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	<title>riapertura &#8211; Bergamo e Sport</title>
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		<title>Inghilterra, 20mila spettatori per la finale di FA Cup. Da maggio parziali riaperture degli stadi</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Mar 2021 11:03:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Nessun esperimento in Premier League ad aprile, ma da maggio gli stadi britannici riapriranno parzialmente i cancelli. Il Regno Unito [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img style="margin-bottom:15px;width:100%;display:block;" src="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2021/03/wembley-libero-utilizzo.jpg"><p>Nessun esperimento in <strong>Premier League</strong> ad <strong>aprile</strong>, ma da <strong>maggio</strong> gli stadi britannici riapriranno parzialmente i cancelli. Il Regno Unito ha prudenzialmente negato alla Premier League&nbsp; riaperture degli stadi per il prossimo mese, ma, forte di una campagna di vaccinazione rapida, conferma l&#8217;intenzione di allargare le maglie per il mese successivo. L&#8217;obiettivo è consentire l&#8217;ingresso a <strong>10mila spettatori</strong> (o per il 25% della capienza) negli stadi di Premier League da metà maggio, quando si disputeranno le ultime giornate di campionato. Nel frattempo è stata confermata la possibilità di ingresso a <strong>20mila spettatori</strong> per la finalissima di <strong>FA Cup</strong>, in programma a Wembley il 15 maggio. Per la finale di <strong>Coppa di Lega</strong> tra Tottenham e Manchester City (Wembley, 25 aprile) si va verso un&#8217;apertura limitata a <strong>8mila tifosi</strong>.<br />
Situazione totalmente differente in Italia, dove la campagna vaccinale a rilento non permette ad ora di sperare in qualche imminente, piccola, apertura. Anche se a Bergamo, in vista della finalissima di <strong>Coppa Italia</strong> del 19 maggio tra Atalanta e Juventus (sede ancora da stabilire&#8230;), qualcuno ci spera.</p>
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		<title>L&#8217;Atalanta allo stadio: uno su mille ce la fa. Ma ha senso ridurre i tifosi ai partner commerciali? Perché non far entrare ragazzi, medici e infermieri?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[bergamoesport]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Sep 2020 15:05:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Simone Fornoni Uno su mille ce la fa, cantava Gianni Morandi. Mille su diciannovemila e rotti, tanti sono i [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img style="margin-bottom:15px;width:100%;display:block;" src="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2020/09/zogno-stadio-covid-coronavirus-protocollo.jpg"><p><strong>di <em>Simone Fornoni</em></strong><br />
Uno su <strong>mille</strong> ce la fa, cantava Gianni Morandi. <strong>Mille su diciannovemila</strong> e rotti, tanti sono i posti disponibili al <strong>Gewiss Stadium</strong> per le partite dell&#8217;Atalanta fino all&#8217;ultima tranche della ristrutturazione che partirà la prossima primavera, saranno invece i <strong>privilegiati</strong> che potranno accedere ai match casalinghi degli eroi del pallone alla luce della molto parziale riapertura degli incontri sportivi al pubblico. E già montano le <strong>polemiche</strong> sulla base delle <strong>indiscrezioni</strong> raccolte dal dorso di Bergamo del <em><strong>Corriere della Sera</strong></em>, che ha scritto di <strong>ingressi</strong> sostanzialmente limitati a <strong>sponsor</strong> e <strong>partner</strong> commerciali.</p>
<p>A essere ammesse, si apprende, sarebbero soltanto persone legate a sponsor e partner commerciali di un club sempre meno provinciale e sempre più noto a livello globale, al punto da essere diventato l&#8217;immagine di marca dell&#8217;intero mondo produttivo tra il Brembo e il Serio. Non è un caso nemmeno l&#8217;appoggio dei piani alti di Zingonia all&#8217;offerta pubblica di acquisto e scambio (OPAS) che ha portato <strong>Intesa San Paolo</strong> a inglobare il precedente banking partner UBI cambiando anche il nome alla ex Tribuna Giulio Cesare, denominata &#8220;Rinascimento&#8221; come il piano di finanziamento straordinario del colosso torinese alla ripresa economia orobica nel tormentato periodo post quarantena totale.</p>
<p>Le ragioni e il colore dei <strong>soldi</strong>, anche per una società che tra inverno ed estate ha dovuto rinunciare agli incassi al botteghino come del resto tutte le altre concorrenti del pallone di vertice, non possono essere declassati ad aspetti secondari di un calcio che spaiato dal business a certi livelli non consentirebbe di acciuffare gli obiettivi da fantascienza pura raggiunti dalla Gasp-band nelle ultime quattro stagioni piene. Orfana di <strong>introiti</strong> da stadio veri, anche <strong>l&#8217;Atalanta</strong> di fronte alla fantomatica e ingiustificata <strong>quota mille</strong>, mentre i sostenitori della <strong>Curva Nord</strong> procedono al motto di &#8220;tutti o nessuno&#8221;, è ovviamente chiamata a far <strong>selezione</strong>. Impossibile, per converso, stabilire regole e tetti all&#8217;accesso unicamente sulla base della <strong>fidelizzazione</strong>, leggi tifosi con più anni di <strong>abbonamenti</strong> alle spalle, e di un&#8217;improbabile meritocrazia. <strong>Mille</strong> anime pie da sparpagliare qua e là sono mero <strong>contorno</strong>, almeno su questo bisogna intendersi. Il tifo da stadio è tutt&#8217;altra cosa. In mille non si spostano gli equilibri, non si è il dodicesimo uomo in campo. Forse giusto un po&#8217; più dei cartonati o dei bandieroni usati per coprire i settori. </p>
<p>Il calcio senza tifosi a gremire gli spalti non può piacere nemmeno ai colossi della televisione che detengono i diritti di trasmissione delle partite. Non a caso in crisi pure essi. Perché se sul campo si fa comunque sul serio, il <strong>silenzio</strong> di tomba penalizza il contesto, l&#8217;ambiente, la scenografia, fino ad annullare tutti questi aspetti assolutamente coessenziali alla buona riuscita del prodotto. Il <strong>Coronavirus</strong> &#8211; che non è lo stesso spauracchio invernale e primaverile, i contagi sono per lo più asintomatici &#8211; avrà cambiato sì le nostre vite, ma non si può certo tirare a campare nel segno della <strong>paura</strong> perenne, delle <strong>restrizioni</strong> che suonano punitive e delle umiliazioni per una vita sociale sempre più atomizzata, quand&#8217;anche gli spettatori fossero contingentati sulla base di una <strong>percentuale</strong> socialmente distanziabile e muniti di mascherina, altra roba che prima del 5 aprile pareva non valere alcunché e adesso viene spacciata per accessorio irrinunciabile. </p>
<p>La <strong>proposta</strong> più ragionevole, in questi tempi d&#8217;incertezza portata all&#8217;estremo e all&#8217;esasperazione, per colpa di una narrazione quotidiana da bollettino di guerra, sarebbe semplice, terra terra, umana, pratica e anche ammantata di amoroso idealismo: stabilire <strong>quote d&#8217;ingresso</strong> al santuario del pallone per <strong>quarti</strong>. Una volta, of course, fornita dalle autorità la <strong>capienza ridotta</strong> impianto per impianto. Un <strong>quarto</strong> di biglietti/ingressi riservato a <strong>medici</strong> e infermieri, aggiungendoci i volontari a vario titolo (alpini, associazioni per consegna della spesa, et cetera), i veri eroi di un 2020 da buttare al netto delle emozioni Champions; un altro quarto ai <strong>tifosi</strong> con più anni di tesseramento; un terzo quarto ai <strong>ragazzi dei settori giovanili</strong>, non solo quello nerazzurro, con relative <strong>famiglie</strong>, a rotazione; l&#8217;ultima fetta, infine, a <strong>sponsor</strong> e partner. Perché il calcio pane e acqua, o pane e salame come predicava il sommo Emiliano <strong>Mondonico</strong>, a conti fatti non esiste più. E sono proprio i conti, sui tappeti verdi centocinque per sessantotto, a non tornare da parecchio. Facciamo che contino, nei limiti del possibile, almeno i <strong>fan</strong>, vogliosi di urlare tutto il loro sostegno e la loro speranza di un&#8217;esistenza migliore (leggi: il più normale possibile) alla squadra del cuore. </p>
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