L’Atalanta mastica amaro dopo il ko di corto muso con la Juventus che compromette la rincorsa alla Champions League. “A volte il calcio è ingiusto, ma è un verdetto sportivamente da accettare. La Juve ha sfruttato la mezza occasione su un cross, nel forcing finale non siamo riusciti a pareggiarla. Abbiamo dato tutto e non posso dire niente alla squadra. Una partita straordinaria che va azzerata, pensiamo alla prossima perché non intendiamo mollare: i nostri obiettivi non cambiano, a Roma andiamo a battagliare e il mercoledì dopo c’è la semifinale di Coppa Italia con la Lazio”, la premessa di Raffaele Palladino, a mo’ di dichiarazione d’intenti.

“Non credo in riflessi negativi, quando cadiamo ci rialziamo: la forza della squadra è anche il mio carattere. Una sconfitta così va accettata, ma si vede poche volte in una stagione. Sono orgoglioso della grandissima prestazione dei miei ragazzi. Purtroppo quando hai l’inerzia a favore devi sbloccare la partita, devi essere cinico”, rimarca il tecnico nerazzurro. Al netto del legno di Scalvini e della chance di Djimsiti di testa intercettata da Di Gregorio, senza contare l’errore iniziale di Zalewski, la Dea è sembrata un po’ spuntata, anche se il mugnanese si coccola i suoi terminali: Krstovic e Scamacca hanno caratteristiche diverse, averne nello stesso ruolo è un vantaggio perché ti consente la scelte in base alla partita. Uno attacca più la profondità e attacca gli spazi, l’altro viene più a legare il gioco”.

Un mezzo rimprovero, ai suoi, l’uomo in panchina lo fa. “Andati sotto, abbiamo perso un po’ di ordine contro il blocco basso della Juventus, che difendeva sotto la linea della palla. Avremmo dovuto dare più ampiezza, invece abbiamo perse linee di passaggio. Ogni giocatore cercava di fare quel qualcosa in più per recuperarla, ma in quei momenti si deve capire che nell’ultimo terzo di campo bisogna essere più ordinati – l’analisi -. Comunque dall’arrivo di Spalletti ho sempre visto una Juve dominante, ma oggi le abbiamo tolto il possesso palla, l’abbiamo messa in difficoltà, le abbiamo tirato più di venti volte battendo tredici calci d’angolo. Ci abbiamo messo davvero tanto per arrivare a questo scontro diretto. Ma sono partite che anche se avessero un’ora in più da giocare la palla non entrerebbe lo stesso”.

Ancora, sui singoli: Raspadori purtroppo quando stava crescendo ha subìto un infortunio, nell’Atletico giocava poco e s’era dovuto mettere in condizione. Sta ritrovando continuità anche nel minutaggio, a Lecce ha segnato ma non deve avere l’ansia di far gol per forza. Sarà un’arma in più da qui a fine campionato”. E sul caso non (ritenuto) da Var: “Non parlo degli arbitri, su Gatti l’arbitro ha deciso così, non braccio ma angolo, e l’accettiamo. C’è poco da dire e analizzare, c’è un verdetto da accettare”.

Anche Davide Zappacosta è in scia al mister nel sostenere che sarebbe bastato il cinismo da grande: “Una Juve così chiusa ce l’aspettavamo anche alla vigilia, stava a noi essere determinati e decisivi in area di rigore. Ma va bene così, ci sono ancora tanti punti in palio”, l’opinione del laterale. “Quando gli avversari sono di questo livello, è chiaro che bisogna essere bravi anche nei dettagli. Essere andati in svantaggio dopo aver sfiorato più volte il gol nel primo tempo ci ha messo in difficoltà, proprio perché la Juventus s’è sempre saputa chiudere bene. Adesso andiamo a Roma a vincere, poi c’è la semifinale di ritorno di Coppa Italia. Non molliamo niente”. A Sky Sport, prima di sedersi in sala conferenze alla New Balance Arena, le grandi verità su un attacco che la scorsa stagione pendeva dalle labbra e dalle scarpe di Mateo Retegui: “Anche Nikola Krstovic, anche se come centravanti è diverso, è un grande attaccante. Se segniamo meno, e stavolta c’è mancato il gol, non è certo colpa soltanto di un reparto”. Tornando nella pancia del santuario cittadino del pallone: “Dovevamo essere più incisivi dentro l’area, non c’erano spazi per provare la conclusione da fuori. Le occasioni ce le siamo create”. Effe