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	<title>Schelotto &#8211; Bergamo e Sport</title>
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		<title>Atalanta molle e sfiduciata, con l&#8217;Udinese servirà tutt&#8217;altro spirito</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Feb 2014 16:27:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Carlo K. Capitanio Cosa abbiamo visto domenica? Abbiamo visto una squadra sciatta, arruffata, senza idee. Doveva essere una partita [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img style="margin-bottom:15px;width:100%;display:block;" src="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2014/02/bg2schelgol-1024x732.jpg"><p><strong>di Carlo K. Capitanio</strong><br />
Cosa abbiamo visto domenica? Abbiamo visto una squadra sciatta, arruffata, senza idee.<br />
Doveva essere una partita arrembante contro un avversario alla nostra portata, potevano (e dovevano) essere quei 3 punti che ci avrebbero consentito di ambire a essere la “prima in classifica della parte destra del tabellone” o addirittura “finire nella parte sinistra”, come auspicato dal mister di Anzio nelle interviste degli ultimi giorni.<br />
E invece eccoci di nuovo in una mediocrità imbarazzante e a tratti preoccupante.<br />
Sia chiaro, la posizione in classifica non è in discussione (nonostante i 6 punti raccolti nelle ultime 5 gare), ma probabilmente solo perché ci sono delle squadre che giocano un calcio peggiore.<br />
Eppure le quattro sberle del Parma ieri hanno fatto parecchio male, anche perché sono andate a minare la base dei punti fatti fino ad ora: il ruolino di marcia della Dea è altalenante, tanto arrendevole in trasferta (solo 4 punti) quanto gagliarda e garibaldina fra le mura amiche (23 punti, mica pochi)&#8230; se iniziamo a perdere di schianto le partite contro una squadra che si può considerare al nostro stesso livello qualcosa non va.<br />
Domenica abbiamo visto un&#8217;Atalanta schierata come sempre, pronta a fare il compitino: davanti a Consigli due centrali esperti ma lenti, un centrale riciclato come terzino destro (Benalouane), un terzino sinistro. E poi un giovane regista dal futuro radioso (Baselli), un cagnaccio di centrocampo (Carlito Carmona), un umile faticatore della fascia (CR77), un trequartista esiliato sull&#8217;out sinistro (Giacomino Bonaventura). Davanti, un fantasista dal fisico minuto e dalle tante pause a supporto di un bisonte delle praterie argentine, pronto a fare a sportellate con i difensori avversari e fare molto più lavoro di quello che si vede.<br />
Solito schema, ordinato ma un po&#8217; quadrato e prevedibile.<br />
Il Parma non ha fatto niente di che per fare saltare il banco, ha giocato la sua partita senza particolare furore ma ha portato a casa 3 punti che lo proiettano al 6° posto in classifica e che puniscono in maniera esagerata l&#8217;Atalanta: fino al tragicomico autogol di Benalouane (impacciatissimo come non mai domenica, mai pericoloso in avanti e distratto in fase difensiva, forse per l&#8217;emozione di giocare contro la propria ex squadra) i nerazzurri avevano giocato al pallone, seppur con poche idee.<br />
Non era servito il gol a freddo di Molinaro (che indovina un tiro a voragine che sfiorando Stendardo batte un Consigli non piazzatissimo) ad abbattere la Dea, che aveva provato a rimontare, seppur a giri ridotti, ma l&#8217;appoggio di petto errato del numero 29 neroazzurro ha spento una luce che era comunque fioca.<br />
A iniziare da Sant&#8217;Andrea Consigli non al massimo della forma, passando per una retroguardia sofferente sulle folate di Biabany e di un Cassani particolarmente pimpante, neanche il centrocampo e l&#8217;attacco si sono dimostrati in palla: se Baselli pur giocando semplice qualche idea con la palla ce l&#8217;aveva e Bonaventura faceva con diligenza il tornante di sinistra, le geometrie sono mancate.<br />
Qualche cross dalla trequarti, un po&#8217; di palloni buttati nel mezzo del campo e poco insieme: Maxi Moralez dopo un paio di tentativi si è scoraggiato e ha iniziato a trotterellare per il campo, mangiandosi anche una buona occasione fornita da Denis.<br />
Dopo l&#8217;autogol, un&#8217;Atalanta demotivata cincischia per il campo, riducendo ancora di più le idee e le azioni: sembravano gli ultimi giorni di lavoro in una fabbrica che deve chiudere, con quel peso addosso di chi sa già che non c&#8217;è nulla da fare.<br />
Mestizia e facce lunghe, a nulla sono serviti gli innesti di Livaja e Di Luca a ravvivare la manovra: il Parma conquista una punizione in posizione decentrata, sulla sinistra e Cassano – fino a quel momento niente di che, di sicuro meglio del suo compagno d&#8217;attacco Palladino – trafigge Consigli per il 3 a 0.<br />
Come se non bastasse un fischiatissimo Schelotto segna il 4 a 0, giusto per ammazzare l&#8217;umore dei tifosi atalantini.<br />
Risultato squillante che non rispecchia però i valori in campo: se da una parte c&#8217;era una squadra – quella ducale – ben organizzata da Donadoni e di sicuro attenta, senza brillare comunque per gioco offensivo, in maglia neroazzurra c&#8217;era una squadra sicuramente molle e rassegnata al risultato ma che non gioca una partita così oscena da giustificare i 4 gol, cui forse è pesata particolarmente l&#8217;assenza di Cigarini a dettare i tempi in mezzo al campo.</p>
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