E’ l’ora di Raffaele Palladino. Poteva arrivare in estate, invece approda all’Atalanta nell’estate di San Martino, dopo quasi cinque mesi. Il tecnico napoletano, 41 anni, ha il gravoso compito di riportare, abbastanza in fretta, l’Atalanta nella zona della classifica nella quale dimora da quasi dieci anni: quella che permette un futuro europeo, tra Champions, Europa League e Conference. Attualmente la Dea staziona miseramente al tredicesimo posto, a nove punti dal quarto posto e a sei dalla zona retrocessione. Tanto per dire. Palladino è stato vicino alla panchina nerazzurra prima nell’estate 2023 ma soprattutto nello scorso mese di giugno quando, a quanto sembra, la contese con Juric fino all’ultimo minuto. Mentre guidava la Primavera del Monza venne catapultato da Galliani alla guida della squadra brianzola, neopromossa e reduce da cinque sconfitte e un pareggio (con Stroppa). Un esordio mirabolante, il 18 settembre 2022, vincendo contro la Juve grazie al gol di Gytkjaer cominciando la sua avventura. Due stagioni al Monza, poi, nella scorsa stagione il salto alla guida della Fiorentina con il sesto posto in classifica e una semifinale in Conference League, persa col Betis Siviglia. Poi in estate la rottura con il club viola. Anch’egli è considerato uno dei “figli” del Gasp, e non è proprio una buona nomea, visti i risultati degli altri, ma con l’andare del tempo, soprattutto sulla panchina della Fiorentina, si è emancipato, senza rinnegarli del tutto, nei concetti calcistici. E’ decisamente più eclettico e capace di un adattamento proficuo nell’affrontare le squadre avversarie. Certo il modulo di riferimento sembra essere il 3-4-2-1 ma i cambiamenti all’inizio di partita, a secondo degli avversari appunto, o durante il match sono all’ordine del giorno. Un po’ di asimmetria che non guasta. Non è fissato con i duelli, uomo contro uomo, il baricentro è più basso. Oggi l’Atalanta ha un grave problema da risolvere, quello del gol: solo tre nelle ultime sette partite. E’ vero, c’è stato tanto spreco in zona gol ma col passare delle partite la situazione è peggiorata. Non si è mai più tirato in porta. Tanto gioco orizzontale, niente verticalizzazioni. Benché il reparto degli attaccanti è uno dei più numerosi e qualificati della serie A. Sarà, comunque, un impatto a dir poco complicato. Nell’ordine Napoli, Eintracht Francoforte e Fiorentina le tre partite del mese di novembre. In questi primi allenamenti ha a disposizione una rosa dimezzata, quattordici giocatori sono stati convocati nelle varie nazionali che torneranno al Centro Bortolotti solo pochi giorni, se non addirittura poche ore, prima della partenza per Napoli. Quindi il tempo, almeno all’inizio, per rianimare e rivitalizzare i giocatori nerazzurri è poco. Avrà un’intera settimana di allenamenti a disposizione solo dopo il 13 dicembre (Atalanta-Cagliari) fino al 21 dicembre (Genoa-Atalanta), prima Champions e Coppa Italia. E Ivan Juric? E’ stato un peccato originale. Nel gioco del calcio, rispetto ai dogmi teologici, si può emendare. I dirigenti atalantini, su input del diesse Toni D’Amico insieme col tecnico spalatino a Verona, hanno commesso l’errore di tesserarlo nello scorso mese di giugno. Nel segno della continuità tecnica e tattica con Gasperini. Purtroppo la scelta si è rilevata ben presto fallace: in campionato due vittorie, sette pari e due sconfitte consecutive, in Champions due vittorie, un pari e una sconfitta, in tutte e due le competizioni sedici gol realizzati, sedici gol subiti. Scelte tattiche non sempre consone, cambi inadeguati e tanti, troppi infortunati. E, caso Lookman a parte spesso subito, un clima nello spogliatoio tutt’altro che idilliaco, eufemismo. Gli vanno riconosciuti lavoro, grande impegno e dedizione alla causa. Non sono stati sufficienti.
Giacomo Mayer