Philippe Tabarot, ministro dei trasporti del dimissionario governo di Francia, è apparso in tv preoccupato in vista delle proteste e degli scioperi, piuttosto massicci, previsti per domani, Ivan Juric, allenatore dell’Atalanta dallo scorso luglio, alla sua prima esperienza in Champions, durante la conferenza stampa non ha mostrato la benché minima preoccupazione per la partita. Certo, è consapevole delle difficoltà che l’Atalanta incontrerà. Manzoni, nei “Promessi Sposi” ha raccontato che Luigi II di Borbone, giovane duca di Enghien poi principe di Condè, la notte del 18 maggio 1643 dormì tranquillo prima della decisiva battaglia contro gli spagnoli a Rocroi. Ecco, è probabile che Juric, indomito cuore spalatino, abbia riposato tranquillo o, perlomeno, senza incubi. Contro il Paris S.Germain, campione d’Europa e vicecampione del mondo, la Dea non ha nulla da perdere. E’ una partita segnata del destino cinico e baro del gioco del calcio. Eppure il verdetto verrà scritto solamente al termine dei novanta e più minuti. Prima di quel momento fatidico, si spera non fatale, i nerazzurri, come ha più volte sottolineato De Roon, si impegneranno al massimo, giocheranno con coraggio e cercheranno di sfruttare i punti deboli dei campioni. Magari pochi ma non trascurabili anche tra i parigini. Lo sa Luis Enrique che ha ribadito a tutti l’obiettivo del PSG: conquistare per la seconda volta il trofeo continentale. E senza dubbio alcuno. A sua volta l’Atalanta ha una sperimentata tradizione nelle due più importanti manifestazioni europee, in Champions è alla quinta partecipazione ed è ormai conosciuta e anche temuta. In questa Champions sarà evidente il cambio di filosofia calcistica, un’interpretazione tattica diversa dal tempo che fu. E Juric è stato piuttosto chiaro: “Evitare il primo pressing quando attaccano in massa e rispondere”. Per confermare il nuovo modo di giocare della Dea, inaugurato ben bene domenica, con i quattro gol e altrettante occasioni fallite domenica col Lecce: il contropiede. Che non è un sacrilegio. E’ possibile uno schieramento con qualche modifica tattica, magari Djimsiti in difesa, Musah a centrocampo, Pasalic trequartista alle spalle di De Ketelaere e di Krstovic. Senza offesa ma se al PSG mancheranno Dembelè, probabile pallone d’oro, e Douè, forse anche Kvaratskhelia, Luis Enrique né ha in rosa così tanti e così bravi che non si preoccupa. All’Atalanta mancano, per vari motivi, quattro pilastri di chi ha vinto l’Europa League: Kolasinac, Ederson, Scamacca e Lookman. Insomma ognuno fa i conti in casa sua. In una Parigi, dove tira un vento minaccioso, i 1184 bergamaschi si apprestano a vivere una serata per cuori forti.
Giacomo Mayer