La Coppa Italia non è un miraggio del deserto, invece è un obiettivo concreto sancito dal sontuoso 3-0 alla Juventus. Un risultato imprevisto ma meritato che, comunque, conferma finalmente una squadra cinica e determinata che prima ha resistito, ha usufruito legittimamente del Var (fallo di mano di Bremer su cross di Ederson), poi ha controllato seppur soffrendo, ed, infine, ha affondato due colpi micidiali con Sulemana e con Pasalic. Nel primo tempo gli assalti della Juve, quasi sempre propiziati dalle incursioni di quel folletto che porta il nome di Francisco Conceicao, hanno consentito di abbattere la difesa nerazzurra ma prima la solita parata salvifica di Carnesecchi e quindi le attente e anche duplici marcature di Scalvini, Djimsiti e Ahanor, aiutati e sostenuti dai rientri sia di De Roon, il migliore in campo, sia di Ederson, un altro giocatore rispetto solo a qualche settimana fa, e anche dai due esterni, più efficace Zappacosta, più timido Bernasconi e anche il trio offensivo ha contribuito in maniera sostanziale quando c’era bisogno di una robusta mano. Per arginare la strapotenza e la forza d’urto dei bianconeri. Poi stavolta il “santo” Var (Abisso-Camplone) che alcune volte, come stavolta, dà, altre volte toglie. Succede al 27’ : Ederson, tallonato da Bremer, effettua un cross facile preda di Perin ma il difensore bianconero tocca con la mano e dopo un paio di minuti Fabbri ferma il gioco e va al monitor e sancisce il calcio di rigore, trasformato da Scamacca senza problemi mentre Scalvini, prima del fischio, si è premurato di andare sul dischetto onde evitare che qualche malintenzionato bianconero scavasse buche o buchette. L’uno a zero ha permesso all’Atalanta di respirare e di cambiare l’atteggiamento della Juve che, comunque, aveva sfiorato il pari con McKennie, gran salvataggio di Ahanor. Vantaggio risicato, sempre in bilico in attesa di nuovi assalti bianconeri nel secondo tempo. Poi Spalletti cambia l’assetto. Prima toglie Gatti e inserisce, a sorpresa, l’ex Boga, passa a tre in difesa ma la mossa non produce gli effetti sperati, poi entrano altri due ex atalantini Koopmeiners, fischiatissimo, e Holm, fuori Locatelli e Davis. Juve con McKennie centravanti mentre la difesa passa a quattro. I cambi di Palladino sono, invece, decisivi con Sulemana, autore del 2-0, e Bellanova, assist sempre del 2-0, al posto di Scamacca e Zappacosta, poi Krstovic, anch’egli protagonista dello scambio con De Roon nell’azione del raddoppio e poi assist decisivo per il 3-0 di Pasalic, in campo al posto di De Ketelaere.
La Coppa Italia, dalla vittoria a San Siro nel giugno 1963 a oggi è stata spesso un sogno da realizzare cercando un prestigioso bis. L’Atalanta di Sonetti, in pratica già esonerato, ci ha provato nel 1986/87, campionato della retrocessione, ma era il Napoli di Maradona, poi1995/96 con Mondonico alla guida della Dea nel doppio scontro con la Fiorentina ma Batistuta era troppo per Montero e compagni. Dopo il sogno si era appisolato per tornare nei pensieri degli atalantini con Gasperini: nel maggio 2019 all’Olimpico una finale (2-0 per la Lazio) sfortunata, ma è un eufemismo, con arbitro e Var (Banti e Calvarese) non vedenti, una sconfitta che è rimasta sullo stomaco del popolo nerazzurro, quindi due volte e altrettante sconfitte con la Juventus nel 2020/21 a Reggio Emilia 2-1 (Chiesa, Kulusevski, Malinovsky) e nel 2023/24 di nuovo all’Olimpico 1-0 (Vlahovic). Non è stata una sfida come le altre. Con la Juventus, proprio in Coppa Italia, i confronti finivano spesso con un risultato a senso unico ma il popolo nerazzurro ricorda i gol decisivi di Gallo (1995/96), di Lazzari (2004/05) di Zapata, doppietta, e Castagne (2018/19). E adesso aggiungiamo anche il 3-0 di questa notte.
Giacomo Mayer