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	<title>plasma &#8211; Bergamo e Sport</title>
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		<title>Remuzzi: &#8220;Sì al calcio. Il vaccino sia democratico. Terapia anticorpale, siamo sulla buona strada&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 27 May 2020 10:49:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Intervista al professor Giuseppe Remuzzi, scienziato di fama mondiale e direttore dell&#8217;Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri di Monica Pagani [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img style="margin-bottom:15px;width:100%;display:block;" src="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2020/05/Remuzzi.jpg"><p style="text-align: center;"><em><strong><span style="color: #666699;">Intervista al professor Giuseppe Remuzzi,<br />
scienziato di fama mondiale<br />
e direttore dell&#8217;Istituto di Ricerche<br />
Farmacologiche Mario Negri</span></strong></em></p>
<p><strong>di Monica Pagani</strong></p>
<p><strong>Professor Remuzzi, l&#8217;Italia è il paese del pallone, ma il calcio è fermo.</strong><br />
I bambini devono tornare a giocare a calcio. Con attenzione, ma devono farlo.<br />
<strong>E coi rischi come la mettiamo?</strong><br />
Vede, qualche giorno fa è stato pubblicato un bellissimo articolo sul Wall Street Journal che spiega come i ragazzi al di sotto dei 15 anni abbiano dalle 6.000 alle 20.000 possibilità in più di morire di polmonite che di Covid19, e il 128% di possibilità in più di rimanere coinvolti seriamente in un incidente stradale piuttosto che subire i danni del virus.<br />
<strong>Quindi come ne usciamo?</strong><br />
Quindi è necessario mettersi d&#8217;impegno per trovare delle soluzioni, per far sì che l&#8217;attività sportiva di base venga ripristinata nella sua totalità.<br />
<strong>E gli adulti?</strong><br />
«Non solo i più piccoli, ma anche gli adulti devono riprendere a coltivare le proprie passioni legate al mondo dello sport. Bisogna giocare, e lo si farà a porte chiuse. Lo sport è un fattore importante non solo per chi lo pratica in prima persona, ma anche per tutti gli appassionati che, dopo questi due mesi di lockdown, hanno tutto il diritto di tornare a guardarsi una partita alla televisione.<br />
<strong>Insomma, dobbiamo darci da fare.</strong><br />
Bisogna che la gente torni a togliersi queste piccole soddisfazioni perché, diversamente, non ci sarà solo il pericolo della crisi sanitaria ed economica, ma anche di quella psicologica.<br />
<strong>Si può parlare di nuova normalità?</strong><br />
Quello che abbiamo subìto è stato certamente molto forte, ha avuto un impatto importante sulla nostra vita ed è giusto, trovando il modo corretto, tornare alla normalità.<br />
<strong>E&#8217; molto probabile che questo virus ci accompagni per qualche anno. Come siamo messi a livello di cure?</strong><br />
Dal punto di vista farmacologico, possiamo dire con certezza quali siano i livelli di efficacia dell&#8217;antivirale Remdesivir. Abbiamo anche messo a punto un protocollo clinico che ne ottimizzi l&#8217;efficacia durante le varie fasi della malattia.<br />
<strong>Le altre strade.</strong><br />
Oltre a questo, c&#8217;è tutto il tema dell&#8217;impiego del plasma nei soggetti malati. Anche in questo caso direi che siamo decisamente sulla buona strada.<br />
<strong>A che punto siamo?</strong><br />
Stiamo mettendo a punto un grande studio italiano che mira a dar vita ad un protocollo che avrà carattere nazionale. Si tratta di un lavoro congiunto tra l&#8217;Università di Pisa e alcuni degli esponenti più illustri dell&#8217;Aifa, come ad esempio il direttore Magrini, e anche di un comitato di cui faccio parte anche io.<br />
<strong>Ci spieghi meglio.</strong><br />
Stiamo lavorando insieme per tracciare le linee guida in materia di plasma, per poter intervenire anche senza il donatore guarito, creando una vera banca del plasma.<br />
<strong>In che modo?</strong><br />
Estraendo gli anticorpi dal plasma, clonandoli artificialmente in laboratorio, per poi arrivare a produrli industrialmente. Si tratta di processi già conosciuti oggi, ma che potranno essere applicati domani per il Covid19.<br />
<strong>Possiamo dire, adesso, di essere più preparati?</strong><br />
Visto che con questo virus dovremo convivere, avremo comunque diverse possibilità in più per poterlo affrontare: primo perché non saremo impreparati come lo siamo stati a fine febbraio, sapremo come fronteggiarlo anche dal punto di vista medico-sanitario, saremo anche equipaggiati nelle strutture ospedaliere e infine perché, nel frattempo, la scienza continuerà a fare il suo corso.<br />
<strong>Questo virus ci farà meno paura in futuro?</strong><br />
Se ci aggiungiamo che una buona fetta della popolazione mondiale potrà essersi immunizzata, potremo forse affrontare questo coronavirus come un banale raffreddore.<br />
<strong>L&#8217;obiettivo è non ripetere quanto visto a marzo in Bergamasca.</strong><br />
Che sia a giugno o a ottobre, avremo molte più conoscenze che ci potranno permettere di evitare che il virus faccia i disastri che abbiamo visto due mesi fa.<br />
<strong>Questione vaccino, a che punto siamo?</strong><br />
Potrebbe essere pronto a fine anno, poi bisognerà affrontare i delicati temi dello scale-up, della produzione e della distribuzione. Dovrà essere prodotto e distribuito in miliardi di dosi.<br />
<strong>L&#8217;importante è che sia accessibile a tutti.</strong><br />
Certo, il vaccino deve mantenere la sua connotazione di democraticità. La vicenda non deve assolutamente ridursi ad una mera questione economica.<br />
<strong>C&#8217;è qualcosa che le fa storcere il naso?</strong><br />
L&#8217;Inghilterra, che ha investito molti quattrini nello studio del vaccino fatto con l&#8217;Università di Oxford, punta ad avere l&#8217;esclusiva, gli Stati Uniti che stanno facendo la stessa cosa con determinati tipi di farmaci&#8230;<br />
<strong>Quale soluzione?</strong><br />
L&#8217;obiettivo deve essere quello di togliere i brevetti a questi vaccini, in maniera tale che venga a cadere il principio di esclusività e che tutti gli abitanti del mondo possano beneficiarne. Un po&#8217; come è stato per il vaiolo. Io mi auguro che si riesca ad andare oltre certe logiche, a beneficio della tutela della salute.</p>
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