Leggo qua e là sui giornali di Alex Zanardi, della sua tragedia e della caccia alle responsabilità. Io non sono un ciclista, lo sono diventato per necessità quando sono diventato padre per la gioia dei miei figli, e perché potevo portarli in moto solo in fuoristrada quando erano molto piccoli. Poi hanno avuto la loro bicicletta e poi la moto e poi la macchina.

Passato il momento, passata la bicicletta. Ma se non fosse passato il momento non sarebbe passata nemmeno la bicicletta. Con la bicicletta ho fatto cose strane come scendere dalle montagne lungo sentieri e mulattiere. Ma potendo scegliere vado in moto. Potendo scegliere. Se non potessi, non mi arrenderei. Come Alex. Troverei un’alternativa, un modo. Perché siamo combattenti. Alex si è ribaltato con la sua handbike per questo. Perché è un combattente. Alex è uno che non molla. E’ uno che pretende il meglio da sé stesso, uno in continua competizione con sé stesso e uno che accetta le sfide.

Alex è un uomo con le palle, e uno come Alex si assume le sue responsabilità. Ora, si cercano responsabilità a destra e a manca, in chi non ha autorizzato la manifestazione, in chi l’ha però permessa, in chi non ha bloccato il traffico, in chiunque, insomma, possa incappare nel gioco tragicomico dei se e dei ma; perfino il progettista può avere una responsabilità nel non avere studiato una inclinazione più adeguata a reggere le forze centrifughe in caso di velocità elevata. Alex è uno che va piano? Alex è uno che va al massimo. Al massimo possibile. Si è ribaltato perché andava troppo forte. Si è ribaltato perché la traiettoria era sbagliata e lo portava fuori. O era sbagliata la velocità e lo portava fuori. O ha sbagliato la frenata. O chissà cosa ha sbagliato. Ma ha sbagliato lui e non cercherebbe responsabilità altrui.

Qualunque cosa stesse facendo la faceva accettandone il rischio, come sempre. Questa è la sua grandezza, la sua forza, la sua tremenda dignità, il suo orgoglio e la sua fierezza di combattente. Io spero che Alex ce la faccia, lo spero con tutto il cuore e con tutta l’anima, ma so che se ce la farà, tornerà a combattere, perché questo è lui: un guerriero. E un guerriero accetta la sconfitta ma non la resa. Men che meno accetta di essere considerato uno da proteggere, da scusare o, peggio, compatire. Io, francamente, se fossi Alex, m’indignerei di questo teatrino, come farebbe lui se lo vedesse.

Ho corso in moto accecato dalle cataratte e mi sono schiantato per questo correndo a 70 all’ora nell’alveo di un torrente, ma non ho mollato e sono risalito in moto coi polsi a pezzi. Io lo so cosa vuole Alex, nell’abisso in cui è ora sprofondato: svegliarsi e tornare a combattere. Levargli la lotta sarebbe levargli la vita, levargli la dignità del guerriero sarebbe ucciderne l’anima.

Un guerriero ha un solo destino, e la sua donna lo sa. Uscirai dal sogno, Alex, e tornerai a combattere, comunque, qualunque siano le condizioni, perché sei un guerriero e la pietà pelosa del politicamente corretto non è nelle corde del tuo animo grande. Che la forza sia con te, guerriero della strada e della vita!!

Prof. Silvano U. Tramonte