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	<title>Over 30 &#8211; Bergamo e Sport</title>
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		<title>Ragazzi di Zingonia di ritorno, usato sicuro e ultratrentenni a riposo: serve una rivoluzione gasperiniana anche senza Gasp</title>
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		<pubDate>Tue, 30 May 2023 13:56:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Simone Fornoni Tra Caldara-Conti-Gagliardini-Kessie-Kurtic-Petagna-Gomez a Djimsiti-Maehle (o Zappacosta, fate voi)-De Roon-Koopmeiners-Pasalic (Ederson?)-Hojlund-Lookman ci sono 7 anni e almeno un [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img style="margin-bottom:15px;width:100%;display:block;" src="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2021/09/percassi-gasperini.png"><p><strong>di <em>Simone Fornoni</em></strong><br />
Tra Caldara-<strong>Conti</strong>-Gagliardini-<strong>Kessie</strong>-Kurtic-Petagna-<strong>Gomez</strong> a <strong>Djimsiti</strong>-Maehle (o Zappacosta, fate voi)-De Roon-<strong>Koopmeiners</strong>-Pasalic (Ederson?)-<strong>Hojlund</strong>-Lookman ci sono <strong>7 anni</strong> e almeno un paio di edizioni intermedie (Cristante, Castagne, Gosens) dell&#8217;<strong>Atalanta</strong>, a livello temporale, tecnico e in parte tattico. Nell&#8217;annata della <strong>Grande Transizione</strong> soprattutto anagrafica, i due davanti e il brasiliano, in mezzo o sulla trequarti, però, scorrendo la formazione della stagione ormai al gong la presenza degli <strong>ultratrentenni</strong>, forse privi di alternative considerate valide e pronte all&#8217;uso, sembra stridere con la necessità di svecchiamento indicata dal profeta in panchina. Bersaglio o protagonista non troppo involontario, per la seconda primavera di fila, del solito dilemma: resta o cede alle presunte lusinghe di un progetto ambizioso altrove, visto che a quanto pare qui gli avrebbero chiesto (chi? Quando? Come? Perché?) la qualificazione alla <strong>Champions League</strong> e lui, anche su questo, ha <em>&#8220;un&#8217;opinione diversa dalla società</em>&#8220;?</p>
<p>I nerazzurri non potranno barcamenarsi in eterno a sfogliare una margherita che a ogni soffio di vento da dichiarazionismo post partita pare allungarsi di un petalo, tante sono le variabili in campo. I tifosi, che adorano l&#8217;<em>hombre miraglo</em> di un ciclo frettolosamente dichiarato chiuso con l&#8217;ottavo posto dell&#8217;altr&#8217;anno e invece rivitalizzato dalla buona riuscita dell&#8217;originalissimo mix col passato in organico, se la prendono come sempre con la stampa dei &#8220;giornalai&#8221;. Eppure è Gian Piero <strong>Gasperini</strong>, in prima persona singolare indeclinabile, tra un <em>&#8220;vedremo se potremo trovare un punto d&#8217;accordo&#8221;</em> e un <em>&#8220;qualcuno ci chiede la Champions, io non la penso così e per un allenatore è una situazione difficile&#8221;</em>, ad alimentare dubbi sul suo prossimo futuro. A parte che il pubblico, più che il mister, tende a ignorare che è il club ad avere in mano, oltre al proprio, quello del tecnico, contrattualizzato fino al <strong>2024</strong> con opzione per un&#8217;ulteriore stagione, a mentre fredda bisogna ragionare intorno a tre punti: l&#8217;eventuale delega di <strong>responsabilità piene</strong> a Gasp stesso, assolutamente non padrone della scena a dispetto di quanto si pensi; lo svecchiamento di una rosa che riempie sempre di più l&#8217;infermeria e ha bisogno di energie fresche; un <strong>progetto</strong> coerente con gli investimenti fatti e quelli da fare.</p>
<p>L&#8217;immissione di <strong>350 milioni</strong> nel capitale azionario alla fine dello scorso inverno del gruppo <strong>Pagliuca</strong>-Bain Capital, che ha di fatto e di diritto sostituito i Percassi nella gestione societaria pur lasciando loro quella sportiva, non è certo acqua fresca. Non lo è nemmeno l&#8217;esborso di <strong>108 milioni</strong> per gli acquisti più recenti, anche se Musso e <strong>Boga</strong> a conti fatti non hanno reso per quanto sono costati. Perché il tecnico, sulla scorta della rivoluzione all&#8217;americana, non è stato investito di poteri da <strong>manager all&#8217;inglese</strong>, quindi col controllo delle operazioni di mercato. Decide lui e la dirigenza esegue. Lo faceva la buonanima Brian <strong>Clough</strong> negli anni settanta e ottanta, al Derby County e al Nottingham Forest portato sul tetto d&#8217;Europa, l&#8217;ha fatto Alex <strong>Ferguson</strong> al Manchester United. Qualcuno gliel&#8217;ha proposto, oppure no? Domanda di riserva: il grugliaschese, che a Bergamo dice di aver sempre vissuto da dio tranne il mese e mezzo iniziale, quando i giornali gli facevano le pulci, abituati com&#8217;erano al 4-4-2 di Colantuono o al 4-2-3-1/4-3-3 di Reja, sarebbe (è) davvero disposto ad assumersi questi oneri, perché le responsabilità pesano, rinunciando a tenersi i soli onori dei risultati straordinari ottenuti fin dalla primissima annata?</p>
<p><strong>Pieni poteri</strong> significa che decide chi comprare lo stesso che prepara la squadra, la dirige e la schiera. Dall&#8217;allestimento allo spettacolo, insomma. Pieni poteri vuol dire anche fine di ogni possibile scaricabarile, delle diatribe vere o presunte e delle chiacchiere da carta stampata o web conseguenti. Da troppo, infatti, si respira la sensazione che fiducia e stima reciproca fra datore di lavoro e primo dipendente non bastino a prolungare a vita un accordo scritto nei fatti, più che nei rapporti personali, che Gasp comunque definisce umanamente a prova di bomba. In attesa di sapere se sarà lui a guidare la cabina di regia delle operazioni a tavolino insieme ai &#8220;due direttori sportivi&#8221; (parole sue) Lee <strong>Congerton</strong> e Tony <strong>D&#8217;Amico</strong>, ecco la questione del parco giocatori un po&#8217; anzianotto. Degli Over 30, Sportiello, detto di passata molto meglio dell&#8217;argentino, si svincola ed è già del Milan; <strong>Zappacosta</strong>, superati i problemi al retto femorale del girone d&#8217;andata, s&#8217;è rivelato ancora da corsa provando perfino a imitare il rimpianto Gosens in zona gol (4, mica pochi); <strong>Toloi</strong> è un grande leader e fisicamente stavolta ha retto meglio di chiunque, ma forse verso i 33 non ha più il passo dei bei tempi; dei 4 gol in due della coppia da <em>cumbia</em> <strong>Muriel-Zapata</strong>, quest&#8217;ultimo infortunatosi come gli accade dal pre covid, ci s&#8217;è già soffermato chiunque e non resta altro da aggiungere.&nbsp;</p>
<p>I giovani ci sono, ma faticano a farsi largo in mezzo agli espertissimi. All&#8217;interno del gruppo, diventato grande in tutti i sensi <strong>Scalvini</strong>, c&#8217;è un <strong>Okoli</strong> che scalpita e a buon diritto, visto che con lui titolare la difesa beccava molto poco col conseguente <strong>primato</strong> in classifica, alla quinta giornata a <strong>Monza</strong> addirittura in <strong>solitario</strong>. C&#8217;è <strong>Ruggeri</strong> che prima di fare crac non stava affatto deludendo. Certo, mancava <strong>Palomino</strong>, sospeso per il doping che non c&#8217;era fino a novembre, e il poi ripudiato perno <strong>Demiral</strong> all&#8217;inizio aveva la bua alle ginocchia che gli sarebbe tornata lungo la sosta per i Mondiali. Il ragazzo giunto quindicenne a Zingonia da Vicenza, centralone se mai ce n&#8217;è stato uno, sabato sera in casa dell&#8217;Inter ha servito da pendolino di riserva il possibile 3-3 all&#8217;imbambolato <strong>Hojlund</strong>, buono ma non buonissimo, chiuso da Dumfries nel recupero mentre forse gli risuonava sotto la volta cranica l&#8217;eterno paragone impossibile con Haaland. <strong>Soppy</strong>, insieme al berico nazionale Under 21 (mica bruscolini), è l&#8217;altro riapparso sui radar soltanto nella seconda metà di stagione, con la partitaccia di Lecce (quella dei nove undicesimi cambiati rispetto al match col Napoli) e il recupero del sorano a fare da spartiacque. Se non giochi e non hai il ritmo partita, poi finisce che ti rompi, anche se hai ventun anni. Puntuale come le tasse.</p>
<p>Che si vuol fare a <strong>Zingonia</strong>, dunque? Nella scorsa pausa tra l&#8217;esclusione dalle coppe e la programmazione del 2022-2023, il canuto sessantacinquenne torinese dalla voce soffiata e grattata più amato all&#8217;ombra delle Mura Venete aveva chiaramente esposto le sue idee: o si punta sui giovani senza pretesa di fissare obiettivi, oppure per centrarli vincendo si prendono elementi di caratura internazionale. Dalla finestra estiva sarebbe stato poi partorita la combo: Okoli, Scalvini, Soppy e Hojlund da una parte, Lookman dall&#8217;altra. Gli esiti mica sono da buttare via, tutt&#8217;altro. E se si ritornasse allo spirito e ai criteri delle origini del matrimonio Dea-Gasperini? Leggi, <strong>prestiti di ritorno</strong> cresciuti al Centro Sportivo Bortolotti o diventati qualcuno lì, assemblati con gente forte e scafata ma non in là con la carta d&#8217;identità, più qualche giovincello da rilanciare o su cui scommettere. Esattamente la lista della spesa indicata in premessa. Perché se hai in giro un portiere come <strong>Carnesecchi</strong> (Cremonese), un difensore come <strong>Cittadini</strong> (Modena), un esterno come <strong>Zortea</strong> (Sassuolo) e due attaccanti come <strong>Cambiaghi</strong> (Empoli) e <strong>Piccoli</strong> (idem, prima al Verona), richiamarli all&#8217;ovile è un dovere morale. Chiunque sarà il responsabile tecnico, una rivoluzione gasperiniana recuperandone le radici. L&#8217;accendiamo?</p>
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