L’Atalanta, squadra che non ha ancora un’anima, un’identità, perde anche con la Juve e complica il lavoro di Sarri in vista della ripresa del campionato. Senza attenuanti, poche idee e confuse, difesa ballerina tra calci piazzati e cross avversari, centrocampo che ha vissuto sulla forza di Kessié, fino a quando ha potuto, attacco che fa solo carezze, quando capita, al portiere avversario. Certo, ci si può lamentare del calcio di rigore (fallo di Kalulu su Rowe) non concesso da Zufferli ma troppo, veramente troppo poco per giustificare la prestazione dei nerazzurri. E’ vero, la Juventus non ha destato entusiasmi particolari ma ha realizzato con Conceiçao e Bremer i gol che regalano la vittoria. A sua volta l’Atalanta ha costretto Vicario a una parata su un contropiede di Rowe e al salvataggio di Kolo Muani sulla riga bianca dopo il colpo di testa di Kristensen. Si può anche affermare che si va avanti a piccoli passi, troppo pochi per catalogarli nel taccuino di una crescita lentissima e che frutta zero punti.
Le premesse: con la Juventus è una trasferta che ha perso un po’ del suo fascino quando si arrivava da queste parti col timore reverenziale, immaginando già prima di muoversi da Bergamo e contado come sarebbe andata a finire al fischio finale dell’arbitro. Da parecchie stagioni il vento soffia, magari nascendo dalle Prealpi Orobiche, portando risultati lusinghieri a favore dell’Atalanta, una squadra bella e ben formata. Stavolta sul prato dei bianconeri una Dea in via di nuovo programma con un inedito, fino adesso, percorso tecnico e tattico. Nel ruolo di scienziato di calcio Maurizio Sarri, ex juventino senza rimpianti, quasi di passaggio, seppur avendo conquistato uno scudetto. Finita la premessa, è arrivata la sconfitta. Si comincia con l’orrendo comportamento della curva sud juventina durante il minuto di silenzio nel ricordo di Sandro Mazzola. Schiamazzi di un’inciviltà senza fine. Un’ occhiata alle formazione: Sarri manda in campo Bernasconi, non giocava dal primo minuto dalla partita col Sassuolo, al posto di Kolasinac, Kristensen per l’infortunato Kossounou e Krstovic che rileva Scamacca, conferma il trio di centrocampo Ederso-Kessié-Sarmardzic e lascia in panchina Gaetano. Spalletti spedisce in campo uno schieramento superoffensivo con Alajbegovic, Conceiçao e Nico Gonzalez alle spalle di Kolo Muani. Che si trasforma in 3-5-2. La Juve passa in vantaggio con Conceiçao grazie ad un bel sonnellino di Rowe e a un approccio non brillante del duo Scavini-Bernasconi, che si dimenticano del portoghese su un passaggio, da sinistra, di Celik. Ma c’è anche una macchia su Zufferli che non concede un rigore per una robusta tirata di maglia di Kalulu ai danni di Rowe. L’arbitro segue le nuove direttive, piuttosto truci, del designatore Orsato. E i nerazzurri vanno negli spogliatoi sotto di un gol ma senza particolari demeriti perché sono stati in grado di controllare, senza affanno, i bianconeri. Di contro la scarsa qualità in fase offensiva sempre nel mirino di Bremer, Rowe a sprazzi, De Ketelaere ancora sulfureo e nessun centrocampista che entra a riempire l’area di rigore. Nel secondo tempo entra Sarr al posto di Alajbegovic che aveva il compito di marcare Kessié, il più propositivo degli atalantini. I nerazzurri balzano alla ribalta della cronaca con Rowe che, da sinistra, in contropiede costringe Vicario ad una paratona, l’unica della partita. Ninet’altro se non tanti scambi in orizzontale che permettono agli juventini di organizzarsi davanti al loro portiere. Sarri prova a scuotere la squadra con Raspadori al posto di Samardzic (prova incolore), ma non cambia granché, De Ketelaere continua a non incidere, Krstovic pasticcia e poi entra Scamacca ma la difesa bianconera resta tranquilla. In mezzo al campo Kessié ha finito la benzina, entra Gaetano. L’Atalanta controlla, attacca in modo confuso, la Juve risponde con i guizzi di Kolo Muani e Zhegrova. Poi il raddoppio su angolo di Zhegrova, Bremer di testa anticipa Scalvini ed insacca: 2-0 e buonanotte ai suonatori.
Giacomo Mayer
domenica 20 Settembre 2026


