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	<title>Marino Magrin &#8211; Bergamo e Sport</title>
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		<title>Magrin tra &#8220;I ragazzi del dottor Brolis&#8221;: &#8220;Mi chiamava mezz&#8217;ala di pollo, poi giocai con Scirea&#8230;&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 19 May 2026 10:49:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Storia di uno juventino mancato che poi lo divenne davvero in età più matura: &#8220;Il dottor Brolis mi conobbe al [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img style="margin-bottom:15px;width:100%;display:block;" src="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2026/05/WhatsApp-Image-2026-05-18-at-21.10.16.jpeg"><p>Storia di uno juventino mancato che poi lo divenne davvero in età più matura: <em>&#8220;Il dottor Brolis mi conobbe al Montebelluna, quando facevo ancora il falegname. Mi chiamò &#8216;mezz&#8217;ala di pollo&#8217;, del resto anche al Bassano Virtus dicevano che mi sarei dovuto fare il fisico a suon di bistecche. Dovevo andare alla Juve: niente da fare, ma ritrovai lui all&#8217;<strong>Atalanta</strong>. Poi ci andai davvero, ma a ventott&#8217;anni, dove giocai con un suo ragazzo, <strong>Gaetano Scirea</strong>. Il più grande&#8221;</em>. Ricordi vividi e commozione, alla Casa del Giovane, quando <strong>Marino Magrin</strong>, quello che tirava la bomba, uno dei protagonisti più amati della Dea della risalita dalla serie C con <strong>Ottavio Bianchi</strong> e <strong>Nedo Sonetti</strong>.</p>
<p>Aneddoti per tutti e da tutti, nella tappa di presentazione de <em>&#8220;I ragazzi del dottor Brolis. Storie di un calcio che non finirà&#8221;</em>, autori <strong>Marco Carobbio</strong> e la figlia del dottore, la storica <strong>Maria Teresa Brolis</strong>, per Equa Edizioni. In primis dalla vedova del grande Gai, indimenticabile non solo in bianconero ma soprattutto al Mundial spagnolo dell&#8217;ottantadue dopo la gavetta atalantina in grande stile arrivando quattordicenne dalla Serenissima San Pio X di Cinisello Balsamo, spinto dal suo scopritore <strong>Gianni Crimella</strong>. <em>&#8220;La cifra del ricordo di Gaetano, che sarà per sempre il mio fratellino, è che chiunque l&#8217;abbia conosciuto e gli sia stato compagno di squadra, le lacrime non riesce mai a trattenerle. A Bergamo volli fortemente portarcelo io. Al Memorial Scirea che organizzo ancora, a cui purtroppo da qualche anno non può partecipare il fratello Paolo, anche <strong>Giancarlo Finardi</strong> piange. <strong>Giuseppe Brolis</strong> era un maestro, uno che pescava talenti in giro e fu il primo a reclutare futuri campioni fuori dalla provincia di Bergamo. Prima l&#8217;Atalanta non lo faceva&#8221;</em>, le parole del totem del calcio cinesellese.</p>
<p><em>&#8220;Gaetano diceva che tornare a Bergamo era come tornare a casa. Faceva avanti e indietro con l&#8217;autostradale da Milano andandoci in bicicletta da Cinisello Balsamo. Gliene rubarono qualcuna e suo padre voleva che gliela risarcisse la società&#8221;</em>, sorride <strong>Mariella Cavanna Scirea</strong>, guest star del Monday Night nell&#8217;ala dell&#8217;Opera Patronato San Vincenzo che ospita da sempre la foresteria dei baby nerazzurri non bergamaschi. <em>&#8220;A Bergamo lo portò il dottor Brolis, a cui diceva sempre di dovere tutto. E dell&#8217;Atalanta mi chiedeva sempre quando andavo a prenderlo in macchina allo stadio dopo la partita della Juventus: &#8216;Ma cos&#8217;ha fatto? Ha vinto?&#8217;. Gli era rimasta nel cuore. Era riservato di carattere, a parte che a casa me ne combinava di tutti di colori, ma era un trascinatore. Nei momenti bui convocava la squadra al Gatto Nero scrivendolo sulla lavagna dello spogliatoio: ci andavano tutti e <strong>Magrin</strong> suonava la chitarra&#8221;</em>.</p>
<p>Nessuna sorpresa, considerata l&#8217;anima musicale molto popolare con fondo soul dimostrata incidendo l&#8217;inno del ritorno nel massimo campionato, nel 1984, &#8220;Forza Atalanta dai, spingi più forte che puoi&#8221; insieme all&#8217;Atalanta Club Valgandino. Lo cantano ancora tutti, anche chi all&#8217;epoca non era nato. Perché la passione viene prima di tutto. <em><em>&#8220;Vengo da un paesino e amo questa sfera di cuoio. Giocavo all&#8217;oratorio</em> (Casoni di Mussolente, Vicenza, anche se nato a Borso del Grappa, Treviso, NdR) e facevo tecnica sul muro. A dieci anni cominciai a giocare con quelli più grandi, c&#8217;era la voglia di essere all&#8217;altezza. A sedici passai al Bassano Virtus insieme al mediano che era più alto di 15 centimetri. Ci andavo col Garelli da tifoso del Milan e di Rivera&#8221;</em>, sottolinea <strong>Magrin</strong>. Breve pausa ed ecco riaffacciarsi il Peppino da Verdello, dirigente della Dalmine che fiutava talenti come un segugio a una partita di caccia: <em>&#8220;A 16 e mezzo dagli Allievi fui convocato in prima squadra in D, tre gol. Mi dicevano che avevo bisogno di bistecche per farmi il fisico. Poi due anni a Montebelluna e, quando facevo ancora il falegname, il dottor Giuseppe Brolis venne a vedermi chiamandomi &#8216;mezz&#8217;ala di pollo&#8217;. Avevo il numero 8, me lo portavo anche a letto. Lui era osservatore della Juve, che prese Tolfo e Marchetti. Io non ho mai mollato nemmeno quando Gobbo, altro compagno, andò al Como e a me toccò restare. A settembre 1979 mi prese il Mantova in C, &#8216;il Riverino virgiliano&#8217;, l&#8217;Atalanta mi volle e poi retrocesse in C anche lei&#8221;</em>.</p>
<p>Brolis atto II, l&#8217;osservatore juventino che non l&#8217;aveva preso si rivede in sede. <em>&#8220;L&#8217;allenatore Mihalic mi consigliò di andarci, perché a Bergamo c&#8217;era tutt&#8217;altra società. Nei mister ho sempre cercato la figura paterna che non avevo. <strong>Ottavio Bianchi</strong> mi diede il numero dieci. Il massaggiatore <strong>Renzo Cividini</strong> mi disse che era di Adelio Moro, ma soprattutto che a parte la tecnica qui contava sudare la maglia e l&#8217;agonismo. Segnai subito, di sinistro, da mezzala. Ecco cosa è per me l&#8217;Atalanta: dare l&#8217;anima. Alla Juve conobbi Scirea. Quando si entra a Zingonia bisogna sorridere, perché il calcio è divertimento</em> &#8211; continua Marino, rivolto ai ragazzi delle giovanili in sala -. <em>Ricordo il primo ritiro a Ziano di Fiemme. Ritrovo il dottor Brolis a Zingonia che mi disse che facevo pochi gol, mentre <strong>Franco Previtali</strong> mi disse che mi avevano preso per vincere il campionato. In A il mio preferito era Marco Tardelli. Regalai la sua 8 della Juve al fornaio del paese. Alla Juve Scirea mi vide subito come amico. Era un amico e un grande signore&#8221;</em>.</p>
<p>Un ragazzo &#8220;vero&#8221;, ovvero visto e reclutato all&#8217;istante, è invece <strong>Hubert Pircher</strong> da Nalles, classe 1959, fisico ancora imponente, altoatesino come Jannik Sinner. <em>&#8220;<strong>Brolis</strong> mi venne a scegliere perché in vacanza dalle mie parti. Nel &#8217;73, sceso a Bergamo per un torneo con l&#8217;Atalanta nella Virtus Don Bosco, squadra di Bolzano, ero già praticamente preso</em> &#8211; ricorda il centravanti di sfondamento -. <em>Giovedì, nella partitella, era Pircher contro Percassi, Antonio, il futuro presidente. Siamo venuti anche alle mani. Era bello tosto. Con <strong>Fanna</strong> e <strong>Filisetti</strong> fummo vicecampioni Allievi, poi <strong>Heriberto Herrera</strong> mi volle in prima squadra ancor prima dei sedici anni. Niente deroga, alla prima amichevole a 16 anni e una settimana feci tripletta in amichevole a Trezzo. Poi prima squadra. La mia storia cominciò lì. E da qui non me ne sono più andato&#8221;</em>.</p>
<p><strong>Gianpaolo Bellini</strong>, attuale vice responsabile tecnico dell&#8217;attività agonistica, ne ha da raccontare, come bandiera. <em>&#8220;A dieci anni andai da Sarnico all&#8217;Atalanta grazie al maestro <strong>Raffaello Bonifaccio</strong>. Papà era contrario: era preoccupato per la scuola, per la lontananza dalla famiglia. Poi si è fatto convincere. <strong>Mino Favini</strong> lo trovai come responsabile del settore giovanile. Ho fatto la carriera che ho fatto nella solo squadra della mia vita. Quindi ho collaborato in panchina con Massimo Brambilla, per due anni ho allenato l&#8217;Under 17 e ora ho un ruolo più dirigenziale seguendo i più grandicelli del vivaio. Alla Casa del Giovane l&#8217;Atalanta è casa come a Zingonia, specie per chi ha la famiglia lontano da Bergamo: trasmettere ai ragazzi l&#8217;idea di famiglia è fondamentale. Se penso all&#8217;Atalanta, penso a questo. Di Samaden ricordo che al suo arrivo disse che invidiava l&#8217;Atalanta anche quando era all&#8217;Inter: si stupiva di un settore giovanile così forte pur senza i mezzi economici di una big. Fu lui a dire &#8216;sarà l&#8217;aria di Zingonia&#8217;: ha ragione, sono le nostre radici e la nostra forza&#8221;</em>.</p>
<p><em>&#8220;Ricordo gli anni con Gaetano Scirea, Chigioni e gli altri, fin dal trofeo Carlin&#8217;s Boys, la finale scudetto primavera 1973 con Percassi. Quando un giovane del vivaio esordiva in prima squadra, era una festa per tutti gli altri</em> &#8211; rimarca <strong>Giancarlo Finardi</strong>, coordinatore tecnico e di fatto vice responsabile del vivaio -. <em>L&#8217;aria di Zingonia era che tutti ti salutavano anche allora, anche se non ti avevano mai visto prima. L&#8217;educazione. Me l&#8217;ha detto Oreste Perri, un big del canottaggio, recentemente in visita alla nostra sede&#8221;</em>. <em>&#8220;Zingonia e la Casa del Giovane sono &#8216;l&#8217;aria di Zingonia&#8217;, l&#8217;ambiente in cui i ragazzi dell&#8217;Atalanta sono messi in condizione di crescere bene</em> &#8211; il pensiero di <strong>Roberto Samaden</strong>, direttore del settore giovanile -. <em>Da noi si formano i ragazzi dal punto di vista educativo e sportivo. Trovano tutto quello di cui hanno bisogno. Vivere lontano da casa, del resto, non è facile&#8221;</em>.</p>
<p>Via, allora, alle testimonianze degli ospiti della foresteria. Il quasi diciassettenne <strong>Pietro Stocco</strong> da Treviso: <em>&#8220;Mi sveglio alle sette, faccio colazione, ho scuola qui in centro, poi pullman e Zingonia, si torna alle sette di sera, si studia, si cena e si va a dormire entro le undici. La mia famiglia è contenta che io mi trovi bene. Si può ben dire che ne ho trovata un&#8217;altra: vivo insieme ai miei compagni di squadra&#8221;</em>. C&#8217;è un&#8217;altra mezz&#8217;ala veneta, come Marino che tirava la bomba, <strong>Francesco Gasparello</strong>, fresco vincitore della Coppa Italia con la Primavera: <em>&#8220;Da tre anni sono a Bergamo, mai pentito della scelta. Io sono di Padova, avevo anche le milanesi e la Juve come opzioni. Mi sono subito sentito a casa, volevo venirci e Samaden è stato determinante nel convincermi&#8221;</em>. Spoiler: il Premio Brembo quale miglior giocatore-studente della sua categoria (Under 20, ma Gasparello è un 2009) è di Mattia Pedretti, ricciolino come lui e pure pari ruolo ma più strutturato. C&#8217;è anche l&#8217;omonimo illustre, ma biondissimo: <em>&#8220;Sì, sono uno specialista anch&#8217;io delle punizioni</em> &#8211; afferma <strong>Alex Magrin</strong>, 15 anni e una storia da Odissea -. <em>L&#8217;anno scorso la mia famiglia s&#8217;è trasferita in Spagna, ma io sono tornato. E mi trovo a casa&#8221;</em>. <em>&#8220;Lui non c&#8217;era al ritorno con la Fiorentina, per questo siamo usciti dalla fase finale Under 16&#8221;</em>, sottolinea Finardi, scherzando ma non troppo.</p>
<p>Infine, gli interventi istituzionali di contorno, tutti coordinati da Xavier Jacobelli. <strong>Lucia Castelli</strong>, responsabile dell&#8217;area educativa dell&#8217;Atalanta, ha un mito da sfatare: <em>&#8220;Samaden in prima persona ha chiesto che a ritirare le pagelle fossero gli allenatori, per riconoscere loro compiutamente il ruolo di primi educatori. Noi non mandiamo via chi va male a scuola, lo aiutiamo&#8221;</em>. Dulcis in fundo, l&#8217;appello-visione dell&#8217;autrice. La figlia del dottor Peppino Brolis da Verdello, il signore alto e distinto, con giacca, cravatta, impermeabile e cappello, che scovava talenti a cui dava del lei anche se ragazzini: <em>&#8220;Questa serata, come le altre, è dedicata a voi ragazzi, perché interpretate i sogni e i desideri di tutti. Ovvero di restituire il calcio alla bellezza della gioventù e della passione, senza fare dei soldi un traguardo e un obiettivo&#8221;</em>.<br />
<em><strong>Simone Fornoni</strong></em></p>
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		<title>Magoni e Mutti al Tennis Vip: &#8220;Gasperini e l&#8217;Atalanta hanno bisogno l&#8217;uno dell&#8217;altra&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 23 May 2025 06:08:12 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<img style="margin-bottom:15px;width:100%;display:block;" src="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2025/05/mutti-lino-pedone-nicola-magoni-oscar-pedretti-emilio_TIT5564.jpg"><div data-editor="1">
<p><em>&#8220;<strong>Gasperini</strong> e <strong>l&#8217;Atalanta</strong> hanno bisogno l&#8217;una dell&#8217;altra&#8221;</em>.<em> &#8220;I cicli finiscono, ma non c&#8217;è ragione perché questo finisca. Eventuale ridimensionamento? I bergamaschi ripartirono dalla serie C e non hanno paura di niente&#8221;</em>. Parola di Oscar <strong>Magoni</strong> e Bortolo <strong>Mutti</strong>, nerazzurri dalla testa ai piedi, protagonisti della seconda giornata del torneo di tennis dell&#8217;<strong>Accademia dello Sport per la Solidarietà</strong>.</p>
<p>In campo, tra i tanti volti noti del passato calcistico bergamasco, anche Massimo <strong>Carrera</strong> a Marino <strong>Magrin</strong>. <em>“La squadra ha lottato fino alla fine per uno storico tricolore, ma le squadre che le sono finite davanti credo avessero qualcosa in più</em> – spiega Magrin a bordo campo –.<em> Ancora una volta è stato eccezionale Gasperini con il suo staff, la società e tutti i giocatori, che ci hanno portato ancora una volta in Champions League. Cosa non facile, perché sembra scontato arrivare tra le prime quattro in classifica, ma non è così. Giocatore chiave? Se devo scegliere dico <strong>Lookman</strong>, ma da centrocampista ho un debole per <strong>Pasalic</strong>, senza nulla togliere a De Roon ed Ederson”</em>.</p>
<p>Un’ultima battuta sull’Accademia dello Sport: <em>“È bello per noi sapere che le opere benefiche vanno avanti, ma lo è ancora di più ritrovarci ogni anno qui tutti insieme. Abbiamo anche qualche chiletto in più, però è sempre divertente ritrovare tanti amici”</em>.</p>
<p>Niente più racchetta da tennis, ma con quella da padel Massimo <strong>Carrera</strong> se la gioca alla grande: <em>“Giochiamo per l’Accademia e i tre milioni in beneficenza raggiunti penso fossero un traguardo inimmaginabile all’inizio. Noi siamo sempre presenti e siamo contenti di partecipare. Ex calciatori, imprenditori e tanta gente che vuole il bene degli altri”</em>. Sulla Serie A, l’ex bandiera atalantina dice Napoli, ma non si sbilancia molto: <em>“Gioca in casa con una squadra che ha già raggiunto la salvezza, ma le partite si giocano sul campo, non sulla carta”</em>.</p>
<p>Chi ha militato all’ombra del Vesuvio è Oscar <strong>Magoni</strong>, che però ricorda anche gli anni in nerazzurro e fa tanti complimenti alla stagione dell’Atalanta: <em>“La società ha fatto un grande lavoro, ha operato bene, in sinergia con mister, staff e giocatori. Un grazie anche al pubblico, che è sempre stato ‘da alta classifica’. Stagione bellissima, credo che abbiamo vissuto anche una settimana di speranza scudetto, però avercene di stagioni così: a due partite dalla fine la squadra è già in Champions League. Poi in un percorso c’è sempre il momento del rimpianto, perché i due match europei col Club Brugge e poi la settimana dell’Inter avevano lasciato speranze diverse e aspettative migliori. Una stagione comunque da 8-9”</em>.</p>
<p>Ora, per Gasperini e società è il momento di sedersi al tavolo: <em>“Tutti vogliono fare meglio e remano dalla stessa parte: Gasperini vuole sempre giocatori più performanti, che costano parecchio e il calcio purtroppo è fatto di soldi. I tifosi vogliono sempre di più, ma serve equilibrio: l’Atalanta deve competere con società molto più importanti, con budget molto più alti. Fortunatamente chi le gestisce fa un po’ di confusione e finisce dietro a chi lavora bene come la società orobica. Offerto un biennale al Gasp, come è nella storia dell’Atalanta: ipotizzo che ci sarà un po’ di fermento, ma che per il bene di tutti si possa arrivare all’accordo. L’uno ha bisogno dell’altro, secondo me”</em>.</p>
<p>Pensiero condiviso anche da Bortolo “Lino” Mutti: <em>“È l’ideale per entrambe le parti: Gasperini qui a Bergamo sa di avere vicino ambiente e società. Il mestiere dell’allenatore ti porta a cambiare, certi cicli finiscono, però non vedo il motivo perché finisca questo, visti i risultati e la grande empatia con l&#8217;ambiente. È un connubio solido, forte, per cui portarlo avanti non è impossibile. Poi, per carità, magari ci sono situazioni che non conosciamo e che possono condizionare le scelte, ma visto il lungo percorso di convivenza, nonostante qualche problema poi risolto sempre nel migliore dei modi, mi auguro che il rapporto possa proseguire. L’anno scorso la vittoria della coppa, quest&#8217;anno una conferma meritata. E se la partita con l&#8217;Inter fosse andata diversamente, ci si poteva giocare lo scudetto”</em>.</p>
<p>Mutti, con cui la Dea degli anni ’80 scalò tre categorie, non teme un eventuale ridimensionamento: <em>“Fa parte dello sport: tante società hanno programmi ambiziosi e tanti soldi in più, per poi ridimensionarsi. È sempre difficile portare avanti progetti di questo tipo. Tuttavia, penso che con la maturità del nostro ambiente, anche se dovessero nascere difficoltà, si supereranno. I bergamaschi sono abituati ad altro: siamo partiti dalla Serie C quando c’ero io, per cui non ci fa paura niente. Per quanto spero che il bel momento duri più lungo possibile”</em>.</p>
<p>E vediamo se gli accorati appelli dei colleghi riusciranno a far sbilanciare il mister, che proprio stasera è ospite dell’Accademia dello Sport per la Solidarietà. Una visita ormai tradizionale quella del tecnico di Grugliasco, che porterà con sé il fido vice Tullio Gritti, capitan <strong>Marten De Roon</strong> (Golden Vip di quest’anno) e Charles De Ketelaere che saranno anche protagonisti sui campi in terra rossa e su quelli da padel.</p>
<p>Una serata a forti tinte nerazzurre all’indomani dell’anniversario dello straordinario trionfo in Europa League che ha portato l’Atalanta tra le più alte vette del panorama calcistico continentale. Vette, questa volta vere e non figurate, alle quali è di certo abituato il folto gruppo di sciatori pronto a cimentarsi con la racchetta in mano: Renato e Fabio Pasini, Filippo Della Vite, Cristof Innerhofer, Giulio e Guglielmo Bosca e Mattia Casse.</p>
<p>L’evento, come sempre, è gratuito e aperto al pubblico.</p>
<p><b>RISULTATI&nbsp;</b></p>
<div class="x_xam_msg_class">
<p><b>Singolare B</b></p>
<div class="x_xam_msg_class">
<p>Marconi b. Moretti 7-3<br />
Rondi b. Buzzanca 7-6<br />
Rossi b. Marconi 7-4<br />
Latini b. Moretti 7-3​</p>
</div>
</div>
</div>
<div data-editor="1"><u>Squadre Gruppo 1</u></div>
<div data-editor="1">Becker &#8211; Nadal 2-2</div>
<div data-editor="1">Panatta &#8211; McEnroe 3-1&nbsp;​</div>
<div data-editor="1">&nbsp;</div>
<div data-editor="1"><u>Squadre Gruppo 2</u></div>
<div data-editor="1">Ashe &#8211; Sampras 3-1</div>
<div data-editor="1">Federer &#8211; Agassi 3-1</div>
<div data-editor="1"><a class="cbox cbox" href="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2025/05/TIT5630.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-166476" src="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2025/05/TIT5630.jpg" alt="" width="970" height="645" srcset="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2025/05/TIT5630.jpg 970w, https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2025/05/TIT5630-300x199.jpg 300w, https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2025/05/TIT5630-768x511.jpg 768w" sizes="(max-width: 970px) 100vw, 970px" /></a> <a class="cbox cbox" href="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2025/05/maspero-riccardo-zenucchi-giacomo-bonaldi-pietro-moretti-lorenzo-_TIT5868.jpg"><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-166477" src="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2025/05/maspero-riccardo-zenucchi-giacomo-bonaldi-pietro-moretti-lorenzo-_TIT5868.jpg" alt="" 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		<title>Atalanta Club Valgandino, il Bravo Papà a Ederson e Djimsiti tramite il dg Fabris</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Apr 2025 23:19:16 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<img style="margin-bottom:15px;width:100%;display:block;" src="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2025/04/Atalanta-Club-Valgandino-2.jpg"><p>Il primo &#8220;Bravo Papà&#8221; per interposta persona. José <strong>Ederson</strong> e Berat <strong>Djimsiti</strong>, genitori per la seconda volta insieme alle consorti Myckaela e Alisa, di Matteo e Aron rispettivamente, hanno ricevuto lo storico premio dell&#8217;<strong>Atalanta Club Valgandino</strong> dalle mani del direttore generare dell&#8217;area corporate della società nerazzurra, Andrea <strong>Fabris</strong>.&nbsp;</p>
<p>Il premio, che quanto prima verrà consegnato ai diretti interessati, impossibilitati a presenziare nella serata di lunedì primo aprile nella storica sede del Ristorante Da Leone di Vertova, ha ricevuto come contraccambio le maglie autografate dei due giocatori durante la tradizionale Cena Sociale. Un evento che dura fin dalla fondazione del sodalizio valgandinese nel 1979.</p>
<p>Dal 1994 alla Cena del Club è legata l’assegnazione del riconoscimento, dedicato alla memoria di Franco Moioli, destinato ai calciatori atalantini che hanno avuto la gioia della nascita di un bebè. <em>“Lo scorso anno</em> &#8211; hanno rimarcato il presidente-fondatore Enzo <strong>Conti</strong> ed il vicario Giambattista <strong>Gherardi</strong> &#8211; <em>il riconoscimento era andato in via straordinaria al presidente Antonio Percassi, presente di persona e prodigo di attestazioni di stima per la nostra attività. Quest’anno (per la prima volta in quarantasei anni, escluso l’anno Covid) non è stato possibile avere con noi i giocatori della prima squadra, e questo ci rammarica, anche perchè per la prima volta la nostra Cena Sociale è coincisa con un’Atalanta al terzo posto in classifica in serie A”</em>.</p>
<p>A ricordare Franco Moioli c’erano la vedova Anna, la nuora Laura e il nipote Marco. Fabris, il dirigente guest star della serata, era alla sua prima volta da ospite: <em>&#8220;Un onore rappresentare l&#8217;Atalanta in contesti come questo</em> &#8211; ha affermato consegnando le maglie ufficiali di Djimsiti ed Ederson a Conti e Gherardi &#8211; <em>e sono certo che Atalanta saprà sempre più rafforzare la vicinanza con tifosi storici come questi&#8221;</em>. Al fianco di Fabris c&#8217;era Marino <strong>Lazzarini</strong>, presidente del Centro Coordinamento Amici dell’Atalanta. In sala anche Elisa <strong>Persico,</strong> responsabile comunicazione di Atalanta B.C. e storica socia del Club, Erminio Milesi videomaker in campo di Atalanta, il sindaco di Gandino Filippo Servalli, il neo comandante dei Carabinieri di Gandino, Matteo Scatena, l’ex ad di Atalanta B.C. Aldo Piceni, il segretario di Promoserio Guido Fratta, il presidente della Pro Loco Gandino, Lorenzo Aresi, ed il segretario del Gruppo Alpini Gandino, Robi Rottigni.</p>
<p>A rappresentare al meglio i colori neroazzurri, anche gli ex calciatori (ma atalantini per sempre) Daniele <strong>Filisetti</strong> e Marino <strong>Magrin</strong> con immancabile l&#8217;esecuzione del suo inno &#8220;Forza Atalanta&#8221;, composto proprio grazie al Club, a fine serata. Non sono mancati, come da tradizione, i rappresentanti del settore giovanile di Atalanta B.C., accompagnati dalla pedagogista gandinese Lucia <strong>Castelli</strong>. Emozionati dagli applausi di tutti i presenti c’erano Gabriel <strong>Ramaj</strong> (difensore classe 2006 della Primavera atalantina, fresco d’esordio nella Nazionale Under 21 dell’Albania) e Matilde <strong>Ricuperati</strong>, difensore classe 2008 della Under 17 dell’Atalanta, attualmente impegnata con ottimi risultati nella fase interregionale del campionato.</p>
<p>Tanti gli applausi dei presenti, che hanno salutato anche i giornalisti specializzati Pier Carlo Capozzi, Matteo De Sanctis, Elisa Cucchi (Bergamo Tv e L’Eco di Bergamo), Ezio Pellegrini (direttore di Terzotemposportmagazine.it), Arturo Zambaldo (decano fra i colleghi bergamaschi), Gessica Costanzo (direttrice di Valseriananews), Matteo Beltrami di Antenna 2 Tv, Emilio Guadagno, Matteo e Andrei Castelli di Gandino Webtv. Davvero una serata coi fiocchi, con l’auspicio non certo celato (e gli scongiuri del caso) di poter al più presto festeggiare una nuova qualificazione Champions.</p>
<p><a class="cbox cbox" href="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2025/04/Atalanta-Club-Valgandino-1.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-164373 aligncenter" src="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2025/04/Atalanta-Club-Valgandino-1.jpg" alt="" width="546" height="728" srcset="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2025/04/Atalanta-Club-Valgandino-1.jpg 546w, https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2025/04/Atalanta-Club-Valgandino-1-225x300.jpg 225w" sizes="auto, (max-width: 546px) 100vw, 546px" /></a> <a class="cbox cbox" href="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2025/04/Atalanta-Club-Valgandino.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-164375 aligncenter" src="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2025/04/Atalanta-Club-Valgandino.jpg" alt="" width="970" height="677" srcset="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2025/04/Atalanta-Club-Valgandino.jpg 970w, https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2025/04/Atalanta-Club-Valgandino-300x209.jpg 300w, https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2025/04/Atalanta-Club-Valgandino-768x536.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 970px) 100vw, 970px" /></a></p>
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		<title>Marino Magrin, Enzo Conti e Beppe Guerini allo stadio a 40 anni dall&#8217;inno: che onore per il Club Valgandino!</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Apr 2024 14:08:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&#8220;Forza Atalanta, dai, spingi più forte che puoi&#8221;. Per adesso sta spingendo verso le semifinali di Europa League, ma quella [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img style="margin-bottom:15px;width:100%;display:block;" src="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2024/04/Magrin.jpeg"><p><em>&#8220;Forza Atalanta, dai, spingi più forte che puoi&#8221;</em>. Per adesso sta spingendo verso le semifinali di Europa League, ma quella che si celebra stasera allo stadio di Bergamo è tutt&#8217;altra storia. A quarant&#8217;anni dalla prima volta all&#8217;altoparlante di un inno rimasto nella memoria collettiva, quindi anche dei tifosi nati &#8220;dopo&#8221;, <strong>Marino Magrin, Enzo Conti e Beppe Guerini</strong>, voce e compositori, rispondono presente in un amarcord che niente e nessuno può togliere loro. Il&nbsp;“Forza Atalanta” cantato da colui che a pelo d&#8217;erba tirava la bomba e dal coro dell’<strong>Atalanta Club Valgandino</strong> risuona nell&#8217;aria, nelle orecchie e nel cuore prima del Monday Night con l&#8217;Hellas Verona.</p>
<p>Un omaggio dalla Società al Club di stanza per le iniziative sociali al ristorante &#8220;Da Leone&#8221; a Vertova, dove lo scorso 19 marzo è stato consegnato il <strong>premio Bravo Papà</strong> al sei volte genitore <strong>Antonio Percassi</strong>, il presidentissimo. La storia del brano è la sublimazione della passione romantica e sfrenata figlia degli Anni Ottanta. Lanciato nella primavera del 1984, cinque anni dopo la nascita, auspice Elio Corbani, del Club in valle, oggi duecento soci, è un qualcosa nato da un&#8217;amicizia profonda: <em>“Nei ritiri estivi a Ziano e Roncegno e in Bergamasca</em> &#8211; ricorda <strong>Conti</strong>, attuale presidente del club valgandinese&nbsp; &#8211; <em>costruimmo una bellissima amicizia con molti giocatori, favorita dal fatto che l’allora patron <strong>Miro Radici</strong> fosse come lo è oggi nostro presidente onorario. Magrin, che arrivava con la sua Fiat 850 coupé bianca, fu presto uno di noi e con lui Foscarini, Benevelli, Mutti, Perico, Rossi e molti altri. Nacquero partite di solidarietà e cene indimenticabili alla trattoria Cite delle sorelle Nodari a Cirano di Gandino, complice il parroco don Damiano Ghilardini, che doveva raccogliere fondi per la nuova chiesa, ricostruita dopo il crollo del campanile nel 1968”</em>.</p>
<p>Il gazzanighese d&#8217;origine Conti, chitarrista provetto come del resto il grande Marino, condivideva al tempo l’attività orchestrale con <strong>Beppe Guerini</strong> di Semonte, “Enzo &amp; Beppe”. L&#8217;inno nacque di fatto nel 1983 al Bar Sandra di Semonte, gestito dal fratello di Beppe, Dino): <em>“Marino lanciò l’idea di incidere un inno atalantino</em> &#8211; ricorda <strong>Guerini</strong> &#8211; <em>sull’onda dei successi che avrebbero riportato la squadra in serie A, con Magrin (13 gol) vice-capocannoniere dietro a Pacione”</em>. L&#8217;autore del testo è proprio Magrin, il compositore di fatto, insieme a Enzo e Beppe, il maestro <strong>Alessandro Poli</strong> di Fiorano che ha lasciato questa terra dieci anni or sono. Gli Amici del Club Valgandino fecero il resto, accompagnando in coro le rime baciate delle strofe anche nello studio d’incisione “Luciano Zanetti” di Lecco.</p>
<p><em>“Non fu semplice smussare la cadenza veneta di Marino</em> &#8211; spiega Conti &#8211; <em>così come quella bergamasca dei coristi. Furono serate indimenticabili, il ricordo va a chi è andato avanti come Franco Ongaro &#8216;Pelè&#8217;, Renzino Rottigni, Piero Gelpi, Benito Guerini ed Egidio Gherardi”</em>. Il debutto dell’inno nel santuario cittadino del pallone risale al <strong>primo aprile 1984</strong>, in occasione di un’Atalanta-Como 1-1. Magrin segnò, come spesso gli capitava, su calcio di punizione e le due squadre a fine stagione salirono insieme in serie A. Sulle pagine de L’Eco fu Pier Carlo Capozzi a parlarne. <em>“Prima della partita, per ben due volte</em> &#8211; scrisse il giornalista bergamasco &#8211; <em>l’altoparlante manda in onda “Forza Atalanta”, un inno dedicato ai neroazzurri e cantato da Marino Magrin. Il motivetto fa presa soprattutto quando arriva il momento dell’alé-oh-oh, che coinvolge tutto lo stadio Curva Nord in testa, con relativo momento di commozione”</em>. Nel 2007, in occasione del Centenario dell’Atalanta B.C., il video venne arrangiato in chiave “pop” da Valerio Baggio ed Herbert Bussini, e proposto in un video ancora visibile su You Tube, unitamente a quello storico del 1984. Nel 2016, per il mezzo secolo del Club Amici, l&#8217;esecuzione di Magrin e del coro dell’Atalanta Club Valgandino sul Sentierone. Una storia irripetibile, com&#8217;è irripetibile l&#8217;inno.&nbsp;</p>
<p><iframe loading="lazy" title="TELEOROBICA - &quot;TVO Sport&quot;-Videoclip &quot;Forza Atalanta&quot; (1984)" width="500" height="375" src="https://www.youtube.com/embed/ZDAp79gxtOc?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></p>
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		<title>Atalanta, vigilia del Verona tra gli anniversari: 40 anni dell&#8217;Inno di Magrin, 12 senza Morosini</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Apr 2024 17:59:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sead Kolasinac (squalificati De Roon e Zappacosta, giocano Toloi dietro, Pasalic in mediana con Ederson e Holm in fascia) recupera [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img style="margin-bottom:15px;width:100%;display:block;" src="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2024/04/Magrin-inno-Atalanta-1984.jpeg"><p>Sead <strong>Kolasinac</strong> (squalificati De Roon e Zappacosta, giocano Toloi dietro, Pasalic in mediana con Ederson e Holm in fascia) recupera per il Verona dopo aver saltato Anfield, ma la domenica di vigilia dell&#8217;Atalanta è stata trascorsa fra allenamento in campo con accento sulla tattica e anniversari fuori. 12 anni oggi, <strong>14 aprile</strong>, dallo stop al grande cuore di <strong>Piermario Morosini</strong>, il ragazzo di Monterosso mai approdato in prima squadra e morto a <strong>Pescara</strong> in maglia <strong>Livorno</strong> nel 2012, e 40 dall&#8217;<strong>inno dell&#8217;Atalanta</strong> di <strong>Marino Magrin</strong> in collaborazione con l&#8217;<strong>Atalanta Club Valgandino</strong>.</p>
<div class="single-title wrapper-small">&nbsp;</div>
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<p>Venne inciso nella primavera del 1984, il 1° aprile dello stesso anno fece il suo debutto allo stadio di Bergamo accompagnando l’ingresso in campo delle due squadre: stiamo parlando dell’inno “Forza Atalanta” cantato da Marino Magrin (che ha vestito la maglia nerazzurra per sei stagioni, dal 1981 al 1987) con l’orchestra “Enzo &amp; Beppe” ed il coro dell’Atalanta Club Valgandino.</p>
<p><strong>“Forza Atalanta”</strong>&nbsp;festeggia quest’anno i suoi primi 40 anni e per celebrare questo importante traguardo l’inno&nbsp;<strong>verrà proposto domani, lunedì 15 aprile, al Gewiss Stadium al termine del riscaldamento delle due squadre</strong>&nbsp;in occasione della partita che i nerazzurri disputeranno con l’Hellas Verona.</p>
<p>Nel 1984 Marino Magrin, che per <strong>Atalanta-Hellas Verona</strong> sarà ospite in Tribuna, curò il testo, poi musicato dal maestro Alessandro Poli con Conti e Guerini. Gli Amici del Club Valgandino fecero il resto, accompagnando in coro le rime baciate delle strofe anche nello studio d’incisione “Luciano Zanetti”.</p>
<p>&nbsp;</p>
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