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	<title>Xavier Jacobelli &#8211; Bergamo e Sport</title>
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		<title>La lettera del Bocia che solo Jacobelli pubblica (su Fb): &#8220;Contro di me non accanimento, ma annientamento&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Mar 2025 17:20:44 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&#8220;Non accanimento, ma annientamento&#8221;. Tutto il dolore di un ex capo tifoso che ad Atalanta-Inter non se l&#8217;è potuta cucire [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img style="margin-bottom:15px;width:100%;display:block;" src="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2015/04/Percassi-e-Bocia.jpg"><div class="html-div xdj266r x11i5rnm xat24cr x1mh8g0r xexx8yu x4uap5 x18d9i69 xkhd6sd">
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<div dir="auto"><em>&#8220;Non accanimento, ma annientamento&#8221;</em>. Tutto il dolore di un ex capo tifoso che ad Atalanta-Inter non se l&#8217;è potuta cucire ago &amp; filo nel sottopelle perché sottoposto a una serie trentennale di Daspo in continuazione.&nbsp;<strong>Xavier Jacobelli</strong> porta alla luce sul proprio canale Facebook una lettera al <em><strong>Corriere dello Sport</strong></em>, diretto da Ivan Zazzaroni, ma presumibilmente spedita a più testate. Ne è autore <strong>Claudio Galimberti</strong>, noto come <em><strong>Bòcia</strong></em>, leader spirituale ma anche organizzativo della <strong>Curva Nord</strong> dello stadio di Bergamo. Oltre a lamentare di essere l&#8217;ultimo reietto del calcio, l&#8217;ultrà bergamasco protesta di essere stato <strong>lasciato anche privo dei mezzi di sostentamento</strong> dopo la chiusura del barcone-ristorante a Marina di Marotta sull&#8217;Adriatico pesarese, luogo del suo &#8220;esilio&#8221;. Ne riportiamo integralmente la missiva.</div>
<div dir="auto">&nbsp;</div>
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<div dir="auto">Caro Direttore,</div>
<div dir="auto">questo non è più accanimento, io lo chiamo annientamento. Ho raggiunto i trent&#8217;anni di daspo e, pur vivendo lontano dalla mia città da ben sette anni (ormai sono quasi otto), questo non è servito perchè si capisse di lasciarmi vivere la mia vita! Anche se sono lontano, patisco la stessa, troppa repressione e l&#8217;umiliazione di non avere l&#8217;indipendenza, di essere autonomo nel lavoro sta prendendo il sopravvento. Una patente negata da già ben otto anni per mancanza di requisiti morali. Un&#8217;attività lavorativa alla quale prestavo la mia opera e grazie alla quale, in sei anni sono rinato, chiusa per farmi ancora del male. Me la stavo godendo troppo, secondo loro&#8230; Nel frattempo, in questi anni un arresto assurdo a Terni e due processi inventati, fortunatamente e giustamente chiusi con l&#8217;assoluzione piena a Bergamo. Troppa invidia, troppa vigliaccheria, troppa slealtà. E sì che lo sbirro Mazinga, al secolo Elio Carminati, mi regalò il suo libro con tanto di dedica: quanto mancano questi uomini. Non finisce mai questa storia, non ha scadenza. Finirà, ne sono pienamente convinto, quando io sarò sfinito in età anziana. Mia sorella Paola, 64 anni, a mia insaputa è andata in Questura più volte nel corso di questi ultimi anni. Colloqui con il questore in persona al, quale, mia sorella Paola chiedeva uno sguardo lungo, uno spiraglio di luce per suo fratello, perché a tutto c&#8217;è un limite, con la paura di perdere forza, scoraggiarsi di fronte a un percorso solo repressivo: &#8220;A mio fratello non è mai stata data una possibilità&#8221;. Non è il questore il problema, è il contorno che non va bene, con un giornale che, come disse Don Sergio Colombo, nei miei confronti è stato poco cristiano, ha sempre buttato fango sulla mia persona, sul mio cognome, screditandomi e annientandomi senza se e senza ma e, di conseguenza, anche su tutta la mia famiglia.</div>
</blockquote>
</div>
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<div dir="auto">&nbsp;</div>
<div dir="auto">Intanto, il film &#8220;A guardia di una fede&#8221; che racconta la mia storia e la storia della Curva Nord atalantina, ha partecipato al Torino Film Festival e merita di essere visto. Non tanto per me, ma per il regista bergamasco Andrea Zambelli che, con un grande lavoro, ha letteralmente conquistando l&#8217;interesse e la curiosità del tifo europeo, registrando pienoni in molte sale cinematografiche. Io amo l&#8217;Atalanta, ho vissuto e creduto che con lei crescessi anch&#8217;io, crescessero il nostro popolo, il senso di appartenenza, la passione, il cuore. L&#8217;Atalanta nel bene e nel male. Mio padre, storico romantico di quell&#8217;Atalanta che vinse il titolo di campione d&#8217;Italia Primavera nel &#8217;48-&#8217;49, allo stadio Flaminio, contro la Lazio, allenatore il cavalier Ciatto, con TItta Rota, mio padre e gli altri nove, tutti bergamaschi in campo. Mia madre che, in fin di vita mi disse, con voce bassa e faticosa: &#8220;Claudio, ti ho messo ago e filo nel cassetto del comodino perché, se io non ce la faccio, lo scudetto sulla maglia te lo cuce la zia Rosanna&#8221;. Io penso siano le persone a fare la qualità, la differenza: nel lavoro, nella vita, nella famiglia, in qualsiasi campo, Proverò anch&#8217;io a fare la differenza e continuerò a mettermi al servizio della mia Atalanta, della Curva, della nostra storia. So bene che andrò incontro molto probabilmente a un prezzo alto da pagare. So anche bene, però, che questo atto d&#8217;amore è l&#8217;unica pace interiore capace di darmi una grande forza, per resistere e non affliggermi fino alla depressione e alla morte. Voglio lottare, non morire e, se Dio vorrà, smuovere uomini, coscienze di tante e troppe persone che pensano solo a stare sul carro dei più forti e non capiscono come la libertà rimanga la più grande partita da vincere. L&#8217;Atalanta è arrivata dov&#8217;è arrivata non per caso, ma grazie all&#8217;anima, al cuore e alla sensibilità di un popolo nei suoi confronti.</div>
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<div dir="auto">&nbsp;</div>
<div dir="auto">Nell&#8217;anno dello scudetto &#8211; perché io ci credo, eccome &#8211; questo è l&#8217;anno giusto di un percorso societario straordinario, guidato da un tecnico unico che fa la differenza. Quella differenza che, vent&#8217;anni fa, ha reso grandi anche noi della Curva nel credere alla salvezza con Delio Rossi, malgrado la squadra fosse scarsa e alla fine retrocesse in Serie B. Oggi più che bisogna mai stare vicino alla squadra, senza dimenticare da dove veniamo e che cosa eravamo, senza essere distruttivi dopo un risultato negativo. Penso a Ivan, Pelé e Giorgio, i miei più grandi amici di sempre che non sono più fianco a me, a noi. Mi ripeto sempre: che cosa potevo fare di più, che cosa potevamo fare di più per loro. Dovevamo capirli. Oggi capite anche me, basta ipocrisia.</div>
<div dir="auto">&nbsp;</div>
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		<title>Salvate il soldato Gasp dall&#8217;isteria pubblica: &#8220;Va processato, e l&#8217;Atalanta esclusa dall&#8217;Europa&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Jun 2020 12:36:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Simone Fornoni Adesso c&#8217;è chi pretenderebbe pure di spingere i bergamaschi a denunciarlo alla Procura della Repubblica competente. Guardare [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img style="margin-bottom:15px;width:100%;display:block;" src="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2018/07/740-gasperini2.jpg"><p><strong>di <em>Simone Fornoni</em></strong></p>
<p>Adesso c&#8217;è chi pretenderebbe pure di spingere i bergamaschi a <strong>denunciarlo</strong> alla <strong>Procura della Repubblica</strong> competente. Guardare lo screenshot del cinguettìo in fondo all&#8217;articolo per credere. Come se avesse commesso un reato. Coronavirus e isteria collettiva, ecco l&#8217;ennesima puntata di una telenovela dell&#8217;orrore misto a brama di giustizia fai da te. Dopo le sue rivelazioni alla Gazzetta dello Sport pubblicate nell&#8217;ultima domenica di maggio, per <strong>Gian Piero Gasperini</strong> s&#8217;è ufficialmente aperta la fase del <strong>processo</strong>. Mediatico, via social e soprattutto Twitter, con signore e signori Nessuno &#8211; con tutto il rispetto per lo pseudonimo di Ulisse al cospetto di Polifemo &#8211; inveleniti contro l&#8217;untore sulla base di elementi probatori pari all&#8217;angolo piatto.</p>
<p>Tra ieri e oggi, e siamo soltanto al quarto giorno del post &#8220;confessioni choc&#8221;, come titolerebbero gli espertoni del click-baiting, si sono spesi nel ruolo di avvocati difensori prima l&#8217;onorevole Daniele <strong>Belotti</strong>, supertifoso dell&#8217;<strong>Atalanta</strong>, amicissimo della Curva Nord e quindi bersaglio fin troppo comodo dell&#8217;accusa di essere di parte, e quindi il giornalista Xavier <strong>Jacobelli</strong>, un altro che agli occhi di una platea di lettori-boccaloni sempre più sospettosa e gonfia d&#8217;odio ha la colpa di essere bergamasco e atalantino. Stamattina, su <strong><em>Tuttosport</em></strong>, il ribaltamento della tesi valenciana: il soldato Gasp non aveva sintomi alla vigilia della Champions né durante, gli sono venuti quattro giorni dopo esser tornato, quindi cinque dopo il retour march degli ottavi. E se quassù c&#8217;era il lockdown, laggiù c&#8217;erano le Fallas e 48 ore prima anche la Festa della Donna con centinaia di migliaia di persone in strada, senza contare i tifosi locali assiepati fuori.</p>
<p>Lungi dal voler percorrere il sentiero impervio delle accuse a dito puntato e a specchio riflesso, che potrebbe ricordare il giochino a scaricabarile reciproco degno dei bei tempi dell&#8217;asilo, vale comunque la pena di chiedersi perché la teoria jacobelliana sia da considerare tanto assurda, al cospetto di quelle usate contro l&#8217;Atalanta, Gasperini e i bergamaschi in genere, nel mirino dei delatori complottardi da tastiera come presunti responsabili del contagio di mezzo mondo. Comunicando i propri positivi a metà marzo e oltre, i Pipistrelli avevano scritto <em><strong>&#8220;il 35 per cento dei presenti nella gara d&#8217;andata a Milano&#8221;</strong></em>, salvo cambiare idea con la giravolta della domenica sera dopo aver letto la Rosea. Se il nemico, poco sportivamente visto che sul campo ne ha prese un sacco e una sporta senza alcuno spazio per recriminazioni di qualsivoglia genere, riesce a sostenere due tesi opposte nel giro di altrettanti mesi (abbondanti) per trovare il capro espiatorio per gli infetti di casa sua, allora perché dovrebbe essere per forza sbagliato sostenere che il soldato <strong>Gasp</strong>, calatosi l&#8217;elmetto senza sintomi (febbre e dispnea, lo diceva l&#8217;Oms, non il virologo di Bottanuco) a bordo campo il 10 marzo, si fosse <strong>ammalato a Valencia</strong>?</p>
<p>Ovviamente c&#8217;è chi vorrebbe punire lui e la Dea <strong>escludendola dall&#8217;Europa</strong>. Magari fin da subito, inventandosi mosse ufficiali del Valencia presso <strong>l&#8217;Uefa</strong> tanto labili e ipotetiche da non aver prodotto lo straccio d&#8217;un documento. Per forza, non c&#8217;è alcun reato e quindi nessun crimine può essere stato commesso. A meno che non lo sia andare a ritroso nel tempo, durante un&#8217;intervista, confessando le proprie paure. <strong><em>&#8220;Processare Gasperini sarebbe una follia, suppongo che nessun pubblico ministero voglia perdere tempo&#8221;</em></strong>. Parola di avvocato. Vero, non d&#8217;ufficio o metaforico: ci sono giornalisti che non sanno leggere il contenuto di un pezzo, pronti a dire che il Gasp andò in panca consapevole di avere il Coronavirus, e giornalisti abituati a leggere perfino gli articoli dei decreti magari osando pure consultarsi con un principe del foro. Diciamolo ai novelli accusatori da social, che vorrebbero il soldato Gasp alla sbarra, anzi davanti alla corte marziale. Smettiamola, su. E riprendiamo a vivere, anziché a detestarci senza prove perché potenziali assassini.<br />
<a class="cbox cbox" href="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2020/06/Gasp-processo-via-twitter-1.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="491" height="245" class="aligncenter size-full wp-image-83042" alt="" src="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2020/06/Gasp-processo-via-twitter-1.jpg" srcset="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2020/06/Gasp-processo-via-twitter-1.jpg 491w, https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2020/06/Gasp-processo-via-twitter-1-300x150.jpg 300w" sizes="(max-width: 491px) 100vw, 491px" /></a> <a class="cbox cbox" href="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2020/06/Gasp-processo-via-twitter-2.jpg"><img decoding="async" width="493" height="177" class="aligncenter size-full wp-image-83043" alt="" src="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2020/06/Gasp-processo-via-twitter-2.jpg" srcset="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2020/06/Gasp-processo-via-twitter-2.jpg 493w, https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2020/06/Gasp-processo-via-twitter-2-300x108.jpg 300w" sizes="(max-width: 493px) 100vw, 493px" /></a><br />
<a class="cbox cbox" href="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2020/06/Gasp-processo-via-twitter-3.JPG.png"><img decoding="async" width="960" height="600" class="aligncenter size-full wp-image-83044" alt="" src="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2020/06/Gasp-processo-via-twitter-3.JPG.png" srcset="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2020/06/Gasp-processo-via-twitter-3.JPG.png 960w, https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2020/06/Gasp-processo-via-twitter-3.JPG-300x188.png 300w, https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2020/06/Gasp-processo-via-twitter-3.JPG-768x480.png 768w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
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