Il professor Silvano U. Tramonte, implantologo di fama mondiale e anima dei Centri Tramonte di Stezzano e Milano, nella sua consueta rubrica, ci spiega 

“Leggo, da settimane, che il mondo non sarà più come prima. Lo leggo nei gruppi professionali che frequento, lo leggo sui giornali e lo sento nelle parole preoccupate della gente. E non capisco. Ma perché mai il mondo non dovrebbe tornare come prima? Perché mai dovremmo pensare che “oramai” saremo condannati a vita a subire le conseguenze di questo disastro planetario? Ma insomma, a parte l’incapacità e l’inettitudine dei nostri amministratori, cui peraltro siamo abituati da sempre, cos’è successo di così epocale? Niente. Un beatissimo niente di niente. Scusate, guardiamo i dati. Alla data di oggi, i decessi COVID nel mondo ammontano a 307.108. Nel 2016

Casi nel mondo

Aggiornato il 16 mag alle 09:59 ora locale

Confermati

4.534.952

+93.963

Decessi

307.108

+4.732

Guariti

1.633.185

+45.405

Nuove stime della mortalità mondiale parlano di 8,8 milioni di decessi in più all’anno dovuti all’inquinamento atmosferico. In Europa, la stima è di 790.000 morti all’anno, circa il doppio di quanto calcolato in precedenti studi (https://www.lescienze.it/news/2019/03/12/news/morti_inquinamento_atmosferico-4331321/).

Dei 56,9 milioni di morti nel mondo nel 2016, più della metà (54%) è stato dovuto alle prime 10 cause di morte. Misurare quante persone muoiono ogni anno e perché sono morte è uno dei mezzi più importanti – insieme a valutare come le malattie e gli infortuni colpiscono le persone – per valutare l’efficacia del sistema sanitario di un paese (https://www.quotidianosanita.it/studi-e-analisi/articolo.php?articolo_id=62315).

La Spagnola fece qualcosa come tra i 50 e i 100 milioni di morti. Il mondo cambiò, certo, ma non per la Spagnola semplicemente perché il mondo cambia ogni giorno, si chiama evoluzione. Ora, 300.000 morti sono una bella cifra ma non sono nulla rispetto ai 56 milioni di morti all’anno nel mondo, il 54% dei quali è dovuto alle 10 più frequenti malattie che, in buona misura, dipendono anche dalle nostre scelte individuali (alimentazione e stili di vita) e sociali (inquinamento). Il coronavirus è un evento accidentale, imprevedibile, che va considerato né più né meno come una sfortunata casualità dalla quale non ci si può difendere che ha fatto solo 300.000 mila morti da ottobre ad oggi ma che non ne farà più cosi tanti perché i medici hanno imparato a combatterlo malgrado tutte le scelte sbagliate dei governi. L’inquinamento, che fa quasi 9 milioni di morti all’anno, non è un evento accidentale, casuale, ma volontario e di cui siamo ben consapevoli però mica ci induce a strapparci le vesti e lamentarci che cambierà la nostra vita per sempre, no, moriamo e basta, a colpi di 9 milioni all’anno in crescita. E non pare ce se ne preoccupi molto. Perché dunque il coronavirus invece ci preoccupa tanto, perché ci fa così tanta paura da indurci a immaginare scenari da film catastrofico? O non è forse piuttosto vero che a qualcuno fa pure comodo che noi ci si preoccupi tanto per un virus francamente poco letale e che abbiamo imparato a combattere per distrarci da ciò di cui dovremmo davvero preoccuparci: lo stato catastrofico della gestione del paese?”

Prof. Silvano U. Tramonte