Bergamo

“Lo sport non è solo tecnica, fisico e allenamento. L’aspetto psicologico è importante quanto il resto: atleti, staff e collaboratori devono avere mezzi per aiutare chi ne ha bisogno”. La palleggiatrice che serve la fast per schiacciare la violenza e promuovere l’inclusione. Da Giulia Gennari, titolare del Volley Bergamo 1991, il la alla presentazione di BEST – BErgamo Sport e Territorio, l’accordo quadro di collaborazione tra la pallavolo cittadina declinata al femminile, Fondazione CESVI e Cooperativa Sociale Lo Specchio Magico, nato sotto l’egida di partner d’eccezione come ATS Bergamo e Questura. Una policy comune di child safeguarding a tutela delle fasce più giovani e di conseguenza esposte ai pericoli.

“Un’intesa sulla scia di ‘Atalanta Buoni Comportamenti’, un formulario di prevenzione della salute rivolta al territorio, lungo percorsi di investimento strategico per il benessere dei cittadini, la tutela dei minorenni e le politiche di genere, valorizzate da un primattore della scena sportiva di casa nostro”, la premessa del Direttore Sanitario Giuseppe Matozzo, che ha ospitato l’evento nella sede di via Gallicciolli. “Il tema su cui ci siamo focalizzati è la protezione delle fragilità, il sostegno all’autostima e a percorsi di crescita positiva. Durante il Coronavirus abbiamo collaborato col Comune di Bergamo attraverso il Programma Rinascimento – l’intervento del general manager Cesvi, Roberto Vignola -. Con Volley Bergamo c’è l’appoggio reciproco nei percorsi di formazione, all’insegna di un sistema Bergamo che funziona. La violenza fisica e psicologica nelle discipline sportive richiede un fronte comune per creare spazi sicuri, inclusivi, all’insegna dei valori etici”.

Per Stefano Rovetta, Vice Presidente di Volley Bergamo 1991, la sinergia col Terzo Settore è una stazione più in là di un cammino già intrapreso in tempi non sospetti: “Il progetto formativo e di prevenzione ricalca quello in essere con le società satelliti a livello giovanile, fondato sui principi etici che formano il nostro codice etico societario. L’obiettivo era ed è normare situazioni quotidiane che potrebbero accadere, perché con la presenza di atlete femmine aumentano i rischi: un quadro potenzialmente allarmante che il vicequestore Marco Cadeddu ci ha aiutato ad affrontare”. Il questore di Bergamo Stanislao Schimera opta per una posizione più defilata, da Istituzione destinata a rimanere sullo sfondo: “Ci vediamo come soci di minoranza. La Polizia non si limita a catturare i cattivi, perché la mission è garantire ai cittadini di vivere in sicurezza e in tranquillità a ogni livello”.

Loredana Poli, assessora all’Istruzione, Sport e Politiche giovanili del Comune di Bergamo, rimarca il valore della collaborazione pubblico-privato: “In questo accordo quadro ciascuno dei tre livelli istituzionali ha un ruolo da ricoprire nell’ambito delle competenze che gli sono proprie. Si tratta di un protocollo da agganciare all’usufrutto degli spazi sportivi comunali: chi li vuole usare deve aderirvi. Le amministrazioni comunali devono fungere da garanti del rispetto dell’inclusione contro discriminazioni e violenze”. A illustrare la sintesi e il senso dell’accordo, Rocco Briganti, Direttore di Specchio Magico Cooperativa Sociale Onlus: “Stringiamo un partenariato forte di cui andare orgogliosi. Noi del no profit siamo quotidianamente impegnati in temi difficili. Io stesso ho l’onore di coordinare il tavolo del dipartimento sport presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri – chiosa -. Questo è un impegno formale e concreto che ci dà risorse e opportunità di sperimentare modelli: la presenza del Comune è significativa, nel programma c’è la prevenzione primaria per attrezzare staff, famiglie e atleti contro la violenza. Lo dice la parola stessa: Best, i migliori che aiutano a essere migliori”.
LE PREMESSE: ALL’ORIGINE DELL’INTESA. Lo studio Child Abuse in Sport: European Statistics (CASES), realizzato tra gennaio 2019 e dicembre 2021 attraverso l’intervista di più di 10.000 persone tra i 18 e i 30 anni in 6 Paesi Europei (Austria, Belgio, Germania, Romania, Spagna e Regno Unito), ha fatto emergere dati importanti riguardo alle esperienze di violenza interpersonale all’interno e al di fuori del contesto sportivo durante la minore età. Dallo studio si delinea una realtà da non sottovalutare: due terzi delle persone intervistate ha dichiarato di aver subito da minorenne almeno un’esperienza di violenza interpersonale in un contesto sportivo. Lo studio dettaglia anche le tipologie di violenza più diffuse: al primo posto sono le forme di violenza psicologica, che hanno coinvolto il 65% delle persone intervistate, seguono episodi di violenza fisica, per il 44% degli intervistati, la negligenza, per il 37%, la violenza sessuale senza contatto, 35%, infine la violenza sessuale, subita dal 20% delle persone partecipanti all’indagine.
Simone Fornoni