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	<title>Luciana Rota &#8211; Bergamo e Sport</title>
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		<title>In viaggio con Chei de la Coriera: i tifosi in trasferta, eroi per passione e pazienza. Buon compleanno, Gasp! Ma ora dategli il vice Ilicic</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Jan 2020 09:30:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Simone Fornoni Partire alle quattro e mezza di pomeriggio per rientrare a un quarto alle due del mattino ha [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img style="margin-bottom:15px;width:100%;display:block;" src="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2020/01/Gasperini-1_nEO_IMG-1024x668.jpg"><p>di <em><strong>Simone Fornoni</strong></em><br />
Partire alle quattro e mezza di pomeriggio per rientrare a un quarto alle due del mattino ha i suoi bravi vantaggi: nel cazzeggio dell&#8217;itinerario a ritroso si ha il tempo per buttare giù due appunti e, al risveglio, di risistemarli a mo&#8217; di <strong>diario di bordo</strong>. L&#8217;unica seccatura è aver perso la lotteria a bordo per la maglia del numero 5 che se n&#8217;è andato. Vabbè. Via. Il <strong>compleanno numero 62 di Gian Piero Gasperini</strong> è stato festeggiato a settebello con un giorno d&#8217;anticipo, ma oltre il regalo sul tavolo verde potrebbe, anzi dovrebbe esserci di più. Ad esempio quello <strong>Iago Falque </strong>pupillo del mister, già nella lista dei desideri e uno del lotto dei possibili <strong>vice Ilicic</strong>, profilo che ormai il mago sulla panchina dell&#8217;<strong>Atalanta </strong>si è stancato di scrivere sulla letterina a Santa Lucia e che Giovanni Sartori, il responsabile dell&#8217;area tecnica, non farebbe male a pensare di infiocchettargli a completamento di un <strong>calciomercato di riparazione</strong> definito per i ruoli di esterno (Lennart Czyborra a sinistra, Raoul Bellanova a destra) e difensore (<strong>Mattia Caldara</strong>).</p>
<p>Sarebbe un peccato farselo soffiare da Spal o Genoa (proprio dove il Gasp l&#8217;aveva lanciato) oppure lasciarlo a marcire al <strong>Torino</strong>, dove sono capaci di preferire al mancino spagnolo il connazionale Berenguer o fantasmi come il perennemente inquieto Simone Verdi, ambedue da pianto greco nello scontro diretto del sabato sera. Altrimenti ci sarebbe (stato) <strong>Gianluca Caprari</strong> della Samp, affare però complicato dalla virata del partente Andrea Masiello verso i rivali cittadini del Genoa e dalla sicura promessa al Sassuolo. Possibile farsi bagnare il naso da club dagli orizzonti così limitati? Ma non ci sono solo i festeggiamenti per il condottiero canuto dalla voce soffiata o le operazioni residue a rinforzo di una rosa corta ma tosta e dal grande potenziale. C&#8217;è l&#8217;eroismo dei <strong>millecinquecento al seguito della squadra</strong>, belli disciplinati al loro posto del settore ospiti del &#8220;Grande Torino&#8221;.</p>
<p>Estasiati dalle gesta di <strong>Josip Ilicic, Robin Gosens, Duvan Zapata, Papu Gomez</strong> assistman di lusso come José Palomino e la ciliegina sulla torta Luis Muriel, la punta più devastante e pungente in rapporto al minutaggio. <strong>I tifosi che si smazzano le trasferte</strong>, per di più serali e in pieno inverno, non sono dei casinari o la feccia della società come qualcuno vorrebbe far credere. La vulgata corrente del politicamente corretto, che vorrebbe il coro di educande allo stadio o meglio quello di eunuchi sul divano davanti alla pay tv, è piena di cazzate come un cabaret di bignè allo zabaione. Si tratta, leggi sopra, di <strong>eroi</strong>. Dotati di <strong>doppia P</strong>, che non è la vitamina antipellagrosa ma il mix irresistibile di<strong> Passione e Pazienza</strong>.</p>
<p>Chi scrive, molto refrattario ai rapporti umani e alle pubbliche relazioni, grazie alla mediazione della nostra collaboratrice-steward <strong>Luciana Rota </strong>da Santa Protettrice del Giornalista Smacchinato (e anche un tantino sfigato, forse troppo, ma non per questo meno sussiegoso e narciso), si è fatto il viaggetto sul secondo dei cinque pullman organizzati da <strong>Chei de la Coriera</strong><em>, un gruppo le cui redini sono nelle salde mani del Lissa, al secolo <strong>Alessandro Pezzotta</strong>, e a quanto sembra anche di Marco Zanotti, altro gran nome in tema di steward-bordocampisti. Sulla passione non c&#8217;è granché da aggiungere a quanto già si sa, per la Dea questi andrebbero in pellegrinaggio <em>sö i boréle d&#8217;i zenöcc</em>. Strisciando sulle rotule. </em></p>
<p>Meglio il <strong>trasporto su gomma</strong>, e anche qui che pazienza di Giobbe. Tutto è prefissato a puntino per portare a destinazione la truppa. Compreso il <strong>giornalista infiltrato</strong>, accolto last minute come un fratello, lui che manco saluta quelli di sangue, nonostante sia pure juventino, coming out da lasciare al day after così da non urtare anima viva o rovinare la festa. A Rondissone, e salcazzo dov&#8217;è, <strong>50 minuti fermi</strong>, perché le forze dell&#8217;ordine devono provvedere alla scorta scaglionata delle corriere dall&#8217;autostrada. Ed è così che <strong>si entra praticamente a partita iniziata</strong>. <strong>Quattro ore e venti da via Spino allo stadio</strong> dell&#8217;ex grande capitale subalpina sono troppe. Figurarsi per chi deve ritirare l&#8217;accredito agli antipodi rispetto al parcheggio, ma questa è un&#8217;altra storia. Nemmeno una cartaccia in terra, due soste tecniche a forza di formalità fisiologiche impellenti, panini imbottiti e <em>gale </em>(ripassate al forno, strabuone), ché il carnevale è nei pressi. Il tifo vissuto senza rompere niente a (e) nessuno. <em>Chei de La Coriera</em> possono salire in cattedra e dare lezioni a tutti su come si fa. Compresi i molti cronisti snob. Da ieri orfani di un elemento in più.</p>
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