Il Comandante si siede in panchina, appoggia il taccuino sul ginocchio sinistro e prende appunti: un errore di un suo giocatore, una giocata di un avversario. Non ha più la sigaretta in bocca, deve adeguarsi al protezionismo salutistico di questi anni. A Napoli gli dedicarono una targa: “Qui è nato il Comandante Maurizio Sarri. Il popolo napoletano ringrazia l’artefice della Bellezza. Hasta siempre Comandante!”. E sotto una stella rossa a cinque punte. Col pensiero a Che Guevara. Ecco Maurizio Sarri, nato a Napoli il 10 gennaio 1959, un’infanzia tra Castro, provincia di Bergamo, e Figline Valdarno, prima bancario di professione, poi allenatore del calcio dilettantistico, dalla Seconda Categoria in su, poi professionista a tempo pieno. Per conoscerlo a fondo basta consultare Internet, la tanto benedetta Wikipedia e leggere l’intervista che gli fece Gianni Mura (Repubblica 4 maggio 2015). Il suo modulo preferito è il 4-3-3 ma con parecchie opportunità di gioco anche a seconda degli avversarsi, quindi 4-2-3-1, 4-3-1-2. Cerchiamo di spiegarlo per sommi capi, altrimenti ci vorrebbe una specie di “Summa Theologiae”. Intanto la sua tesi di laura a Coverciano portava il titolo: “La preparazione settimanale della partita” Sono 42 pagine – 7 capitoli per 7 giorni – piene dettagliatamente su cosa fare giorno per giorno, ora per ora: esercizi, preparazione tattica e teorica, tutto. Le chiavi del gioco di Sarri prevedono la costruzione con i due centrali che si aprono, i due esterni verso l’alto e il mediano (regista) che si abbassa, Valdifiori ai tempi dell’Empoli, Jorginho al Napoli, e non deve mai mancare il sostegno fattivo del portiere. Movimento e mantenimento del pallone nel settore centrale del campo con un supporto totale di tutti, in particolare del mediano, delle due mezzali e di un attaccante che si muova tra le linee di gioco costringendo gli avversari, soprattutto centrocampisti, all’obbligo di una scelta definitiva: presidiare i propri spazi, difendersi dall’“imbucata” o cercare la pressione sui centrocampisti di Sarri. Un altro aspetto, fra i tanti, è quello di indirizzare il gioco con una fitta rete di passaggi corti, perlopiù di prima, in spazi ridotti e in strutture definite e dinamiche. C’è sempre un sostegno tra vertice e appoggi, sempre vicinissimi tra loro, che permette ai giocatori di raccordarsi con passaggi brevi e precisi e di far muovere gli avversari, i quali, spesso nel tentativo di pressare in vanti lasciano spazio tra le linee, zona dove le squadre di Sarri sono in superiorità numerica. Senza dimenticare che Sarri è stato anche soprannominato “Mister 33”, per il suo certosino impegno dedicato agli schemi sulle palle inattive. Arriva a Bergamo con il compito di cambiare il mondo atalantino. Anzi, rivoltarlo di sana pianta. Dopo quasi dieci anni di “gasperinismo”, gioco a uomo, duelli infiniti e tanti gol, ecco il “sarrismo”, definizione coniata dalla Treccani, insomma.
Giacomo Mayer