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	<title>pala alessio &#8211; Bergamo e Sport</title>
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		<title>Pergolettese, Alessio Pala è il nuovo allenatore della Primavera</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Jul 2021 09:42:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Di seguito il comunicato ufficiale sulla pagina della Pergolettese: &#8220;L&#8217;U.S.PERGOLETTESE 1932 comunica che il sig. ALESSIO PALA, nella scorsa stagione [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img style="margin-bottom:15px;width:100%;display:block;" src="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2020/04/pala-alessio-rubrica.png"><div class="" dir="auto">
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<p dir="auto">Di seguito il comunicato ufficiale sulla pagina della <strong>Pergolettese</strong>:</p>
<p dir="auto"><em>&#8220;</em><em>L&#8217;U.S.PERGOLETTESE 1932 comunica che il sig. <strong>ALESSIO PALA</strong>, nella scorsa stagione sulla panchina della squadra ALLIEVI NAZIONALI U17, sara&#8217; il nuovo allenatore della formazione PRIMAVERA per la prossima stagione sportiva. ATALANTA (Allievi Naz. e Primavera), PRO SESTO, ALBINOLEFFE, PAVIA, PRO PATRIA, F.CARATESE e TREVISO, sono state le panchine che fanno parte della sua carriera da allenatore. </em><em>Una figura di prestigio per il settore giovanile gialloblu&#8221;.</em></p>
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		<title>LA RUBRICA DI MISTER PALA, 3^ PUNTATA &#8211; &#8220;Vedere calcio e non solo guardarlo&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Apr 2020 14:59:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Prosegue la rubrica di mister Alessio Pala denominata &#8220;Vedere calcio e non solo guardarlo&#8221;, dove il tecnico si rivolge in [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img style="margin-bottom:15px;width:100%;display:block;" src="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2020/04/pala-alessio-rubrica.png"><p>Prosegue la rubrica di mister <strong>Alessio Pala</strong> denominata &#8220;Vedere calcio e non solo guardarlo&#8221;, dove il tecnico si rivolge in prima persona ai lettori sfruttando la sua grande esperienza accumulata nel settore, per essere un pò più preparati al momento in cui il calcio tornerà ad essere protagonista in tutte le categorie professionistiche e non. La terza puntata è focalizzata su un nuovo ramo dei settori giovanili, dai 15 ai 17 anni. Buona lettura!</p>
<p align="JUSTIFY"><em>&#8220;Eccoci al ‘cuore’ della formazione dell&#8217;atleta. Il compito di allenare e insegnare in questa fascia (15/16/17) oltre che ad essere impegnativo porta con sè molte responsabilità. Le numerose variabili che entrano in gioco durante questo delicato processo (quali le caratteristiche mentali, emotive, fisiche, il proprio bagaglio di esperienze, le attività di apprendimento, il tipo di capacità da apprendere, gli obiettivi da raggiungere dovrebbero stimolare l’allenatore ad approfondire le conoscenze in materia, al fine di arricchire le proprie conoscenze metodologiche e didattiche, per rendere sempre più efficaci le proposte e le risposte di allenamento. Si diventa una guida carismatica, perché bisogna condurre la squadra verso gli obiettivi prefissati, esaltando le potenzialità dei singoli ragazzi, in favore del comportamento collettivo. E’ un facilitatore degli apprendimenti, deve conoscere i metodi di allenamento. Punto di partenza fondamentale è la conoscenza dei vari modi di imparare di ogni allievo, il quale costruisce i concetti e le abilità motorie e tecniche con strade diverse. Ad esempio un ragazzo impara più facilmente un gesto tecnico o una situazione tattica se riesce a scomporla in tutte le sue parti costitutive provandola più volte, mentre un altro apprende le stesse abilità con maggior efficacia se messo in condizioni di sperimentarla nella sua globalità. Il giovane utilizza una condotta motoria e tecnica valida se è motivato. Più si è in grado di identificare le differenze mentali, cognitive, caratteriali di ciascun atleta, più si riuscirà ad ideare (sì arte&#8230;) appropriati percorsi didattici e relativi metodi, per insegnare anche nelle diversità che andranno comunque sanate. Riassumendo si potrebbe dire che l’allenatore, il tecnico, il formatore (chiamatelo come preferite) ricopre simultaneamente i seguenti ruoli: osservatore di sè stesso, dei ragazzi, dell’ambiente, istruttore (conosce i gesti tecnici e le situazioni tattiche scegliendo le attività per allenarle, è dimostratore, animatore (crea entusiasmo), porta facilità negli apprendimenti, è una guida e rappresenta un modello. In relazione ai diversi ruoli ricoperti dell’allenatore si possono individuare le sue competenze (sapere, saper fare e soprattutto saper far fare) che riassumiamo in quattro categorie.</em></p>
<p align="JUSTIFY"><em>A) competenza tecnica. Dimostra le attività (ecco perchè è meglio chi ha giocato e non importa in quale categoria), sceglie le attività adeguate all’obiettivo, varia le stesse in funzione del grado di riuscita, rileva gli errori, individuandone la causa e non la concausa (importante) proponendo attività idonee per correggerli.</em></p>
<p align="JUSTIFY"><em>B) competenza metodologica. Spiega le attività, magari per fasi, ponendo domande, correggendo un errore alla volta. Utilizza il metodo induttivo-deduttivo e usa delle strategie per mantenere alta l’attenzione (voce, posizione del corpo, scelta del dove mettersi, ecc.).</em></p>
<p align="JUSTIFY"><em>C) competenza organizzativa. Preparare il campo prima dell’allenamento (per i meno abili) scegliendo i tempi giusti per la durata della seduta, favorendo la densità del lavoro ed evitando i tempi morti. Utilizza un buon rapporto spazio/numero dei giocatori, mantiene una giusta proporzione tra i tempi di spiegazione e di attività (meglio se la spiegazione è breve), predispone spazi di lavoro funzionali, flessibili, sapendo pure organizzare la rotazione di ruoli.</em></p>
<p align="JUSTIFY"><em>D) competenza relazionale. Favorisce un clima di rispetto verso gli altri, verso l’ambiente, deve rinforzare i comportamenti positivi incoraggiando e gratificando. Bene se è autorevole, mantiene discreta calma (non troppa) e coglie le dinamiche interne di gruppo (leader, isolato, gregario, mediatore, indolente).</em></p>
<p align="JUSTIFY"><em>Tra i 16/17 anni, ma in alcuni casi anche prima (precoci) l’impulso dei valori di forza muscolare è notevole, quindi bene un lavoro specifico per poi potenziarlo altrove. Stesso discorso per la velocità e la rapidità, che vanno sempre allenate sia a secco, ma soprattutto in modo specifico. Diverso invece trattare la resistenza, in quanto questa capacità ha uno sviluppo più lineare. Non va neppure trascurato il concetto di multilateralità, cioè le attività alternative (nuoto, basket, ciclismo, ecc). Se il tempo che si dispone e’ poco, e’ indispensabile avere cura dell’essenziale. In questa categoria, secondo me comincia a contare il risultato, ma deve essere uno strumento utilizzato al fine di sollecitare la motivazione, e soprattutto il carattere e la voglia di andare oltre. Magari si può partire da una forma ludica, per poi arrivare a modalità di allenamento che sottointendono la specializzazione. Per le società che hanno la possibilità, sarebbe meglio avere due squadre per la categoria, ora chiamate Under 16 e Under 17, per chi non può farlo una squadra sola. In questo caso se si vuole un minimo di selezione, bisogna tenere in rosa i tardivi (diversità tra età cronologica e biologica), i coordinati, gli abili, serve quindi occhio da parte dell’allenatore, qua riveste fondamentale importanza la supervisione del responsabile del settore, il quale deve essere lungimirante su tutto. E’ la categoria più importante, forse l’ultima vera categoria a livello giovanile. Ora ci immedesimiamo allenatore di una squadra Allievi regionali di una società di Serie D, tre sedute settimanali più la gara. Abbiamo un fattore stavolta a nostro favore, il tempo, e in più la possibilità di lavorare con lo stesso gruppo, quindi alleno e sperimento di tutto. Alleno di tutto, la tecnica (sacra) in tutte le salse, la tattica, il singolo, il gruppo, la tattica individuale (intensificare), la strategia di gara, la competizione. Certo la competizione, per raggiungere la vittoria, sì cercare di vincere, perché i ragazzi si devono abituare a quello che gli verrà richiesto dopo. A fine percorso, i più pronti possono essere aggregati alla prima squadra, scavalcando la categoria Juniores, certo con la consapevolezza di aver dato loro tutti gli strumenti. Il lavoro dell’allenatore (occhio/arte) sarà pure di cambiare ruolo al ragazzo, con intuito, con testa, con sagacia, e pure di osservare ragazzi nelle squadre che si affrontano, facendo così anche scouting per la società e capire e carpire che magari altrove ci sono ragazzi più abili e portati di quelli che si hanno a disposizione. Ecco perché la materia bisogna conoscerla tutta, certo i corsi e la scuola aiutano, ma la vera scuola è il campo, le idee, la fantasia, la tenacia, la passione, la curiosità è un pò di sana imprevedibilità nelle scelte. Insisto che bisogna essere preparati in tutto, vedere, vedere, vedere, sapere, sperimentare, provare, ideare, e non copiare e guardare calcio&#8221;.</em></p>
<p align="JUSTIFY"><em><strong>In fede, Alessio Pala</strong> </em></p>
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		<title>LA RUBRICA DI MISTER PALA, 2^ PUNTATA &#8211; &#8220;Vedere calcio e non solo guardarlo&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Apr 2020 12:34:45 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<img style="margin-bottom:15px;width:100%;display:block;" src="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2020/04/pala-alessio-rubrica.png"><p align="JUSTIFY">Prosegue la rubrica di mister <strong>Alessio Pala</strong> denominata &#8220;Vedere calcio e non solo guardarlo&#8221;, dove il tecnico si rivolge in prima persona ai lettori sfruttando la sua grande esperienza accumulata nel settore, per essere un po’ più preparati al momento in cui il calcio tornerà ad essere protagonista in tutte le categorie professionistiche e non. La seconda puntata è focalizzata sul gradino appena sotto le prime squadre, ossia le categorie Primavera, Berretti, Juniores regionali o provinciali. Buona lettura!</p>
<p align="JUSTIFY"><em>&#8220;Anche in questo ambito è giusto dividere tra professionistiche e non, ma le dinamiche del tecnico si assomigliano. Siamo al tetto del percorso giovanile di ogni atleta (17-19 anni), l&#8217;ultimo step prima di approdare nei grandi, anzi qualcuno lo fa nel durante, per merito o necessità. È una categoria difficile per gli allenatori, generalmente non si ha a disposizione tutto il gruppo, si è in balia delle decisioni della prima squadra, non si può schierare la formazione che si ha in mente, insomma bisogna essere al servizio dei ragazzi e del tecnico della prima squadra e non viceversa. Capita che alcuni giovani arrivino da sopra per fare minutaggio, o qualcuno della squadra venga convocato sopra, insomma un bel minestrone da condire. Il tecnico deve essere preparato, elastico, flessibile e gratificato a prescindere. Il collante lo fa il direttore sportivo con un lavoro importante come presenza e come dialogo. Non bisogna fossilizzarsi nel proporre un solo modulo di gioco ma allenare i principi del gioco nelle due fasi, patrimonio che l&#8217;atleta utilizzerà con i grandi, un serbatoio di notizie valido per sempre. Cosa è un sistema di gioco? Semplicemente la dislocazione di base in campo dei giocatori in modo di non avere scompensi sia quando si attacca che quando si difende. Deve essere equilibrato (tutte le zone del campo coperte), elastico (mi adatto all&#8217;avversario), razionale (compiti assegnati con criterio considerando capacità fisiche e tecniche dei singoli. Il sistema di gioco è lo scheletro e non cambia, il modulo cambia, anche durante la gara stessa. Quindi perché fossilizzarsi su un modulo, che cambia sempre, in tutte le categorie, perdendo tempo e non fare cose più utili? Ecco allora che il tecnico di questa fascia diventa importantissimo. È un&#8217;età particolare, essere concavo con i convessi e convesso con i concavi, non troppo permissivi, far capire il concetto di meritocrazia. Per essere pratico ipotizziamo di essere l’allenatore di una squadra Juniores regionale, dove la prima squadra partecipa al campionato di Eccellenza. Due sedute settimanali, più la gara. Poco tempo, tante problematiche di ogni genere. Però ad ogni problema esiste una soluzione, bisogna essere responsabili. Quindi response- ability, response di un lavoro corretto e abili nel proporlo e trasmetterlo. Nella prima seduta, si parla 5 minuti al gruppo della gara, per favore 5 minuti non di più, si corregge qualche atteggiamento sbagliato (quello sì importante) e via in campo. Nella testa dell&#8217;allenatore ci deve già essere tutto. Ci può stare scrivere l’allenamento o alcuni appunti, per i più abili la memoria visiva è sufficiente. Un buon lavoro fisico, rispettando il mesociclo, tutto con la palla aumentando gradualmente l’intensità. Proporre tutti i gesti tecnici e tattici combinandoli e correggendoli, magari quelli della gara disputata, l’analisi così è già stata fatta. Insistere nell’addestramento della tecnica di base, inventando esercizi completi. Non solo lo stop, il passaggio, la guida, ma anche il colpo di testa, la rimessa laterale, il contrasto, la tecnica del portiere. Insomma creare esercitazioni che toccano tutti e 7 i gesti di base. Poi tanta tattica individuale, se uno si smarca l’altro prende posizione (diagonale), se uno stoppa e difende palla l’altro lo marca, se uno fa un passaggio l’altro cerca di intercettarlo, se uno finta o dribbla l’altro lo contrasta, se uno tira in porta l’altro difende la stessa. Ho così allenato tutti e 5 i principi della tecnica applicata al gioco del calcio. E vai..la partitella che è sacra. Bene, buoni ritmi, l’arte del tecnico che osserva, nella stessa e’ tutto collettivo, cioè tattica collettiva e sviluppo della stessa magari correggendo i tempi di gioco che sono fondamentali. Tempo di gioco, tempo di smarcamento, tempo di anticipo, tempo di lettura della traiettoria, tempo di passaggio, tempo di stacco. A fine seduta, tecnica, come si vuole, come defaticamento. Il secondo allenamento settimanale uguale, stessi obiettivi diversificando gli esercizi, magari con qualche accorgimento strategico pre gara, ma non troppo, infatti il giorno dopo o ti arrivano giocatori diversi da sopra o alcuni vengono convocati in prima squadra. Fa niente, il nostro lavoro e’ stato fatto, anzi per i più pronti sarebbe opportuno che facessero qualche seduta con la prima squadra, dove i ritmi, le dinamiche e le richieste sono superiori, il livello chiama livello. Basta o meno esercizi copia e incolla da internet, sono belli, ma non nostri, non scaturiscono dalla nostra testa, magari hanno finalità diverse. In base al gruppo che si ha, al tempo a disposizione, agli spazi, agli strumenti, cercare il meglio, cioè la nostra Serie A. Il lavoro dovrebbe essere capito e condiviso anche dai dirigenti, ecco perché anche loro dovrebbero essere più preparati e lungimiranti. Altro esempio: penso capitino spesso in questo contesto alcune dinamiche generali dove ci si potrebbe ingolfare. Il ragazzo chiede di non venire alla seduta perché deve studiare, che studi prima o dopo l’allenamento, dice di essere stanco, che si faccia un bagno con il bicarbonato, che non ha il trasporto, bene esistono i mezzi pubblici o la vecchia autostop, è giù di morale per la ragazza, bene gli passerà. Forse in qualcosa esageriamo, ma soprattutto in questo maledetto periodo e nella vita di tutti i giorni il sapersi adattare e andare oltre potrebbe diventare una grande palestra&#8221;.</em></p>
<p align="JUSTIFY"><strong>In fede, </strong><strong>Alessio Pala</strong></p>
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