&#8217;averlo fatto.&nbsp; Forse se ne convincerà anche il sottoscritto, vedova del Papu per antonomasia, non così limitato da non ricredersi davanti a dati reali e soprattutto fatti succosi.&nbsp;</p>
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		<title>AAA ministro della difesa cercasi. Ma ora c&#8217;è Kjaer</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Sep 2019 22:06:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Atalanta]]></category>
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					<description><![CDATA[Due palle inattive letali, leggi schema da corner con Baselli ad accarezzare la fronte di Bonifazi e punizione dello stesso [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img style="margin-bottom:15px;width:100%;display:block;" src="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2019/09/SevillaFCvFCBarcelonaLaLigaNVrfjYa7evel.jpg"><p><strong>Due palle inattive</strong> letali, leggi schema da corner con Baselli ad accarezzare la fronte di Bonifazi e punizione dello stesso ex di rimbalzo per la controrimonta da tre punti firmata Izzo. Ma in mezzo al mare magnum degli errori da fermo il <strong>Torino</strong> ha affondato la lama nel burro anche a difesa dell&#8217;<strong>Atalanta</strong> schierata, col dai e vai tra Meité e <strong>Berenguer</strong> che ha premiato lo spagnolo.</p>
<p>Lì dietro, a parte gli errori individuali, ai nerazzurri manca un <strong>leader</strong>. Quello che dalla partenza di Mattia <strong>Caldara</strong> per altri lidi è rimasto privo di erede. Ci ha provato l&#8217;anno scorso, il più delle volte, José <strong>Palomino</strong>, che però è più efficace e performante sul centrosinistra, fisso in panchina a Parma dopo essersi scambiato la posizione a Ferrara con Berat <strong>Djimsiti</strong> sotto di due gol. Quando tempi e marcature non si azzeccano mai, i ribaltoni possono metterci la pezza una domenica. Alla seconda la paghi.</p>
<p>Nemmeno il nazionale albanese ha convinto, non foss&#8217;altro che uno come il Gallo Belotti, belluino nel lottare su tutti i palloni ma non certo decisivo e sfiancato dai cambi di fronte, su tre duelli con lui ne ha vinti in media un paio. E di testa non pare svettare in mischia, dove non è mai risolutivo.&nbsp;La seconda domenica di campionato ha impacchettato anche il regalo al contrario di un Rafael <strong>Toloi</strong> capace di perdere per strada l&#8217;autore del 2-2, episodio che ha girato una partita senza storia sul piano del possesso, della supremazia territoriale e delle occasioni.</p>
<p>Detto che Andrea <strong>Masiello</strong> non sbaglia mai la posizione e sembra l&#8217;unico intoccabile là dietro, a questa difesa alla ricerca degli equilibri serve un ministro. Come l&#8217;acqua e il pane. Sarà <strong>Simon Kjaer</strong>, arrivato a trent&#8217;anni dal Siviglia con la voglia di spaccare il mondo seza temere i ritmi in allenamento di Gian Piero Gasperini e il reparto a tre come &#8211; Gasp dixit &#8211; il fuggitivo Martin Skrtel? Il responso a dopo la pausa.</p>
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