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	<title>morte &#8211; Bergamo e Sport</title>
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		<title>La vigilia dell&#8217;Atalanta più importante: il ricordo del Mondo e i 34 di De Roon</title>
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		<pubDate>Sat, 29 Mar 2025 12:53:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Per l&#8217;Atalanta, meno sei dall&#8217;Inter e tre dal Napoli con la prima di nove finali da giocare per non lasciarsi [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img style="margin-bottom:15px;width:100%;display:block;" src="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2018/03/mondonico.jpg"><p>Per <strong>l&#8217;Atalanta</strong>, meno sei dall&#8217;Inter e tre dal Napoli con la prima di nove finali da giocare per non lasciarsi scappare l&#8217;impossibile sognato da Gian Piero <strong>Gasperini</strong>, è la <strong>vigilia</strong> più importante. Lo sarebbe anche stata per <strong>Emiliano Mondonico</strong>, visto che andava dicendo di tifare per la <strong>Fiorentina</strong>. Ma il Baffo di Rivolta d&#8217;Adda, salito a raccogliere il premio dei giusti questo stesso giorno sette anni fa, è legato indissolubilmente al nerazzurro di Bergamo ben di più di quanto non dicano le sue <strong>299 panchine</strong> nerazzurre.</p>
<p>Questione di feeling sul piano umano e dei valori, questione di <strong>profumo d&#8217;Europa</strong> fatto riannusare alla regina delle provinciali adesso assurta a big dal brand internazionale anche grazie al secondo posto nella Coppa Italia contro il Napoli scudettato. La cavalcata fino alle <strong>semifinali col Malines</strong> in Coppa delle Coppe è una pietra miliare della storia del costume di casa nostra, travalicando i confini dello sport e de calcio. Tra 1987 e 1990, nel primo &#8220;mandato&#8221; mondonichiano, anche due qualificazioni alla Coppa Uefa consecutive, primo turno consumato con l&#8217;uscita con lo Spartak Mosca nel 1989 e poi avventura fino ai quarti con l&#8217;Inter lasciata al duo di staffettisti a lui succeduti, Piero <strong>Frosio</strong> e Bruno <strong>Giorgi</strong>. Dal 1994 al 1998, infine, la seconda volta con le glorie toriniste in mezzo a sedia alzata in finale con l&#8217;Ajax nel &#8217;92, l&#8217;altra risalita dalla B fino alla nuova retrocessione valorizzando sia Bobo Vieri che Pippo <strong>Inzaghi</strong>, senza contare l&#8217;angelo rivoluto dal Cielo Federico Pisani.</p>
<p>Se l&#8217;impatto e il ricordo del Mondo ne trascende il record positivo di 104 vittorie a 97 con 98 pari, oggi, sabato 29 marzo, cade anche il <strong>compleanno</strong> numero 34 di <strong>Marten de Roon</strong>, vice capitano perché in cima alle gerarchie c&#8217;è ancora il panchinaro Rafael Toloi ma leader effettivo in campo e pure dello spogliatoio. Lui un record lo detiene già, le <strong>298 presenze in serie A</strong> da atalantino, 17 in più del recordman assoluto Gianpaolo <strong>Bellini</strong> che è nato 2 giorni e 11 anni prima dell&#8217;olandese e costituisce la pietra di paragone di longevità per chiunque con le sue <strong>435</strong> allacciate di scarpe senza aver mai indossato alcun altra maglia. Fra&#8217; Martino, diga e metronomo di centrocampo, fin qui ne ha in saccoccia ben 387 in tutte le competizioni, impreziosite da 21 gol e 27 assist. Il secondo giocatore più presente nella storia della Dea che può legittimamente aspirare a scavalcare la Bandiera per eccellenza.&nbsp;</p>
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		<title>A 91 Humberto Maschio muore (anche) da atalantino. Un campionissimo da quinto posto nel &#8217;62</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Aug 2024 16:13:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Campionato 1961-1962, allenatore Ferruccio Valcareggi. Con 11 gol, pur giocando da mezzala e non da punta pura, Humberto Maschio trascina [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img style="margin-bottom:15px;width:100%;display:block;" src="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2024/08/Humberto-Maschio.jpg"><p>Campionato 1961-1962, allenatore Ferruccio <strong>Valcareggi</strong>. Con 11 gol, pur giocando da mezzala e non da punta pura, <strong>Humberto Maschio</strong> trascina <strong>l&#8217;Atalanta</strong> al quinto posto. Nel palmarès nerazzurro ne aveva messi altri 15 per un totale di 85 match, dal 1959 al 1962, il grande campione argentino scomparso in patria il 20 agosto per insufficienza renale. Era nato ad Avellaneda il 20 febbraio 1933.</p>
<p>Una bacheca piena di trofei, quella dell&#8217;oriundo azzurro protagonista con naso rotto della sfortunata edizione cilena dei Mondiali nel 1962. Scudetto con l&#8217;Inter nel &#8217;63, Coppa Italia e Mitropa Cup con la Fiorentina nel &#8217;66, titolo, Libertadores e Intercontinentale l&#8217;anno dopo nel natìo <strong>Racing Avellaneda</strong> cui aveva fatto ritorno. Ma a Bergamo, col suo sangue trevigiano e pavese, è ancora e sempre sarà vivo nel ricordo dei tifosi dagli &#8220;anta&#8221;.</p>
<p>Era il più tecnico e fantasioso, pur accusato spesso di lentezza, del trio dei <em><strong>Los Angeles de la cara sucha</strong></em>, gli angeli dalla faccia sporca per fare il verso a una nota pellicola, trionfatore della Copa America nel 1957 insieme ad altri due fuoriclasse come Omar Sivori e Antonio Angelillo. Ancor prima, la vetrina dei Giochi Panamericani nel &#8217;55.</p>
<p>Nel triennio bergamasco con <strong>Ferruccio Valcareggi</strong>, dopo un passaggio così così a Bologna, il massimo del sesto posto nell&#8217;annata d&#8217;addio. Come compagni, l&#8217;ex juventino Umberto <strong>Colombo</strong> mediano laterale o libero, il capitano Piero <strong>Gardoni</strong> al centro della difesa, Zaccaria Cometti o Pierluigi Pizzaballa tra i pali, un Angelo <strong>Domenghini</strong> ai primi vagiti.</p>
<p>L&#8217;anno successivo, con l&#8217;avvento di Paolo Tabanelli in panchina, la Coppa Italia vinta a San Siro il 2 giugno 1963 col 3-1 al Torino a firma per intero del Domingo da Lallio, quando Maschio non c&#8217;era più. Come allenatore, in bacheca, Interamericana nel &#8217;72 e Libertadores nel &#8217;73 alla guida dell&#8217;Independiente, arcirivale cittadina della <em>Academia</em> natìa . Gli sia lieve la terra.</p>
<h4>Il cordoglio della Società (dal sito ufficiale)</h4>
<blockquote><p>Atalanta in lutto, è scomparso Humberto Maschio.</p>
<p>Centrocampista offensivo, nato in Argentina, ma naturalizzato italiano, Humberto Maschio ha vestito la maglia atalantina per tre stagioni, dal 1959/60 al 1961/62. Sono complessivamente state 85 le sue presenze in nerazzurro, mentre sono stati 26 i gol realizzati.<br />
Maschio ha vestito anche la maglia della nazionale italiana mentre militava nell&#8217;Atalanta, partecipando ai campionati mondiali del Cile nel 1962.<br />
Viene ricordato come uno dei più grandi giocatori che abbiano mai vestito la maglia atalantina.</p>
<p>Il Presidente Antonio Percassi, il Co-Chairman Stephen Pagliuca e tutta la famiglia nerazzurra sono vicini ai familiari ai quali sono rivolte le più sincere e commosse condoglianze.</p>
<p>Ciao Humberto!</p></blockquote>
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		<title>11 anni senza Ivan Ruggeri, il presidente tra il Percassi I e il Percassi II</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Apr 2024 10:56:26 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Calcio]]></category>
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		<category><![CDATA[11° anniversario]]></category>
		<category><![CDATA[6 aprile 2013]]></category>
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					<description><![CDATA[Questo stesso giorno, 6 aprile, 11 anni fa, terminava l&#8217;esperienza terrena di Ivan Ruggeri, diciottesimo presidente dell&#8217;Atalanta Bergamasca Calcio. Era [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img style="margin-bottom:15px;width:100%;display:block;" src="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2016/03/ruggeri.jpg"><p>Questo stesso giorno, <strong>6 aprile</strong>, 11 anni fa, terminava l&#8217;esperienza terrena di <strong>Ivan Ruggeri</strong>, diciottesimo presidente dell&#8217;<strong>Atalanta Bergamasca Calcio</strong>. Era caduto in <strong>coma</strong> il 16 gennaio di 5 anni prima per un&#8217;emorragia cerebrale, sostituito nell&#8217;aprile successivo dalla diarchia dei figli Francesca (vicepresidente) e Alessandro (amministratore delegato) che l&#8217;avrebbe poi sostituito al vertice societario poco più tardi, il 3 settembre.&nbsp;</p>
<p>Il telgatese Ruggeri, nato il 14 ottobre 1944, sposato con Daniela ed ex rappresentante di mobili e bottoni, aveva costruito un piccolo impero nel settore del recupero delle materie plastiche entrando nel capitale azionario del club nerazzurro nel 1977 grazie al 19% delle quote, comprate a Sergio Nessi.&nbsp;Già vicepresidente con <strong>Achille</strong> e <strong>Cesare Bortolotti</strong>, dal 13 febbraio 1979 al 15 settembre 1981 e dal 17 aprile 1989 al 7 dicembre 1990, il suo avvento alla presidenza il <strong>26 febbraio 1994</strong> mise fine alla prima era del dimissionario <strong>Antonio Percassi</strong>.</p>
<p>Il 3 giugno 2010, dopo l&#8217;ultima delle quattro retrocessioni in B, la cessione del 70 per cento proprio allo stesso imprenditore di Clusone. <strong>Ruggeri</strong>, ciclista in gioventù dove rivaleggiava con Gianni Motta e si piazzò quarto al Giro delle Asturie, dirigente anche dell&#8217;Alpe e del Celana nella pallacanestro, richiamò <strong>Emiliano Mondonico</strong> per risalire subito al piano di sopra dopo la caduta nell&#8217;annata divisa a metà (Guidolin all&#8217;inizio, poi Valdinoci-Prandelli) con l&#8217;attuale comproprietario insieme a Stephen Pagliuca.</p>
<p>Fra i traguardi della prima squadra (allenata anche da Mutti, Finardi, Mandorlini, Rossi, Colantuono, Delneri, Conte e Bonacina) sotto la sua guida, il settimo posto con <strong>Giovanni Vavassori</strong> a cavallo tra i millenni. Nel settore giovanile, soprattutto due <strong>scudetti Primavera</strong>, nel &#8217;94 con Cesare Prandelli e nel &#8217;98 con lo stesso mago di Arcene. Oggi come al momento del commiato, gli sia lieve la terra.</p>
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<p></a></p>
<p style=" color:#c9c8cd; font-family:Arial,sans-serif; font-size:14px; line-height:17px; margin-bottom:0; margin-top:8px; overflow:hidden; padding:8px 0 7px; text-align:center; text-overflow:ellipsis; white-space:nowrap;"><a href="https://www.instagram.com/p/C5abzcYLdcq/?utm_source=ig_embed&amp;utm_campaign=loading" style=" color:#c9c8cd; font-family:Arial,sans-serif; font-size:14px; font-style:normal; font-weight:normal; line-height:17px; text-decoration:none;" target="_blank" rel="noopener">Un post condiviso da Atalanta B.C. (@atalantabc)</a></p>
</div>
</blockquote>
<p> <script async src="//www.instagram.com/embed.js"></script></p>
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		<title>L&#8217;Atalanta saluta Giorgio Veneri, leggenda della Coppa Italia del Papa Buono</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Nov 2023 12:11:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Atalanta]]></category>
		<category><![CDATA[Highlight]]></category>
		<category><![CDATA[1963]]></category>
		<category><![CDATA[Coppa Italia]]></category>
		<category><![CDATA[cordoglio]]></category>
		<category><![CDATA[Giorgio Veneri]]></category>
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					<description><![CDATA[Una volta si divideva tra il compito di mediano, preferibilmente destro, quando ancora si giocava col sistema, e di mezzala. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img style="margin-bottom:15px;width:100%;display:block;" src="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2023/11/Coppa-Italia-1963-Giorgio-Veneri.jpg"><p>Una volta si divideva tra il compito di mediano, preferibilmente destro, quando ancora si giocava col sistema, e di mezzala. Umile a pelo d&#8217;erba, 37 presenze e 2 reti di cui una alla Juventus in nove annate, ma onusto della gloria della <strong>Coppa Italia</strong> anche lui, quella che precedette appena la morte di <strong>papa Giovanni XXIII</strong>, al secolo Angelo Roncalli. Se n&#8217;è andato in punta di piedi a ricevere il premio dei giusti, ieri, a Crema, l&#8217;ottantaquattrenne <strong>Giorgio Veneri</strong>, il mantovano che pur quasi sempre da riserva, ma titolarissimo nella finalissima milanese del &#8217;63, diede un contributo alla storia dell&#8217;<strong>Atalanta</strong>.</p>
<p>La società nerazzurra l&#8217;ha ricordato con una nota di cordoglio. <em>&#8220;Atalanta in lutto. È scomparso Giorgio Veneri. Veneri, che ha vestito la maglia nerazzurra per ben nove stagioni &#8211; dal 1958 al 1967 -, fa parte dell’indimenticabile e storica Atalanta che, il 2 giugno 1963 a San Siro, superò in finale 3-1 il Torino conquistando la Coppa Italia&#8221;</em>, si legge. In quel frangente il virgiliano se la giocò da mediano destro per consentire a Flemming <strong>Nielsen</strong>, assistman da fermo del vantaggio del triplettista Angelo <strong>Domenghini</strong>, di fare la mezzala in posizione più avanzata, lanciando poi Luciano <strong>Magistrelli</strong> per l&#8217;appoggio al secondo gol.</p>
<p>Veneri era ospite quasi fisso alla &#8216;Festa della Dea&#8217; celebrata dai tifosi della Curva Nord fino al 2018. <em>&#8220;Il Presidente Antonio Percassi e tutta la famiglia atalantina ricordano con grande affetto e commozione Giorgio Veneri e partecipano al dolore dei familiari ai quali sono rivolte le più sincere condoglianze. Ciao Giorgio…&#8221;</em>, conclude il comunicato del club.</p>
<p><iframe title="Coppa Italia, sintesi finale 2 giugno 1963: Atalanta-Torino 3-1" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/vIuZQbS23e8?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></p>
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		<title>Anche il calcio bergamasco piange il bresciano Venturi, un&#8217;annata all&#8217;AlbinoLeffe</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Aug 2023 20:12:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calcio]]></category>
		<category><![CDATA[Highlight]]></category>
		<category><![CDATA[domenica 27 agosto]]></category>
		<category><![CDATA[Gabriele Venturi]]></category>
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					<description><![CDATA[Aveva spento 28 candeline lo scorso 11 giugno. Troppo giovane per andarsene. L&#8217;ultimo logo nell&#8217;anagrafica di una carriera stroncata senza [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img style="margin-bottom:15px;width:100%;display:block;" src="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2023/08/Gabriele-Venturi-da-Facebook.jpg"><p>Aveva spento <strong>28</strong> candeline lo scorso 11 giugno. Troppo giovane per andarsene. L&#8217;ultimo logo nell&#8217;anagrafica di una carriera stroncata senza un perché comprensibile dalla limitata ragione umana è quello del Cellatica, i cui colori non avrà mai il piacere di rappresentare a pelo d&#8217;erba. Ma quel pezzettino di passato nelle giovanili dell&#8217;<strong>AlbinoLeffe</strong> fa del bresciano <strong>Gabriele Venturi</strong>, arresosi la domenica di Sant&#8217;Alessandro a un male inesorabile, un calciatore rimpianto anche tra il Brembo e il Serio. Per lui anche una toccata e fuga negli <strong>Allievi Nazionali</strong> di Ivan Del Prato, attuale mister della prima squadra della Virtus Ciserano Bergamo, stagione <strong>2011-2012</strong>, proveniente dal vivaio del Chievo.</p>
<h2><a href="https://www.bergamoesport.it/abbonamenti/"><i>Leggi cliccando QUI la tua copia digitale di Bergamo &#038; Sport dalle 6.30 circa ogni lunedì</i></a></h2>
<p><a href="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2023/08/Gabriele-Venturi-foto-Maconi-riproduzione-vietata.png" class="cbox cbox" ><img fetchpriority="high" decoding="async" src="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2023/08/Gabriele-Venturi-foto-Maconi-riproduzione-vietata.png" alt="" width="960" height="643" class="aligncenter size-full wp-image-137053" srcset="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2023/08/Gabriele-Venturi-foto-Maconi-riproduzione-vietata.png 960w, https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2023/08/Gabriele-Venturi-foto-Maconi-riproduzione-vietata-300x201.png 300w, https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2023/08/Gabriele-Venturi-foto-Maconi-riproduzione-vietata-768x514.png 768w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></a></p>
<p><em>(foto a riproduzione vietata)</em></p>
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		<title>5 anni senza Emiliano Mondonico</title>
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		<dc:creator><![CDATA[bergamoesport]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Mar 2023 11:32:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Atalanta]]></category>
		<category><![CDATA[Highlight]]></category>
		<category><![CDATA[Emiliano Mondonico]]></category>
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		<category><![CDATA[quinto anniversario]]></category>
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					<description><![CDATA[L&#8217;Atalanta ha ricordato Emiliano Mondonico, attaccante per sole 2 partite nel 1971-1972 e allenatore per sette stagioni, arresosi alla malattia [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img style="margin-bottom:15px;width:100%;display:block;" src="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2018/03/mondonico.jpg"><p><strong>L&#8217;Atalanta</strong> ha ricordato Emiliano <strong>Mondonico</strong>, attaccante per sole 2 partite nel 1971-1972 e allenatore per sette stagioni, arresosi alla malattia il 29 marzo 2018. <em>&#8220;Oggi, mercoledì 29 marzo, ricorre il quinto anniversario della scomparsa di Emiliano Mondonico. Ha vestito la maglia nerazzurra prima da giocatore, poi da allenatore. Da tecnico atalantino, dal 1987 al 1990 e dal 1994 al 1998, ha scritto alcune delle pagine più belle della storia della nostra Società</em> &#8211; si legge nella nota sui profili ufficiali del club -. <em>Passano gli anni, ma il ricordo di Emiliano è sempre e più che mai vivo restando immutato nel cuore di tutta l’Atalanta. Sarai per sempre il nostro MONDO”</em>. Protagonista di una promozione immediata dalla serie B, della cavalcata in Coppa delle Coppe fino alle semifinali col Malines (&#8217;88), e di due qualificazioni alla Coppa Uefa consecutive (1989 e 1990), il tecnico di Rivolta d&#8217;Adda è il secondo recordman di panchine nerazzurre a quota 299, dietro le 319 dell&#8217;attuale allenatore Gian Piero <strong>Gasperini</strong> e davanti alle 281 di Stefano Colantuono. Per l&#8217;<strong>AlbinoLeffe</strong>, invece, quattro permanenze cadette (nel 2006 ai playout con l&#8217;Avellino, nel 2011 col Piacenza) in 142 partite distribuite su due minicicli da tre stagioni e mezzo.</p>
<p><iframe src="https://www.facebook.com/plugins/post.php?href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2FUCAlbinoLeffe1998%2Fposts%2Fpfbid0RpJ7mhuqacwtQ9KxVLdCagzipSQY6GT2QyCccq7CuP1TtfvBHQ64g9SP4ZqnKzQpl&#038;show_text=true&#038;width=500" width="500" height="654" style="border:none;overflow:hidden" scrolling="no" frameborder="0" allowfullscreen="true" allow="autoplay; clipboard-write; encrypted-media; picture-in-picture; web-share"></iframe></p>
<h3><a href="https://bergamoesport-ita.newsmemory.com/?fbclid=IwAR2MoK-ZEEs0OTKSG8sggAr1J92qGBsC7KXmITbftYQItqOXGKa8_RzFmx4"><em>Leggi la tua copia digitale di Bergamo &amp; Sport cliccando su questa caption</em></a></h3>
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		<title>Luca Percassi ricorda l&#8217;amico Gianluca Vialli: &#8220;Anche all&#8217;Atalanta i tuoi valori&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[bergamoesport]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Jan 2023 13:22:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Atalanta]]></category>
		<category><![CDATA[Highlight]]></category>
		<category><![CDATA[Chelsea]]></category>
		<category><![CDATA[Gianluca Vialli]]></category>
		<category><![CDATA[Luca Percassi]]></category>
		<category><![CDATA[morte]]></category>
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					<description><![CDATA[“I tuoi valori sono anche i nostri. Grazie”. Il senso della gratitudine e della vicinanza al campione che il calcio [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img style="margin-bottom:15px;width:100%;display:block;" src="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2020/10/azzurri.jpg"><p><em>“I tuoi valori sono anche i nostri. Grazie”</em>. Il senso della gratitudine e della vicinanza al campione che il calcio ha perso per strada nell’Epifania più triste degli ultimi tempi. <strong>Luca Percassi</strong>, amministratore delegato dell’<strong>Atalanta</strong>, per ricordare Gianluca <strong>Vialli</strong> <em>(qui ritratto con la delegazione azzurra durante la commemorazione delle vittime bergamasche del covid)</em>, stroncato dal tumore al pancreas contro cui ha lottato negli ultimi 5 anni, gli ha scritto una lettera dai canali ufficiali del club. I due si conoscono dai tempi del <strong>Chelsea</strong>, quando l’attaccante cremonese allenava i <em>Blues</em> e il figlio del presidente nerazzurro <strong>Antonio</strong> vi si era trasferito a fine anni ’90 insieme a Samuele <strong>Dalla Bona</strong>.</p>
<p><em>“Ciao Gianluca, la tua scomparsa mi provoca un dolore immenso. Grazie a te sono cresciuto molto e mi hai trasmesso tantissimo. Anzitutto valori e principi, sportivi e umani, che ho trasferito in Atalanta e che ancora oggi sono fiero che siano fra i nostri segni distintivi”</em>, si legge. <em>“Grazie di tutto, buon viaggio e un abbraccio commosso alla tua famiglia, ai tuoi cari, ai tuoi amici e a tutte le persone, e sono tantissime, che ti hanno voluto bene e che – come me – non ti dimenticheranno mai”</em>.</p>
<p><strong>Vialli</strong> aveva visitato Zingonia il <strong>15 marzo del 2017</strong>, invitato proprio dal CEO atalantino, e in precedenza aveva espresso un pensiero legato all&#8217;effetto trascinamento del pubblico dello stadio di Bergamo. <em>&#8220;Quando si sorteggia il campo col lancio della monetina, bisogna fare in modo di non far attaccare l&#8217;Atalanta sotto la <strong>Curva Nord</strong>. Se fossi ancora un giocatore, eviterei di darle questo vantaggio enorme&#8221;</em>, ebbe a dire dopo la rimonta (2-1; rigore di Perotti, Caldara di testa e rigore di Kessie al 90&#8242;) sulla Roma il 20 novembre 2016 commentandola in tv.</p>
<p><iframe loading="lazy" title="Gianluca Vialli in visita all&#039;Atalanta: &quot;Sono rimasto impressionato&quot;" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/O_y7BGoyTD0?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Due anni senza Mino Favini. Ma il suo esempio è immortale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[bergamoesport]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Apr 2021 11:39:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Atalanta]]></category>
		<category><![CDATA[Calcio]]></category>
		<category><![CDATA[Highlight]]></category>
		<category><![CDATA[23 aprile]]></category>
		<category><![CDATA[anniversario]]></category>
		<category><![CDATA[Mino Favini]]></category>
		<category><![CDATA[morte]]></category>
		<category><![CDATA[ricordo]]></category>
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					<description><![CDATA[Due anni fa, questo stesso giorno, il 23 aprile, ci lasciava Mino Favini. Fermo per l&#8217;anagrafe e anche nei suoi [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img style="margin-bottom:15px;width:100%;display:block;" src="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2013/06/favini.jpg"><p><strong>Due</strong> anni fa, questo stesso giorno, il <strong>23 aprile</strong>, ci lasciava <strong>Mino Favini</strong>. Fermo per l&#8217;anagrafe e anche nei suoi principi immarcescibili: crescere l&#8217;uomo prima ancora del <strong>calciatore</strong>. Guru del vivaio di Zingonia per quasi un quarto di secolo, dalla prima presidenza di Antonio <strong>Percassi</strong> alla seconda, quella della mietitura succulenta dopo decenni di semina, il <strong>Mago di Meda</strong> in realtà non ci ha mai abbandonato, illuminandoci del suo esempio umano e professionale. Tant&#8217;è vero che nella sede dell&#8217;<strong>Atalanta</strong>, società con cui il responsabile del settore giovanile dal 1991 al 2015 ha sempre tenuto un rapporto che rasentava la reciproca donazione di organi, c&#8217;è <strong>l&#8217;Accademia</strong> che porta il suo nome.</p>
<p>Oggi è tempo di ricordi, ben oltre la nota di commemorazione sul sito ufficiale. &#8220;Indimenticabile Mino Favini&#8221;, s&#8217;intitola. <em>&#8220;Mino Favini, un maestro indimenticato e indimenticabile. I suoi insegnamenti, la sua gentilezza ed il suo sorriso ci accompagnano sempre, oggi, nel secondo anniversario della sua scomparsa, in modo ancora più struggente. Il Presidente Antonio Percassi e tutta la famiglia atalantina ricordano il grande Mino con immutato affetto ed immensa gratitudine&#8221;</em>. Al &#8216;Mago di Meda&#8217;, dov&#8217;era nato il 2 febbraio 1936, è intitolata l&#8217;Accademia Favini, il plesso in sede a Zingonia al servizio del vivaio, dal 27 aprile di due anni fa, inaugurata ufficialmente il 14 novembre successivo. </p>
<p>In precedenza calciatore nerazzurro nel biennio 1960-1962 dopo esserlo stato con Meda, Como e Brescia prima di chiudere nella Reggiana, lavorò anche per il settore giovanile lariano. Tra i talenti scoperti, Fontolan, Vierchowod, Borgonovo e Simone a Como, Tacchinardi, Morfeo, i gemelli Zenoni, Zauri, Pelizzoli, Donati, Pazzini, Montolivo, Bonaventura, Caldara, Conti e Gagliardini tra i bergamaschi. E chissà, oggi, quanto sarebbe stato felice di assistere alle infornate senza posa di plusvalenze su due gambe. Che lui, come faceva con <strong>Pinardi</strong>, per lui Alex e basta, di gran lunga il suo prediletto, chiamava solo per nome. E considerava bravi ragazzi, i suoi ragazzi. Che fossero campioni o no, poco importava.</p>
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		<title>Questo stesso giorno 9 anni fa: &#8220;Piermario Morosini sempre con noi&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[bergamoesport]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Apr 2021 09:58:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Atalanta]]></category>
		<category><![CDATA[14 aprile]]></category>
		<category><![CDATA[anniversario]]></category>
		<category><![CDATA[Curva Sud]]></category>
		<category><![CDATA[Livorno]]></category>
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		<category><![CDATA[Piermario Morosini]]></category>
		<category><![CDATA[Stadio]]></category>
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					<description><![CDATA[Una cardiomiopatia aritmogena, mai riscontrata ai controlli medici, ce lo rapì 9 anni fa sul campo, a Pescara, da giocatore [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img style="margin-bottom:15px;width:100%;display:block;" src="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2021/04/Morosini-Atalanta.jpg"><p>Una cardiomiopatia aritmogena, mai riscontrata ai controlli medici, ce lo rapì 9 anni fa sul <strong>campo</strong>, a <strong>Pescara</strong>, da giocatore del <strong>Livorno</strong> entrato dalla finestra di gennaio. Era dell&#8217;<strong>Udinese</strong>, in prestito, come per la maggior parte di una carriera spesa (Bologna, Vicenza, Reggina e Padova) a faticare nel vivo del gioco. <strong>Piermario Morosini</strong>, orfano di padre e madre persi in giovanissima età, dedicatario della <strong>Curva Sud</strong> dello stadio di Bergamo per deliberazione del Consiglio comunale a due giorni dalla tragica scomparsa, è stato commemorato oggi dai profili ufficiali dell&#8217;<strong>Atalanta</strong>. Società che fu la sua culla dai 9 ai 19 anni, con <strong>scudetto Allievi Nazionali nel 2002</strong> sotto <strong>Alessio Pala</strong> e le finali Primavera perse nel 2005 contro la Roma, senza esordire in prima squadra. Dal 2009, cartellino per intero alle Zebrette.</p>
<p><em>&#8220;Piermario Morosini sempre con noi&#8221;</em>, titola la nota sul sito del club. <em>&#8220;Il tempo passa, ma il suo ricordo resterà sempre nei nostri cuori, più vivo che mai. Il 14 aprile 2012, a Pescara, veniva a mancare Piermario Morosini</em> &#8211; si legge -. <em>Sono passati nove anni, ma sembra ieri… Il Presidente Antonio Percassi e tutta la famiglia Atalanta lo ricordano con immutato affetto. Piermario sempre con noi&#8221;</em>. Morosini, bergamasco di città del quartiere Monterosso, nato il 5 luglio 1986, aveva dovuto sopportare colpi durissimi nella vita personale: lasciò la fidanzata Anna Vavassori, di Borgo Santa Caterina, e la sorella disabile Maria Carla, dopo aver perso i genitori Camilla (2001) e Aldo (2003) oltre al fratello anch’esso disabile. Tifoso della <strong>Sampdoria</strong>, cresciuto nella Polisportiva Monterosso, ebbe una carriera breve senza troppi squilli a dispetto di una presenza in <strong>Coppa Uefa in Levski Sofia-Udinese</strong> (<a href="https://it.uefa.com/uefaeuropaleague/match/83823--levski-vs-udinese/">QUI</a> il tabellino e il resoconto del match) in cui (allenatore Loris Dominissini, sostituto di Serse Cosmi che l&#8217;aveva fatto esordire in A) segnò <strong>Fernando Tissone</strong>. 153 partite e 1 gol da professionista, ma anche la trafila azzurrina dall’Under 17 fino al bronzo agli Europei svedesi del 2009 in Under 21.</p>
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		<title>Otto anni senza Ivan Ruggeri. L&#8217;Atalanta lo ricorda: facciamolo tutti noi</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Apr 2021 12:01:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Diciamocela tutta senza peli sulla lingua: Ivan Ruggeri non era esattamente in manica ai tifosi. Anzi, spesso e volentieri ne [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img style="margin-bottom:15px;width:100%;display:block;" src="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2016/03/ruggeri.jpg"><p>Diciamocela tutta senza peli sulla lingua: <strong>Ivan Ruggeri</strong> non era esattamente in manica ai <strong>tifosi</strong>. Anzi, spesso e volentieri ne condannava gli <strong>eccessi</strong>, non ultimi gli incidenti dell&#8217;11 novembre 2007, in occasione della tragica morte del laziale Gabriele Sandri, che portarono alla sospensione e al rinvio di <strong>Atalanta</strong>-Milan. Però resta il più genuino dei presidenti che il club nerazzurro abbia mai avuto. Quello che faceva di necessità virtù e promuoveva in prima squadra nidiate intere di giocatori nati e cresciuti nel <strong>vivaio</strong> di <strong>Zingonia</strong>, specie nel ritorno in A allo scollinamento nel nuovo millennio sotto Giovanni <strong>Vavassori</strong>. La società nerazzurra lo ricorda a otto anni dalla prematura scomparsa, il 6 aprile 2013, nella villa di famiglia di Monterosso, dopo più di cinque in stato neurovegetativo per l&#8217;emorragia cerebrale che l&#8217;aveva colpito il 16 gennaio 2008 proprio mentre si stava recando in sede. </p>
<p><em>&#8220;Ricorre oggi, martedì 6 aprile, l’ottavo anniversario della scomparsa di Ivan Ruggeri, Presidente dell’Atalanta dal 1994 al 2008</em> &#8211; si legge nella nota sul sito ufficiale -. <em>Il Presidente Antonio Percassi e tutta la famiglia atalantina lo ricordano con immutato affetto. Ivan Ruggeri sempre nei nostri cuori&#8221;</em>. Imprenditore nel settore delle materie plastiche, appassionato di ciclismo nonché avversario del mitico Gianni Motta nelle corse under, azionista dal 1977 con già il 19 per cento del club, dopo la vicepresidenza ricoperta sotto <strong>Cesare Bortolotti</strong> dal 13 febbraio 1979 al 15 settembre 1981 e dal 17 aprile 1989 al 7 dicembre 1990, aveva rimpiazzato proprio <strong>il dimissionario Percassi il 23 febbraio 1994</strong> venendo poi sostituito al vertice dal figlio Alessandro dal settembre 2008. L&#8217;attuale proprietario sostituì quest&#8217;ultimo dopo aver ricomprato la società (al 70 per cento) il 3 giugno 2010. </p>
<p>Ruggeri, nato a Telgate il 14 ottobre 1944, s&#8217;era fatto da solo nel ramo del recupero delle materie plastiche. Il suo ultimo periodo al vertice (dal 2006) fu contrassegnato dalla presenza ingombrante e certamente non gradita a tutto l&#8217;ambiente del direttore generale e plenipotenziario Cesare Giacobazzi (inviso più ai giornalisti che ad altri, non a caso finì per annullare le tessere stagionali per la stampa senza più accreditare i colleghi de L&#8217;Eco di Bergamo, NdR), costretto ad allentare i cordoni della borsa meno degli anni precedenti dopo le spese pazze per il trio <strong>Gianni Comandini-Luca Saudati-Alessandro Rinaldi</strong>. Erano anni di discussioni e diatribe eterne anche circa il progetto poi senza una conclusione per il nuovo stadio, con Percassi a spingere per la soluzione Grassobbio su terreni di sua proprietà e il burbero Ivan (sposo di Daniela e papà di Francesca e Alessandro) a invitare a farci pascolare le capre. </p>
<p>Negli anni, la chiamata-bis di <strong>Emiliano Mondonico</strong> per risalire al piano di sopra, la parentesi di <strong>Bortolo Mutti</strong> con la promozione fallita (&#8217;99), gli anni d&#8217;oro del <strong>Vava</strong> con i baby valorizzati e in gran parte ceduti con ottime <strong>plusvalenze</strong>, le cadute in cadetterìa con Giancarlo Finardi (sostituto del mago di Arcene poco prima del doppio spareggio fatale con la Reggina), le stagioni del primo Stefano <strong>Colantuono</strong> e il paio da calcio champagne di Gigi <strong>Delneri</strong> prima del nuovo tonfo nel 2009-2010 dei quattro mister (Angelo Gregucci, Antonio Conte, Valter Bonacina solo a Palermo e Bortolo Mutti). E campioni come Bellini, Morfeo, Orlandini, i gemelli Zenoni, Bellini, Pelizzoli, Montolivo e Pazzini tra i prodotti di casa, più Gigi Lentini, Pippo <strong>Inzaghi</strong>, Cristiano <strong>Doni</strong> e Riccardo Zampagna. Sicuramente una grande figura nella storia più che centenaria della Dea, a cui tributare i giusti meriti e dedicare un saluto commosso.<br />
<em><strong>Simone Fornoni</strong></em></p>
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		<title>Ivan Ruggeri, &#8220;sempre nei nostri cuori&#8221;. 7 anni dalla scomparsa</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Apr 2020 12:19:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Non sarà stata l&#8217;Atalanta più esaltante e performante, quella dei 14 anni di presidenza di Ivan Ruggeri. Vedi la prima [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img style="margin-bottom:15px;width:100%;display:block;" src="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2016/03/ruggeri.jpg"><p>Non sarà stata l&#8217;<strong>Atalanta</strong> più esaltante e performante, quella dei <strong>14 anni di presidenza di Ivan Ruggeri</strong>. Vedi la prima retrocessione a primavera del 1994 ereditata da <strong>Antonio Percassi</strong> che gli aveva ceduto il testimone il 26 febbraio precedente, seguita da altre tre (1998 con Mondonico, 2003 con Vavassori-Finardi, 2005 con Mandorlini-Rossi) col sovrappiù familiare nel 2010 con Gregucci-Conte-Bonacina-Mutti. Ma è anche la stessa della valorizzazione di Bobo Vieri e Pippo Inzaghi (capocannoniere a 24 nel 1997 cin Emiliano Mondonico), della <strong>qualificazione Uefa sfiorata</strong> col Vava in sella allo scollinare del nuovo secolo, delle risalite di classe con Stefano Colantuono, del bel gioco di Gigi Delneri e della valorizzazione del vivaio in massa: i gemelli <strong>Zenoni, Morfeo, Bellini, Pelizzoli, Pinardi, Montolivo, Pazzini e Bonaventura</strong> tra gli altri.</p>
<p>Oggi è il settimo anniversario della scomparsa prematura di un uomo di sport poco o per nulla incline ai compromessi, burbero ma generoso, tenace e implacabile nel condannare le intemperanze dei tifosi. Era il <strong>6 aprile 2013</strong>, fra le quattro mura della sua villa di Monterosso, dove guardava Bergamo dall&#8217;alto: in coma, dov&#8217;era piombato il 16 gennaio 2008 della maledetta emorragia cerebrale. Oggi l&#8217;Atalanta Bergamasca Calcio, in cui lui, Ivan, è stata la parentesi storica fra le due ere Percassi, lo <strong>commemora</strong> con una nota breve sui propri profili social.</p>
<p><em>&#8220;Ivan Ruggeri sempre nei nostri cuori&#8221;</em>, il titolo. <em>&#8220;Ricorre oggi, lunedì 6 aprile, il settimo anniversario della scomparsa di Ivan Ruggeri, Presidente dell&#8217;Atalanta dal 1994 al 2008</em> &#8211; si legge -. <em>Il Presidente Antonio Percassi e tutta la famiglia atalantina lo ricordano con immutato affetto&#8221;</em>. Ruggeri, nato a Telgate (Bergamo) il 14 ottobre 1944, era salito al vertice del club al posto dell&#8217;allora dimissionario Percassi (in sella dal 1990), che avrebbe poi preso il posto del figlio Alessandro il 4 giugno 2010 riacquistandone le quote di maggioranza. Quella dell&#8217;industriale telgatese delle materie plastiche era stata una scalata a tappe, dal 19 per cento di azioni acquisite nel 1977 da Nessi. </p>
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