E’ come aver sprecato un match-point. L’Atalanta ci ricasca e rimedia a Pisa un pari che non avrebbe meritato ma il punticino meritato vale per la classifica. Un altro inciampo contro le squadre che lottano per salvarsi. E’ successo a Verona, a Genova seppur con i tre punti e anche a Pisa. Dove i nerazzurri sono stati surclassati in tutto e per tutto dalla generosa formazione di Gilardino. Eppure per quasi cinque minuti l’Atalanta stava tornando a casa con un successo, grazie al gol di Krstovic dopo una mischia confusa nell’area pisana. Ma stavolta è arrivato il colpo della giustizia col pari messo a segno di testa del neo acquisto Rafiu Durosinmi, attaccante nigeriano proveniente al Viktoria Plzen, dove in cinquanta presenze aveva segnato diciannove gol. E al suo ingresso in campo i caldissimi tifosi pisani lo hanno accolto come un possibile salvatore della patria. E così è stato, con merito del resto. Contro le cosiddette “piccole” serve, spesso e volentieri, lo spirito di lotta e di combattimento magari senza esclusioni di colpi, e scusate per queste righe da guerrafondaio, ma è così. E invece la Dea si presenta, come abbiamo accennato prima, in pantofole da divano. In pratica Il Pisa lottava, duellava e conquistava palloni su pallone con foga e determinazione, magari poca tecnica, ma erano doti sufficienti per fare male agli atalantini che, in alcune circostanze della partita, sono sembrati svagati e arrendevoli.
Per l’Atalanta è un passo indietro che rallenta la sua corsa verso l’alta classifica e getta al vento l’opportunità di agguantare il Como, rosicchiando un solo punto. E fortunato anche quello. La prestazione all’Arena Garibaldi mette in chiaro alcuni difetti di atteggiamento che sono duri a morire. Quando c’è da lottare contro avversari ritenuti inferiori alcuni atalantini latitano. Infatti il primo tempo è stato pressoché un disastro: mai un tiro in porta , Zalewski e Musah in difficoltà sulle corsie esterne, Scamacca annichilito da Canestrelli, De Ketelaere fuori fase, Ahanor svagato. E per fortuna in difesa Hien ha intrapreso e vinto la lotta greco-romana con Meister. Al contrario il Pisa correva e costruiva azioni da gol, non sempre limpide tecnicamente ma pericolose, a inibire i sogni di gloria della formazione di Gilardino ci pensava Carnesecchi, che parava di tutto e di più. In mezzo al campo De Roon cercava di chiudere i varchi, Pasalic in difficoltà con Marin e sulla sua corsia Traorè scompiglio. Il Pisa rientrava negli spogliatoi col rammarico di non aver realizzato almeno un gol. Nel secondo tempo cominciava come era terminata la prima parte, vale a dire una paratona di Carnesecchi su colpo di testa di Moreo. Palladino finalmente cambiava: fuori Musah, disorientato a destra, Pasalic troppo pallido e ammonito, e Scamacca, sempre in ritardo, dentro Raspadori, Ederson e Zappacosta. Sembravano mosse efficaci perché sull’asse di destra la coppia Zappacosta-CDK cominciava a creare problemi a Scuffet che si salvava su tiro sbilenco di Scalvini, un’occasione mancata, e sfiorava su tiro angolato di Zalewski. Gilardino cercava di dare un’ulteriore spinta alla squadra con l’ingresso di Durosimni, Leris e Piccinini, l’altra mossa di Palladino certificava l’ingresso di Krstovic per Scalvini e un nuovo assetto (4-2-3-1). L’ultimo quarto d’ora era fuoco e fiamme: prima un’altra parata salvifica di Carnesecchi, poi il gol dell’Atalanta: cominciava l’azione Raspadori, poi Sulemana, entrato al posto di Zalewski, crossa in mezzo, Angori respingeva male, Krstovic metteva in rete. Da non credere. Invece di patire una crisi mortale il Pisa, sospinto dai suoi tifosi, assediava, nel vero senso de termine la porta di Carnesecchi, costretto a capitolare sul colpo di testa di Durosinmi, che anticipava Ahanor, cross da sinistra di Leris. Uno a uno. Al fischio finale di Marchetti tutti scontenti: il Pisa per non aver vinto, seppur abbia segnato il suo secondo gol stagionale all’Arena Garibaldi, l’Atalanta per una prestazione da dimenticare che rallenta i sogni di gloria.
Giacomo Mayer
sabato 17 Gennaio 2026

