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	<title>racconto &#8211; Bergamo e Sport</title>
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		<title>Le memorie del Bocia: &#8220;Quando per la trasferta di Catanzaro fui bocciato all&#8217;esame di terza media&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 02 May 2023 12:29:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Lisbona la prima trasferta, accompagnato dal figlio maggiorenne di un ex compagno del padre nella Primavera dell&#8217;Atalanta. 16 marzo 1988. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img style="margin-bottom:15px;width:100%;display:block;" src="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2015/04/Percassi-e-Bocia.jpg"><p><strong>Lisbona</strong> la prima trasferta, accompagnato dal figlio maggiorenne di un ex compagno del padre nella Primavera dell&#8217;Atalanta. 16 marzo <strong>1988</strong>. <strong>Catanzaro</strong> la prima di campionato, il 12 giugno successivo, per un&#8217;andata e ritorno in treno che gli fece perdere lo scritto dell&#8217;esame di licenzia media, <em>&#8220;unico bocciato di tutta la terza B&#8221;</em>. Due estratti del racconto di <strong>Claudio Galimberti</strong>, più noto come Bòcia, “… PRIMA, DURANTE, DOPO…”, nella raccolta intitolata “Zona Franca”, che rievoca storie di personaggi che hanno vissuto intensamente – e in ambiti diversissimi – gli Anni ’80 e ’90. A proporlo, il portale Ultimo Uomo: se volete leggerlo in edizione integrale, cliccate <a href="https://www.ultimouomo.com/vita-del-bocia/?fbclid=IwAR1zJxDo4q-AYxo4whp3DSAZFvUonemKeo-VMJBsaGLk-P-fUK0I7GYnzi4">QUI</a>.</p>
<p><strong>IL BOCIA A CATANZARO</strong><br />
Appuntamento sabato pomeriggio al Piper, bar di ritrovo delle Brigate Neroazzurre. Siamo undici.<br />
Ore 19. Stazione di Bergamo: regionale per Milano.<br />
Ore 20. Stazione di Milano: diretto per Lamezia Terme.<br />
Ogni domenica l’Italia è attraversata da carovane di tifosi.<br />
A Parma, incrociamo i bolognesi. A Roma, i laziali. Alla stazione di Campi Flegrei, dove un guasto al locomotore ci costringe a una sosta imprevista, l’incontro con migliaia di reggini, diretti a Perugia per lo spareggio con la Virescit Boccaleone, seconda squadra di Bergamo.</p>
<p>Fa caldo. Scendiamo. Si accorgono delle nostre sciarpe. Più di cinquanta di loro si compattano e ci vengono incontro.<br />
Veloce scambio di cinghiate e pugni.</p>
<p>Con noi ci sono anche tre ultras del Cosenza, a cui siamo legati da un reciproco rispetto, risalente ai tempi di Padre Fedele (storico tifoso della curva rossoblu e organizzatore, dopo la tragedia dell’Heysel, del primo raduno dei gruppi ultrà italiani).<br />
Su un autobus mandato dal prefetto – scortati solo da una volante – attraversiamo, in quattordici, il centro di Catanzaro. Porte spalancate per reagire al primo lancio di sassi.</p>
<p>Superati i cancelli dello stadio, da fuori una delegazione di tifosi rivali ci chiede di parlare.<br />
Rete di recinzione a farci da divisorio come grata di confessionale.<br />
Vogliono i cosentini.<br />
Col cazzo che glieli diamo. Ormai siamo fratelli.</p>
<p>2 a 0 per il Catanzaro. La Serie A dobbiamo giocarcela all’ultima giornata.<br />
Mentre i miei compagni di classe, alle prese con l’esame di terza media, scrivono obbedienti il loro temino sulla nube di Chernobyl, io e gli altri dieci atalantini siamo ancora sul treno che da Lamezia ci riporta a Milano.</p>
<p>Quell’anno, 1988, di tutta la terza B, sarò l’unico bocciato.</p>
<h3><a href="https://bergamoesport-ita.newsmemory.com/?fbclid=IwAR2MoK-ZEEs0OTKSG8sggAr1J92qGBsC7KXmITbftYQItqOXGKa8_RzFmx4"><em>Leggi la tua copia digitale di Bergamo &amp; Sport o abbonati anche a tempo cliccando su questa caption</em></a></h3>
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		<title>Hateboer, la doppietta nella &#8220;partita zero&#8221; e la parrocchia di Colognola: ricordi del 2020 per iniziare al meglio l&#8217;anno nuovo</title>
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		<pubDate>Sat, 02 Jan 2021 12:00:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Atalanta]]></category>
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		<category><![CDATA[Silvia Casanova]]></category>
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					<description><![CDATA[di Silvia Casanova Ci siamo appena lasciati alle spalle un anno orrendo, da terza guerra mondiale ancora in corso, che [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img style="margin-bottom:15px;width:100%;display:block;" src="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2020/11/Hateboer-e-Vidal.jpg"><p><em><strong>di Silvia Casanova</strong></em></p>
<p>Ci siamo appena lasciati alle spalle un <strong>anno orrendo</strong>, da terza guerra mondiale ancora in corso, che dobbiamo sconfiggere sì con il vaccino, ma soprattutto con le semplici ed efficaci <strong>precauzioni</strong>, ossia lavaggio frequente delle mani, uso obbligatorio della mascherina ed evitare assembramenti e abbracci vari soprattutto tra i non conviventi. Altrimenti, ciao Pep: quarta guerra mondiale! E’ stato un anno solare calcistico ottimo per la nostra e vostra amata <strong>Atalanta</strong>, ma pure molto triste e vergognoso per essere stati noi <strong>bergamaschi</strong> chiamati in causa come gli <strong>untori</strong> del <strong>Covid-19</strong> o Corona che sia (almeno non Fabrizio, per carità!), per aver partecipato in massa al big match di San Siro di Champions League tra <strong>Atalanta e Valencia</strong>, dove 45 mila persone il 19 febbraio scorso erano accorse felici festeggiando alla fine il 4 a 1 al Valencia con doppietta di <strong>Hans Hateboer</strong>, l&#8217;oggetto dell&#8217;aneddoto per iniziare bene il 2021, e i gol di Giuseppe Ilicic e Remo Freuler. Tuttora, infatti, e siamo a gennaio, sono in corso le verifiche del caso per la cosiddetta <em><strong>“ partita zero”</strong></em>. Era solo una partita, poi come sempre bisogna incolpare qualcuno o qualcosa quando succedono certi eventi che siano belli o bruttissimi come in questo caso.</p>
<p>Addirittura si decise dai grandi vertici di <strong>sospendere tutto lo sport</strong> in generale e pure il calcio. Dal 3 marzo 2020 sono rimasti tutti a casa, salvo l’ultima partita disputata il 9 tra Sassuolo e Brescia, un recupero disputato in ritardo per la scomparsa del Presidente neroverde Giorgio Squinzi (nonostante la sua dichiarata fede rossonera) il 2 ottobre precedente. Il <strong>campionato</strong> sarebbe poi ripreso ufficialmente il 20 giugno 2020 con Torino-Parma, preceduto dal big match di Coppa Italia tra Milan e Juventus, per arrivare ai giorni nostri col Diavolo primo e la Dea settima, ma&nbsp; con passaggio del turno in Champions ora ai box. A causa del Covid si gioca a porte chiuse e <strong>si sente tutto quello che si dicono giocatori e allenatori</strong> in campo. Forse in questo silenzio surreale il signor <strong>Papu</strong> non se n&#8217;è mai accorto, ma questa è un’altra storia&#8230; Per scegliere un avvenimento non calcistico che riguarda pur sempre la nostra beneamata <strong>Atalanta</strong>, vi racconto un <strong>episodio</strong> molto semplice ma divertente accaduto a me e anche a mio <strong>cugino Francesco</strong> che è stato il primo &#8220;scopritore&#8221; del fatto. Ci trovavamo al <strong>battesimo</strong> della mia Nipotina, figlia di mia sorella, che non è pazza come me anche se suo marito l&#8217;ha conosciuto allo stadio quando lei faceva la Miss o meglio l&#8217;accompagnatrice in tribuna, alla chiesa di <strong>San Sisto</strong> in <strong>Colognola</strong> esattamente il 30 agosto. Ero seduta nei primi banchi e vicino avevo appunto Francesco che continuava a picchiarmi dentro nel braccio dicendomi: <em>“Guarda là vicino alla porta, in piedi c’è uno che per me è un giocatore della Dea!”</em>. Io mi girai ma era lontano, anche se avevo gli occhiali non riuscivo bene a vederlo e quindi riconoscerlo anche perché il famoso lui era “camuffato” e così siamo rimasti tutto il giorno col dubbio amletico che ci ronzava in testa.</p>
<p>Poi ci siamo detti pazienza, se fosse stato lui lo avremmo forse ribeccato visto che la sottoscritta abita a Colognola e frequenta la messa domenicale da brava cristiana e brava persona (che ridere!). E infatti ecco che una bella domenica di<strong> settembre, il 27, il giorno dopo l&#8217;esordio con gol in campionato al Torino,</strong>&nbsp;si risolverà l’enigma&#8230; Sempre da buona cristiana mi recai alla Santa Messa e decisi, perché forse me lo sentii, di mettermi all’ingresso della <strong>porta</strong> famosa pur di stare in piedi con la speranza di rivedere il famoso forse calciatore. Difatti, dopo cinque minuti dal mio arrivo, ecco spuntare un bellissimo ragazzo. Me lo ritrovai fianco a fianco (un caso o fece apposta?) e stavolta dopo un attimo di smarrimento lo riconobbi: udite udite, era proprio il mitico <strong>HANS HATEBOER, l’olandese volante</strong>. Aveva proprio ragione Francesco. Stavolta, infatti, avendolo lì a un passo non ho dubbi, riconoscendolo dal fisico e dall’abbigliamento, ossia <strong>pantaloncino nero d’ordinanza da allenamento</strong>, camicia bianca, scarpe super da tennis, retina alla caviglia e iPhone di lusso in mano. Scoperto il famoso lui, cominciai a guardarlo, visto che pure l’occhio vuole la sua parte. Lui capii di essere stato riconosciuto, <strong>rise sotto i baffi</strong> e pure a me scappava da ridere, anche se avrei voluto tanto stringergli almeno la mano, cosa impossibile anche in chiesa. Dare <strong>l’offerta</strong> però si può, e il signor Hans ne fece una bellissima da 50 euro. Non il classico e rumoroso euro che di solito la gente offre. E quindi, tombola completata e vittoria assicurata per il cugino che l&#8217;aveva scovato. <em>L’era prope famùs</em>.</p>
<p>Anche se sono di fede <strong>milanista</strong>, questo piccolo ma simpatico episodio mi ha resa molto felice e ora vado sempre a messa con la voglia in più di rivedere <strong>l&#8217;eroe della Partita Zero</strong>, ragazzo discreto e generoso. Mi giro sempre, se sono seduta nei banchi, a vedere se c&#8217;è, ma per il suo lavoro non sempre può essere presente. Anche se il signor <strong>Gasperini</strong>, quando si gioca di sabato a Bergamo, potrebbe lasciarlo libero di recarsi alla chiesa di San Sisto, e senza problemi glielo controllo io il suo gioiello, sia di giocatore sia di uomo. Ecco, ho voluto raccontarvi questo simpatico episodio accadutomi in questo anno ormai vecchio e surreale per augurarvene a tutti uno <strong>nuovo</strong> ricco di sole e di cose belle. E che la <strong>pandemia</strong> ci lasci al più presto, che vi capitino solo storie belle anche se semplici ma che portino anche solo per un’ora tanta felicità ed emozione. Sperando di potere, con il 2021 appena cominciato, tornare a calcare i nostri amati stadi per tifare a squarciagola, per la Dea o per chi ci pare. Tanti <strong>auguri</strong> a tutto il mondo.</p>
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