Il professor Silvano U. Tramonte, implantologo di fama mondiale, anima dei Centri Implantologico di Milano e Stezzano e Presidente della sezione di Milano dell’istituto di Bioarchitettura, ci spiega le possibili correlazioni tra Covid e inquinamento.

“Che il particolato sia un vettore capace di trasportare virus e sia implicato nella diffusione di infezioni virali è cosa accertata. Durante l’epidemia di aviaria si è potuto dimostrare che i particolati avevano trasportato il virus anche a lunghe distanze e che c’era un rapporto direttamente proporzionale tra il numero dei contagi e la concentrazione di PM10 e PM2.5. Benché io sia assolutamente convinto, non solo come medico ma anche come presidente dell’Istituto Nazionale di Bioarchitettrura di Milano, che soprattutto di ciò si occupa, e coautore del manuale “Sostenibilità e benessere nel recupero edilizio” insieme all’arch. Donatella Wallnofer, che l’inquinamento giochi un ruolo importante soprattutto nella genesi e nella diffusione iniziale di una pandemia, e nonostante  che in Italia le aree caratterizzate dai più alti tassi di mortalità siano tra le più inquinate del Paese, debbo anche, però, ammettere che non solo non è mai stata dimostrata una correlazione tra presenza di particolato atmosferico, PM10 e PM 2.5,  e contagio, ma è sempre più evidente che le infezioni si verificano per contatto diretto umano e in ambienti chiusi e affollati. Questo, però, non esclude affatto la responsabilità dell’inquinamento. E’, infatti, a causa dell’inquinamento che un gran numero di anziani sono affetti da patologie croniche sistemiche e, nella fattispecie, patologie cardiovascolari e polmonari. Queste patologie sono caratterizzate da uno stato subinfiammatorio persistente di fondo ed una sofferenza endoteliale (endotelio è il rivestimento interno dei vasi sanguigni) generalizzata. Come ormai sappiamo oltre  ogni ragionevole dubbio, il COVID19 è una patologia che, nella sua configurazione più letale, si presenta come uno stato infiammatorio terribile dell’apparato respiratorio e vascolare, il cui stato d’infiammazione cronica di basso grado potrebbe rappresentare un potentissimo fattore predisponente e scatenante per  la tempesta di citochine (fattori dell’infiammazione) e la CID (coagulazione intravasale disseminata). E’, dunque,  concepibile che un’esposizione continua e prolungata ad inquinamento atmosferico abbia avuto un’azione proinfiammatoria  negli abitanti delle zone a maggior inquinamento, come appunto la pianura Padana. Ci fu anche uno studio che documentò una correlazione tra la SARS del 2003, in Cina, e l’inquinamento atmosferico. In conclusione, se l’inquinamento non è una causa diretta della diffusione del contagio, è certamente una causa indiretta della sua maggior efficacia e incidenza nelle aree a maggior inquinamento, senza dimenticare, però, che tali aree sono anche quelle a maggior densità di popolazione, altro fattore che, ovviamente, facilita la diffusione del virus”.