L’Atalanta risorge, il Milan affonda. Il 3-2 finale è ingannevole, certo il finale, soprattutto nei sei minuti di recupero, è stato cuore e batticuore ad oltranza. Ma il pari sarebbe stato una beffa clamorosa. La formazione nerazzurra, senza particolari difficoltà, ha controllato, dominato e vinto la partita con tre gol di ottima fattura, in modo particolare quello del 3-0 a inizio di ripresa ad opera di Raspadori. In avvio era stato Ederson a portare in vantaggio la Dea, poi la replica di Zappacosta. Si può dire un’Atalanta perfetta, quasi a seguire le parole di Desmond Morris (“La tribù del calcio”): vale a dire “durante una partita un calciatore in possesso di palla può fare cinque cose: tirare e segnare, correre e rischiare, localizzare e passare, colpire e sperare, giocare sul sicuro”. Da saggio letterario a concreta applicazione del gioco del calcio. E Palladino lo aveva quasi annunciato nella conferenza stampa di sabato. Tutti i nerazzurri sopra la media, decisamente in campo con concretezza nell’eseguire i movimenti, qualche tocco di efficace fantasia come i palleggi di De Ketelaere e di Raspadori e, finalmente, la sicurezza tattica dei due mediani, Ederson, certamente il migliore in campo, e non da meno De Roon, peccato per il fallo da rigore su Nkunku ma nessuno è perfetto. Copertura e affondi da parte di Zalewski, dall’altra parte Zappacosta autore anche del secondo gol. Poi i tre della difesa, Hien superlativo, insieme a Kolasinac mentre Scalvini è dovuto uscire, causa un pestone di Leao, fischiatissimo dal popolo milanista. Senza dimenticare le paratone di Carnesecchi.
Palladino torna alla formazione tradizionale, rinuncia, e meno male, al cosiddetto doppio centravanti e propone il trio De Ketelaere-Raspadori-Krstovic e si rivela subito una scelta lungimirante ed azzeccata. Allegri, a sua volta, con il 3-5-2 modificato in mezzo al campo con il rientro, da mezzala, di Loftus-Cheek in compagnia di Ricci e di Rabiot, torna anche Bartesaghi ed in attacco l’inedita coppia Leao-Gimenez. Subito un palo esterno colpito, in modo estemporaneo, da Rabiot poi solo Atalanta che con ritmi moderati ma efficaci si porta dalle parti di Maignan. E arriva il gol: da destra De Ketelaere appoggia a Raspadori che, nonostante l’abbraccio di De Winter, riesce a calciare, seppur in modo sporco, rimpallo per Ederson che infila Maignan. Un sacco bello. Il Milan, fischiatissimo, cerca una pallida reazione ma gli atalantini sono tutti al posto giusto. Il raddoppio arriva al 29’: CDK appoggia a Krstovic che alleggerisce sulla destra per Zappacosta, lesto ad inserirsi e a battere l’incerto Maignan. Poi anche la prima paratona di Carnesecchi su Leao. Nella ripresa, dopo pochi minuti, Scalvini è costretto ad uscire sostituito da Kossonou, a sua volta fuori per infortunio al 18’ dentro Ahanor. Arriva subito lo spettacolare 3-0: De Roon recupera su Ricci, lancia Ederson che allarga a Raspadori, gran sinistro che s’infila sotto l’incrocio dei pali, alla destra del portiere del Milan. I tifosi milanisti, che hanno contestato dal primo minuto l’ad rossonero Giorgio Furlani, abbandonato gli spalti. Allegri rivoluziona la squadra con gli inserimenti di Nkunku, il più pericoloso fino alla fine, di Fullkrug, di Fofana e poi di Atekame ed Estupinian, Palladino prova con Pasalic e Bellanova al posto di CDK e di Zappacosta. Nel finale l’arrembaggio del Milan con i gol di Pavlovic su punizione di Ricci e con il rigore trasformato da Nkunku per un fallo di De Roon. Minuti finali concitati, ci pensa sempre Carnesecchi fino al fischio finale di Zufferli, non particolarmente brillante nella conduzione della partita.
Intanto sono giorni di tormenti, almeno fino a mercoledì notte quando la Dea conoscerà, forse definitivamente, il suo futuro: la proletaria Conference o solo viaggi in lungo e in largo nella Penisola? Sono quesiti non da poco, non servono interrogazioni parlamentari ma un’attenta analisi di programmazione che nelle stanze del Centro Bortolotti i dirigenti stanno già facendo. E’ dato per certo, dagli esperti, l’arrivo di Cristiano Giuntoli nel ruolo di diesse al posto di D’Amico, a quanto pare in viaggio verso il Milan, forse Roma, ma comunque tra i principali protagonisti della scelta di Juric sulla panchina dell’Atalanta. E non finisce qui. Perché sembra che la permanenza a Bergamo di Raffaele Palladino sia tutt’altro che certa. Eppure egli rimarrebbe più che volentieri. Così come lo “svecchiamento” della rosa. Come a dire che la rivoluzione del dopo Gasperini comincia con un anno di ritardo. Vedremo se si può affermare “meglio tardi che mai”. Comunque consoliamoci col 3-2 di San Siro, la Conference non sembra un miraggio.
Giacomo Mayer