Per chi non lo sapesse, il rasoio di Occam è il nome di un principio metodologico speculativo, introdotto nel XIV secolo dal frate inglese Guglielmo di Occam per tagliare le infinite diatribe filosofiche, che suggerisce di scegliere la via più semplice nella risoluzione di un problema, rivisitazione colta di un episodio assai più antico risalente addirittura ad Alessandro il Grande: il leggendario Nodo di Gordio. La differenza tra il metodo occamiano e quello alessandrino è che nel primo si usa un rasoio nel secondo la spada, come dire perizia e intelligenza contro brutalità e violenza. Così, al nostro condottiero, non brillando per perizia e nemmeno per intelligenza, non resta che la violenza  senza neppure la grandezza. Violenza tranciante contro il diritto alla libertà invocando il diritto alla salute, senza neppure arrivare a comprendere che un diritto cessa di essere tale nel momento stesso in cui diviene un obbligo. Due diritti che hanno lo stesso valore gerarchico ma vengono subordinati l’uno all’altro con un gesto d’imperio, tanto inutile quanto stupido. Di questo virus non sappiamo granché dal punto di vista epidemiologico poiché non conosciamo i numeri veri. E senza numeri veri siamo epidemiologicamente ciechi. Andiamo a immaginazione, attività dominata dai sentimenti. Non conosciamo il numero degli infetti, non conosciamo il numero dei malati, non conosciamo il numero dei morti. Non è sulla predizione che il governo dovrebbe fondare la sua azione gordiana bensì sull’adozione occamiana di misure reali e attive di contenimento del virus, perché il nodo non si taglia, si scioglie. Cosa che, a tre mesi dalla dichiarazione dell’emergenza, ancora non si sta facendo. Mi pare. La difficoltà stessa che il governo dimostra nell’abbandonare la chiusura totale dimostra anche come, in realtà, continui a non sapere cosa fare, e alla fine di preferire che non si faccia nulla tranne che aspettare. Aspettare non serve. Non risolve il problema virus e non risolve il problema economico. Serve sciogliere il nodo. Questo nodo così stretto tra sani e malati. Serve separare i sani dai malati e rimettere coi sani il paese in piedi e i malati nel luogo ideale da sempre per gli infetti: un posto dedicato, apposta per loro. L’isolamento dovrebbe colpire i malati non i sani. Ma evidentemente, il Nostro, non lo sa.

Prof. Silvano U. Tramonte