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	<title>ricordo &#8211; Bergamo e Sport</title>
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		<title>&#8220;Ciao, Roby&#8221;. &#8220;Ciao, Conte&#8221;. Atletica Stezzano e Azzanese Basket ricordano Roberto Marini, la nobiltà dello sport</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Feb 2026 13:53:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ha unito, anzi sta unendo nel dolore, Azzano San Paolo dove abitava, lui mantovano di nascita, e Stezzano che praticava. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img style="margin-bottom:15px;width:100%;display:block;" src="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2026/02/Roby-Marini-Atletica-Stezzano.jpeg"><p>Ha unito, anzi sta unendo nel dolore, <strong>Azzano</strong> San Paolo dove abitava, lui mantovano di nascita, e <strong>Stezzano</strong> che praticava. Uno sportivo e un uomo di successo, felice, leale, sereno. Aristocratico perché di rara umanità, non certo perché a dispetto dell&#8217;altezza e della rispettabile stazza si sia mai voluto ergere su un piedistallo: <em>&#8220;So che nella pallacanestro era noto come Il Conte. Per noi era solo il Roby. Una persona solare, di un&#8217;empatia straordinaria, sempre presente a tutte le iniziative. Personalmente, un&#8217;ispirazione: mi spronava ad andare avanti, a buttarmi anima e cuore nell&#8217;impegno. Era un amico di gran cuore&#8221;</em>. <strong>Vladi Maffeo</strong>, presidente dell&#8217;<strong>Atletica Stezzano</strong>, ricorda <strong>Roberto Marini</strong>, mancato domenica mattina per un malore improvviso appena uscito di casa. Runner da sei anni, quanto cestista e dirigente illuminato prima, dal tratto signorile, capace di bilanciare la propria presenza tra famiglia, azienda e attività sportiva senza farla mai mancare a nessuno.</p>
<p>Roby, il Conte, era un imprenditore di grande successo nel ramo dell&#8217;informatica e della consulenza aziendale, orientata al business intelligence e alla digitalizzazione dei processi gestionali e produttivi. La sua <strong>Real-Time</strong>, fondata e portata al successo con il socio <strong>Franco Asperti</strong> e ceduta dopo 40 anni al colosso del settore Var One. Noi di <strong>Bergamo &amp; Sport</strong> l&#8217;avevamo intercettato alla <strong>StraStezzano</strong>, anzi rincontrato dopo anni dal punto di vista di chi scrive, sempre uguale a se stesso nella sua serena dinamicità di ragazzone a tutto tondo, bravo sotto canestro quanto nel tenere le file di un qualunque consorzio umano: <em>&#8220;Da giocatore ad accompagnatore negli anni della serie D con coach Stefano Bissola, adesso sono passato all&#8217;Atletica Stezzano, dispiaciuto di non aver potuto correre dovendo fare il volontario sul percorso. Ma per Vladi questo e altro&#8230;&#8221;</em>, le sue parole quella domenica, il 18 gennaio.</p>
<p>In realtà, non avrebbe potuto correre: <em>&#8220;Il primo dell&#8217;anno, quando si trovava a Londra, allenandosi da solo in un parco s&#8217;era stirato il soleo. Un muscolo &#8216;bastardo&#8217; soprattutto per calciatori e per podisti. Serve a tenere insieme il polpaccio, ma quando fa male è impossibile fare attività</em> &#8211; ci svela <strong>Maffeo</strong> -. <em>Quando mi aiutava a fare stretching, mi prendeva in giro raccomandandomelo sempre. &#8216;Il soleo, Vladi, il soleo!&#8217;. Dopo Capodanno, la sua chiamata: &#8216;Sai dove mi sono fatto male? Proprio al soleo&#8230;&#8217;. Peccato, non ha potuto prepararsi alla Maratona di Roma, l&#8217;aveva scelto come modo per festeggiare i suoi sessant&#8217;anni. L&#8217;unico incidente di percorso, da quando lo conosco, ma non ne aveva affatto intaccato la serenità, d&#8217;animo e di modi&#8221;</em>.</p>
<p>Lo aspettava anche domenica mattina, cioè appena ieri, Vladi, il suo amico, Roby o il Conte non importa: <em>&#8220;Era contento perché aveva potuto riprendere gli allenamenti. Noi dell&#8217;Atletica Stezzano ne facciamo in parte il giovedì e, a titolo collettivo, la domenica. Alle otto e un quarto, puntualissimo come sempre, manda un messaggino: &#8216;Esco da casa e vi raggiungo al bar&#8217;. Da Azzano al Cascinetto di Stezzano, il posto dove ci ritroviamo. Invece, dopo 50 metri, il fulmine a ciel sereno. Era al massimo del suo splendore. Inutile cercare un senso, aveva pure smesso di fumare, seguiva una dieta bilanciata, andava in piscina. Lo avevo accompagnato alle mezze maratone di Milano e di Riva. Giusto due domeniche fa eravamo insieme al <strong>Parco Nord</strong> di Milano. La sua ultima non competitiva. Ma nessuno avrebbe mai potuto immaginarselo. Piango da ieri, non ho alcuna difficoltà a dirlo. Perché Roberto è una persona da rimpiangere&#8221;</em>.</p>
<p>L&#8217;<strong>Azzanese Basket Stezzano</strong>, che non può certo dimenticarlo, nel suo ruolo di centro e poi dirigente accompagnatore, <em>&#8220;nel senso che accompagnavo in auto i giocatori nelle trasferte&#8221;</em>, come ci rivelò sorridendo quel giorno di festa al Kilometro Rosso, al suo nobile associato dedica un post sui social network pieno di riconoscenza e affetto. <em>&#8220;L’Azzanese Basket Stezzano si unisce al dolore di <strong>Simona, Alessandro e Nadiane</strong> per l’improvvisa scomparsa dell’amico Roberto Marini. Grande appassionato di sport, ex giocatore e prezioso collaboratore e dirigente, Roberto è stato una presenza autentica e significativa per la nostra società. La sua eleganza, il suo sorriso e la sua disponibilità resteranno per sempre nei cuori di tutti noi che abbiamo avuto il privilegio di conoscerlo e condividere con lui il campo e la palestra. Ciao Roby, mancherai a tutti noi&#8221;</em>.</p>
<p><em>&#8220;Sono scioccato. Ricordo Roberto nel suo impegno in commissione sport,nelle attività sul territorio e nelle sue tante passioni sportive&#8230; una persona sempre disponibile e attiva. Sentite condoglianze&#8221;</em>, il ricordo dell&#8217;ex assessore azzanese <strong>Francesco Persico</strong>. Tutti hanno un ricordo incancellabile di una persona evidentemente incancellabile: <em>&#8220;Ci ha anche sostenuti economicamente, non era solo un iscritto, un associato che partecipava a tutte le iniziative, anche ovviamente da volontario lungo i percorsi&#8221;</em>, continua il presidente del sodalizio stezzanese. Che ha in testa un&#8217;iniziativa per onorare la memoria dell&#8217;amico così inspiegabilmente, ingiustamente e improvvisamente salito a ricevere il premio dei giusti in stramaledetto anticipo: <em>&#8220;Vogliamo portare avanti il suo sogno. Non anticipo quale fosse, quale sia: prima mi consulto con la famiglia. Prima lo facciamo, poi lo sveliamo. Uno come Roby non sarà mai dimenticato, che un qualunque evento porti il suo nome oppure no&#8221;</em>.</p>
<p><em><strong>Simone Fornoni</strong></em></p>
<p><strong>Nella foto di copertina, Roberto Marini al Kilometro Rosso con l&#8217;Atletica Stezzano: è il secondo da sinistra in seconda fila</strong></p>
<p><strong>Foto Azzanese Basket Stezzano</strong><br />
<a class="cbox cbox" href="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2026/02/Marini.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-full wp-image-175725 aligncenter" src="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2026/02/Marini.jpg" alt="" width="582" height="728" srcset="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2026/02/Marini.jpg 582w, https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2026/02/Marini-240x300.jpg 240w" sizes="(max-width: 582px) 100vw, 582px" /></a> <a class="cbox cbox" href="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2026/02/Marini-2.jpg"><img decoding="async" class="size-full wp-image-175726 aligncenter" src="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2026/02/Marini-2.jpg" alt="" width="582" height="728" srcset="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2026/02/Marini-2.jpg 582w, https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2026/02/Marini-2-240x300.jpg 240w" sizes="(max-width: 582px) 100vw, 582px" /></a> <a class="cbox cbox" href="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2026/02/Roberto-Marini.jpg"><img decoding="async" class="size-full wp-image-175727 aligncenter" src="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2026/02/Roberto-Marini.jpg" alt="" width="582" height="728" srcset="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2026/02/Roberto-Marini.jpg 582w, https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2026/02/Roberto-Marini-240x300.jpg 240w" sizes="(max-width: 582px) 100vw, 582px" /></a></p>
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		<title>Un ricordo di Alessia dall&#8217;amica di famiglia Silvia: &#8220;Eri diventata la figlia di tutti noi&#8221;</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Jan 2026 14:59:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calcio]]></category>
		<category><![CDATA[Highlight]]></category>
		<category><![CDATA[Alessia Daminelli]]></category>
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					<description><![CDATA[Purtroppo ci sono notizie che non vorremmo mai ricevere e comunicare, ma ieri sera, venerdì 2 gennaio 2026, la piccola [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img style="margin-bottom:15px;width:100%;display:block;" src="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2025/04/Bastoni-Alessia-Daminelli-1024x577.jpg"><p dir="ltr">Purtroppo ci sono notizie che non vorremmo mai ricevere e comunicare, ma ieri sera, venerdì 2 gennaio 2026, la piccola ma grande guerriera <strong>Alessia Daminelli</strong> di <strong>Verdellino</strong>, di 9 anni soltanto, ci ha lasciati ed è volata in Cielo. Come tutti sappiamo era diventata la figlia di tutti noi, da quando purtroppo nel febbraio scorso un medulloblastoma metastatico al cervello aveva iniziato a stravolgere la vita sua, dei suoi genitori e di tutti i suoi cari. Dopo essere stata <strong>operata</strong> sia a Bergamo al Papa Giovanni che al Centro Tumori di Milano, pareva che il male fosse regredito. Invece poche ore fa il buon Dio t&#8217;ha chiamata a sé. Alessia, sei stata una bambina coraggiosa che non si è quasi mai lamentata se non quando dovevi ritornare in ospedale, ma eri tu a fare coraggio a chi ti stava accanto.&nbsp;</p>
<p dir="ltr">Un&#8217;amante del gioco del calcio, giocavi fino allo scorso febbraio nell&#8217;Orobica femminile come portiere, e super tifosa dell&#8217;<strong>Inter</strong> e del giocatore <strong>Alessandro Bastoni</strong>, che avevi conosciuto e con cui eri rimasta in contatto un po&#8217;. Ti voglio ricordare, se così si può dire, sorridente il giorno 12 settembre scorso, quando a <strong>Verdellino</strong> il Comune e le varie associazioni organizzarono una camminata per te e Giorgia e tu ci salutasti tutti col tuo super sorriso. Eri felicissima.</p>
<p dir="ltr">Ma io il <strong>ricordo</strong> più bello che conserverò per sempre nel mio cuore è quando ci incontrammo una domenica di ottobre per caso alle 2 Torri di <strong>Stezzano</strong>. Tu con tua zia e io con mio figlio <strong>Matteo</strong>. Ci fermammo a fare due chiacchiere e tu, ovvio, parlasti della tua Inter ed eri felice. Ieri purtroppo ci hai lasciati, ma ti ricorderemo sempre. Ora tu proteggi tua mamma <strong>Manuela</strong>, tuo papà <strong>Roberto</strong>, tua sorella <strong>Noa</strong> e tutti noi. Un abbraccio anche allo zio <strong>Andrea</strong> Daminelli <em>(con lei nella grafica sotto, NdR)</em>, ex portiere del nostro calcio dilettantistico. Ciao Alessia, ti saluteremo <strong>lunedì 5 alle ore 14,30</strong> presso la chiesa dei santi Pietro e Paolo di Verdello.<br />
<em><strong>Silvia Casanova</strong></em></p>
<p dir="ltr"><a class="cbox cbox" href="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2026/01/Screenshot-2026-01-03-15.58.50.png"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-174020 aligncenter" src="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2026/01/Screenshot-2026-01-03-15.58.50.png" alt="" width="656" height="485" srcset="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2026/01/Screenshot-2026-01-03-15.58.50.png 656w, https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2026/01/Screenshot-2026-01-03-15.58.50-300x222.png 300w" sizes="auto, (max-width: 656px) 100vw, 656px" /></a></p>
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		<title>A 91 Humberto Maschio muore (anche) da atalantino. Un campionissimo da quinto posto nel &#8217;62</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Aug 2024 16:13:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Atalanta]]></category>
		<category><![CDATA[Highlight]]></category>
		<category><![CDATA[Humberto Maschio]]></category>
		<category><![CDATA[morte]]></category>
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					<description><![CDATA[Campionato 1961-1962, allenatore Ferruccio Valcareggi. Con 11 gol, pur giocando da mezzala e non da punta pura, Humberto Maschio trascina [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img style="margin-bottom:15px;width:100%;display:block;" src="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2024/08/Humberto-Maschio.jpg"><p>Campionato 1961-1962, allenatore Ferruccio <strong>Valcareggi</strong>. Con 11 gol, pur giocando da mezzala e non da punta pura, <strong>Humberto Maschio</strong> trascina <strong>l&#8217;Atalanta</strong> al quinto posto. Nel palmarès nerazzurro ne aveva messi altri 15 per un totale di 85 match, dal 1959 al 1962, il grande campione argentino scomparso in patria il 20 agosto per insufficienza renale. Era nato ad Avellaneda il 20 febbraio 1933.</p>
<p>Una bacheca piena di trofei, quella dell&#8217;oriundo azzurro protagonista con naso rotto della sfortunata edizione cilena dei Mondiali nel 1962. Scudetto con l&#8217;Inter nel &#8217;63, Coppa Italia e Mitropa Cup con la Fiorentina nel &#8217;66, titolo, Libertadores e Intercontinentale l&#8217;anno dopo nel natìo <strong>Racing Avellaneda</strong> cui aveva fatto ritorno. Ma a Bergamo, col suo sangue trevigiano e pavese, è ancora e sempre sarà vivo nel ricordo dei tifosi dagli &#8220;anta&#8221;.</p>
<p>Era il più tecnico e fantasioso, pur accusato spesso di lentezza, del trio dei <em><strong>Los Angeles de la cara sucha</strong></em>, gli angeli dalla faccia sporca per fare il verso a una nota pellicola, trionfatore della Copa America nel 1957 insieme ad altri due fuoriclasse come Omar Sivori e Antonio Angelillo. Ancor prima, la vetrina dei Giochi Panamericani nel &#8217;55.</p>
<p>Nel triennio bergamasco con <strong>Ferruccio Valcareggi</strong>, dopo un passaggio così così a Bologna, il massimo del sesto posto nell&#8217;annata d&#8217;addio. Come compagni, l&#8217;ex juventino Umberto <strong>Colombo</strong> mediano laterale o libero, il capitano Piero <strong>Gardoni</strong> al centro della difesa, Zaccaria Cometti o Pierluigi Pizzaballa tra i pali, un Angelo <strong>Domenghini</strong> ai primi vagiti.</p>
<p>L&#8217;anno successivo, con l&#8217;avvento di Paolo Tabanelli in panchina, la Coppa Italia vinta a San Siro il 2 giugno 1963 col 3-1 al Torino a firma per intero del Domingo da Lallio, quando Maschio non c&#8217;era più. Come allenatore, in bacheca, Interamericana nel &#8217;72 e Libertadores nel &#8217;73 alla guida dell&#8217;Independiente, arcirivale cittadina della <em>Academia</em> natìa . Gli sia lieve la terra.</p>
<h4>Il cordoglio della Società (dal sito ufficiale)</h4>
<blockquote><p>Atalanta in lutto, è scomparso Humberto Maschio.</p>
<p>Centrocampista offensivo, nato in Argentina, ma naturalizzato italiano, Humberto Maschio ha vestito la maglia atalantina per tre stagioni, dal 1959/60 al 1961/62. Sono complessivamente state 85 le sue presenze in nerazzurro, mentre sono stati 26 i gol realizzati.<br />
Maschio ha vestito anche la maglia della nazionale italiana mentre militava nell&#8217;Atalanta, partecipando ai campionati mondiali del Cile nel 1962.<br />
Viene ricordato come uno dei più grandi giocatori che abbiano mai vestito la maglia atalantina.</p>
<p>Il Presidente Antonio Percassi, il Co-Chairman Stephen Pagliuca e tutta la famiglia nerazzurra sono vicini ai familiari ai quali sono rivolte le più sincere e commosse condoglianze.</p>
<p>Ciao Humberto!</p></blockquote>
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		<title>11 anni senza il Moro, il ragazzo di Monterosso caduto sul campo: &#8220;Rappresentati il sogno di tutti i bambini&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[bergamoesport]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Apr 2023 09:46:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Atalanta]]></category>
		<category><![CDATA[Calcio]]></category>
		<category><![CDATA[Highlight]]></category>
		<category><![CDATA[Terza]]></category>
		<category><![CDATA[11° anniversario]]></category>
		<category><![CDATA[Bergamo]]></category>
		<category><![CDATA[Piermario Morosini]]></category>
		<category><![CDATA[Polisportiva Monterosso]]></category>
		<category><![CDATA[ricordo]]></category>
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					<description><![CDATA[Bergamo e l&#8217;Atalanta celebrano la memoria di Piermario Morosini, lo sfortunato ragazzo di Monterosso approdato novenne nel vivaio di Zingonia [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img style="margin-bottom:15px;width:100%;display:block;" src="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2023/04/IMG-20230408-WA0045.jpg"><p><strong>Bergamo</strong> e <strong>l&#8217;Atalanta</strong> celebrano la memoria di Piermario Morosini, lo sfortunato ragazzo di Monterosso approdato novenne nel vivaio di Zingonia e morto in campo all&#8217;Adriatico di Pescara in maglia Livorno il 14 aprile di 11 anni fa per quella che l&#8217;autopsia avrebbe rivelato essere una cardiomiopatia aritmogena. Colui che con la sua scomparsa ha indotto tutte le strutture sportive a dotarsi di defibrillatore è notoriamente il dedicatario della Curva Sud di quello che sarebbe diventato il Gewiss Stadium di Bergamo quando ancora era del Comune e si chiamava &#8220;Atleti Azzurri d&#8217;Italia&#8221;.</p>
<p>Un ragazzo sfortunato, orfano di madre (Camilla, 2001) e di padre (Aldo, 2003), che perse anche il fratello e aveva solo zia Miranda, la sorella Maria Carla, l&#8217;amico del cuore Vittorio Ravazzini e la fidanzata Anna Vavassori. Un ragazzo di quartiere: <em>&#8220;Sono passati 11 anni da quel maledetto Pescara-Livorno. Rappresentavi la nostra Monterosso in giro per l’Italia con le squadre di club e per il mondo con la Nazionale. Eri e resterai il nostro orgoglio!</em> &#8211; scrive sui canali social la <strong>Polisportiva Monterosso</strong> -. <em>In questa tua foto rivediamo gli occhi dei nostri piccoli bambini che iniziano a giocare con il sogno di diventare un professionista come te! Il tuo ricordo è vivo! Il campo dell’oratorio a te dedicato, le tante foto in sede, e lo scorso anno nel decennale della tua scomparsa è stata creata una maglia da gioco speciale a te dedicata per la prima squadra e la squadra storica di amici del Monterosso United&#8221;</em>.</p>
<p>Vinto lo scudetto Allievi Nazionali nel 2002 sotto Alessio <strong>Pala</strong>, il Moro perse il titolo Primavera nel 2005 contro la Roma per poi avviare una carriera fuori città inizialmente da compartecipato con l&#8217;Udinese. Un campionato cadetto monstre col Vicenza lo aveva fatto approdare all&#8217;Italia Under 21, 18 match e gli Europei in Svezia. In prestito, sempre dalle Zebrette, la vita da girovago tra Reggina, Padova e ancora Vicenza prima di vestire l&#8217;amaranto. Lui, che tifava <strong>Sampdoria</strong>, soleva dire della sua vicenda privata particolarmente dolorosa: <em>&#8220;Sono cose che ti segnano e ti cambiano la vita, ma che allo stesso tempo ti mettono in corpo tanta rabbia e ti aiutano a dare sempre tutto per realizzare quello che era un sogno anche dei miei genitori&#8221;</em>.</p>
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<p style=" color:#c9c8cd; font-family:Arial,sans-serif; font-size:14px; line-height:17px; margin-bottom:0; margin-top:8px; overflow:hidden; padding:8px 0 7px; text-align:center; text-overflow:ellipsis; white-space:nowrap;"><a href="https://www.instagram.com/p/CrAsmExorTt/?utm_source=ig_embed&amp;utm_campaign=loading" style=" color:#c9c8cd; font-family:Arial,sans-serif; font-size:14px; font-style:normal; font-weight:normal; line-height:17px; text-decoration:none;" target="_blank" rel="noopener">Un post condiviso da Atalanta B.C. (@atalantabc)</a></p>
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		<title>Due anni senza Mino Favini. Ma il suo esempio è immortale</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Apr 2021 11:39:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Due anni fa, questo stesso giorno, il 23 aprile, ci lasciava Mino Favini. Fermo per l&#8217;anagrafe e anche nei suoi [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img style="margin-bottom:15px;width:100%;display:block;" src="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2013/06/favini.jpg"><p><strong>Due</strong> anni fa, questo stesso giorno, il <strong>23 aprile</strong>, ci lasciava <strong>Mino Favini</strong>. Fermo per l&#8217;anagrafe e anche nei suoi principi immarcescibili: crescere l&#8217;uomo prima ancora del <strong>calciatore</strong>. Guru del vivaio di Zingonia per quasi un quarto di secolo, dalla prima presidenza di Antonio <strong>Percassi</strong> alla seconda, quella della mietitura succulenta dopo decenni di semina, il <strong>Mago di Meda</strong> in realtà non ci ha mai abbandonato, illuminandoci del suo esempio umano e professionale. Tant&#8217;è vero che nella sede dell&#8217;<strong>Atalanta</strong>, società con cui il responsabile del settore giovanile dal 1991 al 2015 ha sempre tenuto un rapporto che rasentava la reciproca donazione di organi, c&#8217;è <strong>l&#8217;Accademia</strong> che porta il suo nome.</p>
<p>Oggi è tempo di ricordi, ben oltre la nota di commemorazione sul sito ufficiale. &#8220;Indimenticabile Mino Favini&#8221;, s&#8217;intitola. <em>&#8220;Mino Favini, un maestro indimenticato e indimenticabile. I suoi insegnamenti, la sua gentilezza ed il suo sorriso ci accompagnano sempre, oggi, nel secondo anniversario della sua scomparsa, in modo ancora più struggente. Il Presidente Antonio Percassi e tutta la famiglia atalantina ricordano il grande Mino con immutato affetto ed immensa gratitudine&#8221;</em>. Al &#8216;Mago di Meda&#8217;, dov&#8217;era nato il 2 febbraio 1936, è intitolata l&#8217;Accademia Favini, il plesso in sede a Zingonia al servizio del vivaio, dal 27 aprile di due anni fa, inaugurata ufficialmente il 14 novembre successivo. </p>
<p>In precedenza calciatore nerazzurro nel biennio 1960-1962 dopo esserlo stato con Meda, Como e Brescia prima di chiudere nella Reggiana, lavorò anche per il settore giovanile lariano. Tra i talenti scoperti, Fontolan, Vierchowod, Borgonovo e Simone a Como, Tacchinardi, Morfeo, i gemelli Zenoni, Zauri, Pelizzoli, Donati, Pazzini, Montolivo, Bonaventura, Caldara, Conti e Gagliardini tra i bergamaschi. E chissà, oggi, quanto sarebbe stato felice di assistere alle infornate senza posa di plusvalenze su due gambe. Che lui, come faceva con <strong>Pinardi</strong>, per lui Alex e basta, di gran lunga il suo prediletto, chiamava solo per nome. E considerava bravi ragazzi, i suoi ragazzi. Che fossero campioni o no, poco importava.</p>
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		<title>Otto anni senza Ivan Ruggeri. L&#8217;Atalanta lo ricorda: facciamolo tutti noi</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Apr 2021 12:01:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Diciamocela tutta senza peli sulla lingua: Ivan Ruggeri non era esattamente in manica ai tifosi. Anzi, spesso e volentieri ne [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img style="margin-bottom:15px;width:100%;display:block;" src="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2016/03/ruggeri.jpg"><p>Diciamocela tutta senza peli sulla lingua: <strong>Ivan Ruggeri</strong> non era esattamente in manica ai <strong>tifosi</strong>. Anzi, spesso e volentieri ne condannava gli <strong>eccessi</strong>, non ultimi gli incidenti dell&#8217;11 novembre 2007, in occasione della tragica morte del laziale Gabriele Sandri, che portarono alla sospensione e al rinvio di <strong>Atalanta</strong>-Milan. Però resta il più genuino dei presidenti che il club nerazzurro abbia mai avuto. Quello che faceva di necessità virtù e promuoveva in prima squadra nidiate intere di giocatori nati e cresciuti nel <strong>vivaio</strong> di <strong>Zingonia</strong>, specie nel ritorno in A allo scollinamento nel nuovo millennio sotto Giovanni <strong>Vavassori</strong>. La società nerazzurra lo ricorda a otto anni dalla prematura scomparsa, il 6 aprile 2013, nella villa di famiglia di Monterosso, dopo più di cinque in stato neurovegetativo per l&#8217;emorragia cerebrale che l&#8217;aveva colpito il 16 gennaio 2008 proprio mentre si stava recando in sede. </p>
<p><em>&#8220;Ricorre oggi, martedì 6 aprile, l’ottavo anniversario della scomparsa di Ivan Ruggeri, Presidente dell’Atalanta dal 1994 al 2008</em> &#8211; si legge nella nota sul sito ufficiale -. <em>Il Presidente Antonio Percassi e tutta la famiglia atalantina lo ricordano con immutato affetto. Ivan Ruggeri sempre nei nostri cuori&#8221;</em>. Imprenditore nel settore delle materie plastiche, appassionato di ciclismo nonché avversario del mitico Gianni Motta nelle corse under, azionista dal 1977 con già il 19 per cento del club, dopo la vicepresidenza ricoperta sotto <strong>Cesare Bortolotti</strong> dal 13 febbraio 1979 al 15 settembre 1981 e dal 17 aprile 1989 al 7 dicembre 1990, aveva rimpiazzato proprio <strong>il dimissionario Percassi il 23 febbraio 1994</strong> venendo poi sostituito al vertice dal figlio Alessandro dal settembre 2008. L&#8217;attuale proprietario sostituì quest&#8217;ultimo dopo aver ricomprato la società (al 70 per cento) il 3 giugno 2010. </p>
<p>Ruggeri, nato a Telgate il 14 ottobre 1944, s&#8217;era fatto da solo nel ramo del recupero delle materie plastiche. Il suo ultimo periodo al vertice (dal 2006) fu contrassegnato dalla presenza ingombrante e certamente non gradita a tutto l&#8217;ambiente del direttore generale e plenipotenziario Cesare Giacobazzi (inviso più ai giornalisti che ad altri, non a caso finì per annullare le tessere stagionali per la stampa senza più accreditare i colleghi de L&#8217;Eco di Bergamo, NdR), costretto ad allentare i cordoni della borsa meno degli anni precedenti dopo le spese pazze per il trio <strong>Gianni Comandini-Luca Saudati-Alessandro Rinaldi</strong>. Erano anni di discussioni e diatribe eterne anche circa il progetto poi senza una conclusione per il nuovo stadio, con Percassi a spingere per la soluzione Grassobbio su terreni di sua proprietà e il burbero Ivan (sposo di Daniela e papà di Francesca e Alessandro) a invitare a farci pascolare le capre. </p>
<p>Negli anni, la chiamata-bis di <strong>Emiliano Mondonico</strong> per risalire al piano di sopra, la parentesi di <strong>Bortolo Mutti</strong> con la promozione fallita (&#8217;99), gli anni d&#8217;oro del <strong>Vava</strong> con i baby valorizzati e in gran parte ceduti con ottime <strong>plusvalenze</strong>, le cadute in cadetterìa con Giancarlo Finardi (sostituto del mago di Arcene poco prima del doppio spareggio fatale con la Reggina), le stagioni del primo Stefano <strong>Colantuono</strong> e il paio da calcio champagne di Gigi <strong>Delneri</strong> prima del nuovo tonfo nel 2009-2010 dei quattro mister (Angelo Gregucci, Antonio Conte, Valter Bonacina solo a Palermo e Bortolo Mutti). E campioni come Bellini, Morfeo, Orlandini, i gemelli Zenoni, Bellini, Pelizzoli, Montolivo e Pazzini tra i prodotti di casa, più Gigi Lentini, Pippo <strong>Inzaghi</strong>, Cristiano <strong>Doni</strong> e Riccardo Zampagna. Sicuramente una grande figura nella storia più che centenaria della Dea, a cui tributare i giusti meriti e dedicare un saluto commosso.<br />
<em><strong>Simone Fornoni</strong></em></p>
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		<title>Due anni senza il Mondo. Quanto ci servirebbe in un momento buio come questo&#8230;</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Mar 2020 14:21:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&#8220;Nel calcio tutti parlano di moduli e numeri, ma la realtà è che in fase di non possesso qualunque squadra [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img style="margin-bottom:15px;width:100%;display:block;" src="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2018/03/mondonico.jpg"><p><em>&#8220;Nel calcio tutti parlano di moduli e numeri, ma la realtà è che in fase di non possesso qualunque squadra tiene nove giocatori dietro la linea della palla&#8221;.</em> Una delle famose frasi, pardon aforismi, ma con la forza di una parabola, di <strong>Emiliano Mondonico</strong>, che non è facile cancellare dalla mente e dal cuore. Come lui, del resto. Come il personaggio che s&#8217;era creato da solo, in tantissimi anni di carriera, reso ancora più solito, monumentale e indimenticabile dal suo spessore di persona. Due anni dalla sua scomparsa, gli ultimi sette trascorsi a fare avanti e indietro da medici e ospedali, e il <strong>Mondo</strong> ci manca un Mondo. Perché con la sua semplicità e il suo approccio disincantato a un universo dorato ma solo nella patina, ahinoi tendente all&#8217;immagine e all&#8217;effimero, con l&#8217;anima di plastica al pari dei tacchetti delle scarpe da gioco, il Baffo di Rivolta d&#8217;Adda ha insegnato a tutti cos&#8217;è il professionismo senza prendersi troppo sul serio. Anzi, praticamente mai.</p>
<p>Sarebbe servita maledettamente a tutti noi, in questi tempi bui della pandemia da Coronavirus che ha paralizzato praticamente ogni attività umana, cancellando pure la comoda via di fuga dello <strong>sport</strong>, la sua capacità innata di ricondurre le cose nella loro dimensione, al loro posto. Sarebbe stato, con la sua filosofia semplice e crudamente disincantata, attaccata alla realtà e non proiettata sulle chimere del presente e del futuro, un comandante in capo ideale per spronarci a resistere e a combattere per tirarcene fuori. Anche senza Instagram e campagne a base di hashtag, lui che aveva nella comunicativa diretta, vis-à-vis, il punto di forza.</p>
<p><em>&#8220;Prenda sul serio il suo lavoro e mai se stesso&#8221;</em>, aveva detto al futuro generale Eisenhower uno dei maestri del suo corso ufficiali. Emiliano era proprio così. Non se la tirava ed era qualcuno soprattutto fuori dal campo, dove non disdegnava pranzi, cene e rendez-vous alla buona, con gentile offertorio di <strong>salame</strong> di sua produzione, al di là dell&#8217;impegno sociale a favore degli alcolisti in trattamento, dell&#8217;oratorio Sant&#8217;Alberto di Lodi dove la sua figura di allenatore quasi quasi si sposò con quella di apostolo, de &#8220;La passione di Yara&#8221; che lo legò alla Bergamasca fino alla fine dei suoi giorni e di innumerevoli altre iniziative di cui era testimonial.</p>
<p>Il <strong>palmarès</strong>, per uno abbonato alla periferia dell&#8217;impero, da ex grande promessa non mantenuta in quota Torino e Atalanta, un&#8217;ala che aveva La Farfalla Gigi <strong>Meroni</strong> come idolo e i Rolling Stones e i Nomadi come riferimenti musicali per scampare ai ritiri, a conti fatti è impressionante. <strong>Semifinali</strong> di Coppa delle Coppe contro il <strong>Malines</strong> nella sua prima stagione nerazzurra con la squadra in serie B, qualificandosi poi alla Coppa Uefa per le due annate successive. Già alla guida di Cremonese e Como con promozioni e salvezza annesse, prima del ritorno a Bergamo allenò i Granata cui aggiunse in bacheca la Coppa Italia nel 1993.&nbsp;Avrebbe poi salvato tre volte <strong>l&#8217;AlbinoLeffe</strong>, due ai playout, e nel mentre riaccompagnato per mano al piano di sopra la Fiorentina del sofferto post Cecchi Gori. Nemmeno <strong>299 panchine atalantine</strong>, record societario, sono uno scherzo. Figurarsi la finale della Coccarda persa a pro dei viola nel 1996, prima di chiudere con la Dea retrocedendo due annate più tardi.</p>
<p>Non allenava più dal marzo 2012, ultima stazione <strong>Novara</strong>, in serie A. Era uno degli opinionisti e dei commentatori più quotati, grazie al suo eloquio saggio e brillante, per non parlare della competenza. Uno degli ultimi Moloch del pallone all&#8217;italiana, stile pane e salame, ma non per questo meno sagace. Accanto a Oliviero Bomber Vero <strong>Garlini</strong> e al cervello Eligio <strong>Nicolini</strong>, nella sua mitica Atalanta di coppe, mentre si risaliva la categoria, quante volte un marcatore arcigno e spiegato come Costanz(i)o <strong>Barcella</strong> saliva a sostegno dell&#8217;attacco come un Rafa <strong>Toloi</strong> ante litteram?</p>
<p>Due anni senza Mondo e senza le sue <strong>parole</strong> ricche di sale, pepe ma anche miele. Avrebbe saputo regalarci quelle più adatte anche in queste tristi circostanze. Sorriso e stretta di mano immediati e garantiti. I fuori microfono erano ancor più indimenticabili, ma non è che si sia mai morso la lingua. E che scorpacciata pantagruelica alla Cascina Brusada, nella sua Rivolta d&#8217;Adda, per la penultima delle sue salvezze! Emiliano Mondonico amava il calcio e la vita. Per questo è giusto ricordarlo, al di là delle imprese sportive e della famosa sedia brandita ad Amsterdam che è stampata nella memoria collettiva come la sua presenza carissima. La presenza di uno che poteva tirarsela e non si sarebbe mai sognato di farlo. Solo un piccolo vezzo, la data di nascita (9.3.47) come numero del telefonino al netto del prefisso e degli zero davanti.&nbsp;<br />
<em><strong>Simone Fornoni</strong></em></p>
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		<title>La Forza e Costanza piange Enrico Moretti: &#8220;Grazie di tutto, ovunque tu sia&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Mar 2020 10:50:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calcio]]></category>
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					<description><![CDATA[Momento difficile per la Forza e Costanza. Dopo la morte di Luigi Manenti, un altro collaboratore, Enrico Moretti, è scomparso [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img style="margin-bottom:15px;width:100%;display:block;" src="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2015/05/lutto-1024x650.jpg"><p>Momento difficile per la Forza e Costanza. Dopo la morte di <strong>Luigi Manenti</strong>, un altro collaboratore, <strong>Enrico Moretti</strong>, è scomparso lasciando nel dolore la società martinenghese che l&#8217;ha ricordato con un post su <em>Instagram</em>:</p>
<p><em><span class="">&#8220;Grazie Enrico. Un’altra cara persona ci ha lasciato. Sabato 21 marzo il nostro Enrico Moretti è stato strappato dall’amore dei suoi cari e dal grande affetto della nostra Società. È doveroso, seppur difficile, in questo momento in cui non è possibile stringersi per salutare un amico, ricordare la figura, pur sapendo che questo clima assurdo, che ci frastorna, non ci rende consapevoli fino in fondo di ciò che accade.<br />
Il legame tra Enrico e la Forza e Costanza trova origini talmente profonde che diventa difficile inquadrarlo: è stato giocatore, allenatore, dirigente, magazziniere interpretando i ruoli, soprattutto quelli fuori dal campo, con la stessa attenzione, passione e discrezione, preferendo il profilo basso e il sorriso, senza mai andare oltre al proprio ruolo seppur la lunga appartenza avrebbe potuto consentirglielo. </span></em><em><span class="">A lui piaceva parlare dei suoi trascorsi, dei metodi di questo e di quell’allenatore,&nbsp; con cui aveva condiviso dei percorsi, dei ragazzi visti passare e magari di qualche rammarico per non poterli vedere con la maglia della Prima Squadra, per questo o quel motivo, delle soddisfazioni e delle delusioni sportive. Enrico era quello che con dedizione seguiva il noioso lavoro del magazzino, quello che se c’era un bisogno dell’ultimo istante sapevi che non avrebbe detto no, perché sapeva che nelle squadre di calcio esiste il contrattempo. Metteva al centro i ragazzi, le formazioni della ” Forza” per cui il suo essere al servizio era probabilmente la più grande gratificazione.<br />
Ciao Enrico, ti salutiamo con grande dolore, senza il tempo di un abbraccio ma sicuri che ovunque tu sia, ora, sul tuo volto sia tornato il sorriso dei buoni. Grazie di tutto&#8221;.</span></em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Scanzorosciate, cordoglio della società per Guido Signorelli</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Mar 2020 19:03:28 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Serie D]]></category>
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		<category><![CDATA[Scanzorosciate]]></category>
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					<description><![CDATA[Lo Scanzorosciate Calcio, attraverso il suo sito ufficiale, ha voluto ricordare la scomparsa di Guido Signorelli nella giornata di ieri: [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img style="margin-bottom:15px;width:100%;display:block;" src="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2015/05/lutto-1024x650.jpg"><div class="mk-single-content clearfix">
<p>Lo Scanzorosciate Calcio, attraverso il suo sito ufficiale, ha voluto ricordare la scomparsa di <strong>Guido Signorelli</strong> nella giornata di ieri:</p>
<p><em>&#8220;La società U.S.D. Scanzorosciate Calcio esprime le più sentite condoglianze alla famiglia di Guido Signorelli, purtroppo deceduto nella giornata di ieri.</em></p>
<p><em>Chi è entrato nel mondo Scanzo da poco probabilmente non conoscerà questa persona, ma sicuramente ne avrà sentito parlare o, senza volerlo, ci ha avuto a che fare in qualche modo perchè l’impronta che ha lasciato nel mondo giallorosso è ben presente e non verrà dimenticata.</em></p>
<p><em>Guido, infatti, è stato per moltissimo tempo il dirigente accompagnatore di tantissimi ragazzi che ha aiutato a diventare calciatori e uomini con i suoi modi pacati, con i suoi saggi consigli e con le parole mai fuoriposto, dette sempre nel momento giusto.</em></p>
<p><em>Tutto questo e molto altro ha rappresentato per la famiglia giallorossa il nostro caro Guido.</em></p>
<p><em>Continua a guardare la tua Squadra da lassù, continuando col tuo esempio che hai lasciato ad aiutare i nostri giovani ragazzi a diventare uomini. FORZA SCANZO!!&#8221;</em></p>
</div>
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