Il professor Silvano U. Tramonte, implantologo di fama mondiale e anima dei Centri Tramonte di Milano e Stezzano, nella sua consueta rubrica ci spiega cos’è e che valenza ha la terapia con plasma.

<Non so se per ignoranza o per necessità di presenza mediatica (o voglia di attenzione mediatica) o necessità di cassetta, ma da un po’ di tempo in qua la notizia di una nuova sorprendente ed efficace terapia rimbalza su tutte le testate: ora si curano i pazienti col plasma (la parte liquida, senza cellule) prelevato dal paziente guarito che contiene gli anticorpi. E giù a contendersi il primato dell’invenzione!! Bene, mi dispiace deludere i sostenitori dell’italico valore, o del beniamino di turno, ma la paternità di questa terapia è già sta assegnata da tempo. Esattamente da 129 anni. Il merito va a Emil Von Behring, che la utilizzò con successo salvando la vita ad una bambina che stava morendo per difterite. Da allora, la sieroterapia, così si chiama, entrò nel bagaglio terapeutico della medicina ed Emil Von Behring si guadagnò il Nobel per la medicina nel 1901. Tale terapia è già stata effettuata con successo nel 2015 per Ebola e negli Stati Uniti si sta usando dal marzo e ad oggi sono coinvolti in questa terapia 2119 strutture sanitarie, 4758 medici, 10793 pazienti. In Italia hanno trattato 82 pazienti.  E con questo credo di aver chiarito la questione della novità. Resta la questione più spinosa: molta gente pensa che questa sia una terapia “popolare” osteggiata da Big Pharma in quanto impedirebbe all’industria farmaceutica lauti guadagni. Qui mi serve un poco di tempo per ben argomentare e per farlo dovrò spiegare cos’è esattamente la sieroterapia. Si comincia col prelevare il sangue dai pazienti guariti e dunque ricco di anticorpi. Mediante centrifugazione si separa la parte corpuscolata (cellulare) del sangue dalla parte liquida (siero) che contiene gli anticorpi e, dopo tutta una serie di verifiche circa l’innocuità di questo siero (è un emoderivato e dunque bisogna badare a non passare altre infezioni per curarne una), viene introdotto nel paziente da curare. Per ottenere una dose di siero terapeutico ci vogliono due donatori cui si levano circa 600 ml di sangue su circa 5000 che ne possiedono. Badate alla parola che ho usato: donatori. Niente donatori niente sieroterapia. Dunque tutto quanto dipende dall’esistenza dei donatori, e dall’esistenza di un buon numero di donatori. Evidentemente i donatori non compaiono nelle fasi iniziali dunque la terapia con plasma iperimmune è, ovviamente, tardiva e non abbondante per questo riservata solo ai casi gravi. Inoltre, manca di standard quantitativi e qualitativi: non tutti i pazienti possiedono anticorpi in grande quantità o massimamente efficaci. Dunque non è la panacea ma una delle tante opzioni a disposizione dei medici. Nei confronti di certe malattie, come il tetano per esempio, il siero immune è venduto in farmacia e sintetizzato artificialmente. Nessuno preleva sangue a chi è guarito dal tetano! Dunque, se questo virus dovesse dimostrare di conferire una memoria immunologica rilevante e di stabilizzarsi senza subire ulteriori mutazioni, potremo avere un vaccino ma potremo anche disporre di sieroterapici sintetici ma, ovviamente, dipendendo comunque e sempre dalle industrie farmaceutiche che saranno pure guidate da logiche altamente commerciali ( e chi non lo è?) ma senza le quali molti di noi sarebbero morti da un pezzo e la durata della vita media non sarebbe arrivata a superare gli 80 anni. Noi medici potremmo fare ben poco, per non dire nulla, se non ci fosse Big Pharma, anche se ogni tanto commette qualche errore o, peggio, qualche azione assolutamente degna di finire in tribunale. Ma ciò che dobbiamo pensare è un’altra cosa: quando noi medici ci troviamo ad affrontare situazioni difficili o sconosciute, non diventiamo stregoni ma restiamo uomini di scienza e quella stessa scienza continuiamo a praticare, con la stessa coscienza e la stessa dedizione alla causa: curare il malato. E ricordarsi che la scienza è buona ma talvolta è chi la sfrutta per usi impropri che non lo è>.

Prof. Silvano U. Tramonte