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	<title>storia &#8211; Bergamo e Sport</title>
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		<title>Voluntas, Turco scalpita per il rientro: &#8220;Fissato per il calcio, mi manca il profumo della domenica&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Sep 2025 09:43:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Più di un centinaio di gol, mai contati: &#8220;Al Bottanuco ne feci una trentina, diciassette in una sola stagione, alla [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img style="margin-bottom:15px;width:100%;display:block;" src="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2025/09/Michele-Turco-Capitano-Voluntas-Osio.jpeg"><p dir="ltr">Più di un <strong>centinaio</strong> di gol, mai contati: <em>&#8220;Al <strong>Bottanuco</strong> ne feci una trentina, diciassette in una sola stagione, alla prima vera esperienza da titolare tra i senior. Non ho più lo spunto per giocare in fascia alta, ormai sono quasi una prima punta. Non tengo le statistiche, ma resto un fissato per il <strong>calcio</strong>. E non è ancora il momento di andare dietro l&#8217;area tecnica o a una scrivania&#8221;</em>. <strong>Michele Turco</strong> è il capitano non giocatore della <strong>Voluntas Osio</strong>, ma in autunno dovrebbe esserlo di nuovo a pelo d&#8217;erba: <em>&#8220;Adesso come adesso me la vedo in tribuna, per l&#8217;operazione al crociato destro a febbraio. Anche se a 36 anni è dura recuperare, non voglio rinunciare al <strong>profumo della domenica</strong>. Al campo, ai compagni, allo spogliatoio. Ho sempre avuto una voglia matta di calcio, che non sempre vedo nei ragazzi di adesso. Non sembra più una priorità. Io, invece, avevo voglia di arrivare. Non posso dirmi arrivato, ma me la godo ancora oggi. Dentro, sono un ragazzino&#8221;</em>.</p>
<p>La storia del <strong>salumiere</strong>&nbsp;che fa a fette gli avversari, <em>&#8220;un titolo dedicatomi all&#8217;epoca che mi fa sghignazzare, faccio da sempre il macellaio&#8221;</em> parte da molto lontano. <em>&#8220;Sono di <strong>Palermo</strong> e faccio un tifo d&#8217;inferno per la squadra della mia città. La vedo spesso in trasferta. Se riesco a liberarmi dagli impegni di lavoro, il 23 vado in <strong>Coppa Italia</strong> a Udine</em> &#8211; racconta l&#8217;eterno ragazzo con un accenno di pizzetto, prossimo ai 37 inverni il 25 gennaio -. <em>Dall&#8217;età di 13 anni sono a <strong>Osio Sotto</strong> insieme a tutta la mia famiglia. Torno giù almeno tre volte l&#8217;anno, ho centinaia di parenti compresi i cugini di secondo grado. Iniziai subito alla <strong>Voluntas</strong>, a 16-17 anni ero in <strong>Eccellenza</strong> con <strong>Domenico Moro</strong> allenatore. Grandissima squadra&#8221;</em>. Mietere successi è tanto, per il palermitano osiense, <strong>&#8220;ma ho abitato qualche tempo a Ciserano&#8221;</strong>, mica tutto: <em>&#8220;La voglia di <strong>scalare le categorie</strong> era fortissima, non la rivedo nei ventenni di oggi. Vinsi il campionato con la <strong>Juniores</strong>, poi avrei vinto la Seconda Categoria col <strong>Città di Dalmine </strong>di<strong> Danilo Paolati</strong>. Tra lì, dove sono stato il miglior giovane di Prima nel 2013, e la Voluntas, una storia di ritorni, nella seconda a cavallo dell&#8217;esperienza alla <strong>Stezzanese</strong>, sempre in <strong>Promozione</strong>. Spesso ha contato la chiamata e la volontà dei Direttori Sportivi: in rossoblù <strong>Sergio Airoldi</strong>, a Dalmine <strong>Filippo Ghisetti</strong> che mi metteva pure le scarpe nei rimborsi. Nel calcio i rapporti sono molto stretti, quasi viscerali, da grandi amicizie. Quando incontro qualcuno con cui ho condiviso il campo, le dimostrazioni reciproche d&#8217;affetto sono scontate. Mi fa piacere, è un modo per lasciare il segno&#8221;</em>.</p>
<p>La voglia matta che non passa mai: <em>&#8220;Un denominatore comune dei calciatori della mia generazione. Prendete <strong>Mattia Tintori</strong>, un bravissimo centrocampista offensivo di grande stazza: aveva smesso, ora che è diventato da poco papà per la seconda volta ha ripreso, all&#8217;<strong>Oratorio Stezzano</strong>, dove gli fanno fare la prima punta in una squadra che normalmente gioca senza. Ci hanno fatto pelo e contropelo in <strong>Coppa Lombardia</strong>: un collettivo di amici con un nocciolo duro che resiste e integra i nuovi, si potrebbero trovare bendati su quel fortino in sintetico che è l&#8217;altra loro forza. Con Mattia eravamo compagni al Città di Dalmine, ha un anno più di me&#8221;</em>. Storie passate, sempre vive nelle memoria: <em>&#8220;A proposito, è un peccato che una squadra rappresentativa di tutta la città non ci sia più. C&#8217;era anche il Dalmine Futura: niente da fare, un progetto unitario non regge&#8221;</em>. In compenso, resistono le frazioni: <em>&#8220;Proprio contro il <strong>Mariano</strong> e il <strong>Sabbio</strong> ho disputato spezzoni di due amichevoli precampionato, raccomandando agli avversari di non entrarmi troppo duro perché ero e sono di fatto in riabilitazione, un percorso di recupero che spero duri ancora non più d&#8217;un mese. Non è il caso di forzare&#8221;</em>. Quanto a interventi decisi, riaffiora subito un altro ricordo: <em>&#8220;Mamma mia, a Stezzano, <strong>Yuri Cortesi</strong>! Mai visto uno così cattivo, furbo, competitivo e smaliziato. Anche un leader, certo. Quella voglia di pallone che riconosco anche a me stesso. Non faceva sconti nemmeno a noi compagni in allenamento: dovessi incontrarlo di nuovo, lui che a 45 anni è ancora sulla cresta dell&#8217;onda, gli raccomanderei via whatsapp di andarci piano. Per fortuna siamo nel girone A&#8230;&#8221;</em>.</p>
<p dir="ltr">Passata la bufera Covid-19, dopo le parentesi a <strong>Lallio</strong> e a <strong>Filago</strong> riecco l&#8217;alma mater: <em>&#8220;Da quattro anni con la fascia al braccio, non male. La società ovviamente non è più la stessa di allora. Abbiamo <strong>cambiato 14 giocatori</strong> e senza rimborsi non è facile trovarne di categoria. Ho dato una mano sul mercato al diesse <strong>Aden Usubelli</strong>, quello che mi ha richiamato alla Voluntas. Diciamo che l&#8217;anno scorso aspettative e promesse non sono state rispettate: la rivoluzione in rosa era scontata. Io non vedo l&#8217;ora di tornare a dare una mano: sono il capitano, vado per i trentasette, ma non ho alcuna intenzione di mollare&#8221;</em>. Prima la salute, poi di nuovo l&#8217;aroma proibito dell&#8217;erba, una droga per chi è tuttora al centro del progetto: <em>&#8220;Al <strong>Gorle</strong>, per dire, non andò bene per l&#8217;ernia al disco. Posso comunque dire di aver giocato coi gemelli <strong>Andrea e Nicola Guariglia</strong>. Gran coppia, eterozigoti e diversi anche di ruolo. Fosse poco. E con me, in quel club, si comportarono da veri signori, pagandomi perfino l&#8217;ozonoterapia&#8221;</em>.</p>
<p>La carriera da calciatore è fatta anche di rimpianti, anche se col senno di poi, di chi comunque non si sente certo un ex, le priorità cambiano e sono altre. <em>&#8220;Ai tempi dell&#8217;ottimo anno e mezzo alla <strong>Stezzanese</strong>, con <strong>Daniele Albini</strong> in panchina e <strong>Marco Di Costanzo</strong> in campo, fui a un passo dalla <strong>serie D, al Brusaporto</strong>. Non se ne fece nulla. La famiglia, da quando c&#8217;è, è al primo posto e non si discute</em> &#8211; il congedo di Turco, quello della voglia matta -. <em>Ma del profumo della domenica non posso fare a meno. Alla mia signora ripeto spesso, anche se non so quanto ne sia contenta, &#8216;potrei lasciare prima te del calcio&#8217;. Dopo tutto, con questa passionaccia sono riuscito a pagare quattro anni di mutuo. Io, il macellaio che vuole ritornare a fare a fette gli avversari&#8221;</em>.<br />
<em><strong>Simone Fornoni</strong></em></p>
<p><a class="cbox cbox" href="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2025/09/Michele-Turco-provincial-parade-miglior-giovane-LEco.jpeg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-full wp-image-170073 aligncenter" src="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2025/09/Michele-Turco-provincial-parade-miglior-giovane-LEco.jpeg" alt="" width="546" height="728" srcset="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2025/09/Michele-Turco-provincial-parade-miglior-giovane-LEco.jpeg 546w, https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2025/09/Michele-Turco-provincial-parade-miglior-giovane-LEco-225x300.jpeg 225w" sizes="(max-width: 546px) 100vw, 546px" /></a> <a class="cbox cbox" href="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2025/09/Michele-Turco-provincial-parade-miglior-giovane.jpeg"><img decoding="async" class="size-full wp-image-170074 aligncenter" src="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2025/09/Michele-Turco-provincial-parade-miglior-giovane.jpeg" alt="" width="546" height="728" srcset="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2025/09/Michele-Turco-provincial-parade-miglior-giovane.jpeg 546w, https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2025/09/Michele-Turco-provincial-parade-miglior-giovane-225x300.jpeg 225w" sizes="(max-width: 546px) 100vw, 546px" /></a> <a class="cbox cbox" href="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2025/09/Michele-Turco-Bottanuco.jpeg"><img decoding="async" class="size-full wp-image-170075 aligncenter" src="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2025/09/Michele-Turco-Bottanuco.jpeg" alt="" width="960" height="642" srcset="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2025/09/Michele-Turco-Bottanuco.jpeg 960w, https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2025/09/Michele-Turco-Bottanuco-300x201.jpeg 300w, https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2025/09/Michele-Turco-Bottanuco-768x514.jpeg 768w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></a> <a class="cbox cbox" href="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2025/09/Michele-Turco-Voluntas.jpeg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-170076" src="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2025/09/Michele-Turco-Voluntas.jpeg" alt="" width="891" height="728" srcset="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2025/09/Michele-Turco-Voluntas.jpeg 891w, https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2025/09/Michele-Turco-Voluntas-300x245.jpeg 300w, https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2025/09/Michele-Turco-Voluntas-768x628.jpeg 768w" sizes="auto, (max-width: 891px) 100vw, 891px" /></a> <a class="cbox cbox" href="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2025/09/Michele-Turco.jpeg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-170077" src="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2025/09/Michele-Turco.jpeg" alt="" width="960" height="642" srcset="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2025/09/Michele-Turco.jpeg 960w, https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2025/09/Michele-Turco-300x201.jpeg 300w, https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2025/09/Michele-Turco-768x514.jpeg 768w" sizes="auto, (max-width: 960px) 100vw, 960px" /></a> <a class="cbox cbox" href="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2025/09/Michele-Turco-Citta-di-Dalmine.jpeg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-170078" src="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2025/09/Michele-Turco-Citta-di-Dalmine.jpeg" alt="" width="960" height="642" srcset="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2025/09/Michele-Turco-Citta-di-Dalmine.jpeg 960w, https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2025/09/Michele-Turco-Citta-di-Dalmine-300x201.jpeg 300w, https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2025/09/Michele-Turco-Citta-di-Dalmine-768x514.jpeg 768w" sizes="auto, (max-width: 960px) 100vw, 960px" /></a></p>
<p><a class="cbox cbox" href="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2025/09/Michele-Turco-macellaio.jpeg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-170079 aligncenter" src="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2025/09/Michele-Turco-macellaio.jpeg" alt="" width="336" height="728" srcset="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2025/09/Michele-Turco-macellaio.jpeg 336w, https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2025/09/Michele-Turco-macellaio-138x300.jpeg 138w" sizes="auto, (max-width: 336px) 100vw, 336px" /></a></p>
<p><a class="cbox cbox" href="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2025/09/MT-Stezzanese.jpeg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-170080 aligncenter" src="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2025/09/MT-Stezzanese.jpeg" alt="" width="331" height="728" srcset="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2025/09/MT-Stezzanese.jpeg 331w, https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2025/09/MT-Stezzanese-136x300.jpeg 136w" sizes="auto, (max-width: 331px) 100vw, 331px" /></a></p>
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		<title>Quel mese di giugno che all&#8217;Atalanta ha cambiato la storia e la vita, da Pizzaballa a Gasperini: tutto in &#8220;Atalanta. Una vita da Dea&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Apr 2025 10:37:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Simone Fornoni Il critico-recensore cinematografico di Bergamo &#38; Sport è sempre e solo stato Giacomo Mayer, memoria storica dell&#8217;Atalanta [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img style="margin-bottom:15px;width:100%;display:block;" src="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2025/04/Atalanta.-Una-vita-da-Dea-parziale.jpg"><p>di<em><strong> Simone Fornoni</strong></em></p>
<p>Il critico-recensore cinematografico di Bergamo &amp; Sport è sempre e solo stato Giacomo Mayer, memoria storica dell&#8217;<strong>Atalanta</strong> della cui vicenda dal secondo dopoguerra a oggi è uno dei pochi testimoni viventi con ben più di mezzo secolo di atalantinità militante, stavolta indegnamente sostituito dallo scrivente. Ma se il mestiere da giornalista cinefilo non s&#8217;improvvisa, la storia resta sempre e comunque fatta di date. E <em><strong>&#8220;Atalanta. Una vita da Dea&#8221;</strong></em>, diretto da <strong>Beppe Manzi</strong> e scritto con <strong>Massimo Vavassori</strong>, prodotto e distribuito da Nexo Studios col sostegno degli sponsor del club e delle Isitituzioni (Comune di Bergamo, Visit Bergamo e Confindustria Bergamo), non è banalmente né un docu-film come lo si presenta né un lungometraggio, bensì una piccola grande storia costruita mattone su mattone, oltre che dalla viva voce dei protagonisti, soprattutto dai momenti decisivi, quelli del cambio di svolta dal titolo di regina delle provinciali a regina d&#8217;Europa (League).&nbsp;</p>
<p>A contrassegnare questi passi verso la grandezza dell&#8217;espressione sportiva più pura e di sangue che Bergamo abbia mai avuto, anche se è a maggio (il 22, dell&#8217;anno scorso) che s&#8217;è fatta la storia alzando il trofeo sotto i cieli di Dublino in faccia al Bayer Leverkusen con la tripletta di Ademola Lookman, è <strong>giugno</strong>. La data di nascita del presidente <strong>Antonio Percassi</strong>, il 9, del 1953. Anche se nel film, proiettato ieri sera in anteprima a <strong>UCI Cinemas</strong> per squadra, società, partner e addetti ai lavori mentre dal 12 marzo sono in corso le prevendite on line per le proiezioni ufficiali <strong>da lunedì 14 a domenica 20 aprile</strong>, è l&#8217;unica che non si dice. Il 4, del 2010 il ritorno in sella, appunto, dell&#8217;uomo di Clusone, all&#8217;indomani dell&#8217;ultima retrocessione in B. Il 15, del 2016, la presentazione ufficiale di <strong>Gian Piero Gasperini</strong>, l&#8217;artefice primo dell&#8217;epopea recente.&nbsp;</p>
<p>Ma il mese è lo stesso del primo trionfo, quello domestico, la prima Coppa, la Coppa Italia, ora non più figlia unica in bacheca. <strong>2 giugno 1963</strong>. Il giorno, il mese e l&#8217;anno di <strong>Pierluigi Pizzaballa</strong> e compagni, quel 3-1 al Torino a San Siro che l&#8217;indomani non fu festeggiato perché morì il <strong>Papa Buono</strong>, Giovanni XXIII, Angelo Giuseppe Roncalli da Sotto il Monte. Il pontefice bergamasco. E i bergamaschi, che per i morti hanno sempre avuto venerazione e rispetto, non erano, non sono né saranno mai gente che fa i caroselli quando un figlio amatissimo della loro terra sale a ricevere il premio dei giusti.</p>
<p>L&#8217;unico spoiler concesso a un&#8217;opera da andare a vedere e ammirare, con l&#8217;impresa di Dublino gratificata dalla colonna sonora originale del Maestro Andrea Brignoli: il gran portiere che fu e il grande tifoso-galantuomo che è, in &#8220;Atalanta. Una vita da Dea&#8221;, ammette di aver riconsiderato l&#8217;importanza di quel pezzo monumentale di storia, edificato anche con le sue mani portentose, solo con la conquista del primo trofeo internazionale 61 primavere dopo. Per tutti questi decenni, <strong>Pizzaballa, uno dei più grandi giocatori bergamaschi di sempre</strong>, non aveva dato peso a quel trofeo della coccarda. L&#8217;umiltà dei grandi, del resto, è il segreto di ogni successo, nella vita come nel calcio.</p>
<p><strong>ATALANTA. UNA VITA DA DEA: cos&#8217;è e come vederlo</strong><br />
Prodotto da Oki Doki Film, Officina della Comunicazione e Atalanta BC, e distribuito al cinema da Nexo Studios, ATALANTA. UNA VITA DA DEA è diretto da Beppe Manzi e scritto da Beppe Manzi e Massimo Vavassori. La distribuzione commerciale worldwide è affidata a Rai Com; Media Partner del film sono La Gazzetta dello Sport e RTL 102.5 come Radio Ufficiale. Il film è stato realizzato con il supporto di una rete di istituzioni costituita da Comune di Bergamo, Camera di Commercio, Confindustria Bergamo e Visit Bergamo.</p>
<p>Gold Sponsor del film è Cava Ghisalba, Main Sponsor sono Intesa Sanpaolo, Isocell Prefabbricati, Giambarini Group e Laston Pavitel Group. Hanno inoltre sostenuto il progetto Technix, Italpol Vigilanza, Heidelberg Materials, TenarisDalmine, Fra.Mar, RadiciGroup, Viktor e LineaVita.</p>
<p>La lista dei cinematografi che lo proiettano dal 14 al 20 aprile prossimi è reperibile <a href="https://www.nexostudios.it/movie/atalanta-una-vita-da-dea/#cercacinema">QUI</a>. In provincia di Bergamo, oltre a UCI Cinemas all&#8217;interno di Oriocenter, ci sono: il Capitol, Lottagono (oratorio di San Paolo Apostolo) e Cineteatro Boccaleone a Bergamo città; Anteo Spaziocinema a Treviglio, Multisala Iride a Costa Volpino, Aurora a Grumello al Monte, Cinema Branzi, Nuovo Cineteatro di Albino, Cinema Oratorio di Ardesio, Cineteatro San Fedele a Calusco d&#8217;Adda, Loverini di Gandino, Parrocchia San Filippo a Nembro, Auditorium San Zeno di Osio Sopra, Forzenigo di Villa d&#8217;Ogna (Bergamo), Sala della Comunità a Calcinate, Cinema Teatro Nuovo di Chiuduno, Garden a Clusone, Centrale di Leffe, Sala Della Comunità a Osio Sotto, Cinema Agorà a Petosino, Cineteatro Rivellini a Romano di Lombardia, Cinema Teatro Nuovo di Trescore Balneario, Cineteatro Cagnola di Urgnano, Trieste di Zogno, Cineteatro Gavazzeni di Seriate e Arcadia Stezzano ne Le Due Torri.</p>
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		<title>Union Berlino, gli ex meccanici della locomotiva dell&#8217;Est che le hanno suonate alla Dea</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Aug 2023 23:41:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Quando i Rossi di Köpenick, quartiere operaio della ex Berlino Est, battono un calcio d&#8217;angolo, dalle affollatissime gradinate dello Stadion [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img style="margin-bottom:15px;width:100%;display:block;" src="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2023/08/IMG-20230806-WA0005.jpg"><p>Quando i Rossi di <strong>Köpenick</strong>, quartiere operaio della ex <strong>Berlino Est</strong>, battono un calcio d&#8217;angolo, dalle affollatissime gradinate dello <strong>Stadion an der Alten Försterei</strong> (si sta rigorosamente in piedi: a parte la nuova tribuna, costruita con il lavoro dei tifosi dell&#8217;Union qualche anno fa, il resto dello stadio è privo di seggiolini) si leva un tintinnio di <strong>chiavi</strong>, estratte dalle tasche di tutti i supporter, che crea un attimo di sospensione magica da film di <strong>Tim Burton</strong>: la motivazione del gesto, accompagnato dagli “oooh” prima della battuta del calcio da fermo, è dibattuta persino tra gli stessi tifosi della squadra (che qui, come in tutto il calcio tedesco, si chiamano <em>Mitglieder</em>, sostenitori: si pagano 120€ all&#8217;anno e si diventa membri del club, con tanto di diritto di voto, secondo il principio “una testa = un voto”, nelle questioni societarie, benefit vari, prelazione nell&#8217;acquisto dei biglietti e partecipazione attiva alle vicende della squadra): secondo la tesi più gettonata si tratta di un <strong>rito</strong> di auspicio con cui si vuole aprire la serratura della porta grazie a un gol, ma secondo altri è un richiamo al nome stesso del club berlinese: l&#8217;”Eisern” (ferro) di <strong>Eisern Union</strong> sta a indicare che questa era la squadra dei <strong>meccanici</strong> che sistemavano i vagoni dei treni e le <strong>locomotive</strong> e avevano a che fare tutto il giorno con materiale di ferro, come appunto sono chiavi e chiavistelli.</p>
<p>Quale che sia la reale motivazione, questo rito della tifoseria è solo uno dei tanti dettagli che raccontano una delle squadre più <strong>romantiche</strong> del calcio tedesco e, forse, europeo: non certo solo dal punto di vista sportivo (anche se è impossibile non considerare che nemmeno cinque anni fa l&#8217;Union era in <em>Zweite Liga</em> e che quest&#8217;anno parteciperà ai gironi di <strong>Champions League</strong>, con una squadra priva di assi conclamati e che anzi ogni anno cede i suoi pezzi migliori a formazioni più blasonate) ma anche e soprattutto per la sua storia e per un modo di vivere il tifo e la stessa esperienza-stadio che, sebbene non del tutto anomalo per gli standard tedeschi, è un unicum che meriterebbe di essere importato da noi.</p>
<p>Quanto alla <strong>storia</strong>, ormai in Rete si possono trovare diversi articoli che la raccontano per filo e per segno: citiamo solamente il carattere da sempre antagonista e ribelle della squadra e dei tifosi, che erano “nemici” della squadra egemone della DDR, la <strong>Dynamo Berlin</strong>, collegata alla <strong>Stasi</strong>, la polizia segreta dei tempi della Germania divisa, e per questo “covo” negli anni &#8217;70 e &#8217;80 di ex <strong>hippie</strong>, punk, sbandati vari tutti uniti dal far parte di una base sociale popolare e non della nomenclatura. O ancora l&#8217;attaccamento viscerale dei tifosi, che per amore della squadra si sobbarcano, negli anni &#8217;00, mesi di lavori volontari per ristrutturare lo stadio, nonché una donazione di sangue collettiva per rimpinguare le casse della società in tempi di crisi (in Germania si riceve un compenso, quando si dona il sangue): giova anche ricordare che l&#8217;<em>Alte Försterei</em> è il primo stadio del calcio professionistico tedesco la cui proprietà è parzialmente soggetta ad azionariato popolare.</p>
<p>Ma è per quanto riguarda il modo di vivere il tifo e lo stadio stesso che una giornata nella “Vecchia casa del guardacaccia” è un&#8217;esperienza che vale la pena fare.<br />
Si possono citare molti esempi: l&#8217;accoglienza (in italiano) dell&#8217;<strong>Atalanta</strong> da parte dello speaker, salutata da un applauso della tifoseria e accompagnata a fine partita da altri saluti e ringraziamenti, sempre corredati da applausi, prima che dagli altoparlanti dello stadio risuonino le note dell&#8217;inno della squadra, cantato da una divinità punk (e lei stessa “Ossi”, ovvero nata nella ex Germania Est) come <strong>Nina Hagen</strong>.<br />
Ancora, la zona antistante le <strong>gradinate</strong>, gremita di postazioni dove comprare birra, würst e frittelle, gestita da esercenti facenti parte dei sostenitori della squadra e quindi interni alla società (non come i baracchini nei piazzali degli stadi come da noi, insomma) e che diventa, prima e dopo il match, una scusa per passare il resto della giornata allo stadio con famiglia e amici: le file per accaparrarsi un panino e una birra sono chilometriche ancora un paio d&#8217;ore dopo il triplice fischio dell&#8217;arbitro ed è molto divertente stare a un tavolo a veder passare una umanità variegatissima e intergenerazionale, con anziani, bambini, <strong>famiglie</strong>, ragazze tutti bardati di rosso e bianco (o del verde della nuova e bellissima terza maglia dell&#8217;Union) che ridono e scherzano in un gigantesco <strong>terzo tempo</strong>.<br />
Anche i cori e il supporto alla squadra sono interessanti: sostegno ininterrotto per 90 minuti unicamente con cori “pro” e mai “contro”, ogni giocatore che esce dal campo e il suo sostituto chiamati dai tifosi “<em>fussballgott</em>” (dio del calcio: d&#8217;accordo, forse un tantino esagerato, ma non sottilizziamo, mi limiterò a dire che da tifoso interista mi sarebbe risultato difficile chiamare in questo modo Gagliardini) quando lo speaker ne annuncia il nome. Del resto parliamo della squadra che, in occasione della prima partita di sempre in Bundesliga, quattro anni fa, espose le foto dei tifosi defunti e che quindi potevano in questo modo partecipare a quel momento storico del club che avevano seguito per tutta la vita.<br />
E poi un modo di vivere la vicinanza coi tifosi da parte della squadra per noi quasi alieno. Niente stelle che sfrecciano a bordo di un SUV o di una fuoriserie subito dopo la doccia, qui: non di rado sui social i tifosi postano foto di giocatori della prima squadra che dopo la partita rincasano tranquillamente sui tram; stavolta, dopo la partita con la Dea, a fine match mister Urs Fischer e tutti i giocatori sono stati un paio d&#8217;ore fuori dagli spogliatoi a firmare autografi e fare selfie con tifosi grandi e piccini.<br />
Altri esempi di un modo di intendere l&#8217;attaccamento alla squadra viscerale e non solo sportivo? Appena fuori lo stadio, un allevamento di api con relativa produzione di “miele dell&#8217;Union”, iniziative costanti per i bambini durante l&#8217;anno, campagne di accoglienza per i rifugiati e volontariato negli ospedali, ma anche una politica di prezzi popolare, che non rende l&#8217;andare allo stadio una cosa da ricchi come purtroppo sta accadendo in Italia: semmai, qui, l&#8217;unico problema è che l&#8217;Alte Försterei è troppo piccola, se si pensa che i <em>Mitglieder</em> sono più di <strong>40.000</strong> e i posti solo la metà, così che in occasione dei match casalinghi la società deve organizzare una vera e propria lotteria, in modo che ognuno abbia la possibilità di andare a vedere i propri beniamini almeno una volta (questo è anche il motivo per cui le partite di Champions League verranno disputate nel ben più capiente <strong>Olympiastadion</strong>, casa abituale dell&#8217;Hertha Berlino, squadra della parte Ovest della città, in modo che più supporter possibili possano festeggiare questo incredibile traguardo sportivo).<br />
Insomma, essere <strong><strong>Unioner</strong></strong> significa fare parte di una collettività, di una comunità che si raduna a partire dal calcio ma che si lega a molto di più: un territorio, per esempio, una appartenenza in cui non sono sicuramente i (più che lusinghieri) risultati sportivi il collante e in cui il calcio è cultura, nel senso di socialità, politica, umanità e non (solo) business.<br />
In fondo, qualcosa che in realtà per chi ama l&#8217;Atalanta non può certo suonare molto distante.<br />
<em><strong>Manuel Lieta</strong></em><br />
<a class="cbox cbox" href="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2023/08/union2.jpeg"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-136185" src="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2023/08/union2.jpeg" alt="" width="970" height="647" srcset="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2023/08/union2.jpeg 970w, https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2023/08/union2-300x200.jpeg 300w, https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2023/08/union2-768x512.jpeg 768w" sizes="auto, (max-width: 970px) 100vw, 970px" /></a><br />
<a class="cbox cbox" href="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2023/08/union1.jpeg"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-136184" src="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2023/08/union1.jpeg" alt="" width="582" height="728" srcset="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2023/08/union1.jpeg 582w, https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2023/08/union1-240x300.jpeg 240w" sizes="auto, (max-width: 582px) 100vw, 582px" /></a></p>
<p><a class="cbox cbox" href="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2023/08/IMG-20230806-WA0004.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-136180" src="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2023/08/IMG-20230806-WA0004.jpg" alt="" width="546" height="728" srcset="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2023/08/IMG-20230806-WA0004.jpg 546w, https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2023/08/IMG-20230806-WA0004-225x300.jpg 225w" sizes="auto, (max-width: 546px) 100vw, 546px" /></a></p>
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		<title>Ilicic ringrazia Bergamo: &#8220;5 anni di magia e di storia&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[bergamoesport]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Sep 2022 10:34:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&#8220;Cinque anni di magia e di storia&#8221;. Josip Ilicic, il giorno dopo l&#8217;annuncio ufficiale della rescissione del contratto che lo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img style="margin-bottom:15px;width:100%;display:block;" src="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2020/03/Ilici-Valencia.jpg"><p><em>&#8220;Cinque anni di magia e di storia&#8221;</em>. Josip <strong>Ilicic</strong>, il giorno dopo l&#8217;annuncio ufficiale della rescissione del contratto che lo legava all&#8217;<strong>Atalanta</strong> (scadenza 30 giugno 2023), ha voluto salutare società, compagni, tecnico e pubblico di <strong>Bergamo</strong> con un post su <strong>Instagram</strong> corredato della foto dell&#8217;esultanza per il gol dell&#8217;andata dei quarti di finale di Champions Leeague a San Siro contro il <strong>Valencia</strong> (19 febbraio 2020), cui al ritorno al &#8220;Mestalla&#8221; avrebbe poi rifilato una quaterna. Tra i giocatori del presente e del passato, hanno contraccambiato Remo Freuler, passato al Nottingham Forest nella sessione estiva del calciomercato in chiusura oggi, e il Papu Gomez, che ci ha aggiunto il cuoricino di prammatica definendo &#8220;campione&#8221; il fuoriclasse sloveno.</p>
<p><em>&#8220;Insieme abbiamo fatto la storia, e la storia non sarà mai dimenticata. Sarete sempre nel mio cuore&#8221;</em>. Questa la chiosa, completata da un &#8216;Forza Atalanta&#8217; in caratteri maiuscoli, del messaggio del mancino classe &#8217;88 che ha deliziato il pubblico nerazzurro come pochi altri prima e dopo di lui. <em>&#8220;Non è facile trovare le parole giuste per salutarvi, un insieme di emozioni e ricordi ho vissuto in questi 5 anni. 5 anni di gioia, felicità e magia, ma anche dolore e momenti non sempre facili</em> &#8211; scrive il numero 72, spesso fermatosi per depressione dall&#8217;estate post prima ondata pandemica in avanti -. <em>Grazie per avermi sostenuto e per esserci sempre stati. Grazie a chi mi è stato vicino, a tutti i tifosi, tutte le persone che lavorano dentro la società, allenatore e compagni. Grazie per l’affetto che mi dimostrate sempre&#8221;</em>. </p>
<blockquote class="instagram-media" data-instgrm-captioned data-instgrm-permalink="https://www.instagram.com/p/Ch9QZANLCDr/?utm_source=ig_embed&amp;utm_campaign=loading" data-instgrm-version="14" style=" background:#FFF; border:0; border-radius:3px; box-shadow:0 0 1px 0 rgba(0,0,0,0.5),0 1px 10px 0 rgba(0,0,0,0.15); margin: 1px; max-width:540px; min-width:326px; padding:0; width:99.375%; width:-webkit-calc(100% - 2px); width:calc(100% - 2px);">
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<p style=" color:#c9c8cd; font-family:Arial,sans-serif; font-size:14px; line-height:17px; margin-bottom:0; margin-top:8px; overflow:hidden; padding:8px 0 7px; text-align:center; text-overflow:ellipsis; white-space:nowrap;"><a href="https://www.instagram.com/p/Ch9QZANLCDr/?utm_source=ig_embed&amp;utm_campaign=loading" style=" color:#c9c8cd; font-family:Arial,sans-serif; font-size:14px; font-style:normal; font-weight:normal; line-height:17px; text-decoration:none;" target="_blank" rel="noopener">Un post condiviso da Josip Ilicic Jojo (@ilicic72)</a></p>
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		<title>Presto la Walk of Fame votata dai tifosi: una placca per i migliori 50 della storia sul marciapiedi della Rinascimento</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Aug 2022 17:19:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Saranno 50 su una lista di 115, quanti sono gli anni del club più amato sotto le Mura Venete, sottoposta [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img style="margin-bottom:15px;width:100%;display:block;" src="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2021/08/Atalanta-Bologna-ingresso-cancelli-tifosi-gewiss-stadium.jpg"><p>Saranno <strong>50</strong> su una lista di <strong>115</strong>, quanti sono gli anni del club più amato sotto le Mura Venete, sottoposta in questi giorni alla stampa locale, per piastrellare a nuovo il marciapiede di <strong>Viale Giulio Cesare</strong> all&#8217;ingresso della Tribuna Rinascimento del Gewiss Stadium di Bergamo. La Curva Nord e <strong>l&#8217;Atalanta</strong> stanno portando avanti e presto sottoporranno a una votazione sui canali ufficiali della società il progetto della <strong>Walk of Fame</strong> nerazzurra, una placca per ciascuno dei <strong>50 giocatori più significativi</strong> della storia del sodalizio bergamasco. Significativa la scelta della location, ai piedi e all&#8217;esterno di uno dei rettilinei originari dello stadio cittadino, la ex Tribuna Giulio Cesare, pronti già nell&#8217;autunno del 1927. Il progetto è partito in sordina già nel giugno scorso con l&#8217;interessamento del Comune di Bergamo.&nbsp;</p>
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