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	<title>rubrica &#8211; Bergamo e Sport</title>
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		<title>LA RUBRICA DI MISTER PALA (5^ PUNTATA) &#8211; &#8220;Vedere calcio e non solo guardarlo&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 08 May 2020 13:48:44 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Si chiude con questa puntata la rubrica esclusiva di mister Alessio Pala per Bergamo &#38; Sport. Il tecnico stavolta si [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img style="margin-bottom:15px;width:100%;display:block;" src="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2020/04/pala-alessio-rubrica.png"><p>Si chiude con questa puntata la rubrica esclusiva di mister <strong>Alessio Pala</strong> per Bergamo &amp; Sport. Il tecnico stavolta si rivolge ai colleghi che si ritrovano ad allenare i ragazzi di 8-9-10 anni. Buona lettura!</p>
<p><em>&#8220;Ecco partendo dal tetto siamo arrivati alla base, là dove nascono i primi gruppi di ragazzi che intendono o provano ad iniziare un percorso calcistico. Si potrebbero inserire anche ragazzini di 6-7 anni, ma devono essere i più portati e con attitudini naturali per lo sport del calcio. Non ho mai allenato ragazzi di questa età, sporadicamente in qualche scuola calcio, l’unica esperienza e’ quella fatta al mio paese quando si mise insieme un gruppo di ragazzi che comprendevano però più annate. L’altra esperienza e’ stata visionando l’operato del maestro Bonifacio al campo militare di Bergamo e ascoltando le esperienze dei suoi collaboratori. Si tratta anche in questa fascia di distinguere la selezione per gruppi di livello professionistico da quella che si attua in ambito dilettantistico. A prescindere dal livello, bisogna avere un occhio (arte) e un istinto particolare, una predisposizione naturale nell&#8217;osservazione e nelle scelte prima ancora del semplice addestramento. Il primo concetto è quindi l’attitudine naturale che può avere il bambino nel rapporto con la palla. E’ madre natura che lo indica, così come una discreta predisposizione fisica, oltre ad un innato interesse. Semplificando, ci si immedesima nell&#8217;essere responsabile a fare nascere un gruppo di bambini nella scuola calcio in una società dilettantistica del nostro territorio in un comune di circa 5000 abitanti. Sono contrario a tutti gli stage estivi (che fanno tante società) perché lo scopo è solo di natura economica e non calcistica, così come il fatto di accogliere tutti quelli che vogliono iscriversi. Tutti i ragazzi hanno il diritto di fare sport e di giocare a calcio, ma da subito ci si accorge chi è portato e chi no. Quelli meno portati lo possono fare all&#8217;oratorio o al Csi. Altrimenti diventa tempo perso per le società e per gli istruttori. Già così, anche se a livello normale, si opera una piccola selezione. Anziché avere a disposizione 25-30 ragazzi e’ meglio partire con 12-13 più predisposti e completare poi i gruppi sia numericamente che qualitativamente. Il gesto tecnico “nasce” quando si ha un contatto con il pallone. Ecco, nell&#8217;addestramento individuale tutto con la palla, in modo anche libero e piano piano insegnare i primi fondamentali, accettando qualsiasi errore (normale) e poi dimostrarlo in modo corretto. I ragazzi imparano per imitazione. Fondamentale qualsiasi tipo di esercitazione, tecnica e di mobilità articolare. Ritengo importantissima la mobilità della caviglia, tappa fondamentale per costruire il gesto tecnico. L’insegnamento delle abilità, le finte, il dribbling, i cambi di senso e direzione, l’utilizzo degli arti superiori, e il contatto palla/testa facendo vincere loro la paura del gesto. Tante partitelle, libere, senza vincoli, anche se l’occupazione degli spazi sarà </em><em>intasata. Di solito il ragazzo più abile avrà sempre o spesso la palla, gli altri cercheranno di contrastarlo, si intravede quindi già il carattere e la personalità. Parlare poco (non ascoltano più di 5 minuti) ma farli sprigionare in modo naturale tutto il loro bagaglio tecnico e agonistico. Per farli divertire spesso si usano dei giochi (lo sparviero, l’attacco al castello, ecc), ci può stare ma non condivido pienamente. Non dico di essere specifici, ma almeno un minimo di terminologia appropriata sì, tanto dopo due anni sentiranno parlare di altro e non di attacco al castello!!! Giocare magari rotolando, con capriole, con funicelle o elastici, cercando anche di coordinare e muovere gli arti superiori in modo corretto. Sarà un caso ma quel gruppo che ebbi al mio paese (io ero ancora giocatore) ha continuato per anni a giocare, tutti arrivarono in prima squadra e alcuni andarono in categorie superiori. Non erano particolarmente dotati, ma avevano una grande motivazione, avevano interesse e soprattutto una gran voglia di imparare. Spesso mi sono fermato ad osservare dei cavalli mentre galoppano, usano gli arti in modo armonioso e sincronizzato, uno spettacolo. In più non ho mai visto (a parte i pony) uno di loro con la caviglia ‘grossa’, o meglio con i tendini e i muscoli che si inseriscono nella stessa troppo pronunciati. Anche questo potrebbe essere un piccolo indice di selezione fisica. Così come già nei bambini si osserva se sono portati allo sport del calcio o per altre attività. Grazie ai social siamo diventati meno pensatori e più copioni, usandoli anche nell&#8217;insegnamento ai piccoli calciatori (scienza) dimenticando l’arte del farsi capire in modo naturale. Ecco allora che si può percorrere la strada inversa, rovesciando l’insegnamento, almeno ogni tanto, quindi fare ragionare e sperimentare i bambini, anche se sbagliano, e da lì correggerli ed educarli allo sport del calcio, che è atipico, fantasioso, imprevedibile, ricco di variabili non sempre preventivate. Quando si propongono esercitazioni troppo codificate i ragazzi se la cavano con un ‘ like’ o con un pollice inverso, mentre se li facciamo ragionare loro si devono togliere dal mare fermo dei ‘si’ dei ‘no’ dei ‘ certo’ e si fanno una tempesta di domande che cercano risposte. Le risposte le devono dare gli istruttori in modo corretto e comprensibile&#8221;.</em></p>
<p><strong><em> In fede, Alessio Pala</em></strong></p>
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		<title>LA RUBRICA DI MISTER PALA (4^ PUNTATA) &#8211; &#8220;Vedere calcio e non solo guardarlo&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[bergamoesport]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Apr 2020 15:58:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Prosegue la rubrica di mister Alessio Pala denominata &#8220;Vedere calcio e non solo guardarlo&#8221;, dove il tecnico si rivolge in [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img style="margin-bottom:15px;width:100%;display:block;" src="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2020/04/pala-alessio-rubrica.png"><p align="JUSTIFY">Prosegue la rubrica di mister <strong>Alessio Pala</strong> denominata &#8220;Vedere calcio e non solo guardarlo&#8221;, dove il tecnico si rivolge in prima persona ai lettori sfruttando la sua grande esperienza accumulata nel settore, per essere un pò più preparati al momento in cui il calcio tornerà ad essere protagonista in tutte le categorie professionistiche e non. La quarta puntata, la penultima in programma, è focalizzata su un nuovo ramo dei settori giovanili, dai 12 ai 14 anni. Buona lettura!</p>
<p align="JUSTIFY"><em>&#8220;Il gioco del calcio offre, a differenza di tanti altri sport, divertimento immediato, buoni spazi, ampia possibilità di movimento e di gesti, possibilità di stare all&#8217;aria aperta in compagnia. Nel periodo puberale vi è un capovolgimento del fisico/bambino in fisico/adulto e tale crescita è diversa per ciascun ragazzo e per ogni segmento corporeo: il bambino bravissimo a 10 anni può diventare addirittura scarso nella pubertà e di questo bisogna essere consapevoli, senza fare drammi nè creare situazioni critiche. Il ragazzo in questa fase dovrà infatti rivedere e ricostruire da capo, adattandosi il proprio schema corporeo e tutte quelle coordinazioni che in precedenza (9/10/11) sembravano definitivamente stabilizzate. L’istruttore dovrà contribuire alla sicurezza personale del giovane calciatore, dovrà operare con continua e costante mediazione nei rapporti con l&#8217;ambiente esterno, per esempio i genitori. Ecco i genitori, un bel problema, soprattutto per quelli invadenti. Per trasmettere le proprie conoscenze tecniche, l’istruttore dovrà inviare dei messaggi ai giovani. Questi messaggi o insegnamenti, per un momento o per sempre, rimarranno in ‘aria’ in attesa di essere recepiti. La ricezione da parte degli allievi sarà sempre relativa alle motivazioni che gli stessi hanno nei confronti di ciò che si propone loro. Il concetto è io e la palla insieme agli altri, cioè una specializzazione iniziale. Perfezionare il bagaglio tecnico colmando e correggendo le lacune, esercitare la tecnica all’infinito, anche attraverso forme di gare molto varie, perfezionare l’apprendimento tattico in particolari situazioni di difesa e attacco. Per la preparazione fisica, tanta mobilità articolare, velocità, cominciare anche a introdurre alcune sedute di resistenza aerobica. Gli strumenti? Sono tanti, prima di tutto l’attrezzo principale, cioè il pallone. Da lì parte tutto. Poi gli spazi, i compagni, i tempi, le abilità, l’uno contro uno, e via di seguito. Con l’aiuto di un preparatore (se si ha la possibilità) tante corse speciali, come la corsa saltellata, quella laterale destra e sinistra, la corsa all&#8217;indietro, lo skip corto e lungo, la calciata dietro, la calciata saltata e galoppata. La forza generale meglio fatta a carico naturale, per esempio la forza elastica con la funicella e la forza esplosiva tramite esercizi di pliometria. Predisporre situazioni didattiche che permettano al giovane di evolvere e ampliare le proprie esperienze motorie, tecnico tattiche, considerando il calcio come un gioco, e soprattutto facendo sì che anche i giovani lo considerino in tal modo, senza caricarlo di eccessiva importanza. Anche qua va fatta una distinzione tra le selezioni professionistiche e non. In entrambi i casi quelli che devono emergere hanno doti naturali sotto tutti i punti di vista, e la selezione sarà naturale, chiaramente dopo avere fornito loro svariati strumenti. Porto alcuni esempi personali che hanno influito in modo determinante su tutto il mio percorso da giovane calciatore e non, e un’esperienza personale da allenatore particolare. Così penso sia stato per tutti. L’esempio massimo dell’istruttore capace di un settore giovanile è stato per me e per tantissimi il maestro Raffaello Bonifacio, che ebbi la fortuna di incontrare nei primissimi anni nel settore giovanile dell’Atalanta. Aveva ed ha tutto. Capacità, occhio nelle scelte (arte&#8230;), abilità nell’insegnamento, capacità di coinvolgere e stimolare, rispetto, educazione, modi, capacità di comprendere e intuire. Lo faceva sempre in modo corretto e pertinente, con tutti, per sempre riferimento mio e di tanti atri sotto tutti gli aspetti. Semplicemente un modello. Altra persona (e non riguarda il calcio) è stata la dottoressa Rampello, mia insegnante di ragioneria. Severa, pretenziosa, ma preziosa. Non ho mai fatto l’impiegato ma mi ha insegnato la materia in modo radicale (pur senza studiare tanto), ancora oggi ho ben presente tutto. Lei ha creato ragionieri molto più preparati dei dottori in economia e commercio. Così come in tutti i campi del lavoro i primi insegnamenti dei maestri capaci determinano il tutto. Significa che un buon istruttore in questa fascia fa la differenza poi per tutti i giovani calciatori, infatti siamo alla radice, là dove nasce tutto. Altra importante esperienza l&#8217;ho vissuta un paio di anni fa come allenatore particolare. Per due o tre mesi ho sostituito il compianto mister Emiliano Mondonico con i ragazzi in difficoltà della clinica di recupero a Rivolta d’Adda presieduta dal dott. Cerbizza. Bene è stata una grande soddisfazione, oltre all’affetto che nutrivo per loro, che dopo un certo periodo quei ragazzi fossero in grado di effettuare alcuni esercizi in modo corretto, sincronizzato e ragionato. E lo facevano da soli, con grande motivazione, con sfrenato entusiasmo e interesse, bellissimo. Se lo hanno fatto quei ragazzi, come non possono imparare e crescere i giovani calciatori, che hanno tutto per farlo? Quindi niente scuse, nè per gli istruttori nè per i ragazzi. In questa fascia di età (e non solo, per me anche nei grandi) uno strumento importantissimo, ma dimenticato, è l’utilizzo delle cosiddette ‘forche’. Semplicemente dei paletti a forma di iperbole o croce, con un filo a scendere che termina con attaccato un pallone. Con questo si può allenare tutta la tecnica, in modo armonico e differenziato, tutte le posture, i tempi, e in più diventa anche un buon lavoro fisico. Era stato inserito dal sottoscritto nel settore giovanile dell&#8217;AlbinoLeffe e vi garantisco che in poco tempo i ragazzi sono migliorati in modo esponenziale. Considerando che tutti i ragazzi hanno delle potenzialità, il compito dell’istruttore in questo periodo è semplicemente quello di portarli ad esprimere il proprio massimo, a prescindere delle attitudini naturali. Madre natura e alcune circostanze poi faranno il resto&#8221;.</em></p>
<p align="JUSTIFY"><em><strong>In fede, Alessio Pala</strong> </em></p>
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		<title>LA RUBRICA DI MISTER PALA, 3^ PUNTATA &#8211; &#8220;Vedere calcio e non solo guardarlo&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Apr 2020 14:59:17 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<img style="margin-bottom:15px;width:100%;display:block;" src="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2020/04/pala-alessio-rubrica.png"><p>Prosegue la rubrica di mister <strong>Alessio Pala</strong> denominata &#8220;Vedere calcio e non solo guardarlo&#8221;, dove il tecnico si rivolge in prima persona ai lettori sfruttando la sua grande esperienza accumulata nel settore, per essere un pò più preparati al momento in cui il calcio tornerà ad essere protagonista in tutte le categorie professionistiche e non. La terza puntata è focalizzata su un nuovo ramo dei settori giovanili, dai 15 ai 17 anni. Buona lettura!</p>
<p align="JUSTIFY"><em>&#8220;Eccoci al ‘cuore’ della formazione dell&#8217;atleta. Il compito di allenare e insegnare in questa fascia (15/16/17) oltre che ad essere impegnativo porta con sè molte responsabilità. Le numerose variabili che entrano in gioco durante questo delicato processo (quali le caratteristiche mentali, emotive, fisiche, il proprio bagaglio di esperienze, le attività di apprendimento, il tipo di capacità da apprendere, gli obiettivi da raggiungere dovrebbero stimolare l’allenatore ad approfondire le conoscenze in materia, al fine di arricchire le proprie conoscenze metodologiche e didattiche, per rendere sempre più efficaci le proposte e le risposte di allenamento. Si diventa una guida carismatica, perché bisogna condurre la squadra verso gli obiettivi prefissati, esaltando le potenzialità dei singoli ragazzi, in favore del comportamento collettivo. E’ un facilitatore degli apprendimenti, deve conoscere i metodi di allenamento. Punto di partenza fondamentale è la conoscenza dei vari modi di imparare di ogni allievo, il quale costruisce i concetti e le abilità motorie e tecniche con strade diverse. Ad esempio un ragazzo impara più facilmente un gesto tecnico o una situazione tattica se riesce a scomporla in tutte le sue parti costitutive provandola più volte, mentre un altro apprende le stesse abilità con maggior efficacia se messo in condizioni di sperimentarla nella sua globalità. Il giovane utilizza una condotta motoria e tecnica valida se è motivato. Più si è in grado di identificare le differenze mentali, cognitive, caratteriali di ciascun atleta, più si riuscirà ad ideare (sì arte&#8230;) appropriati percorsi didattici e relativi metodi, per insegnare anche nelle diversità che andranno comunque sanate. Riassumendo si potrebbe dire che l’allenatore, il tecnico, il formatore (chiamatelo come preferite) ricopre simultaneamente i seguenti ruoli: osservatore di sè stesso, dei ragazzi, dell’ambiente, istruttore (conosce i gesti tecnici e le situazioni tattiche scegliendo le attività per allenarle, è dimostratore, animatore (crea entusiasmo), porta facilità negli apprendimenti, è una guida e rappresenta un modello. In relazione ai diversi ruoli ricoperti dell’allenatore si possono individuare le sue competenze (sapere, saper fare e soprattutto saper far fare) che riassumiamo in quattro categorie.</em></p>
<p align="JUSTIFY"><em>A) competenza tecnica. Dimostra le attività (ecco perchè è meglio chi ha giocato e non importa in quale categoria), sceglie le attività adeguate all’obiettivo, varia le stesse in funzione del grado di riuscita, rileva gli errori, individuandone la causa e non la concausa (importante) proponendo attività idonee per correggerli.</em></p>
<p align="JUSTIFY"><em>B) competenza metodologica. Spiega le attività, magari per fasi, ponendo domande, correggendo un errore alla volta. Utilizza il metodo induttivo-deduttivo e usa delle strategie per mantenere alta l’attenzione (voce, posizione del corpo, scelta del dove mettersi, ecc.).</em></p>
<p align="JUSTIFY"><em>C) competenza organizzativa. Preparare il campo prima dell’allenamento (per i meno abili) scegliendo i tempi giusti per la durata della seduta, favorendo la densità del lavoro ed evitando i tempi morti. Utilizza un buon rapporto spazio/numero dei giocatori, mantiene una giusta proporzione tra i tempi di spiegazione e di attività (meglio se la spiegazione è breve), predispone spazi di lavoro funzionali, flessibili, sapendo pure organizzare la rotazione di ruoli.</em></p>
<p align="JUSTIFY"><em>D) competenza relazionale. Favorisce un clima di rispetto verso gli altri, verso l’ambiente, deve rinforzare i comportamenti positivi incoraggiando e gratificando. Bene se è autorevole, mantiene discreta calma (non troppa) e coglie le dinamiche interne di gruppo (leader, isolato, gregario, mediatore, indolente).</em></p>
<p align="JUSTIFY"><em>Tra i 16/17 anni, ma in alcuni casi anche prima (precoci) l’impulso dei valori di forza muscolare è notevole, quindi bene un lavoro specifico per poi potenziarlo altrove. Stesso discorso per la velocità e la rapidità, che vanno sempre allenate sia a secco, ma soprattutto in modo specifico. Diverso invece trattare la resistenza, in quanto questa capacità ha uno sviluppo più lineare. Non va neppure trascurato il concetto di multilateralità, cioè le attività alternative (nuoto, basket, ciclismo, ecc). Se il tempo che si dispone e’ poco, e’ indispensabile avere cura dell’essenziale. In questa categoria, secondo me comincia a contare il risultato, ma deve essere uno strumento utilizzato al fine di sollecitare la motivazione, e soprattutto il carattere e la voglia di andare oltre. Magari si può partire da una forma ludica, per poi arrivare a modalità di allenamento che sottointendono la specializzazione. Per le società che hanno la possibilità, sarebbe meglio avere due squadre per la categoria, ora chiamate Under 16 e Under 17, per chi non può farlo una squadra sola. In questo caso se si vuole un minimo di selezione, bisogna tenere in rosa i tardivi (diversità tra età cronologica e biologica), i coordinati, gli abili, serve quindi occhio da parte dell’allenatore, qua riveste fondamentale importanza la supervisione del responsabile del settore, il quale deve essere lungimirante su tutto. E’ la categoria più importante, forse l’ultima vera categoria a livello giovanile. Ora ci immedesimiamo allenatore di una squadra Allievi regionali di una società di Serie D, tre sedute settimanali più la gara. Abbiamo un fattore stavolta a nostro favore, il tempo, e in più la possibilità di lavorare con lo stesso gruppo, quindi alleno e sperimento di tutto. Alleno di tutto, la tecnica (sacra) in tutte le salse, la tattica, il singolo, il gruppo, la tattica individuale (intensificare), la strategia di gara, la competizione. Certo la competizione, per raggiungere la vittoria, sì cercare di vincere, perché i ragazzi si devono abituare a quello che gli verrà richiesto dopo. A fine percorso, i più pronti possono essere aggregati alla prima squadra, scavalcando la categoria Juniores, certo con la consapevolezza di aver dato loro tutti gli strumenti. Il lavoro dell’allenatore (occhio/arte) sarà pure di cambiare ruolo al ragazzo, con intuito, con testa, con sagacia, e pure di osservare ragazzi nelle squadre che si affrontano, facendo così anche scouting per la società e capire e carpire che magari altrove ci sono ragazzi più abili e portati di quelli che si hanno a disposizione. Ecco perché la materia bisogna conoscerla tutta, certo i corsi e la scuola aiutano, ma la vera scuola è il campo, le idee, la fantasia, la tenacia, la passione, la curiosità è un pò di sana imprevedibilità nelle scelte. Insisto che bisogna essere preparati in tutto, vedere, vedere, vedere, sapere, sperimentare, provare, ideare, e non copiare e guardare calcio&#8221;.</em></p>
<p align="JUSTIFY"><em><strong>In fede, Alessio Pala</strong> </em></p>
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		<title>LA RUBRICA DI MISTER PALA, 2^ PUNTATA &#8211; &#8220;Vedere calcio e non solo guardarlo&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[bergamoesport]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Apr 2020 12:34:45 +0000</pubDate>
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<p align="JUSTIFY"><em>&#8220;Anche in questo ambito è giusto dividere tra professionistiche e non, ma le dinamiche del tecnico si assomigliano. Siamo al tetto del percorso giovanile di ogni atleta (17-19 anni), l&#8217;ultimo step prima di approdare nei grandi, anzi qualcuno lo fa nel durante, per merito o necessità. È una categoria difficile per gli allenatori, generalmente non si ha a disposizione tutto il gruppo, si è in balia delle decisioni della prima squadra, non si può schierare la formazione che si ha in mente, insomma bisogna essere al servizio dei ragazzi e del tecnico della prima squadra e non viceversa. Capita che alcuni giovani arrivino da sopra per fare minutaggio, o qualcuno della squadra venga convocato sopra, insomma un bel minestrone da condire. Il tecnico deve essere preparato, elastico, flessibile e gratificato a prescindere. Il collante lo fa il direttore sportivo con un lavoro importante come presenza e come dialogo. Non bisogna fossilizzarsi nel proporre un solo modulo di gioco ma allenare i principi del gioco nelle due fasi, patrimonio che l&#8217;atleta utilizzerà con i grandi, un serbatoio di notizie valido per sempre. Cosa è un sistema di gioco? Semplicemente la dislocazione di base in campo dei giocatori in modo di non avere scompensi sia quando si attacca che quando si difende. Deve essere equilibrato (tutte le zone del campo coperte), elastico (mi adatto all&#8217;avversario), razionale (compiti assegnati con criterio considerando capacità fisiche e tecniche dei singoli. Il sistema di gioco è lo scheletro e non cambia, il modulo cambia, anche durante la gara stessa. Quindi perché fossilizzarsi su un modulo, che cambia sempre, in tutte le categorie, perdendo tempo e non fare cose più utili? Ecco allora che il tecnico di questa fascia diventa importantissimo. È un&#8217;età particolare, essere concavo con i convessi e convesso con i concavi, non troppo permissivi, far capire il concetto di meritocrazia. Per essere pratico ipotizziamo di essere l’allenatore di una squadra Juniores regionale, dove la prima squadra partecipa al campionato di Eccellenza. Due sedute settimanali, più la gara. Poco tempo, tante problematiche di ogni genere. Però ad ogni problema esiste una soluzione, bisogna essere responsabili. Quindi response- ability, response di un lavoro corretto e abili nel proporlo e trasmetterlo. Nella prima seduta, si parla 5 minuti al gruppo della gara, per favore 5 minuti non di più, si corregge qualche atteggiamento sbagliato (quello sì importante) e via in campo. Nella testa dell&#8217;allenatore ci deve già essere tutto. Ci può stare scrivere l’allenamento o alcuni appunti, per i più abili la memoria visiva è sufficiente. Un buon lavoro fisico, rispettando il mesociclo, tutto con la palla aumentando gradualmente l’intensità. Proporre tutti i gesti tecnici e tattici combinandoli e correggendoli, magari quelli della gara disputata, l’analisi così è già stata fatta. Insistere nell’addestramento della tecnica di base, inventando esercizi completi. Non solo lo stop, il passaggio, la guida, ma anche il colpo di testa, la rimessa laterale, il contrasto, la tecnica del portiere. Insomma creare esercitazioni che toccano tutti e 7 i gesti di base. Poi tanta tattica individuale, se uno si smarca l’altro prende posizione (diagonale), se uno stoppa e difende palla l’altro lo marca, se uno fa un passaggio l’altro cerca di intercettarlo, se uno finta o dribbla l’altro lo contrasta, se uno tira in porta l’altro difende la stessa. Ho così allenato tutti e 5 i principi della tecnica applicata al gioco del calcio. E vai..la partitella che è sacra. Bene, buoni ritmi, l’arte del tecnico che osserva, nella stessa e’ tutto collettivo, cioè tattica collettiva e sviluppo della stessa magari correggendo i tempi di gioco che sono fondamentali. Tempo di gioco, tempo di smarcamento, tempo di anticipo, tempo di lettura della traiettoria, tempo di passaggio, tempo di stacco. A fine seduta, tecnica, come si vuole, come defaticamento. Il secondo allenamento settimanale uguale, stessi obiettivi diversificando gli esercizi, magari con qualche accorgimento strategico pre gara, ma non troppo, infatti il giorno dopo o ti arrivano giocatori diversi da sopra o alcuni vengono convocati in prima squadra. Fa niente, il nostro lavoro e’ stato fatto, anzi per i più pronti sarebbe opportuno che facessero qualche seduta con la prima squadra, dove i ritmi, le dinamiche e le richieste sono superiori, il livello chiama livello. Basta o meno esercizi copia e incolla da internet, sono belli, ma non nostri, non scaturiscono dalla nostra testa, magari hanno finalità diverse. In base al gruppo che si ha, al tempo a disposizione, agli spazi, agli strumenti, cercare il meglio, cioè la nostra Serie A. Il lavoro dovrebbe essere capito e condiviso anche dai dirigenti, ecco perché anche loro dovrebbero essere più preparati e lungimiranti. Altro esempio: penso capitino spesso in questo contesto alcune dinamiche generali dove ci si potrebbe ingolfare. Il ragazzo chiede di non venire alla seduta perché deve studiare, che studi prima o dopo l’allenamento, dice di essere stanco, che si faccia un bagno con il bicarbonato, che non ha il trasporto, bene esistono i mezzi pubblici o la vecchia autostop, è giù di morale per la ragazza, bene gli passerà. Forse in qualcosa esageriamo, ma soprattutto in questo maledetto periodo e nella vita di tutti i giorni il sapersi adattare e andare oltre potrebbe diventare una grande palestra&#8221;.</em></p>
<p align="JUSTIFY"><strong>In fede, </strong><strong>Alessio Pala</strong></p>
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		<title>LA RUBRICA DI MISTER PALA &#8211; &#8220;Vedere calcio e non solo guardarlo&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Apr 2020 10:16:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&#8220;Vedere calcio e non solo guardarlo&#8221; Alessio Pala non ha certo bisogno di troppe presentazioni. Da calciatore, dopo aver militato [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img style="margin-bottom:15px;width:100%;display:block;" src="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2020/04/pala-alessio-rubrica.png"><p align="JUSTIFY"><strong>&#8220;Vedere calcio e non solo guardarlo&#8221;</strong></p>
<p align="JUSTIFY"><strong>Alessio Pala</strong> non ha certo bisogno di troppe presentazioni. Da calciatore, dopo aver militato nel settore giovanile dell’Atalanta fino alla Primavera, ha indossato le casacche di Romanese, Leffe, Catanzaro, Pergocrema e Palazzolo in più riprese e San Paolo d’Argon. Da allenatore di nuovo alla Dea per dodici anni in tutte le categorie fino alla Primavera e poi Pro Sesto, AlbinoLeffe, Pavia, di nuovo AlbinoLeffe, dove è stato anche responsabile del settore giovanile, Pro Patria, Treviso e Sirmet Telgate. È allenatore professionista di prima categoria (master diploma pro Uefa) laureandosi a Coverciano nel 2007 con la tesi: allenare la categoria Allievi. In questo momento drammatico per il nostro territorio bergamasco e non solo, ha deciso di mettersi a disposizione della nostra testata con una rubrica tutta nuova denominata &#8220;Vedere calcio e non solo guardarlo&#8221;, dove si rivolge in prima persona ai lettori sfruttando la sua grande esperienza accumulata nel settore, per essere un po’ più preparati al momento in cui il calcio tornerà ad essere protagonista in tutte le categorie professionistiche e non. La prima puntata è concentrata sul ruolo dell&#8217;allenatore di prime squadre, dello staff, e&#8230;tanto altro. A seguire nelle puntate successive saranno trattate tutte le categorie giovanili a scendere fino all&#8217;attivita’ di base. Buona lettura!</p>
<p align="JUSTIFY"><em>&#8220;In un momento particolare per tutti, cerco di dare un messaggio positivo, di riflessione generale che forse potrebbe aiutare nel nel breve medio periodo il modo di fare e pensare calcio. Parto volutamente dai grandi per arrivare gradualmente alla radice, là dove comincia a nutrirsi il tutto. Certo, i grandi, quindi ragazzi che fanno parte delle prime squadre. È fatica doppia per i miei colleghi, bisogna fare i risultati, bisogna quindi ottimizzare il tutto in funzione di quello, che in questo ambito è l’unica cosa che conta per le società e per i dirigenti. Giustissimo. Ho notato che tanti ragazzi arrivano, o sono da tempo, nelle prime squadre non con la sufficiente dose di addestramento generale a livello tecnico tattico, poca conoscenza dei principi di gioco nelle due fasi, poca conoscenza generale a livello fisico atletico e generalmente con un linguaggio calcistico non appropriato. Inoltre privi di particolari calcistiche, che fanno la differenza nell’ottenere subito determinati risultati. Due i motivi, o i ragazzi non hanno avuto nel loro percorso formativo adeguati insegnamenti o pur avendoli avuti non li hanno appresi o interiorizzati. Probabilmente tutte e due le cose. L’abilità dell’allenatore sta in questo ambito, nel minor tempo possibile cercare di ottenere dei risultati e contemporaneamente correggere e migliorare queste lacune. Calciatori si nasce, ma giocatori si può diventare. Ogni atleta ha una sua ‘identita’ significativa’ cioè è predisposto a raggiungere un certo livello naturale, che sia Serie A o Prima categoria, l&#8217;importante che anche l’atleta di Prima categoria raggiunga il suo massimo potenziale a livello tecnico tattico, fisico atletico e di personalità e sono poi i 4 fattori prestativi. La categoria, a parità di conoscenze e abililità la fa la testa e il carattere. Nei professionisti è più facile, ci sono più mezzi e tante sedute, la tecnica è superiore (ma non sufficiente!!!) e gli atleti, vivendo di quello sono più predisposti al lavoro (ma si potrebbe e dovrebbe fare di più. Nei dilettanti è difficilissimo, per i miei colleghi ma anche per gli stessi atleti, poiché si tratta di un dopo lavoro. Faccio un esempio concreto e percorribile: ipotizziamo di essere allenatore staff di una prima squadra partecipante al campionato di Promozione con a disposizione tre sedute di allenamento serale più la gara della domenica. Attuare il principio dell’evidenza, cioè fare vedere gli errori attraverso l’analisi. L’analisi post gara è fatta per correggere gli errori, per sbagliare meno, infatti i migliori anche in Serie A sono quelli che sbagliano poco. Ecco l’ausilio della scienza (video filmati, ecc). Il calcio però è arte non scienza, la scienza al servizio dell’arte e non viceversa. Per chi ha la possibilità, farsi dare dei dati atletici dal preparatore, devono però essere strumenti che aiutano l’occhio del tecnico. I dati sono la scienza a servizio degli occhi del tecnico che è arte. Allenare le capacità’ condizionali in modo specifico (con il pallone) combinando le esercitazioni in modo di recuperare e migliorare l’aspetto tecnico. La tecnica si migliora con la ripetizione corretta del gesto, e’ più facile con atleti coordinati e attenti a livello mentale. A seguire l’aspetto tattico, individuale e di reparto, la strategia di gara, i piazzati a favore e non, e un minimo di informazione delle caratteristiche degli avversari. L’entusiasmo è la base dell’apprendimento, una frase recita: bravo quel maestro che riesce a far nascere nell’alunno una grande voglia di imparare. Sacrosanto. Ogni seduta dovrebbe contenere tutti questi argomenti, con più tempo dedicato alla strategia di gara nella seduta di rifinitura. La partitella finale è il sunto di tutto, se fatta bene, in modo intenso e con contenuti mirati. L&#8217;osservazione del tecnico e’ fondamentale, dal complesso (partitella) memorizza gli errori che correggerà un tempo dopo in modo semplice (analitico). Sul finire non disdegnare un defaticante tecnico, sempre per allenare in fatica e sotto stress la stessa. Si creeranno così degli automatismi, soprattutto con i ragazzi più giovani che devono crescere. Il preparatore atletico visiona e osserva, altrimenti lavora per il recupero degli infortunati o lavora per la prevenzione degli infortuni (fondamentale). Essendo colto, dà consigli pure sul modo di alimentarsi, prima e dopo le sedute, quindi un&#8217;ulteriore informazione. Il preparatore dei portieri, una volta fatto il suo lavoro, e’ giusto faccia partecipare gli stessi alla ‘vita della squadra’ perché alla domenica sono parte integrante della stessa. Attuare la regola delle tre c: chiari concisi completi, far capire agli altri quello che si sa, ecco il problema del transfert, in pedagogia l’arte dell’insegnare. Importante non avere tempi morti, lavorare in modo organizzato, con risposte anche a livello mentale, rispettando l’adattamento di ognuno. Detto questo rimango dell’idea che la tecnica di base, magari applicata, sia prioritaria a tutto, il gioco del calcio si nutre da lì. Arte è pure vedere gli errori, arte è saperli smontare e rimontare correttamente. Il calcio si gioca con i piedi e il cervello, ma servono anche gli arti superiori, così come il basket si gioca con mani e cervello ma hanno bisogno degli arti inferiori. Tutto collegato in modo armonioso e fantasioso. Consiglio di dedicare del tempo ai presidenti e ai direttori per i dovuti dialoghi settimanali al di fuori delle sedute. Il campo d’allenamento è sacro. Sono estremamente convinto che così facendo si possa ottenere un risultato migliore, serve però avere vicino persone (dirigenti e atleti) di livello culturale importante, persone vogliose, curiose e con tanta passione. Un lavoro importante, basato sul rispetto dei ruoli, ben definiti, le regole, compiti e funzioni assegnati a ogni componente. Dai tanta arte, un pò di scienza, cultura, letteratura, passione, così anche la nostra squadra di Promozione sarà di Serie A. Buon calcio a tutti&#8221;.</em></p>
<p align="RIGHT"><strong>In fede, </strong><strong>Alessio Pala</strong></p>
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